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La Lampadina - n. 68 ::: Marzo 2018

Cari Lettori, marzo gelido e mutevole è arrivato e con esso la nostra newsletter. Leggendo il sommario delle piccole "illuminazioni" che speriamo di fornirVi ogni mese, ci accorgiamo che spesso gli argomenti trattati si comportano come biglie di acciaio di un flipper: una volta avviate dalle alette, colpiscono tanti punti del piano inclinato e magicamente, si creano reazioni a catena: nel caso del gioco, punti a go go, nel nostro invece, concatenazioni di idee, relazioni con argomenti che non sembravano collegati, e da questo, approfondimenti ulteriori, curiosità da soddisfare, riletture di temi che credevamo di conoscere ma che possono essere interpretati in modo diverso. Questo è ciò che accade a noi che redigiamo questa newsletter, e se anche una piccola parte di questo succede anche a voi, abbiamo colpito nel segno e il nostro scopo è raggiunto!
Buona lettura.


Lunedi, 5 marzo 2018

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ABBIAMO OSPITI/SCIENZA – Prometheus, la tecnologia europea e il metano
Articolo di Gian Carlo Ruggieri – Autore Ospite de La Lampadina

Prometheus, il futuro motore dei lanciatori spaziali europei, è un motore a basso costo che rappresenta una rottura tecnologica notevole: funzionerà a Metano. Prima prova nel 2020 e operatività nell’orizzonte del 2030. La famiglia dei lanciatori Ariane è giunta al numero 6, versione che probabilmente vedrà il suo primo lancio nel 2020 e sarà utilizzata per il lancio di satelliti commerciali e governativi, grazie alle previste versioni Ariane 62 e Ariane 64. Dal 1996, il razzo europeo Ariane decolla con un motore Vulcain. Vulcain è un motore criogenico, propulsore dello Stadio Principale Criotecnico (EPC, Étage Principal Cryotechnique) del lanciatore spaziale Ariane 5. Il motore criogenico usa, come propellenti, l’Ossigeno liquido (LOX, Liquid Oxygen) e l’Idrogeno liquido (LH2, Liquid Hydrogen): essi congelano, rispettivamente, a -183°C e -253°C. Il LOX e l’LH2 sono immagazzinati nei loro rispettivi serbatoi. Da qui essi sono inviati in turbo pompe da apposite pompe di spinta, giranti a circa 40.000 giri allo scopo di assicurare un forte impulso di spinta all’interno della camera di combustione/spinta. Questo, fra l’altro, comporta un complesso sistema di supporto in superficie, come lo stoccaggio del propellente e del sistema del rifornimento, dei banchi prova del motore e dei suoi vari stadi, del trasporto e della gestione dei fluidi criogenici, nonché dei sistemi di sicurezza. Il nome (Prometheus) non ha nulla a che vedere con Prometeo, figura della mitologia greca, titano amico del progresso e del genere umano, che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e subisce la punizione di Zeus…Invece, il nome è l’acronimo di Precursor Reusable Oxygen METHane cost Effective propUlsion System, ed è, come su accennato, stato dato ai motori che, verso l’orizzonte del 2030, prenderanno il posto del motore Vulcain.Riutilizzabili fino a 5 volte, e dotati di una potenza variabile fino ad un massimo di 100 tonnellate, essi funzioneranno con l’accoppiamento ossigeno/metano, al posto della coppia ossigeno/idrogeno. Il metano presenta molteplici vantaggi: è meno costoso, più facile da maneggiare e passa allo stato liquido ad una temperatura prossima a quella dell’ossigeno. Sei volte più denso dell’idrogeno, esso sarà stoccato negli stadi dei razzi, più compatti, più facili potenzialmente da recuperare nell’ottica di una riutilizzazione. Possibile, inoltre, produrre il Metano dalle biomasse. A livello economico, Prometheus consentirà di dividere per dieci i costi di produzione in rapporto al motore Vulcain, grazie a delle scelte diverse d’architettura, all’utilizzazione intensiva della stampa in 3D ed alla produzione in serie con una cadenza di 50 motori all’anno. Prometheus è divenuto un programma dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nel dicembre 2016, durante la Conferenza ministeriale di Lucerna. L'ESA ha affidato all’ArianeGroup lo sviluppo di Prometheus. Attualmente, nessuna lanciatore usa una miscela di ossigeno e di metano. Last but not least, un vantaggio non da poco: nella prospettiva della prossima generazione dei lanciatori destinati all’esplorazione del pianeta Marte, il Metano potrà essere sintetizzato sul pianeta rosso ed assicurare il viaggio di ritorno.

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Marguerite de Merode pensa che:

"Le idee non si rifiutano, germinano nella società, poi pensatore e artisti le esprimono"

Lucio Fontana

GEOPOLITICA – L’uomo più influente del Medio Oriente?
Articolo di Carlotta Staderini Chiatante

Il Generale Qassem Suleimani, classe 1954 viene considerato l’uomo più influente del Medio Oriente. Oggi è a capo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRCG), in persiano, Pasdaran. È comandante della “Quds Force” Brigata Gerusalemme, reparto speciale dei Pasdaran per operazioni all’estero. Qassem Suleimani è considerato un eroe nazionale da molti iraniani e dai loro alleati. Ha combattuto l’ISIS affianco ai Peshmerga curdi, ha partecipato attivamente alla guerra in Iraq e attualmente in Siria. Non è solo un valoroso combattente ammirato e rispettato dai suoi uomini, ma è un astuto politico che tratta con Putin e Assad. Sostiene in maniera incondizionata Hamas. E’ stato uno dei più importanti comandanti dei Pasdaran negli anni della guerra in Iraq, contrastando anche il traffico di droga al confine con l’Afganistan; oggi è una figura di spicco dei vertici militari iraniani sia per la sua vicinanza alla guida suprema spirituale Khameini, che per la sua indiscussa notorietà tra la popolazione iraniana. E’ ammirato per coraggio e determinazione e importanti canali televisivi iraniani hanno celebrato il suo compleanno. Qassem Suleimani ha diffuso il prestigio e il potere della politica iraniana in Medio Oriente ed è considerato dalle parti in campo un interlocutore estremamente prestigioso ed influente. E’ considerato l’uomo delle opportunità, una delle personalità più influenti del Medio Oriente. Il suo account Instagram (ora oscurato per motivi poco chiari) ha 10.000 followers! Qassem Suleimani è stato inserito nella lista delle persone colpite dalla Risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite 1747 per il suo coinvolgimento nel programma nucleare iraniano. Inoltre l’Unione Europea ha inserito Suleimani nella lista delle persone soggette a sanzioni per il loro coinvolgimento nel fornire equipaggiamento e supporto al regime siriano nella repressione della protesta. Si mormora che Qassem Suleimani potrebbe candidarsi alla Presidenza dell’Iran, dopo Rohani. Due parole sui Pasdaran: i Pasdaran, corpo di guardia della rivoluzione islamica, è un corpo istituito dopo il ritorno di Khomeini in Iran e il loro compito era quello di proteggere la rivoluzione e assistere i religiosi saliti al potere. Una forza paramilitare estremamente fedele al nuovo ordine costituito (si temeva un colpo di stato degli oppositori ancora fedeli allo Scià). I Pasdaran hanno molto ampliato il loro potere all’interno dello Stato, occupando un posto di primo piano all’interno della struttura statale iraniana, costruendo un impero militare (dispongono di circa 120.000 uomini tra forze di terra, navali e aeree), economico e politico parallelo a quello di Teheran. Sembra controllino il 40% dell’economia del paese: dalle banche alle telecomunicazioni, le costruzioni, petrolio e gas. I Pasdaran spadroneggiano in Iran che è sempre meno una teocrazia islamica ma sempre più uno stato militare con una fervente componente affaristica e tanta corruzione. Il Presidente Rohani sta tentando un “discreto” giro di vite, per non danneggiare l’immagine del corpo militare. Le ultime manifestazioni di protesta di dicembre 2017, dimostrano però che la gente è sfinita e che una nuova ondata di proteste arriverà.
Un approfondimento di Newsweek

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Beppe Zezza concorda con questo proverbio napoletano:

"'O barbiere te fa bello, 'o vino te fa guappo e 'a femmena te fa fesso!"

CULTURA – Stonehenge e dintorni
Articolo di Beppe Zezza

Penso che tutti abbiamo sentito parlare di Stonehenge, il sito neolitico inglese, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury. Si tratta di un cerchio, quasi completo, di megaliti (pietre di dimensioni colossali), alcune delle quali sorreggono un architrave. La presenza di queste pietre ha suscitato sempre grande curiosità e dato spago alla fantasia nel ricostruirne l’origine. La prima indagine risale al 1640, ad opera di un tale John Aubrey che la dichiarò opera dei druidi – i sacerdoti dei celti – che lo avrebbero utilizzato come “calendario” o come “strumento astronomico”. Circa cento anni dopo l’architetto John Wood lo vide invece come luogo di effettuazione di riti pagani. Altri lo considerarono opera dei romani o degli invasori danesi. Più o meno in questo stesso periodo, di Stonehenge si occupò anche William Stukeley, uno strano personaggio, medico, archeologo, chierico della Chiesa anglicana, massone, seguace di filosofie pitagoriche e neoplatoniche, considerato ai suoi tempi come la massima autorità in fatto di “druidi”. Secondo lui i druidi di Stonehenge facevano parte di una colonia di “fenici” che si erano stabiliti in Gran Bretagna in epoca remota – tra i biblici diluvio universale e il patriarca Abramo – e seguaci di una religione del tutto simile a quella di Abramo. Il famoso astronomo Fred Hoyle, convinto assertore dell’origine extraterrestre della vita, ancora nel 1966 attribuiva a Stonehenge una funzione astronomica, una specie di dispositivo che consentiva di predire le eclissi. Più recentemente delle datazioni al radio carbonio attesterebbero che la costruzione sia avvenuta tra il 3100 e il 1600 a.C . Sono esclusi quindi i druidi, vissuti intorno al 300 a.C. Il mistero dunque permane. Qualunque sia stata la data in cui il monumento è stato eretto lascia comunque stupefatti la considerazione che i megaliti furono tagliati in cave poste a distanza di oltre trenta chilometri dal sito. Stonehenge è divenuta il luogo di ritrovo dei seguaci del “celtismo”, della Wicca o “religione della natura” e di altri culti neopagani che si rifanno a una ipotetica “religione dei druidi” ma è soprattutto meta di turismo organizzato, con prenotazione, biglietti e quant'altro con circa un milione di visitatori all'anno. Tutto molto bello e molto suggestivo. Tranne che.. quasi nessuno sa che, se la prima pietra è stata posta intorno al 3000 a.C l’ultima lo è stata nel…. 1964 d.C.! Uno studente di storia, alle prese con una tesi di laurea, ha trovato e pubblicato le foto che attestano le operazioni di “restauro” eseguite nei primi anni del ‘900. Nel 1919 sei grandi pietre sono state rimosse e innalzate in posizione verticale, tre monoliti sono stati spostati con una gru nel 1959, quattro pilastri hanno cambiato di posto nel 1964. In altre parole la posizione dei megaliti – fondamentale per conferire al sito una interpretazione astronomica, testimonianza di una misteriosa antica saggezza – è anche frutto di una opera di restauro! Ma guai a raccontarlo: il sito perderebbe gran parte del suo fascino e il business andrebbe a farsi benedire! In ogni caso Stonehenge è la parte restaurata di un nucleo originario preistorico molto più antico ed ampio ancora da disseppellire. Nel 2015, l'Università di Birmingham, nell'ambito del "The Stonehenge Hidden landscapes Project", ha reso noto che a Durrington Walls, il più grande henge preistorico della Gran Bretagna, a soli 3 km da Stonehenge e 12 volte più grande, ci sono da portare alla luce 90 monoliti distesi, alti fino a 4,5 metri che sarebbero di pietra sarsen – blocchi di arenaria usati anche per le pietre erette di Stonehenge. La fila di pietre pare formasse il braccio meridionale di uno spazio chiuso rituale di fronte al fiume Avon costruito sullo stesso allineamento del solstizio d’estate come Stonehenge. Si crede la struttura formasse un gigantesco complesso cerimoniale con tutti gli altri monumenti vicini a Stonehenge. Secondo una teoria dell'archeologo Mike Parker Pearson i morti venivano celebrati a Durrington, nel regno dei vivi, e poi trasportati sul fiume Avon fino a Bluehenge (incrocio tra la Avenue e il fiume Avon). Qui venivano cremati e le ceneri trasportate per la sepoltura a Stonehenge, nel regno dei morti. Insomma c'è ancora molto da sapere e da ipotizzare sulle credenze dei nostri antenati del megalitico!

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Allegra Hall condivide questo pensiero:

"L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata mentre l'immaginazione circonda il mondo"

Albert Einstein

ARTE - L’arazzeria romana: una sconosciuta realtà di grande qualità
Articolo di Marguerite de Merode

Nei primi anni del Settecento, viene fondata a Roma quella che sarà, per il mondo dell’arazzeria, una realtà di alta qualità estetica. Siamo nel 1686: Tommaso Odescalchi crea il Conservatorio dei Ragazzi, a Ripa grande, per accogliere gli orfani assistiti dall'Opera Pia di famiglia. Sarà il primo passo nella realizzazione del grande complesso dell'ospizio apostolico di San Michele. Indirizza gli indigenti ad imparare un mestiere nel tentativo di arginare il grave problema della mendicità e del vagabondaggio che si è venuto a creare a Roma; sono diminuite le entrate provenienti dai paesi protestanti e da lungo tempo i fenomeni di povertà urbana si sono accentuati drammaticamente. Per la città vagano senza controllo gruppi di miserabili creando grandi problemi di ordine pubblico. Si cerca di sviluppare un programma pedagogico e di assistenza sociale con l’intenzione di ampliare l’edificio e trasformare una parte del San Michele in una sede di scuole professionali e d'arte, un centro di attività artigianale di qualità. In primis il lanificio viene istituito nel 1703, poi a seguire l’arazzeria, la stamperia ed una Scuola per le arti liberali, in cui vi insegnano personalità artistiche di rilievo. Si ricoverano i giovani indigenti, gli si insegna i rudimenti del calcolo, della lettura e della scrittura per poi avviarli alla pratica di qualche mestiere organizzandoli in laboratori di falegnameria, di rilegatura, di calzature e di cordami. È Clemente XI Albani che fa amplificare l’edificio e, su progetto di Carlo Fontana, fa creare un nuovo corpo di fabbrica come struttura polifunzionale, orfanotrofio e ospizio per ospitare bambini abbandonati e vecchi poveri. Viene anche realizzato al suo interno un carcere minorile e un carcere femminile, un vero prototipo del panopticon di Jeremy Bentham che sarà la prima delle figure architettoniche di sorveglianza in istituti penitenziari (vedi come esempio il carcere dell'isola di santo Stefano). Cioè sarà una struttura costruita in modo tale che possa permettere con uno solo sguardo di avere accesso visivo in ogni angolo dell’edificio da controllare per creare un sistema di sorveglianza molto razionale. È Papa Clemente XI che dà maggiore importanza all’arazzeria a cui fare produrre manufatti di alta qualità con, come marchio di fabbrica, l'insegna di San Michele Arcangelo. L’esigenza di creare la manifattura degli arazzi a Roma nasce dall’intenzione di soddisfare le richieste della corte pontificia e della nobiltà e si seguono scelte stilistiche e iconografiche per rispondere alle esigenze del Pontefice. Nel 1717 viene nominato direttore della fabbrica Pietro Ferloni che ne rimane a capo fino al 1770. Oltre alla produzione di grandi cicli di arazzi monumentali destinati alle cerimonie solenni i cui soggetti erano tratti da pitture di noti artisti I Crociati raggiungono Gerusalemme (dalla Gerusalemme Liberata) oggi al Met di New Yorkantichi e contemporanei, sotto la sua guida la fabbrica realizza anche piccoli lavori per la devozione privata e si dedica al restauro e alla conservazione degli antichi e preziosi tessuti delle collezioni pontificie. Con la conquista di una maggiore libertà d’azione le arazzerie di San Michele acquistano anche il diritto di uscire del monopolio dello Stato Pontificio. Lo sviluppo è tale che per fare fronte alla domanda si deve addirittura ricorrere al reclutamento di personale esterno all’Ospizio. È un’impresa di straordinario successo. L’arazzeria romana produce opere di tale qualità che, durante la seconda repubblica, nel periodo dell'occupazione francese di Roma, la Francia decide di far chiudere la fabbrica nel 1870 per eliminare la concorrenza alla produzione parigina della manifattura dei Gobelins. Anche se poco nota ai nostri giorni, l’arazzeria romana ha comunque lasciato tanti prestigiosi esempi da apprezzare in giro per l’Italia e per il mondo: ad es. al Met di New York vi sono 4 arazzi della serie storica della "Gerusalemme Liberata"; ancora alla Pinacoteca dei Musei Capitolini a Roma e a Parma alla Galleria Nazionale. 

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Carlotta Staderini Chiatante pensa che:

"Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero“. (Sapienza intesa come il bene)

Hannah Arendt

CULTURA – Le coincidenze… La biblioteca Wittockiana a Bruxelles
Articolo di Lucilla Crainz Laureti

Arrivo a Bruxelles e come solito in una nuova città vedo la lista della mostre e delle cose da vedere in quei giorni. Bene, c’è una temporanea sulla storia “rilegatura artistica”, mi interessa molto e, anche se non è in centro, vado: metro più tram più piedi… Il posto è bellissimo, a bordo di un giardino e di un grande stagno. L’edificio super moderno è realizzato in vetro e cemento da un importante architetto belga negli anni ‘80, Emmanuel de Callataÿ. La mostra molto completa, le rilegature vanno dal ‘700 ad oggi e sono delle vere opere d’arte. Spesso si ispirano al contenuto del libro o al suo titolo. Mentre mi delizio davanti a questi gioielli chi ti vedo arrivare? Un’amica che non vedevo da quando avevo 20 anni, lavoravamo nella stessa agenzia pubblicitaria. Oggi è la moglie di Michel Wittock il creatore della biblioteca, la più grande al mondo per numero e qualità delle opere. E qui inizia il racconto della sua storia. Nato in una famiglia di intellettuali e industriali, inizia fin da bambino a raccogliere figurine di formaggini o tappi di birra e quant'altro, fino a che a 14 anni i genitori gli danno una paghetta premio di 80 franchi, che non erano pochi, e lui, passando davanti ad una vetrina di una libreria antiquaria acquista il suo primo libro, che valeva 1000 Fr. B. Lì inizia la sua passione che lui dice essere una “malattia incurabile”. Intanto si deve occupare anche dell’azienda di famiglia che produce tessuti speciali per i militari. La guerra è finita e il Belgio si trova, nei fantastici anni Sessanta, un paese florido e ricco di risorse. Mi racconta della Sputnik e dei russi che avevano visto bene dallo spazio il Belgio perché tutte le strade ed autostrade erano illuminate! La sua collezione prosegue alacremente e quando la moglie gli dice “O noi o i libri!” decide di creare la biblioteca che inaugura nel 1983 e che da lui prende il nome: la Bibliotheca Wittockiana: Musée des Arts du Livre et de la Reliure. Oggi la biblioteca è diventata un museo, l'unico al mondo dedicato alla rilegatura dei libri e alle arti ad essa collegate, contiene più di 3000 volumi che illustrano il cambiamento degli stili dal Rinascimento ad aggi. Fa parte di una più grande fondazione, quella di Re Baldovino, e quindi ha un futuro sicuro e prospero. Si organizzano mostre e premi sul mondo delle rilegature e oggi molti sono gli artisti che si dedicano a questa arte. Che invidia, aver fatto nella vita proprio quello che ti piace e lasciare ai posteri una tale eredità! Tutti vorremo avere una tale passione e tanta generosità!

Guarda un'intervista con il fondatore della Bibliotheca

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Valentina Ivancich condivide questo pensiero:

"Perché tagliare i faggi? Sono custodi del silenzio. E, il silenzio, non è un bene dello spirito?"

Janwillem van de Wetering

PIANETA TERRA – Una tragedia infinita: il lago Aral
Articolo di Carlo Verga

Qualche articolo sui giornali, che poi, come spesso accade, scivola via tra le mille notizie… Ho rivisto la situazione del Lago Aral, leggendo le pagine del libro “l’Appalto” di Sergio Grea che ci racconta l’evolversi della situazione in quella zona, dagli anni ‘50 fino ai giorni nostri. Un racconto romanzato ma non troppo lontano dal vero.

Il lago Aral è tra l'Uzbekistan e il Kazakistan. Aveva una superficie che nel 1960 era di 68.000 km quadrati, oggi di soli 7.000 km. Quello che resta è una grande pianura coperta di sale e prodotti chimici tossici. Tutto ha origine del programma di cultura intensiva voluto dal regime sovietico il cui fine era di far diventare la Russia uno dei maggiori produttori mondiale di cotone. Per realizzare il programma era necessaria una quantità di acqua incredibile, cosa semplice, si pensava, considerata la vastità del lago. Dagli anni ‘40 fino a fine anni ‘80, Si costruirono i canali per attingere acqua dai due immissari, il Syr Darya e l’Amu Darya, ne sono stati costruiti ben 47.750, i più realizzati in modo sbrigativo e con scarse conoscenze tecniche tanto che dell'acqua che li attraversava, se ne perdeva durante il tragitto più del 50%. La riduzione della portata degli immissari più la forte evaporazione hanno portato alla situazione attuale. I sovietici, avevano previsto il ridimensionamento della superficie del lago ma credevano che la zona si sarebbe trasformata in una grande palude acquitrinosa adatta per la coltivazione del riso. I consorzi agricoli predisposti all’epoca per le coltivazioni, hanno fatto il resto, riversando sulla terra una quantità incredibile di diserbanti e fertilizzanti che defluendo nel lago dal terreno circostante, hanno creato sul fondo, una crosta di elementi altamente tossici e fortemente inquinanti ora in superficie. L'impatto ambientale è stato devastante. Le numerose tempeste di vento trasportano e spargono la sabbia, salata e tossica fino a grandi distanze rendendo inospitale gran parte dell'area. Le malattie respiratorie hanno un'incidenza altissima sulla popolazione. Anche il clima è cambiato, gli inverni sono freddi e lunghi, le estati calde e secche. Delle 180 specie animali che popolavano l’area ne restano meno di quaranta ed oltre l'80% delle specie ittiche sono definitivamente perse. Il lago era alla base di una comunità di quasi 200 mila persone, la pesca copriva il 10% della produzione di caviale dell'ex Unione Sovietica. Oggi dei vecchi porti restano solo zone aride e imbarcazioni nella polvere. Le industrie della filiera ittica e i cantieri navali sono fallite e comunque chiuse definitivamente nel 1982. Un'altra terribile preoccupazione gravava sulla intera zona. Sull’isola di Vozrozdenie, al centro del lago, esisteva un’installazione di una base militare Russo-Sovietica dove venivano messe a punto e sperimentate armi chimiche biologiche. Molti dei contenitori che conservavano le spore ed i bacilli, non furono mai trattati o distrutti correttamente, si temeva quindi che con il ricongiungimento dell’isola con la terra ferma, gli animali presenti nei dintorni potessero essere un veicolo di epidemie gravissime. Per fortuna a seguito di un trattato con gli USA, una spedizione nella primavera-estate del 2002, ha neutralizzato tra le 100 e le 200 tonnellate di antrace limitando per quanto possibile gli eventuali pericoli. L’area è comunque tenuta, ancora e costantemente, sotto controllo. Pochi i tentativi di recupero del lago. Qualche accordo delle Nazioni interessati al passaggio dei due fiumi, ma nessun altra azione concreta per il recupero definitivo. I motivi principali due, la coltivazione del cotone che impiega ormai una quantità di lavoratori quattro volte maggiore di quella che una volta era impiegata nella pesca, e la seconda che i terreni oramai scoperti, sono ricchissimi di giacimenti di gas naturale. Un eventuale ritorno dell'acqua al livello originario sulla riva uzbeka renderebbe complicato questo genere di attività. La banca Mondiale partecipa attivamente a qualche forma di recupero, ha finanziato la costruzione di una diga tale da poter conservare, della parte kazaka, uno dei due piccoli laghi che si sono formati dopo il prosciugamento e recuperare l’acqua da almeno uno degli immissari. A qualcosa il loro intervento è servito, ora gli abitanti di Karateren, villaggio nel sud ovest del Kazakhstan possono di nuovo pescare orate, carpe e lucioperca, ma il risanamento, dell’intero lago e della zona, sembra veramente lontano.

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Isabella Confortini Hall la pensa così:

"Timeo hominen unius libris"

Tommaso d'Aquino

COSTUME - Addio pappagalli!
Articolo di Lalli Theodoli

Leggo su un quotidiano che in Francia, chi oggi facesse un fischio di apprezzamento alla vista di una bella ragazza, potrebbe essere multato fino a 350,00 euro. La dimostrazione del fattaccio potrebbe essere convalidata da testimonianze e videocamere. Ho seguito, come tutti, lo scatenamento, in difesa delle donne, contro gli abusi sessuali o le coercizioni morali. Quante hanno detto sì per fare carriera e dopo vent'anni, quando oramai la carriera è sicura, se ne sono uscite con accuse tardive. Ma, a parte questo, ho un sussulto di nostalgia per la nostra adolescenza pulita e serena. Uscivamo da scuola a gruppetti di tre o quattro e spesso invece di salire sul solito autobus decidevamo di tornare a casa a piedi. Un gruppetto di ragazze amiche, diverse una dall’altra, basse, alte, magre, grasse, silenziose o ciarliere. Non era raro che dopo qualche metro venissimo seguite, a distanza, da un gruppetto di ragazzi. Ci avevano insegnato a non dare retta agli sconosciuti e a tirare avanti in disdegnoso silenzio. Dietro le nostre spalle i ragazzi cominciavano a fare, ad alta voce, innocenti apprezzamenti. Quanto è carina la bruna, no a me piace più la bionda, che vi pare di quella con le trecce? Troppo severa. Ha la faccia arrabbiata. No, no guardate bene, le viene voglia di ridere.. Da parte nostra cercavamo di mantenere un contegno, ma ci veniva voglia di voltarsi a guardare, ci veniva da ridere ai loro commenti e con difficoltà ci trattenevamo, ma, in ogni caso, non ci sentivamo assolutamente minacciate o in pericolo. Altri tempi. Osservavamo alla lettera il divieto di rivolgere loro la parola, ma, nello stesso tempo, i loro apprezzamenti non volgari ma educati ci facevano piacere. Con la coda dell'occhio vedevamo che sembravano ragazzi come noi, con la stessa nostra educazione, ma solo con la voglia di scherzare un po’. Non appena entravamo nel primo portone, si dileguavano. Noi commentavamo il loro aspetto e le loro battute. Si chiamavano allora “Pappagalli”. Siamo uscite da una adolescenza piena di pappagalli innocenti. Tutto è cambiato: volgarità e violenza ci attaccano da ogni dove. Se un gruppetto di ragazze fosse oggi seguito da un gruppo di ragazzi si rivolgerebbe forse e giustamente, alla polizia. Mi dispiace per le ragazze di oggi che non possano godere di qualche innocente complimento. Da parte mia, oggi, se mai un anziano volesse farmi un fischio di apprezzamento…gli salto al collo, lo riempio di baci e, al commissariato in cui verrò portata, sarò felice di pagare la mia multa.

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

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MARZO
10 marzo, sabato - ore 10.30
Visita guidata dalla dott.ssa Marina Milella, curatrice della mostra "Traiano. Costruire l'Impero, creare l'Europa" ai Mercati Traianei.

L’8 Agosto del 117 d.C. moriva Marco Ulpio Nerva Traiano, l’optimus princeps che portò l’impero romano alla sua massima estensione. Cosa significa costruire un Impero? E in che relazione sta l’Impero Romano con l’Europa attuale? Questa è la traccia della mostra "Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa", ideata da Claudio Parisi Presicce e a cura di Marina Milella, Simone Pastor e Lucrezia Ungaro per celebrare la ricorrenza dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore che ha portato l’Impero alla sua massima espansione.

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27 marzo, martedì - ore 17.30
visita guidata da Ludovico Pratesi della mostra "TURNER. Opere della Tate"
A cura di David Blauney Brown al Chiostro del Bramante

Un'importante collaborazione tra le Tate Britain di Londra e il Chiostro del Bramante inizia con questa mostra nella quale saranno visibili 90

opere di Joseph Mallord William Turner che Ludovico Pratesi ci guiderà a "guardare". Molte delle opere, chiamate oggi Turner Bequest, provengono dal suo studio personale, e sono schizzi, studi, acquarelli e una selezione di olii mai giunti in Italia.

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APRILE

14/15 aprile

Una "due giorni" a Milano con Ludovico Pratesi per visitare la Milano anni Trenta: alla Fondazione Prada una mostra unica sugli anni Trenta, Villa Necchi e casa Boschi de Stefano, l'Hangar Bicocca e molto altro.

Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là...

Benvenuto Coex! - Il Coex è una nuova fibra cellulosica ignifuga. L’aspetto è di lino/cotone, è sviluppata da due aziende Italiane, Torcitura Padana e Zanolo. La fibra composta di materiali vegetali al contatto con il fuoco non lo alimenta, non sprigiona fumi nocivi ne' fa gocciolare brandelli infuocati è lavabile e biodegradabile. La tecnologia è in attesa di brevetto.
Guarda qui!
CV

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La pillola a sensori - Oh finalmente è arrivata! Altro che noiosissimi esami intestinali o altro. I ricercatori della RMIT University (Australia) hanno sviluppato una pillola con dei sensori e deglutibile. Questa, una volta deglutita, potrà analizzare l’intero processo digestivo e sostituire i classici esami quali colonscopie, biopsie o altro. I dati vengono inviati ad un telefono cellulare e aiuteranno i medici nella diagnosi.
Leggi di più!
CV

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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA VEDERE: FIORE DI ZUCCHERO – Martedì 06 marzo 2018 alle ore 17.30 all'Istituto Culturale Argentino, via Veneto 7

L'ACDMAE CINE FESTIVAL", ideato e organizzato da Pucci Biffi Rastrelli, invita alla proiezione privata del film “Fiore di zucchero”, in occasione del I Festival del Cinema Dominicano a Roma.

DA DA SEGUIRE: IAN MANOOK a Roma per presentare con Sandrone Dazieri "La morte nomade", ultimo capitolo della trilogia del commissario Yeruldelgger, pubblicata da Fazi Editore.
Sabato 17 marzo 2018, ore 12.00 - Festival Libri Come - Auditorium Parco della Musica, viale de Coubertin 10, Roma.

Ian Manook, giornalista, editore e romanziere, vive a Parigi. Ha esordito con Yeruldelgger, Morte nella steppa, pubblicato da Fazi Editore nel 2016, primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi. Pluripremiato e adorato dai lettori e dalla critica, Yeruldelgger è un vero e proprio fenomeno.
Leggi  di più!

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Poveri mercanti d’arte! - Ci sono voluti tre anni di battaglia legale per ottenere dalla High Court di Londra, il pagamento della commissione sulla vendita del quadro di Paul Gauguin, "Nafea faa Ipoipo" (1892, in olio su tela il cui nome significa "Quando ti sposi?) venduto da Michaela de Pury all’emirato del Quatar nel 2015. La vendita di 210 milioni di dollari, la commissione 10 milioni!
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Doppio indennizzo! - Notizie dall'Italia: un tale è morto investito da un auto. Il giudice ha decretato che dovesse essere concesso un indennizzo sia alla moglie che all'amante, con la quale il defunto intratteneva una relazione da qualche mese.
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La Lampadina ::: LIBRI

Questo mese Carlotta Staderini Chiatante ci parla di un libro di Nadia Ciani.

ROMA AL FEMMINILE Storie di donne nella toponomastica romana di Nadia Ciani Ed. Ediesse Anno: 2017 Pagg. 364

Nadia Ciani, è una storica e saggista ed ha scritto questo interessante libro, dalla prosa elegante. Si tratta della storia della vita di 40 donne a cui sono state dedicate altrettante strade di Roma. Il libro è suddiviso in 3 capitoli; il primo, “Dall’Illuminismo all’Unità d’Italia (1718 – 1870)” Il secondo. “L’Italia liberale(1870 – 1920)” ed il terzo “Il fascismo e la Repubblica (1920 – 1994)”.

In questi periodi storici hanno vissuto le 40 protagoniste del libro, a cui Roma ha poi dedicato una strada o una targa. All’inizio di ogni storia vi è una breve descrizione del luogo in cui la strada si trova (quartiere, breve descrizione del contesto). Un piccolo flash molto ben riuscito che ci fa comprendere non solo dove ci troviamo ma anche la percezione che da quel luogo si ricava. Si tratta di 40 figure femminili scelte per la loro rilevanza nella storia romana ed italiana, dal Settecento sino alla fine del secondo millennio. Le presenze femminili, nel periodo dei primi fermenti illuministi, sino al processo unitario, sono tante. Donne attive in diversi campi: scienziate, imprenditrici, attrici, giornaliste, scrittrici, politiche, sindacaliste, impegnate durante l’Illuminismo, durante il Risorgimento e durante la Resistenza. Tutte hanno in comune una buona formazione culturale, sono volitive, capaci di lottare per la libertà, capaci di sacrificio ed abnegazione, hanno una visione progressista del futuro, più equo e migliore per i popoli. Il racconto della vita di queste 40 donne ripercorre la storia con molti scenari inediti ed interessanti, mettendo in luce il percorso compiuto dalle donne per l’affermazione dei loro diritti. Ogni capitolo (periodo storico) ha le sue figure luminose.

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CHI SARA'
DI SCENA?

Cari Lettori, ecco le mie proposte del  mese di marzo.
Patrizia Circosta

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Al Parco della Musica, il maestro Mikko Franck dirigerà, il 26, 28 e 30 marzo, “L’olandese volante” di Richard Wagner in forma di concerto. Una delle rare occasioni romane per ascoltare la musica del grande compositore!

Per il teatro di prosa, innanzitutto vi invito a visitare un nuovo teatro aperto solo da qualche mese, l’OFF/OFF Theatre in via Giulia n. 19, l’occasione potrà essere lo spettacolo “Questo Amore”, testo di Roberto Cotroneo, drammaturgia e regia di Matteo Tarasco. Lo spettacolo sarà in scena dal 20 al 25 marzo 2018.

Sempre per il teatro di prosa, ancora in scena fino al 29 marzo al Teatro Argentina “Antigone” di Sofocle, con la regia di Sandro Lombardi.

Al Piccolo Eliseo continuano i “Cultural Combat” a cura di Valerio Magrelli, il 12 marzo alle 20.00 potremo assistere allo scontro Céline - Proust, sicuramente da non perdere! L’ingresso è gratuito. Clicca qui per maggiori informazioni.

Anche se non si tratta di teatro, pur essendoci di mezzo un palcoscenico, segnalo che al Parco della Musica da giovedì 15 marzo a domenica 18 marzo potremo partecipare alla nona edizione della manifestazione “Libri Come”: l’ambizioso tema di quest’anno è la Felicità. La manifestazione, a cura di Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco, ha come protagonisti autori di grande interesse, tra cui citiamo Mathias Enard, Jennifer Egan, Andrea Camilleri, Massimo Recalcati. Per informazioni clicca qui! E’ tutto per questo mese! Patrizia

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode

Milano

Fondazione Prada: Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 “ curata Germano Celant. La prestigiosa curatela di Germano Celant e la grande visione di Miuccia Prada rendono questa mostra imperdibile. Grazie a documenti e fotografie d’epoca sono stati ricreati 20 ambienti espositivi originali, ricostruiti in scala con 500 lavori realizzati da un centinaio di artisti, rappresentativi di diverse tendenze, come Futurismo, Valori Plastici, Novecento, Astrattismo, Scuola romana, Corrente e Italiens de Paris. Ci pensa la Lampadina ad organizzare con Ludovico Pratesi una visita sul posto. Pensateci!
Fino al 25 giugno 2018

Roma

MAXXI: Allora&Calzadilla “Blackout“ curata da Hou Hanru, Anne Palopoli. “Le contraddizioni del mondo globalizzato tra limiti e disgregazione” Un interessante racconto della globalizzazione che parte da Puerto Rico, l’isola dove Allora & Calzadilla vivono e lavorano.
Fino al 30 maggio 2018

The Gallery Apart: Bertille Bak La galleria di Via Francesco Negri accoglie per la seconda volta diversi lavori che Bak ha realizzato “intorno al concetto di viaggio inteso in tutte le sue possibili accezioni”. L’artista che ha partecipato alla documenta 14 di Kassel fa del movimento, come “moto”, il protagonista di questa mostra: turismo di massa, le merce e i marina e i migranti. Fino al 6 aprile

Accademia di Francia, Villa Medici: "Le numerose irregolarità", Katharina Grosse e Tatiana Trouvé. Questa mostra è ultima del ciclo "Une2, dedicate alle artiste contemporanee e ideata dalla direttrice Muriel Mayette Holtz, curata da Chiara Parisi, che in un anno ha visto importanti artiste come Yoko Ono o Annette Messager. In questo caso le due artiste, pur operando con tecniche e materiali diversi, hanno fuso in un unicum i loro mondi.
Fino al 29 aprile 2018

Trovate tutto qui

ALL'OLIMPICO CON LA LAMPADINA

Questo è un marzo intenso al Teatro Olimpico: la Carmen di Amedeo Amodio, Mediterranea di Bigonzetti, conversazioni con Augias e Sgarbi, il Tango... leggete e scoprite!

Dall'8 al 10 marzo 2018
Carmen
Balletto in due atti di
Amedeo Amodio

“Ah, Carmen! Ma Carmen adorée!” Sulle ultime note dell’opera si chiude il sipario. In palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene. A poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorsoe man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso.

Dal 10 al 11 marzo 2018 Mediterranea
di Mauro Bigonzetti

Inno alla comunione e alle differenze delle culture che si sonoconfrontate nei secoli da una parte all’altra del Mare Nostrum Mediterranea si pone come un divenire continuo di suggestioni visive, sapientemente evocate da una colonna sonora, curata insieme a Paride Bonetta, in cui musiche popolari di rara suggestione si miscelano a trascrizioni colte, da Mozart a Ligeti.

Il 14 marzo 2018
Corrado Augias
L’eterno incanto di Venere
da Prassitele a Modigliani

Le immagini del nudo – femminile in particolare – sono uno spettacolo ormai consueto. Pochi si interrogano su come si sia arrivati a questa consuetudine ormai di una frequenza tale da avere logorato il valore dirompente che ha invece avuto in passato. Ci si può chiedere come si sia arrivati a un tale risultato. Lo spettacolo risponderà alla possibile domanda ripercorrendo le diverse tappe che hanno portato alla situazione attuale comprese le cause sociali, di costume, in qualche caso politiche, che hanno accompagnato il percorso.

Dal 15 al 18 marzo 2018
Vittorio Sgarbi
in Michelangelo

Dopo lo straordinario successo dello spettacolo teatrale “Caravaggio”, dove Vittorio Sgarbi ha condotto il pubblico in un percorso trasversale fra storia dell'artista ed attualità del nostro tempo, parte una nuova esplorazione sull'universo “MICHELANGELO”. La stupefacente arte di Michelangelo Buonarroti si farà palpabile alle molteplicità sensoriali, attraversate dal racconto del Prof. Vittorio Sgarbi, contrappuntate in musica da Valentino Corvino (compositore, in scena interprete) e assieme alle immagini rese vive dal visual artist Tommaso Arosio. Verrà così ricomposto un periodo emblematico, imprescindibile ed unico nell’arte, e assieme all’ambizione di scoprire un Michelangelo inedito, non resterà che farci sorprendere.

Dal 20 al 28 marzo 2018
Break the Tango

Dopo aver conquistato il pubblico di mezza Europa arriva finalmente in Italia lo spettacolo di danza che unisce le due danze regine dei sobborghi: il Tango e la Break Dance. Due danze che nascono entrambe dai sobborghi più profondi, dalla strada, dal cuore più pulsante e misterioso delle città. Origine comune e distanza siderale apparentemente quella del tango e della break dance.Unire queste due anime è una sfida improbabile che German Cornejo, uno dei massimi esponenti del tango mondiale, ha inseguito per anni con casting in tutto il mondo e con una ricerca musicale e coreografica quasi maniacale. Il risultato sta conquistando l’Europa, è Break The Tango.

Leggete le schede per le promozioni dedicate a La Lampadina.

Pensiero Laterale
La parola d'ordine

Una spia deve penetrare in una caserma del nemico e per poterlo fare deve scoprire la parola d’ordine, cioè la regola per poter rispondere in modo esatto alla parola detta dalla sentinella che sta di guardia all’entrata. Si avvicina alla sentinella per sentire cosa rispondono i soldati per poter entrare. Arriva un soldato: la guardia gli dice “dodici”; il soldato gli risponde “sei”, e viene fatto entrare. Arriva un altro: la guardia gli dice “dieci”; lui risponde “cinque”, ed entra. Terzo soldato: la guardia gli dice “otto” e lui risponde “quattro”, ed entra. Un altro ancora: la guardia gli dice “sei”; lui risponde “tre”, e passa. La spia, a questo punto, crede di aver capito e si fa avanti. La guardia gli dice “quattro” e lui risponde “due”, ma la guardia gli spara perché ha sbagliato la risposta. Qual era la risposta giusta e la regola su cui si fonda?


Vedete qui...

La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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