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La Lampadina - n. 79 ::: Marzo 2019

Cari Lettori,
in questo numero di marzo gli interrogativi che ci possiamo porre e le constatazioni che possiamo fare leggendo i vari articoli sono molteplici; si nota una certa persistenza del concetto vichiano di corso e ricorso, sia che si pensi al ritorno al legno in architettura, una bella capriola all'indietro, diretta al recupero di un'intuizione geniale rafforzata ora da una tecnologia evoluta, sia che si guardi  alla fine della seconda guerra mondiale, ma qui con la speranza che i cicli, invece, non si ripetano, anche se, qualcosa di analogo lo troviamo nell'incessante ripetizione del conflitto contemporaneo. E allora, per controvertire il ritmo, guardiamo con ottimismo alla rinascita di un paese ferito come l'Armenia, e flettiamoci con elesticità ai cambiamenti rispetto al "come eravamo" poichè sempre si dovrebbe tenere a memoria che "il domani spera sempre che noi si abbia imparato qualcosa dallo ieri!"  Buona lettura!
ICH


Lunedi, 4 marzo 2019

Buongiorno,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ARCHITETTURA - Il legno ed altri materiali, saranno il cemento del futuro?
Articolo di Massimo Cestelli Guidi e Carlo Verga

Nei tempi antichi non si guardava certo all’aspetto ambientale. All'epoca di Roma antica le case venivano edificate con pareti murarie portanti e il legno veniva usato molto per realizzare i solai e le scale. A Roma era fortissima la speculazione edilizia, nascevano palazzi di più piani in ogni dove e di altezze di 18/20 metri. Tra il Pantheon e piazza Colonna fu costruito il primo “grattacelo” del mondo si chiamava Felicula, l'insula Felicles l’altezza non è data di sapere ma sembra certo oltre i 25 mt.La gente veniva apposta da tutta la Penisola ad ammirarlo e perfino Tertulliano che raggiunto, in Africa, dalle notizie di questa straordinaria costruzione ne aveva tratto spunto per predicare contro gli eretici valentiniani diceva che questi, nel tentativo di avvicinare la creazione sino a Dio creatore, avevano trasformato «l'universo in una specie di grande palazzo mobiliato» con Dio sotto i tetti (ad summas tegulas) con tanti piani quanti ne aveva a Roma l'insula Felicles.
In tempi moderni, purtroppo, il calcestruzzo e l’acciaio hanno preso il posto del legno e in parte della muratura, hanno fatto il bello e cattivo tempo cementificando le nostre città, le campagne, le coste.
Oggi qualcosa sta cambiando, siamo più attenti all’ambiente e tutti sono alla ricerca di materiali meno inquinanti. Per forza di cose si torna in qualche modo al legno il cui utilizzo al momento è in forte ascesa.
Molti sono i sostenitori di questa nuova filosofia: a differenza della produzione di acciaio e calcestruzzo, la lavorazione del legno e a basso inquinamento, non produce grandi quantità di anidride carbonica, inoltre ha un impatto visivo e un peso della struttura notevolmente inferiore ai due concorrenti, e anche, è molto più stabile in caso di terremoti. In Italia i nuovi edifici costruiti in legno sono 3200 in crescita del 9,9 % rispetto all’anno precedente. Il primo posto lo detiene la Germania, poi Regno Unito e Svezia.

Si parla poi dei nuovi palazzi alti fino a 50 mt e i maggiori paesi dove verranno costruiti sono la Francia, l’Austria e la Norvegia. A Jesolo però, in provincia di Venezia, si costruisce l’edificio in legno più alto d’Europa: la Cross Lam Tower, alta 47 metri e mezzo: 105 tonnellate di abete per realizzare 28 appartamenti verticali.
Personalmente (M.C.G.), preferisco come materiali strutturali per l'edilizia la vecchia muratura ed il legno rispetto al cemento armato e all'acciaio. Il legno in particolare, molto utilizzato in America nel passato, meno in seguito, anche per motivi ecologici, per non depauperare troppo le foreste. Il “legno nuovo” (già in uso da tempo) è costituito da un tipo “lamellare" materiale ottenuto con colle fortissime, molto più valido strutturalmente del legno naturale perché non risente dell'andamento delle fibre e delle imperfezioni.
Qualche dubbio è per il legno lamellare per edifici molto alti, le strutture portanti di un grattacielo in legno, anche per la ragione che i pilastri occuperebbero troppo spazio ai piani inferiori. Utilizzando il legno si dovrebbero costruire edifici bassi, più umani, non più di 4-5 piani.
Quale esempio va certo segnalata la magnifica struttura in legno lamellare della Fondation Louis Vuitton a Parigi nel Bois de Boulogne. È un'opera di architettura eccezionale dell'architetto Frank Gehry (già del Museo Guggenheim a Bilbao). Opera del 2014 nella quale Gehry per la base si è ispirato ad un iceberg e per la copertura con struttura in legno lamellare alle vele di una barca anni Venti tipo coppa America. Le strutture in legno lamellare che reggono la copertura sono veramente stupende con magnifici nodi in acciaio.
La copertura è costituita da 35.000 lastre di vetro, particolare prodotte in Italia.

Poi abbiamo la Brock Commons a Vancouver, la torre più alta al mondo, 52,7 mt, per la quale si sono utilizzate strutture miste portanti in legno. Incredibile vedere il time lapse della costruzione della torre!

Un grande sostenitore del legno è Andrew Waugh dello studio di architettura Waugh Thisleton. Il Dalston Works a Londra è il più grande edificio in cross laminated timber. Ha 121 piani (totale dei piani di tutti gli edifici) 10 in ogni corpo, con un peso di un quinto di un simile edificio in cemento. Un'altra osservazione per l'edificio Dalston Works a Londra: l'edificio più alto è di 10 piani circa 33 mt.
Altri materiali che cominciano ad essere utilizzati sempre maggiormente nelle costruzioni, sono i mattoni detti adobe, a basso impatto ambientale ed anche facilmente prodotti in “casa”. In Sardegna si ha una forte produzione di questo tipo di manufatti detti, in quella zona, “ladiri”. I mattoni sono ottenuti con un impasto di terra, acqua e paglia, messi in uno stampo, e poi ad essiccare all’aria aperta sino a completa asciugatura (circa minimo due settimane o un mese). Per produrre 1 mc d’impasto per ladiri si utilizza 1 mc di terra e 1 mc di acqua, aggiungendo 0,23 % di paglia.

Sono isolanti eccellenti, hanno un forte potere traspirante e di resistenza. All’interno di abitazioni costruite con questo questo genere di “mattoni” si ha di solito un’oscillazione termica di circa due o tre gradi tra il giorno e la notte.

A Teheran, in Iran, troviamo la casa dei 40 nodi, in mattoni di Habibeh Madjdabadi e Ali Reza Mashhadi Mirza, progettata prendendo spunto dalla tradizione persiana della tessitura dei tappeti, usando i mattoni di facciata infilati in tondini di ferro a uno a uno per creare rientranze, parapetti e giochi di luce. Una nota giunta poco prima della pubblicazione: l'Ordine degli Ingegneri con l'Università di Tor Vergata (Roma 2) hanno organizzato una serie di seminari, per una settimana a Marzo, tutti incentrati sul legno lamellare (strutturale, isolamento degli edifici in legno, ecc.). Evidentemente si prevede di incrementarne l'impiego.

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La Redazione ci propone:

"Forse il segreto è non tenere i sogni nel cassetto.
Bisogna usarli. Bisogna osarli"

Renzo Piano 

VIAGGI - Come è bello viaggiare: Yeravan, Armenia
Articolo di Lucilla Crainz Laureti

Yeravan e Armenia
Soltanto un giovane pieno di buona volontà e grande iniziativa poteva pensare di organizzare una mostra di arte contemporanea a Yeravan!
Sul modello delle biennali di arte che ormai spaziano nel mondo, Fabio Lenzi decide di organizzarne una a Yeravan in Armenia! Noi che volevamo dare il nostro sostegno siamo partiti e già che c'eravamo siamo stati sia in Armenia che in Georgia.
Un capitolo a parte servirebbe per raccontare la triste storia di questa nazione e del suo popolo, il suo territorio sempre più ridotto e stretto tra stati spesso molto prepotenti! Attualmente si calcola che ci siano 9 milioni di Armeni nel mondo mentre in patria sono solo 3 milioni.
Era fine settembre, delle bellissime giornate di sole e cielo azzurro, ma se volete andare la migliore stagione è senz'altro la primavera.

Yeravan una bella città con ampi viali e piazze, molto stanno facendo per renderla più moderna e ospitale, molti piccoli e grandi ristoranti che hanno cancellato quel gusto anonimo dello stile di regime! Importanti musei e case di artisti, poeti, registi. Numerose donazioni arrivano dagli armeni all'estero come al Centro per le arti Cafesjan, enorme edificio a gradoni o lo spettacolo di suoni e luci della grande, ogni sera inizia con le canzoni di Aznavour!
Culla della cristianità, l'Armenia è ricca di monasteri, chiese rupestri e conventi, ubicati sempre in posti panoramici e isolati, su tutti incombe maestoso il monte Ararat ora in territorio Turco.

Proseguendo a nord verso la Georgia, si attraversa il grande lago Sevan tra strade montagnose e dopo 5 ore si arriva a Tbilisi.
La capitale lungo il fiume Mtkvari sta facendo ogni sforzo per avere insieme alla città storica anche un aspetto super moderno. Il sindaco, Kakha Kaladze ha lasciato la promettente carriera di calciatore (è stato nel Milan e nel Genoa) per occuparsi della sua città. Tra l'altro ha chiamato l'arch. Michele de Lucchi che ha progettato il Ponte della Pace e l'orribile Fuksas che ha fatto un grande teatro a forma di imbuto e altri edifici pubblici.
PRO - Bella vacanza - Costi molto contenuti
CONTRO - Viaggio lungo per mancanza al momento di voli diretti - monasteri ecc a volte un po' ripetitivi.

Guarda la foto gallery di Lucilla sull'Armenia

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La Redazione propone questo pensiero:

"I viaggi li vedrei di due tipi fondamentali.
Uno, quelli all'esterno dei grandi muri di idee.
Due, quelli con perforazione o salto dei muri d'idee"

Fosco Maraini

STORIA - Il giorno della memoria tra riduzionismo e negativismo
Intervento del Prof. Giuseppe de Vergottini al Quirinale - 9 febbraio 2019 in occasione del Giorno della Memoria

Credo che la ricorrenza odierna rinnovi l’invito a una sintetica riflessione sugli eventi di un periodo drammatico della storia nazionale. Oggi, grazie alla fattiva collaborazione delle Istituzioni la conoscenza di quel periodo è divenuta credibile. Il mondo dell’istruzione si è aperto al nostro tema come dimostra la presenza dei ragazzi qui presenti delle scuole. I ricercatori e gli storici approfondiscono gli argomenti. L’informazione, anche se in modo non sempre adeguato, si interessa alla nostra storia non soltanto in questa ricorrenza annuale.
Siamo tutti convinti che il ricordo non vada disgiunto da approfondimenti legati a una conoscenza di quanto accadde. E in questa direzione stiamo facendo progressi. Ma il profilo che ci interessa maggiormente è purtroppo un altro. Mentre da una parte si intende conoscere e approfondire, da altre parti si vuole minimizzare o addirittura negare i drammatici eventi che oggi ricordiamo.
Riduzionismo e negazionismo sono gli ostacoli che vengono costruiti per compromettere il processo di conoscenza. La verità è che la fine del conflitto nella primavera del 1945 non ha significato per una parte del territorio italiano l’inizio di una era di pace. A Trieste e Gorizia per un mese mezzo, in Istria e a Fiume per un lungo periodo che giunge ben oltre la data del trattato di pace del 1947, il potere comunista jugoslavo ha diffuso un clima intimidatorio, perseguitando le manifestazioni di italianità, facendo sparire nel nulla chiunque si potesse presumere come contrario alla annessione alla Jugoslavia comunista, eliminando anche i componenti dei Comitati di liberazione. Con una clamorosa violazione del diritto internazionale si procedeva ad una annessione di fatto del territorio italiano applicando la legislazione jugoslava.
La nomenclatura di Tito e l’OZNA, la sua polizia segreta, avevano operato dal maggio 1945 all’inverno 1946-’47 per diffondere un clima di insicurezza e paura nella popolazione italiana per provocarne l’esodo. L’attentato dinamitardo di Vergarolla (Pola) compiuto in zona di pertinenza angloamericana, il 18 agosto 1946 con un centinaio di morti tutti civili e decine di feriti è stata la prima strage compiuta in territorio italiano dopo la nascita della Repubblica, con il dichiarato intento di scatenare l’esodo. In quel periodo sono stati clamorosamente violati i diritti sanciti dalle convenzioni internazionali a protezione delle popolazioni civili. E le violazioni sarebbero continuate dopo il trattato di pace e il passaggio dei quattro quinti della Venezia Giulia alla Jugoslavia quando la comunità italiana sui trovò ridotta al rango di minoranza. La documentazione a nostra disposizione circa la effettività del dramma delle foibe e dell’esodo è purtroppo inequivoca. Possiamo comprender come sia compito degli storici ragionare sulle motivazioni e cause dei fatti ma giungere a volerli negare, sia affermando che gli eventi non si sono verificati nelle proporzioni che purtroppo conosciamo, sia spesso falsificando le evidenze, è una offesa che non si può ammettere.
Il tentativo maldestro di ridurre le sparizioni delle vittime degli eccidi a episodi marginali, tra l’altro interessanti unicamente fascisti e collaborazionisti, non tiene conto del fatto che nessuno delle vittime è stato mai considerato responsabile di crimini e processato. Siamo semplicemente di fronte a eliminazioni compiute a guerra finita, diciamo così, svolte in via amministrativa, senza l’ombra di capi di imputazione e processi. La verità è che si trattava di eliminare chiunque fosse considerato ostile alla annessione alla Jugoslavia del tempo. I militari prigionieri avrebbero dovuto essere protetti dalle convenzioni di guerra e non certo fatti morire dopo la cattura. I civili, anch’essi protetti dalle convenzioni internazionali, mai avrebbero dovuto subire quella sorte. Quello che è successo sono semplicemente crimini contro l’umanità e come tali vanno considerati. Quanto alla ostinata opera di minimizzazione che si sta portando avanti da tempo credo che le fonti storiche che indicano in molte migliaio gli eliminati siano purtroppo fondate e ben note.
Parliamo delle centinaia di uccisioni compiute nelle prime foibe istriane dell’autunno 1943 e delle migliaia di uccisioni dal maggio 1945 in avanti. Non entro nelle citazione dei dati disponibili. Mi limito a citare una unica fonte che non può essere accusata di fare il tifo per le ragioni degli esuli italiani. L’unico dato su cui da parte jugoslava c’è stata una chiara conferma riguarda il numero dei prelevati e portati in Jugoslavia da Gorizia: nel marzo 2006 il Ministero degli Esteri sloveno ha consegnato al Prefetto di Gorizia l’elenco dei deportati del goriziano contenente ben 1048 nominativi. Di questi è certo il numero di 600 risultati uccisi. E’ abbastanza evidente che se dal piccolo territorio goriziano si dichiara la deportazione di più di mille militari e civili, non ci vuol molta fantasia per avere una credibile misura estendendo in proporzione i numeri alle province di Trieste, Fiume, Pola, Zara.
Alla memoria delle vittime di un periodo drammatico della nostra storia nazionale e al ricordo dell’esodo è dedicato il nostro impegno soprattutto nei confronti dei più giovani.

Se vuoi ascoltare e vedere l'intervento clicca qui

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Isabella Confortini Hall condivide questo pensiero:

"Rubare la vera storia è come rubare una parte della personalità di ognuno. È un crimine. La nostra memoria è composta da una combinazione di memoria individuale e memoria collettiva. Le due sono strettamente intrecciate.
E la storia è la memoria collettiva. Quando questa viene rubata, o riscritta, non siamo più in grado di sapere chi siamo.".

Haruki Murakami dal libro "1Q84"

CULTURA – I castelli bordolesi
Articolo di Beppe Zezza

Il nome di Bordeaux è sinonimo di qualità per tutti gli amatori e conoscitori di vino: le denominazioni sono 60, gli ettari coltivati 112mila, i viticoltori circa 7.000 e il vino prodotto annualmente 5 milioni di ettolitri. (Per farsi una idea la produzione annua di tutta l’Italia si aggira sui 50 milioni di ettolitri).
Quando si parla dei vini di Bordeaux non si può fare a meno di parlare dei “castelli bordolesi” dato che la quasi totalità dei vini della zona, con solo poche eccezioni, porta il nome di un “castello”. Con il termine “castello” si indicano sia l’impianto viticolo nel suo insieme sia l’edificio di abitazione dei proprietari.
Il “castello viticolo” risale al XVII secolo, ma solo certi edifici più antichi sono stati dei veri e propri castelli nel senso architettonico del termine: il castello di Yquem, ad esempio, è conosciuto per i suoi vini sin dal XVI secolo ma la fortezza risale al Medio Evo.
I “castelli “ viticoli si sono moltiplicati soprattutto tra la metà del ‘700 e la fine dell’Ottocento, con un momento di particolare sviluppo nella seconda metà del secolo stesso, dopo la classificazione dei vini: le guide parlano solo di “qualche” castello nel 1850, questi diventano 500 nel 1870, un migliaio nel 1885 e 2000 nel 1914. Questa moltiplicazione delle denominazioni è legata alla storia.
Prima della rivoluzione francese i soli proprietari terrieri erano “i signori” – e per questo ci sono delle abitazioni “storiche” molto belle – e il vino veniva venduto “sfuso” – solo delle migliori annate si specificava la provenienza. Nel 1857 è venuta alla luce la prima legge francese sui “marchi” e di qui la necessità di associare alla propria produzione un “marchio”.
Gli edifici sono dei tipi più svariati dalla “chartreuse” (castelletto del ‘700 secondo la terminologia locale) all'abitazione neoclassica o neogotica o di ispirazione orientale. E non sono una ostentazione di ricchezza dato che spesso sono di dimensioni modeste come una “masseria” nostrana.

Poiché l’enoturismo è di moda nei giorni attuali, i proprietari consci del potere di attrazione di una cantina esteticamente curata si sono affidati a degli architetti di fama per la loro ristrutturazione. E le loro cantine sono oggetto di visite su appuntamento o fanno parte di giri eno-turistici organizzati.
Visitare un “castello” significa scoprire tutte le tappe dell’elaborazione del vino: conoscere il territorio per comprendere le caratteristiche del vino, vedere i macchinari per meglio conoscere il processo di produzione, gustare il vino per interpretarne la storia e stabilire una relazione con il vignaiolo.
Nel primo approccio il proprietario parlerà della storia del “castello”, proseguirà raccontando le caratteristiche particolari del territorio: natura del suolo, esposizione, trattamenti. La visita proseguirà con il giro del “castello” – spesso un edificio storico ricco di aneddoti, ma talvolta ancora una casa privata abitata dai proprietari. Si prenderà poi conoscenza delle diverse sale di lavorazione attraverso le quali i grappoli entranti si trasformano nel vino imbottigliato.
La visita terminerà con la degustazione del vino e con il passaggio per la “boutique” dove si potranno acquistare i diversi vini prodotti.
Allora che dire? Bordeaux e i suoi castelli si meritano una visita.

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Aloisio Caetani ci suggerisce:

"Ieri è storia, il Domani  è mistero, l'Oggi è un dono.
È per questo che si chiama presente.".

Dal film di animazione "Kung Fu Panda"

ATTUALITÀ – I MEK, chi sono costoro?
Articolo di Carlotta Staderini Chiatante

La fondazione del gruppo dei MEK, i Mujahidin del popolo iraniano, risale al 1965. Trattasi di una milizia di studenti idealisti della media borghesia che combinava l’islamismo con la dottrina marxista, anticapitalista, antiamericana, che si oppose allo Scià e contribuì alla sua caduta, spianando la strada alla rivoluzione iraniana del 1979 pur affermando di essere contrari ad un regime teocratico guidato da religiosi.
Il MEK era sostenuto in Iran dagli intellettuali e dalla classe media. Khomeini si servì del MEK per far cadere lo Scià e prendere il potere, ma lo considerava una minaccia per la realizzazione di una repubblica islamica sotto il controllo del clero. Infatti, una volta al potere, Khomeini perseguitò il MEK con ogni mezzo (stampa, tribunali, arresti, torture, esecuzioni) con l’intento di eliminarlo. Vi furono scontri tremendi tra il MEK ed i Guardiani della rivoluzione, i famosi Pasdaran al servizio del potere religioso.
Si stima che dal 1979 circa 16.000 iraniani siano stati vittime di attentati da parte del MEK e 100.000 uomini o donne del MEK furono uccisi dai Pasdaran e 150.000 imprigionati.
Nel frattempo scoppia nel 1980 la guerra Iran-Iraq (guerra che terminerà nel 1988 avendo annientato quasi una intera generazione di ragazzi). Nel 1986, i sopravvissuti del MEK alle persecuzioni di Khomeini, lasciano l’Iran e si rifugiano in Iraq, accettando l’offerta di protezione di Saddam Hussein, per il quale il MEK era uno strumento utile nella guerra contro l’Iran: infatti gli offrì armi e denaro ed ospitalità in una base militare a 80 km dall’Iran, il campo di Ashraf. In questo modo, i militanti del MEK combatteranno il regime iraniano da una posizione più sicura in territorio iracheno e sotto la guida feroce di Massoud Rajavi (oggi scomparso, e di cui ha preso il posto al comando, la moglie Maryam Rajavi), si schiera con il dittatore iracheno e attacca obiettivi civili e militari iraniani.
Naturalmente per gli iraniani il MEK diventa un gruppo di traditori.
Nella base di Ashraf, le regole dettate agli affiliati del MEK da Massoud Rajavi sono rigidissime e presentano i connotati di una setta. Nel 1990, l’Unione Europea iscrive il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il gruppo nel 2002 denuncia la corsa al nucleare dell’Iran e nel 2003 a seguito dell’invasione dell’Iraq da parte degli americani, firma un accordo con gli Stati Uniti e depone le armi. Il MEK ha un certo sostegno in alcuni settori della destra statunitense ed europea, in cerca di alleati contro l’Iran: diventa utile come arma contro l’Iran e nel frattempo inizia a lavorare per crearsi una nuova immagine in Occidente. Tuttavia il MEK non ha seguito in Iran e non è democratico e quindi non ha nessuna possibilità di rappresentare un’alternativa all’attuale regime iraniano, che diversi paesi sono intenzionati a far crollare, indipendentemente da quello che possa succedere dopo. Per gli Stati Uniti il MEK è una risorsa nel conflitto regionale tra Arabia Saudita e Iran. Nel 2009, l’Unione Europea cancella il MEK dalle organizzazioni terroristiche e nel 2012 lo faranno anche gli Stati Uniti. Durante il suo lungo esilio il gruppo è stato finanziato da Saddam Hussein e dopo di lui il MEK sostiene di essere stato finanziato da organizzazioni della diaspora iraniana e mai dall’Arabia Saudita, tuttavia nel 2016, il capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita ha partecipato al raduno annuale del MEK a Parigi.
Ed ora, dove sono questi MEK? Quando gli Stati Uniti si ritirarono dall’Iraq i MEK non erano più al sicuro. Tra il 2014 e il 2016, sono stati trasferiti su voli privati in una località dell’Albania su 34 ettari nel Nord Ovest del paese. Si tratti di circa 2.500 persone.
Durante questi trasferimenti vi furono molte defezioni. Molti fuggirono e raccontarono del trattamento crudele che veniva loro riservato all’interno del gruppo: indottrinamento quotidiano del gruppo, controllo assoluto sulla vita privata di ognuno, dissenso vietato, uso della tortura, separazione dalle famiglie, abusi verbali e psicologici costanti, il matrimonio vietato, i figli sottratti ai genitori e adottati da sostenitori all’estero. Proprio una setta.
E cosa fanno oggi questi circa 2.500 superstiti del MEK in Albania? Pare proprio abbiano costituito una “troll farm”: un’organizzazione il cui obbiettivo è quello di pubblicare un gran numero di messaggi e/o post su internet da falsi account allo scopo di provocare e influenzare punti di vista politici. Divulgano notizie false o video che provochino risentimento politico o religioso usando falsi account per inquinare il dibattito politico in Iran e cercare di destabilizzare il regime. Un’organizzazione che utilizza i propri affiliati per creare conflitti postando deliberatamente commenti provocatori da account inesistenti e quindi falsi.
Sarebbe interessante capire chi la sovvenziona.

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Carlo Verga ci suggerisce questo dialogo:

"Gli chiesi perché pensasse che i bianchi fossero tutti pazzi. "Dicono di pensare con la testa", rispose.
Ma certamente. Tu con che cosa pensi?" gli chiesi sorpreso. "Noi pensiamo qui", disse, indicando il cuore."

Colloquio tra Cari Gustav Jung e il capo indiano Lago di Montagna

COSTUME - Come eravamo 
Articolo di Lalli Theodoli

Alcuni giorni fa, ascoltando alla radio in macchina vecchie canzoni degli anni Sessanta, ne canticchiamo alcune. Una volta sapevamo tutte, ma proprio tutte, le parole a memoria.
Ecco all’improvviso una vecchia canzone portata al successo da Edoardo Vianello: “Alle Falde del Kilimangiaro… paraponzi ponzi po. Ci sta un popolo di NEGRI che conosce molti balli più famoso l’hully gully…” e prosegue con (se non fosse stato chiaro) “Siaamo i Watussi... gli altissimi negri”. Ma veramente cantavamo NEGRI? Ora ritenuto così offensivo?
Memorie di secoli fa. Lo abbiamo ballato con entusiasmo in enormi gruppi che andavano all’unisono tutti avanti, tutti indietro, tutti di fianco. Non ci ha minimamente sfiorato l’idea di essere in qualche modo offensivi. A Vianello che chiedeva ad alcune persone di colore se si sentissero ferite dalle parole della canzone è stato suggerito di non cambiare nulla.
Anni fa mi trovavo con mia sorella a Gaeta, avevamo appena fatto la spesa, enorme per un fine settimana pieno di ospiti. Cariche come muli uscivamo dal vicolo dei negozi quando dalla piazza del Comune ci sorprende una musica fortissima. Un mare di gente occupava tutta la piazza e come una grande onda si muoveva avanti e indietro alla canzone dei Watussi. Abbiamo mollato a terra tutti i nostri fagotti e ci siamo unite alla folla festante. Era la Festa dell’Unità e certo nessuno di tutti quanti ballavano nella piazza voleva essere in qualche modo scortese verso i NEGRI? NERI?

Era solo una musica allegra per un ballo divertente che, allora, sembrava non offendere alcuno. Come verrebbe accolto ora un testo di questo genere? Sicuramente un mare di polemiche e accuse di razzismo. Ma allora ballavamo felici e sereni e consci di non fare nulla di male. Sì, parlavamo fra noi della eventualità di accogliere in famiglia una persona di colore. Che sarebbe successo? Un po’ vigliaccamente ci dicevamo: “Meglio di no….ma per il loro bene. Già il creare una famiglia è difficile. Troppi problemi nell’essere una coppia mista.”
Una signora che viveva in una città multirazziale e molto aperta, ci raccontava che, essendo madre di un figlio biondissimo, ed avendone adottato uno che più nero non poteva essere, aveva saputo che quando le ragazze annunciavano a casa che sarebbero uscite con uno dei suoi due figli, le mamme con un sussulto di vera preoccupazione, con un filo di voce, un po’ vergognose chiedevano “Quale?” Aperte sì ma non in casa.
La radio prosegue nelle sue antiche scelte. È la volta di Fausto Leali, mi lascio andare un po’ sonnolenta alla musica ma poi…un sobbalzo! “Io camminerò….tu mi seguirai” e prosegue “Io lavorerò…tu mi aspetterai. E ci sembrava normale! All’epoca nessuna femminista furibonda e pizzuta è scattata furiosa urlando “Col cavolo che ti seguirò e tanto meno ti aspetterò”. Ma allora, nella maggior parte delle famiglie, LUI lavorava e LUI comandava. Lei veramente spesso seguiva in tutto e stava a casa.. ad aspettarlo. Due frasi di una canzone e la storia ci scorre davanti agli occhi. 


Le lotte per l’emancipazione femminile.
All’inizio addirittura rabbiose, per anni di prepotenze, contro il dominio maschile. Ma con gli anni siamo arrivate ad un sano equilibrio. I padri guidano orgogliosi le carrozzine con i figli di cui si occupano tantissimo. Possono addirittura usufruire ora di giorni speciali per occuparsi della prole. Le mogli che godono di una libertà economica grazie al loro lavoro non seguono, ma condividono le decisioni famigliari. Quel “Io lavorerò. Tu mi aspetterai” è finalmente valido per ambedue i sessi. Ci si aspetta a vicenda camminando felicemente appaiati.

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La Lampadina e' su Twitter...
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Dopo la nostra apparizione sul canale Twitter di novembe scorso, abbiamo deciso di condividere i nostri articoli e le nostre attivita anche attraverso il canale Instagram.
Infatti da febbraio 2019 La Lampadina inizierà a dialogare con tutti voi anche attraverso questo canale!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

 

Gli Impressionisti impressionano meno? - Anche gli impressionisti perdono terreno?
Uno stagno di ninfee di Monet con un salice piangente stimato a 40 milioni di sterline, è stato ritirato per non aver raggiunto il prezzo richiesto.
CV

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I Robot-dottori - Tra qualche tempo avremo robot in ogni dove e per ogni controllo.
Il progetto della scuola Politecnica Federale di Losanna con i colleghi di Zurigo, riguarda dei piccolissimi robot rivestiti di un nanocomposito di idrogel e contenenti microparticelle magnetiche.
Questi possono essere ingoiati o iniettati adattandosi bene agli ambienti che li ospitano, vasi sanguigni, tessuti etc.
Possono essere programmati in anticipo raggiungendo ogni obbiettivo del corpo umano che necessiti di una diagnosi precisa consegnando farmaci solo esattamente dove servono.
CV

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Le zanne di elefante: una miniera d’oro! -
La cinese Yang Feng Glan, chiamata anche regina dell’avorio, arrestata nel 2015, è stata condannata a 15 anni di reclusione più altri due anni se non pagherà la cifra di 2,8 milioni di sterline: era la mente di una banda criminale che ha contrabbandato più di due tonnellate di zanne di elefante tra la Tanzania e la Cina, per un valore di $ 5,6 milioni, tra il 2000 e il 2014.
CV

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I fossili: un mercato in espansione
Lo scorso giugno, la casa d'aste parigina Aguttes ha organizzato una vendita piuttosto insolita all'interno della Torre Eiffel con un solo lotto: un dinosauro di 8,7 metri (29 piedi).
Il gigantesco fossile ritrovato nel Wyoming nel 2015 e risalente a 157 milioni di anni fa, pare sia di una specie ancora da identificare.
Lo scheletro era stato ritrovato in un terreno privato perciò l'asta è legittima ma molto contestata dagli studiosi poichè il prezzo  di vendita dell'esemplare non è accessibile a musei ed enti pubblici e  per questo motivo non potrà diventare oggetto di studio.
L'esemplare è stato acquistato per 2 milioni di euro.

Guarda il video

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Animali pericolosi -
Da Gatenotes: gli animali più pericolosi nel mondo:
al n. 1 le zanzare che provocano 725 mila morti l’anno, poi gli umani con 475mila;
i serpenti 50mila;
i cani (rabbia) 25mila;
poi vari tipi di scarafaggi, ragni, acari, etc e poi agli ultimi posti? 
coccodrilli con 1000;
ippopotami 500;
leoni 100
e infine lupi e pescecani con sole 10 vittime l’anno.
CV

 

APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina.

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24/26 maggio 2019 
Una "tre giorni" a Napoli 

Napoli - (Immagine di guglielmodesign su Pixabay)

per svelare una città nascosta, "sotterranea", tra arte antica, residenze private e una sera al teatro San Carlo per La Butterfly.
Per info e partecipazione scrivete a:
appuntamenti@lalampadina.net
 
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Roma da amare
06 marzo 2019 - ore 20.15
Circolo A.C.E.M.
Il Tevere e Roma.

Il fiume visto come divinità, dissetatore, padre, ma anche necroforo con le alluvioni che per secoli hanno messo in crisi la popolazione romana.

Questo incontro, previsto a febbraio è stato posticipato appunto al 6 marzo causa inagibilità del circolo (maltempo del 23 febbraio).
L'appuntamento è il secondo dei quattro previsti con la prof.ssa Nicoletta Fattorosi Barnaba alla scoperta di Roma.

Il terzo incontro si terrà il
27 marzo 2019 - ore 20.15
Circolo A.C.E.M. 
Roma e i suoi ponti

Quando Roma diventa capitale esistevano solo due ponti: Ponte Milvio e ponte Sisto. La città deve vedere unite le due sponde del Tevere.
Ci soffermeremo sui ponti più importanti per la storia di Roma, iniziando da ponte Milvio fino a ponte Sisto.
Tante le storie e i fatti che hanno reso importanti questi ponti e zone limitrofe.
 

La partecipazione agli appuntamenti è prevista previa iscrizione. 

Per info su questo evento, e sull'Associazione, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

 


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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Record capelli lunghi! -
Capelli lunghi, il record è di una ragazza indiana 170,5 cm! Nilanshi Patel vive in India, nel Gujarat e ha 16 anni e non taglia i suoi capelli da quando ne ha  solo 6.
Non ci mette nemmeno tanto a lavare e pettinare la chioma: in tutto solo un'ora e mezza.
CV

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Clima e agricoltura.
L’effetto clima influisce pesantemente sui rendimenti agricoli.
Pensate che la produzione cerealicola europea del 2018 ha subito un calo del 12,2% rispetto ai raccolti del 2017.
CV

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Sotheby's all'attacco!
Per nulla scoraggiato dalle proiezioni degli esperti d'arte - e persino dal suo amministratore delegato - su una crisi del mercato dell'arte, Sotheby's ha svelato i piani per una grande espansione (30.000 mq circa) e revisione della sua sede di New York.
Il progetto ha un budget stimato di circa $ 55 milioni impiegati tra il 2018 e il 2019.
La sede rinnovata sarà aperta al pubblico il 3 maggio, giusto in tempo per le principali aste primaverili, comprese le vendite semestrali di arte impressionista, moderna e contemporanea.
CV

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Un pianeta nutrito ad hamburger!
Mc Donalds afferma che dal 1955 ad oggi hanno servito la bella cifra di 99 miliardi di persone!
CV

 

La Lampadina
LIBRI

Simona Massenzi del circolo letterario
"UMDL - Un Mercoledì Da Lettori"
ci propone il Suo commento al libro di Salter.
Buona lettura! 

"Tutto quello che è la vita"
di James Salter
Casa editrice Guanda
Pagine 364

Leggere Salter di "Tutto quel che è la vita" presuppone, a mio avviso, pazienza e curiosità; pazienza perchè, superate le duecento pagine, sembra di ritrovarsi al punto di partenza,visto che Philip Bowman, il protagonista, torna a vivere grosso modo gli stessi incontri galanti ed uguali emozioni già abbondantemente narrate agli esordi del romanzo.
Di conseguenza al lettore viene richiesta anche una accesa curiosità, perchè le storie amorose che compongono la biografia di Bowman sono sostanzialmente intercambiabili, e quindi - impertinente- si fa strada la domanda "vado avanti?"
Ecco perchè io sono andata avanti nella lettura.
Sicuramente per la ricchezza e la raffinatezza della scrittura, ma non per gli osannati dialoghi, per le avvincenti pagine di guerra iniziali, e per un altro grande protagonista del romanzo, lo stile di vita americano della upper class, sia quella degli Stati del sud che quella newyorkese, con il suo decalogo di consuetudini, attraverso il racconto di uno scrittore attento ad ogni dettaglio.
È quello il contesto in cui si muove Bowman, che ci rende spettatori di una patinata ed elegante serie di casuali e fortunati incontri con affascinanti rampolle d'alto bordo, stillanti freschezza e bon ton, o donne di iconica bellezza, divorziate o separate o sul punto di divernirlo, talvolta alcolizzate, qualche altra solo annoiate, ma sempre comunque eleganti. 

Afroditi che vengono accolte, o accolgono con acrobatica sensualità il protagonista, seduttore quasi suo malgrado, e per questo tanto più affascinante, almeno nelle intenzioni dell'Autore.
Salter, ha scritto questo romanzo ad 89 anni, ed ha dimostrato un talento superlativo nel tessere la singola pagina, mentre con più fatica riesce a condurre l'intreccio attraverso il caleidoscopio di personaggi che popolano la vita professionale e l'universo privato di Bowman e che a loro volta spacchettano storie all'interno di altre storie.
Il limite di questa straripante fantasia organizzativa sta nell'affanno che essa stessa reca all'intreccio.
"Tutto quel che è la vita" è un treno regionale che si ferma ad accogliere passeggeri ad ogni stazione, e ad ognuno l'Autore rivolge attenzione e cura; poi si sterza di nuovo per tornare verso il sentiero principale, il fluire della vita di Philip Bowman, editor che riesce ad affermarsi con elegante leggerezza ed invidiabile facilità, collezionando amicizie giuste e facendo scelte professionali tecnicamente vincenti, attraversando, con duttilità e classe innata, il periodo storico più fertile dell'american dream.
Salter riporta a casa, dalla battaglia di Okinawa, il tenenente Philip Bowman per farne la vera incarnazione dell'American Dream, il ragazzo portatore dei sani principi patriottici, attaccato fortemente alla famiglia ma pronto a lasciare la provincia per la sfida nella Grande Mela, dove - tra un long drink, un pranzo al ristorante per i soliti noti, in una corroborante atmosfera di arguzie tra bien élevés, consuma il suo tempo, dedicandosi come afferma verso la fine del romanzo (ma si era capito anche prima!), alla sua vera specialità, le Donne, avendo messo le basi al miglior viatico per la senescenza: l'assoluta certezza di non avere altri sogni nel cassetto da realizzare e rimpianti nella propria vita.


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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA LEGGERE: L’educazione” di Tara Westover. 
Copertina del libro "L'educazione"Un best seller negli Usa che racconta la vita di una famiglia di mormoni intransigenti. Le paure, le ansie e una visione del mondo assolutamente diversa con tutti problemi di socialità e rapporti con le istituzioni etc, superati solo con la fuga.

DA ASCOLTARE: Giovani voci crescono. 
Documento molto raro: un Ave Maria che risale al 1950.
Il ragazzino che canta con Mario Lanza non è altro che Luciano Pavarotti: ascoltate fino alla fine.
Mario Lanza è deceduto nel 1959 all'età di 38 anni, ma la cosa più "sorprendente" è il piccolo corista che canta con lui.
Farà la sua strada.
Cliccate qui per vedere e ascoltare!

 
MOSTRE
 Ecco le segnalazioni della Redazione

Milano

Palazzo Reale: Antonello da Messina. Dentro la pittura. A cura di Giovanni Carlo Federico Villa.
Palazzo Reale ospita 19 opere in mostra e tra queste anche la famosa Annunciata direttamente dalla Sicilia così come San Girolamo nello studio direttamente da Londra.
Una mostra, come detto da Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale: "dedicata a chi sogna, a chi ha obiettivi ambiziosi e ha il coraggio di realizzarli, come Antonello Da Messina. E a chi è convinto che la bellezza possa salvare il mondo".
Fino al 02 giugno 2019

Museo Diocesano Carlo Maria Martini: Lucio Fontana. Le due pietà per il Duomo di Milano.
Il Museo offre un confronto tra le due versioni in gesso della predella raffigurante la Pietà e il bozzetto vero per la pala monumentale dell'Assunta commissionata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano e realizzati da Lucio Fontana.
Fino al 5 maggio 2019

Galleria Cardi: Dan Flavin.
Una retrospettiva personale dell'artista minimalista americano Dan Flavin organizzata in collaborazione con l'Estate di Dan Flavin ed accompagnata da un catalogo illustrato che include un saggio dello stimato critico d'arte italiano Germano Celant. 
La mostra presenta quattordici opere luminose dalla fine degli anni '60 agli anni '90 che mostrano l'evoluzione di oltre quattro decenni delle ricerche dell'artista sulle nozioni di colore, luce e spazio scultoreo, portando il visitatore in una sorta di paradiso. 

Fino al 28 Giugno 2019


Ferrara
Palazzo dei Diamanti: Boldini e la moda.
A cura di Barbara Guidi con la collaborazione di Virginia Hill.
NL35 - Boldini - la divina in bluNell'opera di Boldini la moda ha rivestito un ruolo essenziale: colta inizialmente per quel suo essere quintessenza della vita moderna, diviene ben presto un attributo essenziale e distintivo della sua ritrattistica.
La mostra indagherà per la prima volta, il lungo e fecondo rapporto tra Boldini e il sistema dell’alta moda parigina e il riverbero che questo ebbe sulla sua opera di ritrattista oltre che su quella di pittori come Degas, Sargent, Whistler e Paul Helleu.
L'esposizione è ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno cantato la grandezza della moda come forma d’arte, da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio,
Fino al 2 giugno 2019

Roma
Galleria d'Arte Moderna: Donna. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione.
Curatori: Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi, Daniela Vasta.
L'esposizione propone 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte prima o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d'arte contemporanea capitoline, a rappresentare come l'universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell'attenzione artistica.
"Le donne devono essere nude per entrare nel Met?" - era uno slogan di un collettivo femminista di artiste statunitensi.
La mostra in effetti è una riflessione sulla figura femminile attraverso la visione di artisti che hanno rappresentato e celebrato le donne nelle diverse correnti artistiche e culturali tra fine Ottocento ai giorni nostri.
Il nudo femminile come forma da studiare, modello di bellezza, di erotismo o di ludibrio.
La modella diventava, di volta in volta, musa ispiratrice, o la fonte di ogni peccato, o l'esempio di virginale maternità. 
Fino al 13 ottobre 2019

Vai alla pagina delle mostre sul sito!


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Pensiero Laterale
Ago e filo 

Nel 1865 fu deciso di far dipingere un ritratto del Duca Giacomo di Monmouth.
Prima che il pittore cominciasse il suo lavoro, fu necessario reperire un ago e un filo.
I vestiti del Duca erano assolutamente in ordine, perchè dunque questa richiesta?


Guarda qui la soluzione...

La Lampadina Racconti

"Villa Berg"
di Carina e Valerio Bernini

Premessa
Alla fine dell’800, Mosca è una città di grande bellezza, che unisce all’aspetto "fiabesco" dei suoi monumenti (il Cremlino e le mura degli Architetti italiani, le Cattedrali del Beato Basilio sulla Piazza Rossa e quella del Salvatore, i monasteri disseminati lungo le vie di accesso alla città, le mille e più chiese) la molteplicità e il fascino delle architetture dei palazzi e degli edifici pubblici: il neoclassicismo di Caterina II, lo Stile Impero sui grandi viali insieme ai primi edifici Liberty, il prevalente stile russo (il Museo storico, la Duma).
La crescita urbanistica ha raggiunto e superato l'Anello dei giardini: ville e palazzi crescono innumerevoli, secondo criteri di libertà artistica ed architettonica, che attingono ad epoche diverse e si ispirano all'arte teatrale, portando nelle dimore dei ricchi mecenati "il raffinato estro artistico del Secolo d'Argento" (Svidkovskij).
Tra le famiglie dell'aristocrazia moscovita e dell'alta borghesia, I Berg, nobili di Perm, arricchitisi con attività imprenditoriali (industria della ghisa) e minerarie (in particolare, la Compagnia per l'estrazione dell'oro in Siberia), acquistano una proprietà a Denezhnypereulok, in un quartiere storico, il Vecchio Arbat. Nel maggio 1897 Serghiej Pavlovitch, "gentiluomo ereditario", il cui padre, Pavel, è stato il maggior autore delle ricchezze della famiglia, affida all'Architetto Piotr Samoilovitch Boizov l'intera ricostruzione della proprietà e la realizzazione di un palazzo che richiami lo stile del Rinascimento italiano.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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