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La Lampadina - n. 77 ::: Gennaio 2019

Cari Lettori,
per darvi il benvenuto in questo 2019, chiediamo aiuto a Victor Hugo:
"Salutiamo insieme questo nuovo anno che invecchia la nostra amicizia senza invecchiare il nostro cuore".
Sì, manteniamo il nostro cuore giovane, accendiamolo di entusiasmo curiosità passione e coraggio. Non dipende dall'età ma dallo spirito, dal fattivo approccio agli eventi, dal giusto distacco dal passato, dalla predisposizione ad accogliere con positività il giorno che verrà. Chi definisce quando finisce il vecchio e inizia il nuovo? Non è una data, non un compleanno o un capodanno. Sono tanti piccoli particolari che segnano una differenza, eventi grandi e piccoli che cambiano qualcosa, ci danno speranza e ci indicano un modo diverso per vedere ciò che abbiamo intorno, come lo vedessimo per la prima volta. 
Buona prima lettura del 2019.


Lunedi, 7 gennaio 2019

Buongiorno,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


La Lampadina e' su Twitter

Dal mese di novembre 2018, La Lampadina ha iniziato a dialogare con tutti voi anche attraverso il canale Twitter. La nostra newsletter continuerà ad esssere inviata mensilmente, ma attraverso il canale Twitter, avremo la possibilità di aggiornarvi, in maniera tempestiva, delle iniziative e degli eventi che l'Associazione ha in preparazione.

Condividete i nostri articoli anche attraverso Twitter e seguite il nostro canale!


CULTURA - La cité du vin
Articolo di Beppe Zezza

Tutti conosciamo il Bordeaux come un vino e la sua regione come famosa per i suoi vini. Forse non tutti sanno che a Bordeaux c'è un intero edificio dedicato al vino: La Cité du Vin.
Un edificio modernissimo di forma particolare allo stesso tempo leggera, dolce e imponente con riflessi cangianti a seconda della luce dell'ambiente, ottenuti con dei vetri speciali che la Saint Gobain ha studiato appositamente. Chi lo guarda lo paragona a un'onda, a una caraffa, a del vino che ruota in un bicchiere. l'architetto che lo ha progettato ha detto che ha voluto dargli la forma dello "spirito del vino".
L'anno scorso l'edificio è stato visitato da 350.000 persone che hanno pagato un biglietto da 20 euro per compiere il "percorso permanente", un viaggio iniziatico al cuore delle culture del vino. Il "percorso permanente" è costituito da 19 moduli che propongono esperienze interattive che stimolano tutti i sensi: la vista, l'udito, il tatto e l'odorato.
Il percorso è "personalizzato": ognuno circola come vuole a seconda dei suoi interessi particolari.
Il percorso si apre con "il giro del mondo dei vigneti": su tre schermi giganti vengono proiettate in continuo immagini prese da un elicottero di ventidue vigneti di diciassette paesi (tra questi Valdobbiadene), il modulo "la E-Vigne" presenta una serie di ceppi stilizzati di vigneto dai quali pendono delle foglie interattive e delle tavolette tattili dalle quali si apprendono i segreti della cultura della vite, come si prepara il terreno, come si scelgono i ceppi migliori, come si tagliano ecc; nel modulo "le metamorfosi del vino" si seguono la vendemmia, la fermentazione, l'affinamento, l'invecchiamento con possibilità di vivere una esperienza olfattiva e sonora inserendo la testa in strutture create appositamente; la "galleria delle civiltà" permette di risalire nel tempo e scoprire tutte le civiltà del vino: dal vino del Caucaso, a quello della Mezzaluna fertile, dalle tombe egizie alle cene del XVIII secolo, dal banchetto greco alle ore più buie del XIX secolo...; nel modulo "il buffet dei cinque sensi" il visitatore è invitato a scoprire l'universo della degustazione, come riconoscere un odore, definire un colore, qualificare un sapore, trovare le parole giuste per giudicare un vino e fornire le proprie impressioni; nel "Banchetto degli uomini illustri" attraverso la magia del cinema si condivide il banchetto con Plinio il Vecchio, Rabelais, Napoleone, Churchill ecc.
Sarebbe troppo lungo descrivere in dettaglio tutti i padiglioni: il solo modo per apprezzarli veramente è visitarli di persona.
All'ingresso della struttura c'è una sala che a buon titolo si può chiamare la Biblioteca dei vini del mondo. Ci sono bottiglie di 70 paesi produttori di vino (di alcuni non si penserebbe proprio che lo facciano: ad esempio il Kazakistan o la Costa d'Avorio). Si possono anche acquistare: si va da prezzi accessibili ad altri stratosferici - 3.000 euro per un vino californiano.
In cima alla struttura, all'ottavo piano, un belvedere consente sia di godere una bellissima vista di Bordeaux sia di provare uno dei venti vini mondiali proposti.
Ci possono essere molti motivi per recarsi a Bordeaux ma certamente un amante del vino dovrebbe includere questa città nei suoi itinerari.

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Isabella Confortini Hall condivide questo pensiero di Eliot:

"Le parole dell’anno trascorso
Appartengono al linguaggio dell’anno trascorso
E le parole dell’anno a venire attendono un’altra voce".

TS Eliot

SCIENZA - Nuove guerre: le quantum wars
Articolo di Carlo Verga

Noi “comuni cittadini” sappiamo poco o niente delle tante riunioni, incontri dibattiti ecc. che avvengono intorno al mondo, gli argomenti, i più disparati e molti ci coinvolgono direttamente.
Una di queste riunioni, particolare ma anche inquietante nella sua drammaticità, è avvenuta a settembre dello scorso anno a Copenaghen nel Museo della Guerra. Sono stati invitati cinque importanti pensatori provenienti da varie parti del mondo, l’argomento principale era l’evolversi delle guerre con l’avvento dei computer quantistici, dell’intelligenza artificiale, dei nuovi droni con la loro capacità di memoria e decisionale.
Della teoria quantistica (la quantistica è la parte della fisica moderna che studia le leggi valide per le particelle elementari, cioè neutroni, elettroni, protoni, fotoni e così via) se ne era parlato già nel 1927 a Bruxelles, in occasione della conferenza Solvay. I 29 partecipanti tra cui anche Einstein, avevano immaginato l’utilizzo delle teorie quantistiche sollevando notevoli discussioni tra le opposte posizioni realiste e possibiliste, considerato che l’applicazione nei computer avrebbe trasformato il mondo quasi o più della fissione nucleare. Oggi i computer quantistici sono una realtà, sono in una fase di studio molto avanzato e a breve alcuni Paesi ne potranno disporre per le diverse applicazioni e considerata l’enorme loro capacità di calcolo avranno applicazioni le più svariate.
A Copenaghen si è parlato principalmente della quantum war cioè di quella guerra che supportata da computer quantistici può scatenarsi nell'arco di pochi secondi e due click, un'immagine e il cellulare per il comando. La natura della guerra si evolve continuamente e costantemente, con interpreti differenti, terroristi, male intenzionati, Paesi di scarsa affidabilità ubicati in ogni parte del mondo, ma quali le capacità dei governanti di poter intervenire prontamente per questo tipo di attacchi o di guerre? La nuova tecnologia ci porta una guerra di immagini, basterà un operatore che, supportato da algoritmi molto più precisi, potrà indirizzare i droni su uno o più obbiettivi e chiudere in breve tempo la partita.
Il sistema computer quantistico, intelligenza artificiale e drone sarà determinante. Il drone dell’ultima generazione potrà essere istruito a colpire più siti o persone, gli sarà impartita la capacità di colpire anche obbiettivi in qualche modi schierati con la parte avversa nella stessa operazione. Ogni decisione che fino ad oggi era presa a livello dirigenziale potrà essere presa direttamente dal drone con interventi multipli e che, sempre in aria, impiegherà non più di 2 minuti per la sua missione di morte invece degli attuali 30/35 minuti.
Vista così l’immagine della guerra è terrificante, il suo lato migliore, lo speriamo, è che con il nuovo sistema verranno esaminati e verificati i sospetti, le persone, le situazioni sulle quali si potrà intervenire preventivamente così da scoraggiare o bloccare ogni azione di distruzione o di guerra. Verranno, comunque, alla luce le capacità terribili delle nuove armi, colpire, distruggere ma anche quella di cancellare e/o svuotare un corpo con la sola violenza del vuoto d’aria che si sviluppa al passaggio di un missile teleguidato.
Sì terribile, tuttavia dobbiamo pensare che il programma della riunione di Copenaghen è importante per capire come si svilupperanno i conflitti con le prossime generazioni e come cercare di prevenirli per la nostra sicurezza.
Il computer quantistico per fortuna non è solo questo, ma con la sua capacità di calcolo così sofisticato, ci faciliterà la vita sotto ogni aspetto, potrà fornirci soluzioni per la medicina, per lo studio delle malattie, i cambiamenti climatici, l’evoluzione della specie e ogni altra applicazione necessaria al nostro vivere quotidiano… almeno così speriamo.

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Maria Sole Confortini:

"È l'animo che devi cambiare non il cielo (sotto cui vivi)".

Lucio Anneo Seneca  (Epistole a Lucilio)

STORIA IN MOSTRA - La modernizzazione del Giappone inizia con il regno Meiji (1852 -1942)
Articolo di Carlotta Staderini Chiatante

Il regno MEIJI che significa “politica della luce” è il regno dell’imperatore Mutsuhito, durerà 40 anni e porterà grandi cambiamenti nella storia del Giappone.
Il Giappone si apre all'Occidente dopo 250 anni di chiusura, si industrializza rapidamente, adotta la moda occidentale e governerà con una costituzione ispirata a principi in parte occidentali. Il regno Meiji è il progetto di uno stato–nazione, di un impero potente. L’imperatore Mutsuhito si farà ritrarre con divise militari del tipo occidentale seduto su una poltrona (grande novità nel mobilio giapponese). Mutsuhito sarà un vero Capo di Stato e la figura degli “Shogun”, titolo ereditario, che governarono per mille anni circa il Giappone, fungendo da capi delle armate, non esisterà più.
Il Giappone cambia completamente la sua politica. Tutte le istituzioni del paese (parlamento, forze armate, codice civile di diritto romano) prendono a modello l’Occidente. Un gran giro di boa. Il Giappone si dota di una bandiera imperiale e di un inno nazionale, incoraggia l’industria e aumenta le spese militari, stabilizza e centralizza l’amministrazione del paese. “Paese ricco – Armata forte”.
Il regno Meiji estende il suo impero alle isole sulle quali esercitava solo un protettorato.
Dotatosi di una marina militare moderna, l’impero si impegna in varie vittoriose guerre, contro la Cina 1894-1895, contro la Russia 1904-1905, annessione della Corea nel 1910, etc, etc.
Il Giappone acquisisce prestigio. Nelle città appare l’illuminazione con il gas e poi l’elettricità, il telegrafo. L’architettura occidentale segna profondamente quegli anni, case, grandi magazzini alberghi, ponti, sono “modello occidentale”. L’architettura occidentale è sinonimo di modernità. La popolazione si concentra nelle città e favorirà l’industrializzazione del Paese. Il prodotto più esportato dal Giappone all’inizio del regno Meiji è la seta e la Francia è il maggior cliente. Si sviluppano le comunicazioni e la prima rete ferroviaria è del 1872 da Yokoama a Tokyo.
L’impero Meiji si impegna nel diffondere all’estero una immagine del Giappone artistica ed industriale. Il Giappone partecipa all’Esposizione Universale di Londra nel 1862, di Parigi nel 1867, poi nel 1889 e ancora nel 1900, Vienna nel 1873, Philadelphia nel 1870, Chicago nel 1993. I Padiglioni giapponesi a queste esposizioni, dove tra l’altro verranno spesso premiati per la loro maestria nei lavori esposti, sono volutamente costruiti con architettura giapponese tradizionale per affermare la singolarità del paese. Anche all’EXPO di Milano, il padiglione giapponese era tra i più gettonati per la visita sia per l’interesse architettonico che per i sofisticati contenuti hi -tech. Ma torniamo al regno Meiji, la tecnica giapponese si dimostra sofisticata, la scelta dei materiali preziosi e l’adattamento al gusto internazionale ma con un tocco giapponese si dimostra vincente. Da un punto di vista commerciale sono prodotti con un ottimo rapporto prezzo /qualità che seducono una clientela borghese occidentale (chi non ha ereditato da qualche nonna un salottino giapponese?)
Il Giappone afferma la sua identità culturale e la particolarità del suo gusto artistico sapendolo adattare ad una clientela occidentale. La grande maestria e pazienza dimostrata dagli artigiani giapponesi nell'esecuzione minuziosa delle loro opere consentirà loro di progredire nelle varie tecniche: metallo, lacca, “cloisonné”.
Gli artigiani saranno incoraggiati dal governo del regno Meiji che realizzò dei veri e propri Istituti per la trasmissione della conoscenza delle tecniche, e dei materiali e finanzierà le varie associazioni di artigiani per un sempre maggior impegno nella lavorazione di nuovi materiali e di tecniche innovative. Oggi possiamo constatare lo studio che la ditta UNIQLO, che vende nel mondo intero, ha dedicato alle fibre dei tessuti che catalizzano e trattengono il calore del nostro corpo.
Il regno Meiji per affermare la propria identità culturale studia la storia dei popoli autoctoni dei territori rivendicati dal Giappone come il popolo “Ainous” dell’isola di Hokkaido.
La religione scintoista è incoraggiata durante il regno Meiji, mentre il Buddismo ostacolato, perché considerato importato in Giappone. Tuttavia all'estero il Buddismo era considerato la religione dell’Asia e le opere d’arte ispirate al buddismo per il mercato occidentale fioriranno grazie anche ad importanti collezionisti come Emile Guimet. Nel suo museo, il Musée Guimet a Parigi potrete trovare una splendida mostra con tutta questa affascinante storia in cui l’arte e la cultura travalicano i limiti nazionali, irradiano nel mondo mescolandosi continuamente e adattandosi reciprocamente al gusto della nuova tipologia di clientela alla ricerca di nuovi orizzonti estetici.

Musée Guimet – Paris fino al 14 gennaio 2019

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La Redazione pensa che:

"Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi".

Albert Einstein

PITTURA-Lorenzo Lotto, ritratto del genio tormentato di un artista originale e libero
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

L’anno appena passato è stato un anno particolare nelle celebrazioni del maestro veneziano decantato da Bernard Berenson, il noto storico dell'arte, che su di lui ha scritto pagine indimenticabili: «Per capire bene il Cinquecento, conoscere Lotto è importante quanto conoscere Tiziano» diceva Berenson che lo considerava un gigante del suo tempo.
Lotto è il grande protagonista di vari eventi dedicati a lui nel 2018 e ancora nei musei nel 2019. In Italia, un importante mostra dal nome “Lorenzo Lotto. Il Richiamo delle Marche”, diffusa sull'intero territorio marchigiano, dove numerose opere sono esposte sia nella sede del Museo Civico di Macerata, Palazzo Buonaccorsi, che nelle varie città di appartenenza originale delle opere. L’artista considera le Marche la sua terra d’elezione e ci passa periodi sereni e pieni di ispirazione tanto che decide di finire la sua vita a Loreto ed esservi sepolto.

  • In Spagna, con una mostra al Prado (già conclusa) si celebrava il pittore, con la prima grande monografica dedicata ai suoi ritratti.
  • In Inghilterra, a Londra, è stata ripresa la ricca mostra madrilena e riproposta alla National Gallery con il semplice nome di "Lorenzo Lotto Portraits".

Il ritratto condensa in sé tre informazioni, che riguardano: la persona ritratta, l’ambiente in cui vive e l’artefice dell’opera”, spiega il professor Dal Pozzolo co-curatore della mostra di Madrid e Londra, “Lotto vive in un’epoca di transizione, ai primi anni del Cinquecento, in piena crisi del Rinascimento italiano: la sua arte cambia cosi come cambiano i costumi dei suoi committenti; il pittore riflette su un’Italia in trasformazione, ma spesso paga con l’insuccesso le sue scelte di libertà e la sua ansia di originalità”.

È impensabile pensare che Lorenzo Lotto sia stato dimenticato per secoli e, se non fosse stato per la monografia che Bernard Berenson gli dedica nel 1895, chissà quanto tempo ci sarebbe voluto per recuperare i suoi bei ritratti considerati dal grande storico americano come una prima forma di indagine psicologica. Sono introspettivi, rappresentano un’indagine profonda sulla psicologia dei suoi modelli a cui riesce a conferire un’anima viva e palpitante.
C’è un divertente ed irriverente dettaglio, che forse non tutti conoscono, nel sottofondo di uno dei suoi più famosi dipinti esposti a Londra ora. Nel ritratto di Andrea Odoni (1527), in alto a destra dell'opera, si nota una Venere intenta a lavarsi una gamba in una bacinella. Distratta dall'imponente statua dell’Ercole nudo che le sta accanto non si accorge della presenza di un impertinente putto intento a fare la pipì, che sembra riempire la stessa bacinella in cui lei si trova a fare il bagno. Un piccolo segnale dell’indipendenza e della libertà dell’artista oppure una meditazione sulla dignità e le umiliazioni della vita allo stesso tempo eroica e assurda, tragica e divertente? Questo dipinto di Lotto, con gli oggetti che circondano il personaggio, costituisce anche la più antica rappresentazione di un uomo accanto agli elementi della propria collezione artistica, metafora del suo stesso essere.
Scrive Carlo Bertelli: “Con gesto eloquente, Odoni ci mostra una statuetta di Artemide Efesia, che allora passava per un’allegoria della Natura. Le anticaglie raccolte sono un’evasione e un rifugio. Il volto non esprime il soddisfatto orgoglio del fortunato collezionista, ma una malinconia invincibile." 
Lotto, fin da giovane, dimostra di avere una personalità indipendente, autonoma e controcorrente. I modelli dell’epoca sono Tiziano e Giorgione e lui viene visto come un originale eccentrico, quasi un emarginato. E una persona colta, lontana dalle mode, non solo interessato all'arte e alla letteratura ma anche alle tematiche religiose e alla politica.
La sua ricerca è anche tecnicamente innovativa; usa impasti cromatici inusuali per ottenere colorazioni "nuove”, pigmenti mai documentati prima. Sembra chiaro che, per colpa del suo carattere tormentato, il suo incredibile talento non trovi comunque mai pieno riconoscimento presso le grandi committenze del tempo. Infatti, incapace di cedere a qualsiasi tipo di compromesso, si trova ripetutamente in difficoltà economiche e la sua arte si esprime spesso in territori di provincia.
L’incredibile genio di quest’artista, così sorprendentemente poco riconosciuto a suo tempo, per fortuna, con l’arrivo del 2018, ha ricevuto pieno riconoscimento nelle mostre che lo vedono grande protagonista.

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Carlo Verga propone questo pensiero:

"Il fatto che l'uomo, non soltanto pensi, ma possa anche dire a se stesso "Io penso", fa di lui una persona".

Immanuel Kant

ABBIAMO OSPITI/CURIOSITÀ - Cosa si nasconde nella parola auguri
Articolo di Gea Palumbo*, Autore Ospite de La Lampadina

Proviamo ad analizzare la parola che, in particolare in questi ultimi giorni, tra Natale e Capodanno, abbiamo pronunciato con più frequenza, con più intensità, con più speranza: AUGURI.
Anzi, quasi che non bastasse pronunciarla, la raddoppiamo: Auguri, auguri; la moltiplichiamo per il magico numero di mille: Mille auguri; tentiamo addirittura di declinarla all'infinito: Infiniti auguri. Ma cosa vogliamo in realtà dire con la nostra frase? A cosa aspiriamo ripetendo questa parola ad ogni incontro anche casuale per strada, o scrivendola ai nostri conoscenti, ai nostri parenti, ai genitori, ai figli lontani?
Ebbene, non c’è, forse parola, nella nostra lingua,che racchiuda sentimenti più antichi, espressi con più partecipazione e apprensione di questa parola che ha conservato per noi il suo significato più antico. Ma qual era poi questo significato?
La parola “auguri” deriva propriamente da quella che designava i sacerdoti romani (detti Áuguri con l’accento ritratto), designati ad interpretare il volo degli uccelli (se arrivavano da destra o da sinistra in quella parte del cielo-il Templum- che questi sacerdoti indicavano con il loro bastone, il Lituo), cosa indicava il loro canto, che significavano i segni del cielo come il tuono o il lampo e così via. Anche gli Áuguriche si presentavano vestiti di rosso, il colore più sacro e più costoso, furono moltiplicati, come i nostri auguri, e da tre arrivarono fino a quindici e oltre; e se all'inizio potevano essere solo patrizi, alla fine, con un processo di democratizzazione assai precoce, furono pure plebei.
Che questi Áuguri fossero più propriamente designati ad interpretare il canto degli uccelli (ab aviumgarritum) o il loro volo (ab avibusinspiciendis), i loro auspici erano importantissimi: potevano fermare una guerra o auspicare (è proprio il caso di dirlo) una pace, e se il loro campo era più specificamente volto a confermare o meno il favore degli dei per un’impresa già in atto, essi potevano estendere, la loro interpretazione anche al futuro. Nulla poteva fermare più che una favorevole interpretazione, il dolore del dubbio o l’angoscia del futuro.
Ma forse la cosa più importante è che questa parola augùri, collegata alla radice del verbo augeo (aumentare), ha conservato intatto soprattutto questo antico significato di abbondanza, ricchezza, accrescimento: la parola, infatti, da esso derivata “Augustus”, indicava qualcosa o qualche persona accresciuta, aumentata; riguardo ad un individuo era l’“Augusto”, per i Romani antichi, tanto “accresciuto negli onori”.
Dunque, proprio come il potere degli antichi Áuguri, anche quello dei nostri augùri, unendo in sé il cielo e la terra, il passato e il futuro, il dominio del tempo e dello spazio, gli auguri di abbondanza e accrescimento, ben esprime quel desiderio dell’animo umano che, almeno nel campo astratto dei segni, ci unisce tra noi e che vorremmo ci unisse per sempre, in-augurando ogni nuovo anno.

*docente di Storia e Iconografia Università “Roma Tre” Gea Palumbo è membro della Redazione del sito www.vinosano.com sul quale questo articolo è stato pubblicato per la prima volta.

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Carlotta Staderini Chiatante, a proposito di Ovidio:

"Ho ormai compiuto un’opera che non potranno cancellare né l’ira di Giove, né il ferro, né il fuoco, né il tempo divoratore… I libri sono per me un monumento più grande e duraturo…ho fiducia che daranno al loro autore fama e immortalità".

Ovidio

COSTUME - Il mito 
Articolo di Lalli Theodoli

Una mostra a Roma. Ovidio.
All‘interno della mostra un mondo di dèi e di eroi e di ninfe e di storie fantastiche e meravigliose. Molte conosciute tramite studi classici, altre ignote e solo ora felicemente scoperte.
Le metamorfosi. Ovidio era perfettamente conscio del meraviglioso lavoro che con esse aveva affrontato. Egli stesso, autoincensandosi senza modestia, dice che con questi scritti si sarebbe certamente guadagnato una gloria imperitura che nessuno sconvolgimento della terra avrebbe potuto cancellare.
Da sempre sapevamo che, dall'Olimpo gli umani subivano continue pesanti ingerenze da parte degli dei nella vita di ogni giorno.
Giove e Giunone. Non una coppia aperta. Un Giove molto troppo ricettivo alle grazie femminili e una Giunone, per questo, sempre più giustamente soggetta a “ira feroce”. Dei dispettosi che per ripicche fanno sì che Pasifae si innamori di un toro che nasconde le sembianze del solito capo di tutti gli dei. Necessario l’intervento di Dedalo, Archimede dell’epoca, che, costruendole intorno una parvenza di giovenca, crea una struttura essenziale per permetterle di unirsi a Giove. Ne nasce addirittura il Minotauro: testa di toro e corpo umano.
Leda e il cigno. Di nuovo Giove impazzito si trasforma in cigno per unirsi a Leda. Strani gusti questa. Non era meglio un'unione con un possente dio dalle sembianze umane? Da questa unione un uovo che contiene i due dioscuri: Castore e Polluce. Ma Leda si unisce subito anche al marito ed allora un altro uovo che contiene Elena, la futura Elena di Troia, e Clitennestra. Una splendida copia di statua romana ce li mostra sensualmente abbracciati Leda e il cigno. Ma come ci spiegavano a scuola queste storie? Come digerivamo queste narrazioni pazzesche? Si sorvolava. Pasifae si innamora di un toro? Ah vabbè. Leda si innamora del cigno? Carini. E a scuola ci mostravano non la statua romana o il dipinto di Matthias Padua, ma il bellissimo e puro dipinto di Leonardo. Non dicevamo nulla? Eravamo veramente puri di cuore, scevri totalmente di malizia e di insana curiosità.
Strane reazioni a volte questi dei: Apollo, colpito da una freccia dispettosa di Eros, insegue bramoso Dafne che non ne vuole sapere. Lei è stata colpita da una freccia che crea repulsione. Apollo sta per afferrarla. Quasi raggiunta, invoca il padre che, per salvarla la trasforma in lauro. Ma un potente padre che vede la figlia in pericolo invece di ricorrere a questo strano salvataggio non poteva semplicemente far inciampare e cadere Apollo? Come gli viene di trasformare la figlia, incolpevole, in un albero di alloro?
Che, beffa estrema, cingerà con un ramo per sempre la fronte di Apollo.
Ma ne scaturisce la splendida statua del Bernini.
Dei distratti o superficiali? Parliamo anche di semidei: Achille. Ma la madre non poteva stare un po’ più attenta nell'immergerlo? Ahimè, quel tallone lasciato scoperto!
Dei voluttuosi, capricciosi, prepotenti. Ti piace Proserpina? E te la porti agli inferi, salvo poi darle qualche mese di libertà sulla terra.
Dei capricciosi. Le dee girano per lo più seminude. Diana non è da meno. Va a caccia, fa il bagno. Ma se un povero Atteone la vede totalmente scoperta ecco che lo trasforma in cervo e lo fa sbranare dai suoi cani.
In un entourage in cui avvengono unioni, bestiali nel vero senso della parola, questa pruderie ci pare eccessiva. Ma… ispirazione per la splendida fontana nella reggia di Caserta.
Vivendo al di sotto dell’Olimpo bisognava stare molto attenti. Attenti alle attenzioni di Giove ed alle conseguenti terribili ire della moglie. Essere una bella ninfa poteva essere fonte di grossi guai. Attenti a non incorrere in invidie sproporzionate. Ne sa qualcosa il povero Marsia, scuoiato vivo per aver superato Apollo nel suonare la cetra. Basso profilo per carità.
Ma nel mondo di miti e metamorfosi Ovidiane non c’è solo licenziosità. Quella per cui, forse, fu mandato da Augusto in esilio fino alla morte. C’è posto per metamorfosi piene di poesia: Piramo e Tisbe, i “Giulietta e Romeo” dell’antichità. Amanti, le cui famiglie si odiano, si scambiano sospiri attraverso un muro finché finalmente riescono a darsi un appuntamento sotto un gelso dai bianchi frutti. Lei arriva per prima ma, impaurita da una leonessa che con la bocca insanguinata le si avvicina, scappa lasciando a terra il suo scialle che la belva annusa sporcandolo. Arriva Piramo. Vede la sciarpa insanguinata, pensa al peggio e si uccide, e così farà lei al ritorno nel luogo dell’appuntamento dove vede il suo amato morto. Morti si trasformano in un unico gelso che da allora, da bianco che era, avrà il colore del loro sangue. Una metamorfosi piena di poesia, una storia di eterni sentimenti umani, senza interferenze divine, una storia di sempre.

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina.

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Venerdì 18 gennaio 2019 - Ore 18.00 Scuderie del Quirinale
"Ovidio. Amori, miti e altre storie"


visita della mostra con la guida della Prof.ssa Nicoletta Fattorosi Barnaba

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Sabato 9 febbraio 2019 - ore 10.30 Museo Carlo Bilotti
"Balla a Villa Borghese"

visita della mostra antologica di Giacomo Balla con la guida di Ludovico Pratesi al museo e nella Villa che ispirò l'artista.

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Roma da amare
23 gennaio 2019 - ore 20.15
Circolo A.C.E.M.
Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II, Pio IX. Roma diventa capitale.
I cambiamenti intervenuti non solo nella città, ma nel carattere dei romani, quando Roma da papalina diventa italiana. Sentiremo anche le “voci” di chi ha assistito direttamente ad alcune fasi della presa di Roma.
Questo è il primo dei quattro appuntamenti con la prof.ssa Nicoletta Fattorosi Barnaba alla scoperta di Roma.

Il secondo incontro si terrà il 27 febbraio 2019 e avrà come tema 
Il Tevere e Roma
La partecipazione agli appuntamenti è prevista previa iscrizione. 

Per info su questo evento, e sull'Associazione, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

L’evoluzione nel mondo dell’arte - Una grande azienda Cinese, la Youlong Eco-Materials ha acquistato un Michelangelo da 75 milioni di dollari, emettendo nuove azioni.
La sua attività era il riciclo di prodotti da costruzione, improvvisamente ha deciso la sterzata delle sua attività comprando il Michelangelo ma anche uno zaffiro da 50 milioni di dollari da mostrare al mondo. Dopo questi acquisti le sue azioni hanno avuto un incremento del 47%.
CV

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Il consumo tecnologico -Smartphone, tablet, play station e altri dispositivi elettronici fanno velocemente il loro tempo e sostituiti con nuovi modelli. Nel 2018 solo in Italia sono state raccolte quasi 229 mila tonnellate di rifiuti elettronici.
CV

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La dislessia - Sembra un problema comune a molti bambini, disturbi visivi e altro rendono difficile leggere libri anche in formato digitale e anche scrivere.
Per migliorare la lettura da smartphone e tablet, c'è una app, infatti installando l’applicazione “Leggimi”, basterà un click per scaricare caratteri speciali così da rendere il testo leggibile, con lettere più grandi e distanziate, aumentare le interlinee o trasformare l’intero scritto in lettere maiuscole o minuscole.
CV

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Buone notizie
Una cosa proprio bella del 2018!
di Carlotta Staderini Chiatante

Ho visitato il Villaggio Emanuele alla Bufalotta, e precisamente in Via Ernesto Calindri. Questo villaggio è destinato ai malati di Alzheimer ed è stato realizzato dalla Fondazione Roma sotto la Presidenza del Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, che, a seguito di una visita presso un centro pionieristico per la stessa malattia, vicino ad Amsterdam, ha voluto replicarlo a Roma.Il progetto del villaggio
Andai al Villaggio per far visita al marito di una signora a me cara, ospite del Villaggio. La mia amica mi aveva raccontato di quanto il marito si fosse ben ambientato e di quanta fiducia aveva riacquistato in se stesso. Era rinato.
Arrivando mi resi subito conto di trovarmi in una struttura impeccabile (un albergo a 5 stelle!) aiuole fiorite, nessuna barriera, personale non in divisa che assiste i pazienti come fossero dei cari amici di famiglia e si prendono cura di loro.
Il Villaggio è strutturato intorno ad una piazza con le case famiglia intorno studiate in ogni dettaglio per questo tipo di malato (perfino i colori hanno un loro perché) e studiate a seconda dello stile di vita di ciascuno e quindi con arredi di tipo diverso a secondo se i pazienti sono più estrosi o convenzionali.
Ogni casa ha 6 camere da letto con bagno e cucina e soggiorno in comune e tutti i giorni gli assistenti insieme ai pazienti stabiliscono un menu della giornata che viene cucinato da loro. 

La cosa che colpisce è che i pazienti sono sorridenti, comunicativi e solidali tra loro. Si sono formati dei legami forti, come fosse una famiglia. I famigliari dei pazienti possono andarli a trovare sempre e in qualsiasi momento. Una delle specificità del progetto è quella che i pazienti vivono liberi e possono passeggiare nel villaggio, dove troveranno il bar, il mini market, un ristorante bello e buonissimo, il parrucchiere, la ludoteca, la stanza della musica che viene utilizzata tutti i giorni con una pianista che suona e canta per loro e con loro, la palestra.

I vialetti del villaggio sono bordati da alberi e le panchine non mancano. Nella bella stagione i figli dei pazienti o addirittura i nipoti vanno a trovare i loro congiunti portandosi dietro i loro figli magari in carrozzina e così i nonni restano in contatto con i nipotini Insomma una vita più possibile vicina alla normalità, condizione benedetta! La mia amica mi dice di quanto suo marito sia migliorato e si sia riappropriato della sua dignità.
E questa è una delle cose più belle che potesse dire.
Il Prof. Emmanuele segue pazientemente tutto quotidianamente; un progetto che ha fortemente voluto e che è stato realizzato grazie alla sua ferrea volontà. I pazienti lo vedono spesso e lo conoscono e tutti gli sono riconoscenti per questa nuova vita come fosse un “miracolo”.
E’ proprio quello che ho pensato quando ero lì.

 

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

I cambiamenti climatici - Gli Inuit sono un popolo che viveva sulle coste del nord dell’Alaska, non vedono la luce per 65 giorni l’anno. Recentemente hanno dovuto spostare le loro dimore a diversi km all’interno a causa dei fortissimi cambiamenti climatici.
Le coste erano colpite da fortissime tempeste di vento e acqua tanto da distruggere le case, svuotarle portando via mobili, oggetti e vite umane.
CV

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Ah, gli algoritmi! - La concessionaria automobilistica Negro di Treviso, si è vista respinta una richiesta pubblicitaria su Facebook perché gli algoritmi automatici di controllo di questa società avevano considerato la parola Negro offensiva.
La soluzione? Rimuovere la parola offensiva dalla pubblicità... ma come rimuovere il proprio cognome da una legittima campagna pubblicitaria?
CV

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Sei divorziata? Non lo so - Aria nuova in Arabia Saudita. È passata una direttiva secondo la quale gli uomini che divorziano segretamente dalle loro mogli,  (sì, avete letto bene, era possibile fino a ieri...), hanno ora l'obbligo di farlo sapere alle  "divorziate" almeno tramite un sms  che sarà inviata loro dalle cancellerie dei tribunali che hanno emesso la sentenza di divorzio.
Questa misura sarà utile per tutelare le donne che potranno così ricevere gli alimenti...
ICH

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C'è qualcosa che non va nel food.
Due casi eclatanti:

Un calciatore di successo, Frank Ribery mangia una bistecca  ricoperta di foglia d'oro 18  carati al prezzo di 1200 euro in un ristorante a Dubai.

Il proprietario di una catena di ristoranti di sushi giapponese, Kijoshi Kijomura, acquista un tonno di 278 kili per la modica cifra di  2,7 milioni di euro.
A voi le valutazioni.
ICH

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La Lampadina
FILM

Capri Revolution

Connesso con le pagine tratte dal libro della de Andreis, che pubblichiamo nella sezione Racconti, possiamo trovare il film di Mario Martone “Capri- Revolution”.
Originariamente il film doveva chiamarsi "Capri-Batterie", traendo il suo nome da un'opera concettuale  a sfondo ecologista che Joseph Beuys completò a Capri nel 1985.
L’installazione è una lampadina gialla che prende energia da un limone: Beuys l’ha realizzata nel suo ultimo anno di vita, per la galleria di Lucio Amelio, indagando sull’esauribilità delle risorse naturali.
Nel film si descrivono gli stessi anni raccontati anche dal libro di Marcella Leone de Andrei, i cambiamenti, il fervore politico e ideologico che fremevano nell'isola, sede ideale perchè immota nel tempo, per preparare il cambiamento, la rivoluzione.
Il regista continua con i film a fondo storico come “Noi Credevamo” e “Il giovane favoloso”.
Siamo sull’isola di Capri alla vigilia della prima Guerra mondiale, con i grandi intellettuali russi, Maxsim Gor’kij e la fascinazione degli svedesi per l’isola azzurra.
Una ragazza di paese (interpretata da Marianna Fontana, una delle due gemelle del film “Indivisibili” del 2016, assolutamente da vedere) subisce il fascino di una comune di giovani nordeuropei che si sono trasferiti sull’isola e che predicano la libertà di pensiero, il nudismo, il corpo come forma d’arte e il rispetto per la natura.
Un movimento così moderno (vegetariani ante litteram) che a tratti ci si dimentica di essere nei primi del Novecento, piuttosto rimanda agli anni Sessanta e alle sue rivoluzioni.
In quegli anni Capri ha anche attirato diversi dissidenti russi che si preparavano alla rivoluzione.
Due mondi che si incontrano e si scontrano, la tradizione e la modernità, chi predica la pace e chi crede nella guerra alla vigilia del conflitto.
Bella regia, bellissima fotografia, bello e poco conosciuto il tema trattato con un finale non scontato che lascia speranza.
Valeria Bosi

 

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode per settembre

Londra

National Gallery: Lorenzo Lotto Portraits

Una mostra che rende onore alla straordinaria capacità di Lorenzo Lotto di restituire ai suoi personaggi, uomini, donne e bambini, l'immediatezza espressiva e la profondità psicologica espressa nei loro volti e a restituire nei suoi dipinti, tutto lo spirito di un'epoca. Fino al 10 Febbraio 2019

 

Macerata

Museo Civico, Palazzo Buonaccorsi: Il richiamo delle Marche curata da Enrico Maria Dal Pozzolo.
Si riuniscono per la prima volta sul territorio marchigiano le opere di Lorenzo Lotto create localmente e poi disperse nel mondo. Sarà una mostra diffusa nelle diverse città di appartenenza delle opere: ad Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino per dare forma, con Macerata, ad una riconoscimento al patrimonio delle Marche, regione colpita dall’ultimo sisma del Centro Italia.
Con 20 dipinti autografi di Lotto e 5 disegni suoi oltre che di Mantegna e Durer, da cui Lorenzo trasse ispirazione, giungono da ogni parte importanti opere date in prestito per l’occasione.

Fino al 10 febbraio 2019

 

Roma

MAXXI: La strada dove si crea il mondo. A cura di Hou Hanru con il team curatoriale del MAXXI.
Con più di 140 artisti e oltre 200 opere (installazioni, video, foto, manifesti) il MAXXI propone un grande racconto delle strade di tutto il mondo, il «grande laboratorio di discussione e confronto dove si inventa l’era contemporanea».
La Melandri lo ha definito “un progetto ambizioso che ci chiede di riflettere sulla polis: la strada è teatro di relazioni e conflitti in ogni latitudine, e noi oggi abbiamo difficoltà a ripensare questo luogo fisico come luogo di connessioni."
Fino al 28 aprile 2019

Istituto Giapponese di Cultura: Kimono, ovvero l’arte di indossare storie. Rimangono ancora pochi giorni per scoprire questa raffinata mostra all’Istituto Giapponese di Cultura e per raccontare la storia del kimono femminile e dell’haori maschile che sono effettivamente pezzi unici usati per diverse occasioni e differenti classi sociali e testimoniano della raffinata cultura giapponese raccontandone la storia.
Fino al 19 gennaio 2019

 


 

Pensiero Laterale
Fratelli 

Due strani fratelli entrano in un bar e chiedono due birre.
Uno dei fratelli fa delle pesanti advances alla ragazza del bar: questa infastidita gli dà un sonoro schiaffo.
L’uomo estrae un coltello e nonostante il disperato tentativo di difesa della ragazza, la colpisce a morte.
L’uomo viene incolpato di aggressione e omicidio, ma nel giudizio finale la giuria, pur riconoscendo il grave delitto deve assolverlo.
Quale il motivo?


Guarda qui la soluzione...

La Lampadina Racconti

"La colonia russa. Il mito di Gorkij"
di Marcella Leone de Andreis
tratto dal libro:
"Capri 1939. L’isola in bianco e nero"
Edizioni La Conchiglia

Un gruppo etnico che sull'Isola non mancava mai era quello Russo. Come in un gioco delle parti, i "rossi" rivoluzionari fuggiti dal regime zarista erano ora stati sostituiti dai "bianchi", fuggiti dalla Rivoluzione. Il ricordo di Maksim Gorkij era ancora vivissimo in tutti.
Quando giunse per la prima volta a Capri nel 1906, Aleksej Maksimo-vic Peskov, a tutti noto come Gorkij, aveva 38 anni, era tisico e minato dall'alcool. Esule dalla Russia zarista, lo scrittore aveva cercato di stabilirsi negli Stati Uniti, ma ne era stato espulso immediatamente perché viaggiava in evidente stato di adulterio con la sua amante Marjia Féodorovna Gelabuzkaja, una famosa cantante lirica nota con il nome d'arte di Andrejeva. Ricco dei proventi dei diritti d'autore delle sue opere e molto generoso, lo scrittore aveva fondato a Capri per i suoi connazionali una scuola per aspiranti rivoluzionari con tanto di allievi e di professori. In quel periodo l'Isola era diventata un vero e proprio insediamento russo, con una biblioteca, una mensa, un'infermeria, un centro assistenziale.
Era capitato così che sulla piccola isola mediterranea si preparasse la rivoluzione più grande della storia e che su quelle rocce sfilassero coloro che da lì a pochi anni avrebbero preso il potere in Russia con posizioni di primo piano nel Comitato Centrale del Soviet. Lo stesso Vladimir Iljic Ulianov, detto Lenin, all'epoca noto più alle Polizie politiche che alle masse popolari, era passato un paio di volte da quelle parti, aveva giocato a scacchi allo Zum Kater e non gli erano dispiaciute le canzoni napoletane. Mentre Gorkij curava con il sole la sua tubercolosi e scriveva le pagine più toccanti del suo capolavoro, la madre, i suoi accoliti, aumentati col tempo fino a diventare un migliaio, alternavano il rude studio della rivoluzione proletaria a lunghe partite a scacchi e a dolci bagni nel mare di Marina Piccola. Non era raro che, trascinati dalla nostalgia, tirassero fuori la balalaika per cantare sullo Scoglio delle Sirene uno struggente Volga Volga.
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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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