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La Lampadina - n. 81 ::: Maggio 2019

Cari Lettori, questo numero di maggio sembra imperniato casualmente sul concetto di "Misura": a fine maggio saranno ridefinite le unità di misura che conosciamo; su quelle del cosmo e dell'infinitamente piccolo continuiamo ad interrogarci da quando è apparso  l'uomo sulla Terra. E che dire del colosso costruito da Hirst e che ora veglia bonario e un po' inquietante sui placidi bagnanti di una piscina di un lussuoso casinò a Las Vegas? Cosa invece può misurare la nostra abilità ad imbrigliare la forza della natura per renderla amica, o ancora, la conoscenza che si acquisisce con il percorrere strade nuove o già battute ma con occhi sempre nuovi, per cogliere ciò che di incommensurabile forma l'essenza dell'Uomo?
Buona lettura!
ICH


Mercoledi, 8 maggio 2019

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ARTE - Damien Hirst Venezia 2017 – Las Vegas 2019
Articolo di Carlo Verga

Vi ricordate del Demone alto 20 metri, opera di Damien Hirst, esposto a Venezia a Palazzo Grassi? Faceva parte del progetto della ”Incredibile nave naufragata” da Lui portato avanti per oltre 10 anni. La monumentale statua senza testa, è stata acquistata, qualche mese fa, da un hotel di Las Vegas.
Il progetto di Damien Hirst grandioso e fantasioso nasceva da un ipotetico ritrovamento nel 2008 dell’“Incredibile”, la nave naufragata che trasportava il tesoro accumulato dallo schiavo liberto Cif Amotan II di Antiochia vissuto tra la metà del I Secolo e l’inizio del II secolo d.C. Dopo l’affrancazione, Amotan divenuto immensamente ricco, aveva creato una stupefacente collezione di opere d’arte provenienti da ogni angolo del mondo antico. Caricati i suoi cento tesori sull’Apistos (in greco per Incredibile), la nave sarebbe stata diretta ad un tempio appositamente fatto edificare da lui per ospitare le opere. La nave naufragò, se ne persero le tracce fino al 2008 anno del ritrovamento.
La mostra è stata la più grande manifestazione delle opere di Hirst concentrate in due sedi prestigiose: Punta della Dogana e Palazzo Grassi. A progetto concluso, tutto l’incartamento, i disegni, i bozzetti etc sono stati portati in vari paesi europei, ma principalmente in Germania dove le opere sono state “stampate” con copiatrici 3D, macchine speciali e altri sistemi, poi controllate dall'autore ed infine esposte a Venezia.
Molte le domande dei visitatori sul dopo mostra, incuriositi di quale sarebbe stata la sede finale delle varie opere, il loro valore nel tempo e ogni altra curiosità rimasta allora, senza risposta.
La notizia più curiosa è quella che riguarda il Demone finito in un hotel di Las Vegas. Il Palms Casino Resort ha annunciato che installerà questa scultura alta 20 metri, di fronte alla nuova piscina dell'hotel questa primavera. Gli albergatori miliardari, i proprietari di casinò e collezionisti Frank e Lorenzo Fertitta lo hanno acquistato, sembra, ad un prezzo di circa 14 milioni di dollari.
L'hotel e il casinò di Las Vegas dispongono già di un bar progettato da Hirst, completo di uno squalo tigre lungo 13 piedi diviso in tre parti galleggianti in vasche d'acciaio. Ci sono inoltre non meno di 16 dipinti a tinte della serie "Pharmaceutical" dell'artista, oltre a sottobicchieri, fiammiferi e altri accessori progettati appositamente per il bar. Il direttore creativo della Palms, Tal Cooperman, ha organizzato un'imponente esposizione di opere di altri artisti tratte dalla collezione dei fratelli Fertitta. I giocatori d'azzardo e gli ospiti dell'hotel sono circondati dalle opere di Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Takashi Murakami e Richard Prince, tra gli altri, e di artisti di strada come Adam Parker Smith, Revok, Eric Haze, Scott Hove, Felipe Pantone, James Jean e Timothy Curtis.
Qualche notizia su questo “straordinario” albergo? Il costo della sua ristrutturazione è stato di 690 milioni di dollari e comprende una suite progettata dallo stesso Damien Hirst la "Empathy Suite". La suite è arredata con mobili Hirst su misura, ha sei opere originali tra cui Winner/Loser (2018), due squali toro sospesi in formaldeide in un serbatoio bianco incassato nella parete della suite; Casino Royal (2018), una collezione di 10 farfalle di motivi a farfalla su tele monocrome verniciate a lucido; e gli armadietti dei medicinali intitolati Vegas (2018), The Winner Takes It All (2018) e Money (2018).
La suite dispone anche di un bar con una strana forma ricurva, a 13 posti creato da Hirst e, il cui bancone, è pieno di rifiuti medici (bah?), tra l’altro in forte contrasto con il meticoloso ordine degli oggetti nei vari armadietti dei medicinali disposti nei dintorni. Sopra la barra centrale del bar, ci sono due vetrine che contengono uno scheletro di marlin e un marlin “tassidermato, il titolo dell’opera Hirst's Here for a Good Time, (2018)”.
Bene, per una suite del genere non volete pagare almeno 200 mila dollari per minimo due notti di permanenza? Tenete presente che se siete cliente del casinò potete scommettere da $ 150.000 a $ 400.000 in una singola scommessa, e forse di più, a seconda della linea di credito accordata. Spendere quindi 200 mila dollari non dovrebbe fare molta differenza. Lo stesso concetto vale se siete clienti di Hirst considerando che le sue istallazioni valgono milioni di dollari. Il record d'asta dell'artista è attualmente di $ 19,2 milioni, fissato per l'armadietto delle medicine del 2002, alla Sotheby's London, durante il picco del mercato del 2007, … che sono, quindi, 200mila dollari per molti dei clienti che frequentano l’Hotel?
Ci penso, mi incuriosisce, ma ho paura che difficilmente mi vedrà loro ospite, magari un drink?

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Per Allegra Hall:

"“Tieni il viso sempre rivolto verso il sole
e le ombre cadranno dietro di te”

Walt Whitman

ABBIAMO OSPITI/FISICA - Unità di misura
Articolo di Gian Carlo Ruggeri

Dal 20 maggio di questo anno avrà inizio, in tutto il mondo, una rivoluzione silenziosa, di cui il normale cittadino non avrà contezza. Si tratterà di un transito basilare sotto l’aspetto culturale, economico e per la ricerca scientifica. Alla data succitata, infatti, saranno definite di nuovo tutte le unità di misura: i loro riferimenti non saranno più costituiti da modelli - campione, ma dalle costanti universali della fisica. Queste sono dei numeri che non cambiano, come, ad esempio, la velocità della luce, la carica di un elettrone e la costante di Planck (h).
Facciamo un salto indietro: nel 1960, la comunità scientifica ha dato vita ad un Sistema Internazionale, denominato SI (Standard International) usato quasi in tutto il mondo. Questo Sistema è basato su sette unità fondamentali: il chikogrammo, il metro, il secondo, l’ampere, il kelvin, la mole e la candela. Non molto tempo dopo il 20 maggio 1875, data alla quale diciassette Paesi firmarono la Convenzione del Metro e, quindi, nacque la Metrologia moderna, il metro, inizialmente definito come “1/10 milionesimo del quarto del meridiano terrestre, compreso tra il Polo nord e l’Equatore, che passa per il meridiano di Parigi”, nel 1889, nella Prima Conferenza internazionale di pesi e misure, si decide di usare riferimenti solidi e, quindi, si creano dei campioni materiali del metro e del chilogrammo: il primo costituito dalla Barra n. 27 di platino – iridio conservata alla temperatura costante di 0°C, il secondo (Grand – Kilo) da un cilindro di altezza e diametro pari a 0,039 m, in lega di platino – iridio. Ma i campioni materiali si alterano nel corso del tempo: il metro diminuisce in lunghezza e il chilogrammo, seppur conservato sotto tre campane di vetro ed in cassaforte, ha subito un calo ponderale di 50 microgrammi durante la propria esistenza. È evidente che se questa differenza potrebbe essere troppo piccola e priva di importanza costruendo degli hamburger, ai fini delle misurazioni scientifiche, che devono possedere un elevatissimo grado di precisione, la definizione del chilogrammo può causare seri problemi. Per questo, la definizione del metro, nel corso degli anni, è cambiata due volte ancora: la prima volta nel 1960, ancorando la definizione stessa ad una transizione dell’isotopo 86 del Kripton e la seconda nel 1983, allorché, nella XVII Conferenza Generale di pesi e misure essa diviene “La distanza percorsa dalla luce nel vuoto in 1/299 792 458 di secondo”.
Il tempo passa, però, e le unità fondamentali di misura da tre (metro, chilogrammo, secondo), sono diventate sette (in più vi sono l’ampere, le unità di misura della temperatura, la mole e la candela – fra queste ultime due, la prima serve per misurare la quantità di sostanza e la seconda per l’intensità luminosa). Nel frattempo, il “secondo”, definito come “1/86400 del giorno solare medio”, ha subito un accorciamento a causa dell’allungamento delle giornate causato dall’interazione gravitazionale Terra - Luna e dalle forze di marea, e, pertanto, nel 1967 viene adottato il secondo del Tempo atomico internazionale (la durata di 9 192 631 770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di Cesio – 133) e, quasi contemporaneamente, anche la candela ha subito due definizioni correlate a due costanti. A conti fatti, pertanto, restando da ridefinire il chilogrammo, l’ampere, il kelvin e la mole, la 26^ Conferenza generale di pesi e misure (Versailles, 13/16 novembre 2018) ha adottato il nuovo Sistema SI, che – appunto – andrà in vigore il prossimo 20 maggio 2019, data in cui, come su accennato, oltre alle tre unità di base definite secondo costanti della fisica, oggi in vigore: il secondo (dal 1967), la candela ( (dal 1979) e il metro (dal 1983), verranno aggiunte il chilogrammo (secondo la costante di Planck), l’ampere (A, in termini di carica elementare), il grado Kelvin (K, costante di Boltzmann)e l’ampere (A, costante di Avogadro: numero di atomi presenti in 12 grammi di carbonio 12).

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Beppe Zezza condivide questo pensiero:

"I critici sono come gli eunuchi di un harem:
sanno come si fa,
lo vedono fare tutti i giorni,
però non sono capaci di farlo".

Brendam Behan

PIANETA TERRA - Centrali elettriche mareomotrici
Articolo di Beppe Zezza

Quando oltre cinquant’anni orsono frequentavo il corso di laurea in ingegneria elettrotecnica, in una delle materie di studio si prendevano in esame i possibili modi per produrre energia elettrica per applicazione industriale, diversi da quelli già in essere all’epoca (termico, nucleare, idraulico). Tutti fondati sullo sfruttamento della energia disponibile in natura. Allora erano presentati come “futuribili” per la mancanza di una tecnologia sufficientemente sviluppata.
Le centrali eoliche, parte (ahimè), del panorama in molte aree del paese e i pannelli fotovoltaici che vediamo ovunque, sia sui tetti delle case sia su degli appezzamenti di terreno sono diventati ora una realtà.
Ma oltre allo sfruttamento dell'energia del vento e di quella del sole, si parlava allora anche dell'energia delle maree.
Mi sono chiesto: in questo settore a che punto siamo? Sono stati fatti progressi? Una centrale mareomotrice è attiva in Francia fin dal 1966. Questo impianto sfrutta lo stesso principio delle centrali idroelettriche poste sui corsi d’acqua che sfruttano le differenze di altitudine. Quando la marea è alta, l’acqua, attraverso le turbine, fluisce dal mare aperto a un bacino riempiendolo, quando la marea è bassa, sempre attraverso le turbine, l’acqua rifluisce dal bacino al mare aperto. il dislivello che si crea tra alta e bassa marea raggiunge in quel luogo (St Malò)  la ragguardevole altezza di 13,5 m – questo ha permesso di realizzare una centrale con una potenza “installata” [potenza massima producibile] di 240 MW che fornisce circa il 3% dell’energia elettrica consumata in Francia.
Impianti di questo tipo non hanno però avuto grande diffusione perché pochi sono i luoghi nei quali la differenza di livello tra alta e bassa marea (ampiezza di marea) è significativa e, contemporaneamente, la topografia permette la realizzazione delle opere necessarie.
La centrale di questo tipo più grande al mondo si trova in Corea de Sud.
Più recentemente invece si sono realizzati impianti che sfruttano un diverso principio: sono le correnti prodotte dalle maree a muovere le turbine– se volete è un principio concettualmente simile a quello delle centrali eoliche.
L’alternarsi della alta e bassa marea provoca l’insorgere di correnti, se nel mezzo di queste correnti si pongono delle turbine, ancorate al suolo che muovono dei generatori collegati alla terraferma mediante dei cavi elettrici, l’energia elettrica prodotta può essere convogliata al sistema elettrico della terraferma.
Il maggiore di questi impianti fino ad ora realizzato si trova nel Nord est della Scozia, nel tratto di mare che separa le isole Orcadi dalla terraferma. Al momento sono in funzione solo 4 turbine da 1.5 MW ciascuna ma per l’anno in corso è prevista l’installazione di altre 49 turbine fino a raggiungere una potenza complessiva di 73.5 MW. (Per farsi una idea di che cosa significhi questo numero si tenga presente che la potenza elettrica installata in Italia ammonta a oltre 117.000 MW).
L’aspetto più interessante è che questo tipo di installazioni richiede investimenti molto inferiori e molti di più sono i siti potenzialmente interessanti.
Al momento la tecnologia è ancora in fase pre-commerciale e sono necessari investimenti in ricerca perché si possa pensare a una applicazione su larga scala ma ci si può attendere che saranno realizzati molto più largamente che non quelli “tipo St Malo”.
Ci sono anche altri progetti che pensano al mare come fonte di energia: impianti mossi dalle onde, impianti che sfruttano la differenza di temperatura tra le acque superficiali e quelle profonde, impianti che sfruttano le differenze di salinità, ma tutti questi sono ancora in una fase ancora più acerba.
Il diffondersi della mentalità “ecologica” che privilegia l’impiego delle “fonti rinnovabili” fa pensare che sempre più risorse saranno destinate alla ricerca in questi settori. Tra qualche anno se ne parlerà più diffusamente.

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La Redazione:

"Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare: guardate le stelle invece dei vostri piedi”.

Stephen Hawking

ABBIAMO OSPITI/COSMO: l’Infinito
Articolo di Massimo Cestelli Guidi - Autore Ospite de La Lampadina

Quando si sente il termine “Infinito” la prima idea che viene in mente è la reminiscenza letteraria, la poesia di Leopardi. Ma in realtà che cosa è l’Infinito? Il concetto di Infinito è legato al concetto di “limite” definito nel campo matematico, ossia qualcosa di irraggiungibile e non definibile dalla mente umana. Leopardi poteva solo con l’immaginazione pensare a quello che avrebbe potuto esserci oltre “l’orizzonte”. Oggi siamo andati molto più lontano, anche dove l’uomo non solo non può vedere, ma neanche può immaginare. L’Infinito è nelle due direzioni: infinitamente grande e infinitamente piccolo. Una rappresentazione geometrica nel piano è costituita da due curve iperboliche che tendono a due rette orizzontali senza mai raggiungerle. Le curve possono rappresentare, ad esempio, i risultati delle molteplici ricerche effettuate nel tempo. Delle quattro dimensioni dell’Universo, consideriamo le tre dimensioni dello spazio (lo spazio che noi vediamo è a tre dimensioni), anche se pure alla quarta dimensione, il Tempo, si applica il concetto di infinito. Per l’infinitamente grande dello spazio cosmico, i cosmologi sono riusciti a captare e vedere una galassia distante dalla Terra 2 miliardi di anni luce (l’anno luce è una misura di distanza, ossia la distanza che percorre la luce in un anno, luce che viaggia alla velocità di 300.000 Km. al secondo). Il puntino luminoso che rappresenta la galassia si è visto in un filmato, proiettato al Geode, alla Villette a Parigi, filmato ripreso dal telecopio Hubble che ruota intorno alla Terra. Il primo pensiero che ho avuto vedendo questa galassia distante 2 miliardi di anni luce è stato: ma noi la vediamo nella posizione di due miliardi di anni fa! Chissà dove è finita oggi, dove lo potremmo vedere solo fra 2 miliardi di anni (è pleonastico dire “Chi vivrà vedrà!”) Oltre quella distanza non si percepisce più nulla visivamente, ma si arriva a captare galassie lontane 14-15 miliardi di anni luce, praticamente le captiamo all’epoca subito dopo il Big Bang. Ci si rende conto che i Cosmologi, indagando nell’Universo, vedono o captano sistemi stellari e galassie come erano e dove stavano anche nel lontano passato. Non possiamo vedere attualmente come era l’Impero romano 2000 anni fa, ma possiamo vedere dove si trovava all'epoca un sistema stellare distante da noi 2000 anni luce.
L’infinitamente piccolo.
Sono note le ricerche effettuate nel campo della Fisica per rilevare particelle di materia sempre più piccole. Nel lontano passato si pensava all'atomo come particella indivisibile, ma poi nel passato più recente, con i grossi acceleratori di particelle, realizzando collisioni di particelle, si sono rilevate particelle sempre più piccole, una delle ultime è stata la così detta “particella di Dio “. Attualmente gli Scienziati lavorano in una dimensione estremamente piccola. Sappiamo delle ricerche nel campo delle nano-tecnologie, lavori che dobbiamo inquadrare nella dimensione “nano”. Nano è un’unità di misura del Sistema di misura Internazionale (S.I.), sistema che prevede a scendere dalle unità di misura di base (metro, grammo, ecc.) a misure sempre più piccole, i prefissi: milli, ossia un millesimo della unità di misura di base (millimetro, milligrammo, ecc.), micro un milionesimo dell’unità di base e nano un miliardesimo dell’unità di base. Se dividiamo un millimetro in un milione di parti, 1 nano è una di queste parti, ossia un milionesimo di millimetro. Possiamo quindi immaginare su quale dimensione si lavora per le nano-tecnologie! Nel campo medico è in atto una ricerca molto interessante nell'ambito delle nanotecnologie. Si stanno elaborando nano-robot da immettere nell'organismo umano quando è affetto da tumore, per debellare le cellule tumorali. È affascinante l’idea che questo esercito di nano-robot vada a combattere ed annientare le cellule maligne del tumore, senza danneggiare le cellule sane. Se la ricerca avesse successo non si praticherebbe più nei soggetti affetti da tumori maligni la chemioterapia e la radioterapia, terapie che purtroppo quasi sempre, annientando le cellule maligne, danneggiano anche le cellule sane. Con le ricerche attuali rivolte all'infinitamente grande e all'infinitamente piccolo, sembrerebbe di essere arrivati vicino al limite dell’Infinito. Ma poiché questa situazione la si pensava raggiunta anche 50-70 anni fa, sicuramente il futuro ci riserverà altre scoperte con risultati ancora più vicini ai due limiti dell’Infinito.

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La Redazione:

“I cimiteri sono pieni di persone che pensavano di essere indispensabili”

George Clemenceau

ABBIAMO OSPITI/CULTURA: la pastiera delle Sirene. La pastiera napoletana. Le sue origini.
Articolo di Elvira Coppola Amabile - Autore Ospite de La Lampadina

L’ineffabile dolce napoletano denso di aromi di storie di miti, veniva per lo più consumato nelle famiglie, quasi con la sacralità di un rito, durante i giorni della Pasqua. Oggi si consuma tutto l’anno.
Tante le spiegazioni della sua origine. Cominciamo da lontano, dalle rive del golfo incantato di Napoli, quando la città ancora non esisteva. C’era solo una sirena innamorata. Si chiamava Partenope e si era invaghita di Ulisse che si era fatto legare all’albero della nave per non farsi ammaliare. E invece a restare incantata fu la piccola sirena. Ulisse l’aveva affascinata ma ripartiva ahimè ignorandola. Non ricambiava il suo infatuamento. Partenope pianse implorò gli dei. Li supplicò affinché Ulisse l’amasse. Mandò giovani fanciulle con offerte e doni votivi per ingraziarseli. Ricottine fresche. Miele. Grano. Fiori di zagare profumati. Uova. Ma le sue preghiere non furono esaudite. Ulisse ripartì per tornare alla sua Itaca. Partenope disperata si suicidò. Allora gli dei impietositi la trasformarono in un’isola e l’adagiarono nel mare. Per questo Capri vista da est ha la sagoma di una sirena distesa su un fianco. Gli dei mandarono le ninfe a raccogliere i preziosi ingredienti regalati da Partenope trasformandoli in un profumato delizioso dolce. Lo lasciarono sulla spiaggia in dono agli umani. Da allora tutta la distesa marina prese il nome della sirena Partenope. Nasceva così inondata dagli aromi della pastiera la cittá che ora si chiama Napoli.
Un’altra leggenda racconta che i doni erano portati al mare dalle donne dei marinari. Erano le preghiere per scongiurare i naufràgi, per invocare protezione con l’augurio di una pesca abbondante. Allora per le popolazioni la pesca era garanzia di sopravvivenza. Anche in quel caso mani misteriose confezionavano la Pastiera con farina miele grano uova ricotta uova e aromi di fior d’arancio. E la lasciavano sulla spiaggia dove prima erano le offerte.
E poi c’erano le favole che si raccontavano nelle famiglie.
Nonna mi parlava di fate e sirene che giocavano insieme. Di fate che ricamavano fiori sugli alberi a primavera e sirene che nelle notti di luna affioravano per cantare con le fate. Si scambiavano graziosi doni. Le fate regalavano ramoscelli di fiori sassolini colorati piume.. le sirene portavano conchiglie madreperle pezzetti di corallo. Una volta le sirene fecero un dispettuccio alle fate rubando l’aroma segretissimo dei mille fiori che le fate avevano lasciato incustodito. Un litigio che durò 40 giorni(la quaresima dura 40gg e il grano deve stare ammollo 40gg) In quei giorni le fate disperate nuotarono inseguendo le sirene per riprendersi il profumo dei fiori. Finalmente la pace fu fatta quando le sirene pentite restituirono l’aroma dei mille fiori racchiuso in un’ampollina e trasformato in un’acqua aromatica. E per farsi perdonare avevano preparato un dolcetto: la pastiera. La ricetta del dolce della pace dell’amore dell’amicizia fu donata agli umani perché lo preparassero per dare e chiedere amore. Tante storie che mescolano antiche credenze e sincretismi di religioni mitologie necessità popolari. Ma con sempre questo finale di convivio e di pace.
A me è capitato di viaggiare in Egitto in Turchia e nella zona del Magreb. Spesso ho gustato intingoli con ingredienti simili a quelli con cui si prepara la pastiera. Sempre profumati di vaniglia e di fiord’arancio. Dall’oriente arrivavano le spezie aromatiche le arance e le formaggette simili alla ricotta le producevano tutte le popolazioni dedite alla pastorizia.
Come si fa la pastiera? Si fodera il classico ruoto da pastiera imburrato e infarinato con la pasta frolla. Questa si fa impastando 600g di farina con 6 rossi 300g di burro 300g di zucchero una grattugiata di buccia di limone un pizzico di sale. Si riempie con 700g di ricotta lavorata con 700g di zucchero,un cucchiaio di miele, 8 uova intere e due chiare. 700g di grano bagnato, una bustina di vaniglia, 10cc di acqua di mille fiori o fior d’arancio e la buccia grattata di un arancia. Si aggiungono scorzette candite di arance o di cedro. Si sistemano le striscioline e si inforna a calore moderato (150-160) per circa un’ora. Si deve gonfiare piano piano. Se l’odore inebria sta venendo buona. Questa quantità riempie un ruoto di circa 34cm.
Si consuma con le persone che si amano.

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La Redazione:

"In cucina funziona come nelle più belle opere d’arte: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’intenzione che l’ha fatto nascere."

Daniel Pennac

LA LAMPADINA/NOTE DI VIAGGIO: alla scoperta della Lucania
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

Eravamo tanti alla stazione Termini lo scorso 12 aprile, e ci siamo imbarcati, molto entusiasti, destinazione la Lucania (con Aliano, Matera e San Basilio) per partecipare al nuovo viaggio organizzato dalla Lampadina. Tanti, ma in armonia e perfetta disciplina.
Arrivati a Salerno, presi in carica da Felice, il simpatico autista che ci seguirà nei nostri vari spostamenti, attraversiamo tutto il territorio dei calanchi lucani, con le sorprendenti formazioni geologiche i cui costoni alternano il colore ocra giallo con un bel verde primaverile. Giungiamo ad Aliano, pronti, dopo un serio pasto dal Sisina la Contadina, a percorrere con l’aiuto della guida Teresa le strade del paese alla ricerca dei luoghi citati da Carlo Levi nel suo libro “Cristo si è fermato a Eboli”.
In fine giornata ci aspetta Matera. Che luogo affascinante! Basta affacciarsi, in prima serata, sul terrazzo di Piazza Vittorio Veneto per dare uno sguardo al Sasso Baresano, uno dei quartieri della città illuminato ad arte. C’è tanta impazienza di scendere tra i vicoli, di penetrare nelle grotte, di avventurarsi su questo territorio così antico, dove l’uomo dai primi albori della civiltà si è rifugiato sul fianco delle gravine per occupare le numerose aperture scavate nella roccia. Ci aspetta un'eccellente cena raffinata ed elegante accompagnata da vini di alta qualità al ristorante La Gattabuia, ricavato dall'antico carcere. 
Che gioia cominciare, sabato mattina, la nostra giornata di visita nonostante la pioggia. Giovanni Ricciardi, la guida, dopo un interessante riassunto della storia di Matera, ci porta nei segreti della città e in primis ci fa scoprire il Palombaro lungo, uno dei grandi serbatoi sotterranei dove veniva raccolta l’acqua necessaria alla sopravvivenza degli abitanti della città. Si scoprono un’infinità di meraviglie: le chiese del Santo Spirito, di San Giovanni Battista e la cattedrale romanica con i suoi affreschi ispirati alla Divina Commedia che parlano di giudizio universale. Si percorre a piedi il nucleo primogenito dei Sassi, il Sasso Caveoso e i suoi segreti, la casa grotta, Santa Lucia alle Malve e anche un particolarissimo Musma (Museo della Scultura Contemporanea di Matera) nella suggestiva cornice di  Palazzo Pomarici (XVI sec.) dove gli spazi museali sono ricavati negli ampi ipogei scavati nella roccia. Un gruppo non si arrende ed affronta le numerose scalinate del Monterrone per scoprire Santa Maria di Idris et San Giovanni.

Ma eccoci di nuovo ad un appuntamento alle 16.00, con Felice, per concludere la nostra giornata e scoprire fuori città la cripta del “peccato originale”  fra vigne, ulivi e campi di grano a strapiombo sulla gravina. Ci affacciamo nel grande ambiente unico interamente affrescato ed è una vera sorpresa vedere apparire piano piano, con un’illuminazione strategica, i colori brillanti dei preziosi dipinti del cosiddetto "pittore dei fiori", anonimo artista vissuto intorno al IX secolo, che ha impreziosito i suoi soggetti sacri con raffinati motivi ornamentali. È stata la degna conclusione di una giornata ricca di sorprese.
Ci si ritrova infine tutti dopo una sosta in albergo al ristorante Baccanti, per un eccellente pasto in ambiente rupestre; la gran parte dei Sassi infatti è stata oggetto di sapienti, semplici ed eleganti restauri, che hanno trasformato le antiche grotte in B&B raffinati, ristoranti, gallerie d'arte, boutique. A organizzare tutto questo è "l'Ufficio Sassi" di Matera, come ci dice Giovanni, che dosa modernità, rispetto della tradizione e funzionalità nel gestire questo patrimonio Unesco al meglio.
Domenica lasciamo Matera per raggiungere la masseria fortificata di San Basilio dove Lydia Berlingieri e suo marito, Pier Vittorio Leopardi, ci apriranno le porte della straordinaria collezione di opere contemporanee che Annibale e Marida Berlingieri, genitori di Lydia, hanno raccolto attraverso anni di passione.
Dall’inizio del nostro viaggio, Ludovico Pratesi ci segue, arricchendo con i suoi commenti e il suo sapere le nostre visioni, siano pitture rupestri del 1200, o ristrutturazioni degli ipogei che formano il Musma, e ora, che siamo giunti a San Basilio,  impreziosisce ancora di più la visita del luogo con le sue spiegazioni. Si crea un bellissimo dialogo tra Lydia e Ludovico in cui ognuno aggiunge quei commenti che ci permettono di apprezzare appieno le opere raccolte, non sempre di facile lettura. Ludovico ha, come al solito, la grande capacità di essere chiaro e, insieme alla passione dei padroni di casa, ci permette di capire nel migliore dei modi le importanti opere di cui la  collezione è costituita. Si avvicina il momento della colazione, all’una, e siamo fortunati di trovarci nella grande sala al primo piano della masseria e di godere di una colazione eccellente tra opere che vanno dai minimalisti americani al contemporaneo.
Le cose belle hanno una fine ed è tempo di ritirarci e tornare nel pullman che ci riporta a Salerno poi, in treno, a Roma. L’atmosfera è perfetta, la "spedizione", un grande successo, e già ci si interroga sulle prossime avventure, sperando di trovarvi insieme a noi, numerosi e appassionati come sempre, pronti a partecipare alle future esplorazioni della Lampadina.
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Isabella Confortini Hall è decisamente d’accordo…

"“Preoccupati di ciò che pensano gli altri e sarai sempre loro prigioniero."

Lao Tzu

COSTUME - C'era una volta... l'accompagnatore
Articolo di Lalli Theodoli

Nei viaggi di gruppi si occupava che tutto scorresse il più possibile liscio e senza intoppi, che i viaggiatori si sentissero  tutelati e protetti. A lui ci si rivolgeva in caso di richieste particolari: un materasso duro, un asciugacapelli non previsto, un posto vicino all’autista per eventuali disagi di stomaco. L’età media dei viaggiatori è però negli ultimi tempi molto cresciuta. I quarantenni di una volta sono stati sostituiti da coppie o singoli decisamente più anziani. Tante mogli o mariti rimasti soli o single precedentemente troppo occupati, si mettono a viaggiare in tarda età in tour organizzati. Non avevano voluto o potuto farlo prima: mariti che non amavano viaggiare, nipotini consegnati durante le vacanze, lavoro  impegnativo. Ora, meglio tardi che mai, i nipotini sono adulti, il lavoro è solo un ricordo, per cui …..si parte. Compagnia  ed itinerario già stabiliti e  nessun problema tranne quello di stare il meglio possibile e divertirsi. Così vediamo scendere e salire dai pullman o dai treni non più adulti scattanti, ma persone vagamente traballanti sulle loro gambe. Le visite turistiche richiedono ora un tempo maggiore, sia per le frequenti soste ai bagni, che per le camminate di avvicinamento da un posto all’altro. Nelle persone  “più che ADULTE” poi, la memoria fa a volte cilecca. Qualche anziano si infila, distratto, in un pullman che va in tutta altra direzione e solo le grida disperate delle anziane amiche lo fanno scendere per imboccare quello giusto. La compagnia li diverte, ascoltano e raccontano tutto della loro vita. Secoli che nessuno li ascoltava con tanta attenzione. A casa alzano spesso gli occhi al cielo in risposta ai loro racconti: tutto già detto e più  e più volte. Invece qui tutto è nuovo per tutti. Ma le chiacchiere li distraggono. Non sono attenti alle indicazioni dell’accompagnatore per cui gli appuntamenti diventano un po’ vaghi. “Ci aveva detto alle cinque?” “No alle quattro”. “In Piazza Garibaldi?” “No in Piazza della Repubblica.” Metà gruppo va da una parte ed il resto dall’altra. L’accompagnatore recupera tutti a fatica e li conduce davanti al museo dove li affida, sollevato, alla Guida.
Nel rientrare nel bus ricorre all’appello per essere sicuro di non perdere nessuno. Ma alcuni non sentono per cui… non rispondono e vengono ritenuti assenti.
Si scatenano le ricerche. Chi lo ha visto l’ultima volta e dove? Si sarà infilato in un altro pullman (come il giorno prima)? Ignari delle ricerche sono invece tranquillamente rintanati in fondo al pullman dove stanno schiacciando un sonnellino. La lieve sordità li ha protetti dal trambusto. Trascorre del tempo agitato prima che ci si avveda finalmente della loro presenza. In viaggio squillano i telefonini. Figli e nipoti vogliono notizie. Sono ansiosi e preoccupati per lo scatto di indipendenza dei nonni. Ma loro, spesso, non sanno rispondere. Chiudono il telefono invece di parlare e dall’altra parte i parenti si preoccupano del silenzio. Chiamano l’accompagnatore che, senza perdere la calma porge il suo telefonino “Non tocchi nulla per carità” e la comunicazione è ristabilita. Alzandosi dai ristoranti l’appello dei presenti non basta: bisogna fare l’appello alle borse (rimaste attaccate alle spalliere delle sedie) ed ai cappotti (se non fa freddo). A lui chiedono se pioverà, se farà freddo, se farà caldo, se sarà faticoso. Richiedono delucidazioni che sono state appena fornite. In un recente bellissimo viaggio abbiamo solo: lasciato un telefono in carica al bar della Stazione nel passaggio dal bus al treno. In questo caso la piccola ineducazione di un vicino in treno ci ha salvato. Aveva ascoltato con attenzione tutte le nostre conversazioni, incuriosito da discorsi su arte contemporanea, su carriere diplomatiche e non gli era infine sfuggito l’urlo di dolore della nostra amica “Il mio telefonino, con tutte le prenotazioni dell’albergo, è rimasto in carica nel bar della stazione!” Il signore si alza, si presenta, si scusa per aver ascoltato le nostre chiacchiere e ci comunica che però può esserci di aiuto. Immediatamente riesce dal treno a mandare un suo incaricato a riprendere il telefonino smarrito. Viva la vivace curiosità.

Una valigia è stata invece semplicemente lasciata nella piazza dopo essere stata scaricata dal bus. La proprietaria si sentiva leggera, ma pensava solo di essere meno stanca. Non si era assolutamente accorta di non trascinarsela più dietro con le rumorose rotelle.

Un portafoglio è stato lasciato a terra nel ristorante. Il  proprietario, la mattina seguente grazie ad un foglietto  messo di nascosto “per ogni evenienza” dal figlio lo ha chiamato. E di seguito ha chiamato la proprietaria del portafoglio.. “Ma signora, non si era accorta di averlo perso?” “No, me lo dice lei adesso. Comunque i soldi li avevo in tasca” "Si ma qui dentro ci sono i suoi documenti e le carte di credito complete dei codici!” Il figlio ha chiamato la madre preoccupatissimo!
L’accompagnatore non ha battuto ciglio a tutto ciò. Si è totalmente adeguato da tempo alle esigenze dei “nuovi” viaggiatori ed alle loro manchevolezze. Da tempo sa che la parola accompagnatore è totalmente insufficiente. Sarebbe ormai meglio essere chiamato con qualcosa a che fare con “badante”.

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Inquinamento da plastica - Secondo dati del 2017 il 95% della plastica che inquina gli oceani proviene dai seguenti fiumi:
- Africa: Niger e Nilo
- Asia: Indo, Gange, Mekong, Pearl, Yang-Tze, Fiume Giallo, Hai He, Amur.
Nessun fiume del mondo occidentale, nel quale è più forte la campagna "ecologista". Leggi il report
BZ

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Caccia alle streghe! - Medioevo? No, Rinascimento!
Contro l'opinione corrente la caccia alle streghe ha avuto il suo massimo sviluppo nel Rinascimento, in particolare in Germania e in Inghilterra, in zone a prevalenza protestante e non cattolica.
Chi l'avrebbe mai detto!
BZ

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Oltre la carne... - Vi ricordate di un articolo del 26.09.2013 "Dieta e dintorni: come cambia l'alimentazione" Parlavamo del grande successo della “carne vegetale” negli Stati Uniti. Bene, il grande produttore americano segnalato a suo tempo la “Beyind meat”, il 3 di maggio si è presentato in Borsa, guadagnando alla sua apertura il 154%!
Evidentemente ci si aspetta molto da questo tipo di alimento con proteine e forse sapore, simile alla carne.

CV

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco il prossimo appuntamento dedicato ai Soci de La Lampadina.

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24-26 maggio 2019
Napoli

Stiamo per partire!
La città partenopea ci aspetta con i suoi tesori di arte e cultura.



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18 - 22 settembre 2019

MOSCA

Andremo alla scoperta di una città  di grande fascino, in continua e accelerata evoluzione, con un itinerario  che toccherà mete letterarie, di storia antica, arte classica e contemporanea.

Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

 

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Dalle scatole ai quadri - Lo sapevate che quando Nicola Poussin, il pittore del '600, maggiore rappresentante del classicismo francese, doveva  comporre una delle sue opere complesse, costruiva dei veri set teatrali? Dentro ad una scatola disponeva delle figurine di cera, spesso le vestiva di stoffa, cambiando le loro disposizione fin quando non era soddisfatto del risultato. Attraverso un foro realizzato nel coperchio della scatola, controllava l’effetto generale.
Cambiava l’introduzione della luce agendo su delle aperture laterali ottenendo così l’effetto voluto di luce e di ombre.
Una volta ottenuta la composizione di suo gradimento, dopo avere, in seguito,  prodotto numerosi disegni, era finalmente in grado di concludere i suoi affollati dipinti.
MdM

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Prenotazioni on line! - Prenotare un ristorante, scegliere il posto dove sederti, scegliere il menu e quant'altro, oggi è possibile via web, si scarica Quandoo e il gioco è fatto
Puoi creare una lista dei ristoranti visitati da condividere con gli amici, dare un tuo voto e accumulare punti da utilizzare alla tua visita successiva.
18000 sono i ristoranti associati nel mondo e 4000 in Italia.
CV

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Arte: meno occupati - Il mondo dell’arte negli Stati Uniti ha dovuto subire il maggior calo di occupati degli ultimi anni.
Tra inizio 2018 e 2019 c’è stato un calo del 13,7% che è ben superiore ad ogni altro tipo di occupazione. È seguito dall’11% in agricoltura, 8,1% rivendita e gli altri.
La perdita inferiore a circa l’1% è solo nel settore turismo.
CV

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Idrogeno - Vi ricordate l'articolo del mese scorso in merito al carburante per gli aerei, la sua grande disponibilità in natura e il costo, al momento, di produzione troppo alto?
Pensate che gli oceani del mondo coprono il 70% della superficie terrestre. E contengono circa 321 milioni di miglia cubiche di acqua, abbastanza energia potenziale per durare milioni di anni.
In pochi anni, ogni auto, camion, aereo, treno, autobus, barca e drone potrebbe essere alimentata da questa nuova tecnologia basata sull’estrazione dell’idrogeno dall’acqua marina... Purtroppo però fino ad oggi i sistemi basati su gli attuali sistemi sono falliti, per i costi, ma anche per l’alta corrosione del sale marino.
Un team di ricercatori ha testato un nuovo dispositivo costituito da metalli stratificati e composti speciali tali da creare una barriera contro la corrosione e hanno verificato che con il rivestimento di metallo e composto, il dispositivo di scissione dell'acqua  dura per oltre 1.000 ore mentre con il tradizionale sistema il dispositivo durava solo circa 12 ore.
Un passo verso l’utilizzo dell’acqua marina? 
CV

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Notre Dame come la fenice - Di tutte le proposte che sono arrivate in seguito al dramma dell’incendio di Notre Dame a Parigi, una si distingue per la sua originalità. L’azienda olandese, Concr3de, ha proposto di utilizzare la stampa 3D per ricostruire fedelmente e in tempi rapidi alcune parti della cattedrale, in particolare la statuaria. La chiesa era stata interamente scansionata nel 2015 dallo storico dell’arte Andrew Tallon e si potrebbe utilizzare i materiali di scarto prodotti dall’incendio, ossia una mistura di pietra calcarea e cenere. Le materie prime molto antiche sono impossibili da recuperare in altro modo, visto che il calcare luteziano usato per costruire Notre-Dame, proveniva da miniere oggi sepolte da tempo sotto la città, mentre i tronchi della copertura in legno erano 1.300 querce,  praticamente una foresta di oltre venti ettari, del 13esimo secolo. Questa tecnica potrebbe essere usata non solo per la statuaria ma anche per le pietre della volta e per parti della guglia. Una soluzione più veloce e decisamente più economica rispetto all’ipotesi di scolpire tutto ex novo. E in un certo senso, anche più evocativa: si manterrebbero l’estetica e i materiali originali, ma servendosi di tecnologie tipiche del nostro tempo. Facendo rinascere, letteralmente, l’edificio dalle proprie ceneri.
MdM

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ALL'OLIMPICO CON
LA LAMPADINA

 

Dal 7 al 12 maggio 2019
al Teatro Olimpico di Roma

Musicanti
Il musical oltre il musical con le canzoni di Pino Daniele


10 attori e cantanti, 10 ballerini, una band, coinvolgenti coreografie, una storia inedita e l’immenso patrimonio musicale del “musicante on the road” per eccellenza, l’indimenticato Pino Daniele.
Una tessitura che mette in relazione canzoni, drammaturgia e tradizione partenopea per dare vita a una esperienza teatrale e musicale nuova ed unica.

Per info e promozioni:

ufficiopromozione@teatroolimpico.it

 

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MOSTRE

Marguerite de Merode ci porta in giro per l'Italia e punta l'attenzione su Venezia e gli eventi collaterali alla Biennale 2019

VENEZIA

Palazzo Grassi: Luogo e Segni a cura di Martin Bethenod e Mouna Mekouar.
La mostra che prende il nome dall’opera Luogo e Segni dell’artista italiana Carol Rama vede raggruppati 36 artisti con un centinaio di opere che partono alla ricerca delle tracce e delle memorie lasciate.
Artisti le cui opere intrattengono un rapporto particolare con il loro contesto urbano, sociale, politico, storico e intellettuale.

Fino al 15 dicembre 2019

Magazzino del Sale: Fondazione Emilio e Annabianca Vedova:
Emilio Vedova di/by Georg Baselitz.
Il grande pittore tedesco cura una sua personale selezione di opere del maestro veneziano, nel centenario della nascita.
Fino al 3 novembre 2019

 

ROMA

Mercati di Traiano: Mortali Immortali, tesori del Sichuan nell’antica Cina.
La mostra presenta reperti in bronzo, oro, giada e terracotta, databili dall’età del bronzo (II millennio a.C.) fino all’epoca Han (II secolo d.C.) provenienti da importanti istituzioni cinesi.
L’intento della mostra è far conoscere la tradizione Shu e quindi sono sviluppati due temi: uno sulla cultura religiosa e l’altro sulla vita quotidiana.

Fino al 18 ottobre 2019

Maxxi: Elisabetta Catalano Tra immagine e Performance, curato da Aldo Ponis.
“Se non si riesce a ricostruire il percorso di una performance, spiega Aldo Ponis, a far rivivere quella complicità tra i due artisti, uno che si esprime con le opere, l’altro attraverso il mezzo fotografico, l’immagine finale, iconica rimarrà solo la testimonianza di qualcosa che si può solo intuire, rimanendo aldilà della comprensione”.
Le performance di Joseph Beuys, Scultura invisibile (1973), Fabio Mauri, Europa bombardata (1978), Vettor Pisani, Lo scorrevole(1972) e Cesare Tacchi, Painting(1972), raccontate attraverso gli scatti di Elisabetta Catalano.

Fino al 22 dicembre 2019

Fondazione Giuliani, Francesco Vezzoli, “Party Politics".
Vezzoli è uno degli artisti contemporanei italiani più affermati a livello internazionale e nello spazio della Fondazione continua ad esplorare il potere della cultura popolare contemporanea, l’ambiguità fondamentale del vero, della seduzione del linguaggio e dell’estrema vulnerabilità dei personaggi umani giocando su grande fotografie dei protagonisti della vita politica, economica e sociale nei loro momenti di debolezza.

Fino al 18 luglio

 

MILANO

Palazzo Reale: Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone.
Sembra che molti studiosi considerino Ingres  l’erede di Raffaello ed il precursore di Picasso e per chi ama la pittura figurativa è un momento di delizia.
Sono presenti in mostra, tra gli altri, anche David, Fabre, Appiani, Angelika Kauffmann, e Canova,  con due suoi capolavori: il Busto colossale di Napoleone e La Maddalena.

Fino al 23 giugno 2019

 

Un po’ di suggerimenti visitando la Biennale di Venezia 2019

Ca’ Pesaro: Arshile Gorky 1904-1948. Curato da Gabriella Belli e Edith Devaney Con 80 opere provenienti da prestigiose collezioni internazionali, si passa in rassegna, in questa prima retrospettiva italiana, una selezione di lavori dell’artista chiave dell’arte americana del XX secolo.
Fino al 22 settembre 2019

Fondazione Prada Jannis Kounellis. Curato da Germano Celant.
La mostra raccoglie ben 60 lavori dal 1959 al 2015, provenienti da musei e collezioni private in Italia e all’estero con l’intento di ricostruire il percorso artistico ed espositivo dell’artista di origini greche, cercando inoltre di stabilire un dialogo tra le opere e gli spazi settecenteschi di Ca’ Corner della Regina, sede di Fondazione Prada a Venezia.
Fino al 24 novembre 2019

Galleria dell’Accademia  Baselitz-Accademy.
Curato da Kosme de Barañano
.
La mostra dell’Accademia ripercorre tutti i periodi e gli snodi cruciali dei sessant’anni di carriera dell’artista attraverso dipinti, disegni, grafiche e sculture.
Saranno esposti per l’occasione una serie di lavori raramente visti che illustrano il rapporto di Baselitz con l’Italia e la tradizione accademica.

Fino al 8 settembre 2019

Palazzo Contarini Polignac, Günther Förg Curato da Elisa Schaar.
Saranno oltre 30 opere in mostra a Palazzo Contarini Polignac, per rendere conto del percorso ampio e variegato, dai dipinti alle sculture di uno dei più significativi artisti tedeschi della generazione del dopoguerra, noto per il suo stile sperimentale e provocatorio.
Fino al 23 agosto 2019

Palazzo Cavagnis: Pino Pascali. Dall’immagine alla forma.
Curato da Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara.
Una mostra che rivela il lavoro di Pino Pascali uno tra i massimi protagonisti della Pop Art e dell’Arte Povera italiana e propone una lettura inedita e sorprendente della sua produzione, accostando l’indagine fotografica a quella scultorea e filmica in seguito alla recente scoperta di un prezioso corpus fotografico di oltre 160 scatti, realizzati e stampati tra il 1964 e 1965.

Fino al 24 novembre

Chiesa della Visitazione The Death of James Lee Byars: Zad Moultaka in Dialogue.
Curato da Walter Vanhaerents. Assistente curatore: Vincent Verbist.

Questa istallazione è stata creata nel 1994 mentre James Lee Byars stava combattendo un cancro incurabile ed è senza dubbio una delle opere più intime ed emotive dell'artista.
Con questa installazione Byars presenta un'immagine inquietante del suo ultimo luogo di riposo: una camera grande e semplice, spoglia di ogni ornamento, ma ricoperta di oro, il suo materiale preferito. Questa presentazione, a cura di Walter Vanhaerents, fa parte del programma espositivo della Vanhaerents Art Collection, dedicato alla creazione di un dialogo tra il lavoro di artisti affermati a livello internazionale.

Fino al 24 novembre 2019

Palazzo Grassi La Pelle. Luc Tuymans
Nelle sale di Palazzo Grassi, con oltre ottanta opere realizzate fra il 1986 e i giorni nostri, si snoda un lungo capitolo della storia pittorica recente di Luc Tuymans, artista belga, che sceglie il titolo La Pelle guardando all’omonimo romanzo di Curzio Malaparte con uno sguardo verso l’ineluttabilità del presente.
Fino al 6 gennaio 2019

Fondazione Cini
Mostre presenti alla fondazione:
- Burri: La pittura, irriducibile presenza. Curato da Bruno Corà.
Si ripercorre cronologicamente le tappe più importanti della carriera artistica di Alberto Burri attraverso circa cinquanta opere scelte tra le sue serie più significative.
Fino al 28 luglio 2019

- Entrophy

La mostra esplora le opere di sette artisti cinesi contemporanei riconosciuti a livello internazionale: He An, Liu Wei, Yang Fudong, Zhao Zhao, Sun Xun, Yu Ji e Chen Tianzhuo.
È suddivisa in sette sezioni, ciascuna dedicata all’opera di uno dei sette artisti, offrendo una panoramica della complessità dell’odierna scena artistica cinese in costante evoluzione.
Fino al 1 settembre 2019


Pensiero Laterale
La canna da pesca

Un certo servizio postale di un certo paese, non accetta pacchi, per la spedizione, che superino il metro di lunghezza.
Il povero Giovanni che parte per le sue vacanze vuole portare con sé la sua ingombrante canna da pesca che è lunga 1,70 cm, naturalmente non può ne’ romperla ne’ piegarla?
Come potrebbe fare per spedirla?

Guarda qui la soluzione...

 

La Lampadina Racconti

Una contessa, la vera regina di Capri: Edda Ciano
dal libro “Capri 1939. L’isola in bianco e nero”
di Marcella Leone de Andreis

Edda Ciano è una che la mattina dorme fino a mezzogiorno. In casa, tutti si chiedono preoccupati di quale umore si sveglierà. I suoi figli in genere sono già al mare. La loro vita, che già in città è rigorosamente separata da quella dei genitori, si allontana ancora di più dal mondo degli adulti, misteriosa nei suoi tempi, nei suoi riti, nelle sue parole. Edda arriva alla spiaggia quando per loro e già ora di risalire per il pranzo. Rincasa quando i bambini escono per la passeggiata pomeridiana; riposa quando loro tornano; esce di notte quando loro dormono. Fa lunghi e complicati solitari con piccole carte decorate da draghi che si è portata dalla Cina, a volte chiacchiera in inglese con le amiche. Non è molto espansiva. Fabrizio Ciano, per tutti Ciccino, non ne soffre. Dovunque vada, in spiaggia o in giro per Capri, è oggetto di mille attenzioni. A otto anni ha chiare alcune cose fondamentali: suo nonno Benito Mussolini è l’uomo più importante d’Italia, il numero uno; subito dopo viene suo padre, il numero due. Gli uomini più potenti del Paese non gli fanno alcuna impressione e gli pare normale parlare a tu per tu con i principi di Casa Savoia che a Capri frequentano gli stessi ambienti dei genitori con i quali sono in stretti rapporti. L’unico neo, di quella sua vita di bambino dorato e lo ricorderà per anni come un incubo — è la mano lunga e nodosa della governante, Greta Moerbitz, una tedesca tutta d’un pezzo, che picchia lui e sua sorella per ogni nonnulla. Solo il fratellino Marzio, soprannominato Mowgli, come il figlio della giungla, e più. italianamente Mogolotto, si salva dalle sue grinfie perchè è ancora troppo piccolo. La signorina parla con i figli dei Ciano in tedesco. La mamma la capisce appena, il padre per niente. 

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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