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La Lampadina - n. 84 ::: Settembre 2019

Cari Lettori,
ben ritrovati in questo settembre appena iniziato. Ci auguriamo che l'otium estivo sia stato foriero di un rinnovato desiderio d'esplorare e scoprire sempre nuove terre e nuovi percorsi! Il nostro autunno ci porterà a Venezia, a Parigi, al Quirinale e in molti altri luoghi ma l'importate è tenere sempre accesa la mente e lasciar libera l'immaginazione, come ci insegna Lalli nel suo arguto pezzo finale.
In questo settembre ci interessiamo anche di livelli di eccellenza difficili (ed inutili) da raggiungere, di indicibili crudeltà del passato, di piccoli gioielli artigianali di un'Italia dalle mille sorprese, di un'artista recentemente scomparsa affettuosamente ricordata, di passato e presente delle nostre strutture sportive, e di varie altre curiosità.
Buona lettura!
ICH


Lunedi, 2 settembre 2019

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ATTUALITÀ – I ragazzi A e B nelle università americane
Articolo di Carlo Verga

Rich Karlgaard è un giornalista di Forbes magazine, specializzato in inchieste giornalistiche. Recentemente scorrendo un giornale locale californiano è rimasto fortemente colpito da un articolo che parlava dell’escalation di suicidi nelle scuole superiori nella Silicon Valley e in pricipal modo nella scuola che prepara i futuri dirigenti della Palo Alto High. La situazione appariva così preoccupante che ha sentito il bisogno di approfondire l’intera storia riportando poi i risultati, in un libro di recente pubblicazione “Late Bloomers”.
Karlgaard ha iniziato la ricerca nella cerchia ristretta di alcune delle più prestigiose università americane. Ha intervistato genitori, professori, consultori, figli di varie età, e la cosa strana è che raramente, nei suoi colloqui, ha avuto qualche sentore di giovanissimi a rischio del tipo tradizionale. Non ha trovato seri problemi di droga o giovani nei guai con la legge ma ha trovato i problemi per lo più negli  studenti del tipo B +. Cioè quegli studenti che avrebbero potuto qualificarsi nelle olimpiadi di matematica ma che difficilmente le avrebbero vinte.
Studenti B +, in una cultura che vede positivamente "Solo il +" .. Ragazzi che avrebbero potuto trovare comodamente un posto come professionisti nella benestante classe americana. Ma, purtroppo, come spesso succede le aspettative non vanno d’accordo con la serenità".
Questi giovanissimi sono influenzati da una cultura di aspettative estremamente elevate, ne hanno sofferto il duro fanatismo; forse qualcuno ha spiegato loro che se non fossero saliti in alto e non lo avessero fatto all'inizio della loro vita, sarebbero stati dei perdenti. Non riuscirci, in una cultura d'onore, è un disonore che è peggiore della morte e considerata la vasta area dell'elite americana dove la cultura d'onore è un “must”, i ragazzi hanno scelto la morte prima del disonore.
La più parte di loro si è buttato sotto al treno locale.
Uno studente intervistato affermava che il suono del treno, che poteva essere ascoltato dalle loro classi, era diventato per loro qualcosa di simile alle esplosioni che avvengono durante gli Hunger Games negli omonimi romanzi distopici adolescenziali - un promemoria audio della morte dei caduti.
In questi romanzi, la società divisa in 13 distretti a diverso e decresente grado di povertà, è governata da un'èlite: per poter mantenere l'ordine e in ricordo di una ribellione sedata nel sangue che aveva portato alla distruzione del distretto più povero, il tredicesimo, alcuni studenti, appartenenti ai vari distretti, ogni anno si sfidano in prove letali e sono sostanzialmente offerti in sacrificio (sono i Tributi) in nome di una distorsione sociale di meritocrazia. Solo chi sconfigge tutti gli altri ha il diritto di vivere.
Ci sono voluti quattro anni di intensa ricerca, tra cui immersioni profonde nelle ultime ricerche neurologiche e ciò che Karlgaard ha rilevato dai primi risultati, è che solo una piccola minoranza è afflitta da questo problema, da cui però viene irrazionalmente giudicato l'intero gruppo.
Guarda l'intervento di Karlagaard al TEDx Fargo

Comunque, i bambini hanno bisogno di tempo per svilupparsi. Il secondo e il terzo posto nei risultati scolastici, non sono tragedie, ed è necessario che i genitori, forse frustrati dal loro successo relativo, smettano di spingere i ragazzi verso un fantomatico top a cui probabilmente loro non hanno mai neanche aspirato.
Il libro di Karlgaard conclude con una avvertimernto ai genitori a non caricare i loro piccoli con pesi insopportabili.

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La Redazione:

"Il primo passo  non ti porta dove vuoi, ti toglie da dove sei."

Alejandro Jodorovsky

ABBIAMO OSPITI/ATTUALITÀ – La telenovela dei nostri stadi di calcio
Articolo* di Luciano Barra, Autore Ospite de La Lampadina

Perchè in Italia gli stadi di calcio sono sempre meno aderenti alle esigenze dello sport di spettacolo? E perchè in altri paesi, da tempo, si è intrapresa una strada molto più produttiva e con eccellenti ritorni economici? Proviamo a capire.
Dopo la telenovela (non conclusa) dello stadio di calcio dell’AS Roma, ora sta per iniziare quella dell’Inter e del Milan. A Roma la telenovela dura da quasi 8 anni. Tempo fa mi ero permesso di scrivere che non si sarebbe fatto mai. Sapete perché? Non perché io sia laziale, ma perché siamo a Roma.
La situazione di Roma ha fatto scrivere ad Antonio Padellaro sul "Il Fatto Quotidiano" un divertente articolo con il titolo Povero Pallotta, gli hanno fatto una Totòtruffa chiamata Stadio”, in cui parafrasa la storia dell’americano a Roma con la coppia Totò-Nino Taranto e la vendita della Fontana di Trevi. Per poi andare avanti parafrasando il film “Amici miei” dove vede l’americano accollarsi la sua catena di affetti, ma non il cane Birillo, e per concludere con l’altro film, in cui siamo dentro oggi: “Un giorno in pretura”.
A Milano sono molto più seri e sicuramente tutto questo non accadrà e ciò servirà a rimarcare ancora di più la differenza fra Roma e Milano. Ma a questo punto vale la pena di ricostruire, in maniera sintetica, la storia degli Stadi di calcio in Italia, anche per capirne di più.
All’inizio del XX secolo si era intrapresa la corretta via e molti degli Stadi italiani erano stati costruiti ed erano di proprietà delle squadre di calcio: d’altronde molte delle squadre di allora avevano seguito l’esempio inglese, anche nel nome, e nella struttura. Alcuni nomi alla rinfusa: Testaccio, Filadelfia, Val del Piano a Genova, San Siro a Milano, l’Ascarelli a Napoli, ecc.
Poi, per i Mondiali di calcio del 1934 voluti dall’Italia, e per la volontà del governo di allora di presentare un Paese all’avanguardia, Mussolini fece costruire tutta una serie di stadi. I primi. Parliamo dello Stadio Littoriale di Bologna, dello Stadio Giovanni Berta di Firenze, dello Stadio Nazionale del PNF di Roma, dello Stadio Luigi Ferraris di Genova (già Stadio Val del Piano), dello Stadio Partenopeo (già Stadio Ascarelli) di Napoli, dello Stadio Municipale Benito Mussolini di Torino e dello Stadio Littorio di Trieste. Non faceva parte di quel gruppo, anche se utilizzato per i Mondiali, lo Stadio San Siro di Milano che era stato costruito privatamente da Piero Pirelli un decennio prima. Poi, conclusi i Mondiali, al fine di allinearsi agli altri nel 1935 anche questo fu ceduto al Comune.
Superato il ventennio fascista tutti questi stadi furono acquisiti dai rispettivi Comuni e divennero quasi tutti degli “Stadi Comunali” e tali rimasero fino a quando l’Italia si vide assegnata nuovamente i Mondiali per il 1990. Fece eccezione, quella volta positiva, Roma che grazie ai Giochi Olimpici del 1960 trasformò lo Stadio Comunale in Stadio Flaminio e si dotò dello Stadio Olimpico, tutto ciò a carico del CONI. Anche per i Giochi del 1960 fu costruito lo Stadio San Paolo di Napoli, necessario anche per i Giochi del Mediterraneo del 1963.
Per i mondiali del 1990 intervenne una legge, questa volta di matrice socialista, per approntare gli stadi per l’evento. L’intervento fu massiccio e riguardò la costruzione di due nuovi stadi a Bari e a Torino (il Delle Alpi) e il restauro di 10 stadi esistenti: San Siro, Bologna, Genova, Firenze, Roma, Palermo, Cagliari, Napoli, Udine e Verona. Tutti e 12 questi stadi furono finanziati completamente dallo Stato. Purtroppo, in molti casi, la costruzione e la ristrutturazione non seguirono la filosofia architettonica già in auge in quegli anni in Europa e nel mondo che dava la precedenza alla “qualità” dei posti a sedere e alla necessità di spazi per servizi accessori. No: si dette la precedenza alle coperture e alla “quantità” dei posti di ciascuno stadio. E nacquero quindi impianti già architettonicamente superati e non adeguati alle necessità moderne.

E le nostre squadre di calcio?
Per oltre 60 anni, dagli anni Trenta al ‘90, sono state a guardare preferendo essere affittuari che proprietari. In apparenza ciò sembrava costare di meno e creare minori problematiche. Nel frattempo la Spagna stava facilitando la costruzione di stadi privati e soprattutto la Gran Bretagna, afflitta dalle vessazioni degli Hooligans, cambiò strada e facilitando la costruzione di stadi nuovi e più moderni. Impianti nei quali venne data priorità alla “qualità” dei posti a sedere e agli spazi che permettono alle squadre di svolgere attività collaterali, utili e lucrative. Inutile citarli: in gran parte hanno nomi di sponsor e poi tutto è storia dei nostri giorni. Oggi la forza del calcio inglese, e di quello spagnolo, viene giustificata non solo dagli importanti contratti televisivi, ma anche dalle notevoli entrate prodotte dai nuovi stadi che permettono diversi tipi di attività commerciali, un po’ come avviene negli Stati Uniti ormai da mezzo secolo. In Italia qualcosa cominciò a muoversi a metà degli anni Novanta grazie alla Juventus che valutò lo Stadio delle Alpi troppo capiente, e con costi di gestione onerosi, senza poterne usufruire appieno, come richiesto dalle necessità attuali. Dopo lunga battaglia, finalmente, la Juventus riuscì a stipulare un accordo con il Comune di Torino e per 25 milioni di euro acquistò l’area dello Stadio delle Alpi come diritto di superficie. Non va dimenticato che lo Stadio era costato per i Mondiali del 1990 circa 100 miliardi di lire. Il resto è storia dei giorni nostri.
L’esempio della Juventus, importante sia dal punto di vista architettonico che da quello finanziario, ha avuto dei proseliti a Sassuolo e, in parte, a Udine e Cagliari. Il divario che si è creato, non solo agonisticamente, ma anche finanziariamente, con la Juve e soprattutto con i club spagnoli e inglesi, ha fatto venire l’appetito alla Roma e ora anche ad Inter e Milan, con Fiorentina e Lazio in lista d’attesa.
In questo periodo si sottolinea in particolar l’importanza di nuovi stadi di proprietà, soprattutto per gli aspetti economici, che permetterebbero ai nostri club di competere meglio a livello europeo. Nessuno invece cita un aspetto più prosaico: la proprietà di uno stadio permetterebbe alla squadra di calcio di “capitalizzare” la proprietà nel proprio bilancio e di apparire quindi finanziariamente più solida nei confronti delle banche, che spesso coprono il loro vertiginosi deficit. Attualmente l’unico patrimonio che i club hanno la possibilità di iscrivere a bilancio è quello dei contratti dei giocatori ed è facile capire quanto il valore possa essere aleatorio.
Bravi sono stati alla Juve a perseguire l’obbiettivo di passare da essere in affitto ad andare ad abitare in una casa di proprietà. Ma la Juve ha una sua forza istituzionale costruita dalla famiglia Agnelli, cosa che non tutti i club hanno.
Cosa è accaduto a Roma e cosa rischia di accadere a Milano? Oggi costruire uno stadio ha un impatto su una città ben diverso da quello di 50/60 anni fa. Mobilità, ambiente e quanto altro incidono nelle problematiche in maniera ben diversa, sia da un punto giuridico, amministrativo ed urbanistico. Non solo ma la costruzione di uno stadio mette a carico della comunità dei costi spesso superiori a quelli di costruzione dell’impianto. Questo è accaduto a Roma, che, anche grazie al malaffare romano, sta affondando l’opera. Più che mai operazioni come queste in città come Milano e Roma meriterebbero analisi di costi e benefici che poco hanno a che fare con l’entusiasmo delle tifoserie, l’interesse dei media, ed il conseguente condizionamento della politica. Talune decisioni prese dall’attuale amministrazione Capitolina appaiono giustificate solo da momenti elettorali.
Roma non si è ancora domandata cosa ne sarà dello Stadio Olimpico, che non va dimenticato è l’asset più importante del Foro Italico che pur sempre rimane una proprietà del Demanio e quindi dello Stato. Ha già sul groppone lo Stadio Flaminio ed ora si parla anche di uno Stadio della Lazio! Lo stesso dovrà fare Milano. Può permettersi due Stadi nella stessa area? Quindi ben vengano nuovi stadi ma è ingiusto che le squadre di calcio si sentono vittime di una situazione che è scaturita solo dalla loro mancanza di lungimiranza. E su questo stanno influenzando i media che a loro volta rischiano di condizionare la politica. Bel rebus!
*Articolo pubblicato giovedì 28 Marzo 2019 su www.sportolimpico.it 

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La Redazione:

"Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio."

Sir Winston Churcill

STORIA – Irlandesi schiavi
Articolo di Beppe Zezza

Un brivido di orrore ho sentito nel leggere un articolo che parlava della tratta di schiavi irlandesi.
Una cosa veramente mai udita. Ma non una bufala, (ne' una fake news) perché documentata da seri studi storici.
Sulla tratta degli schiavi neri dall'Africa con destinazione il continente americano sia nord che sud abbiamo ampiamente sentito parlare. Il comportamento degli europei - per giunta di religione cristiana - è stato stigmatizzato in ogni possibile modo mentre su quello degli arabi mussulmani che la praticavano da secoli e che hanno alimentato il commercio europeo si è scritto molto meno.
Ma di una tratta di europei effettuata da altri europei non si sapeva nulla; (almeno io non ne sapevo nulla: se qualcuno dei nostri lettori ne fosse stato già a conoscenza sarei molto contento di conoscere il come e il quando è venuto a saperlo).
Eppure così è stato. E per un tempo piuttosto lungo.
Il primo documento di "vendita" di schiavi irlandesi è datato 1612 e la tratta è ancora attestata alla fine del 1700.
Chi erano gli schiavisti? Schiavisti gli inglesi protestanti e schiavi gli irlandesi cattolici.
Il primo a prendere questa iniziativa fu Giacomo I, dopo la guerra di religione che aveva insanguinato il Regno, per punire i ribelli e per soddisfare la richiesta dì manodopera da parte del Nuovo Mondo.
Qualche numero può dare un’idea del fenomeno: dal 1641 al 1652 gli irlandesi venduti come schiavi furono 300.000, a partire dal 1650 i bambini tra i dieci e i quattordici anni deportati e venduti come schiavi, insieme alle loro madri, in Virginia e New England furono oltre 100.000.
Altri dettagli sono raccapriccianti.
Le donne furono usate come fornitrici di sesso e per "produrre" mulatti attraverso l'accoppiamento con schiavi neri. Questa pratica, economicamente più conveniente rispetto all’importazione di schiavi neri, fu proibita da una certa data in poi proprio per non danneggiare il commercio degli schiavi neri.
Nelle navi da trasporto gli schiavi venivano imbarcati in un numero tale che non era possibile stendersi per dormire senza mettersi l'uno sull'altro. La mortalità lungo il viaggio era elevatissima, ma gli armatori non se ne curavano più di tanto, il viaggio di trasporto degli schiavi serviva infatti solo ad evitare il "ritorno a vuoto" dall'Inghilterra al Nuovo Mondo.
E in caso di difficoltà non c'era problema a liberarsi di parte del carico gettandolo a mare.
Ci sono testimonianze che documentano come nel 1798 vennero gettati nell'Oceano Atlantico ancora vivi 1.302 schiavi per avere più cibo a disposizione per l’equipaggio.
Il "prezzo" di uno schiavo bianco era molto inferiore a quello di uno schiavo nero (circa un decimo) sia per la minore resistenza fisica, sia per il minore "costo" - viaggio più breve e catena di approvvigionamento più corta dato che i neri, a differenza degli irlandesi, dovevano essere acquistati dagli arabi che li "fornivano".
Per chi volesse saperne di più segnalo il libro " White Cargo: The Forgotten History of Britain’s White Slave in America" di Don Jordan e Michael Walsh , ancora reperibile su Amazon, dal quale molte delle cose qui scritte sono state tratte.
Che dire di fronte a tante nefandezze? Oltre a "comprendere" il risentimento che molti irlandesi provano nei confronti degli inglesi, con una certa amarezza viene fatto di rilevare che la tratta degli schiavi non è questione di razzismo ma, ahimè, è manifestazione della malvagità alla quale può giungere l'essere umano soprattutto quando a comandare è il portafoglio.

Per saperne di più

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Isabella Confortini Hall condivide questo pensiero:

"Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla".

Parole di Giordano Bruno al termine della lettura della sentenza che lo condannava per eresia.

ABBIAMO OSPITI/CULTURA - Spigolature molto femminili
Articolo di Elvira Coppola Amabile, Autore Ospite de La Lampadina

La nostra terra italica é magnifica. E il Sud é straordinario, pieno di misteri, di cultura antica e riserva sempre sorprese a chi non lo conosca. Ma quando percorri le antiche contrade si schiudono le case, la gente si concede e si svelano quelli che sembrano segreti. Sono solo gioie racchiuse dentro scrigni fatti di riservatezza. 
Pochi giorni fa in un piccolo viaggio nelle Puglie mi sono soffermata a Martina Franca.
Un incanto! Pulita, bei negozi, gente garbata, palazzi sontuosi, scorci intriganti... e poi nella bellissima piazza Roma lastricata di pietre bianche, quasi nascosto ecco un angolo di romanticismo fatto di preziosità che credevo sparite. 
Forse la descrizione di questo incantevole negozietto interesserá solo noi donne... antiche. Pazienza! Per i signori prometto che la prossima volta cercherò un argomento più attraente per loro più consono ai loro gusti.
Pizzi e merletti. Questo il nome della bottega.
Una gentile e vivace signora mi accoglie sorridente. Il metro a tracolla sempre pronto a misurare qualcosa, un’aureola di capelli candidi, maniere schiette e grande attenzione.
Qualche mobile antico e con grazia esposti tomboli chiacchierini uncinetti filet ricami, manufatti eseguiti con una maestria e un’arte che le madri e le nonne d’una volta avrebbero saputo apprezzare certamente con più competenza di noi.
Ma la signora espone anche qualche gioiello che si é inventata “per essere al passo con i tempi moderni”. Mi dice esibendo minuscoli orecchini e ciondoli ottenuti intrecciando fili di seta con coralli cammei perle turchesi topazi. Una delizia! Non resisto, acquisto qualcosa e ringrazio la signora.
Lei sembra una fatina ed è una vera magia la costanza e l’amore che infonde nel suo lavoro. Bontá sua mi regala un piccolo merletto a chiacchierino in segno di riconoscenza dei miei apprezzamenti. 
Nella Acquaviva, cosi si chiama, è la custode di un mondo prezioso quasi sparito. Un mondo di ricami e pizzi fatti a mano. Un mondo che racconta di corredi che si usava approntare per i matrimoni delle figlie e dei figli. 
Dovevano durare tutta la vita! Valevano un patrimonio! Anticamente anche ai maschi si preparava il corredo. Un mondo sparito profumato di lavanda, di delicatezza, di tradizioni.
Costava giorni e giorni passati a rifinire un fiore, una ghirlanda, una cifra piena di ghirigori. Perchè il corredo fosse degno era impreziosito da lini e merletti e frange. Costituiva la dote delle fanciulle che andavano spose.
Se andate a Martina Franca non mancate di visitare questo angolo di poesia.
Difficilmente ne troverete altri.

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Leonardo Hall condivide questo pensiero:

"Quando  soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento".

Proverbio cinese

ABBIAMO OSPITI/ARTE - Marisa Merz
Articolo* di Ludovico Pratesi, Autore Ospite de La Lampadina

Il mondo di Marisa Merz era la sua casa studio a Milano, affacciata sul Parco Sempione. Andai a farle visita dopo la morte di Mario,
intorno alla metà degli anni Duemila, e rimasi colpito del fatto che l’appartamento era un insieme di stanze piuttosto grandi, dalle pareti affollate di opere di dimensioni diverse: volti appena abbozzati, disegnati o dipinti su pareti che assomigliavano alle iconostasi bizantine.
Marisa si muoveva con calma, come se avesse abolito la fretta dalla sua esistenza, e apriva le porte delle varie stanze: lo studio di Mario, il suo, un grande salotto, le camere da letto.
Inutile spiegare né raccontare il loro contenuto: mobili e oggetti erano carichi di storie e memorie, in una sorta di caos generativo.
Sigaretta sempre in bocca, sguardo apparentemente vago ma in realtà pronto a cogliere ogni dettaglio, Marisa assomigliava a quelle figure che compaiono spesso nelle opere recenti di Kiki Smith: donne senza età, un po’ adulte un po’ bambine, capaci di attraversare tempo e spazio con una leggerezza consapevole e un po’ magica. La capacità di trasformare gli oggetti più banali in opere, assemblandoli tra loro secondo arcane traiettorie, per dar vita ad un’arte che si nutriva di un quotidiano addomesticato ma sempre rispettato.
Quando l’occhio è alla montagna le mani al filo di rame gli occhi sono la montagna” diceva Marisa, e in questa frase è racchiuso il senso del suo lavoro: una combinazione tra sguardo, gesto e materia.
Quando ho visitato la mostra “The Sky Is a Great Space” al Metropolitan di New York nel 2016 ho visto lavori piccoli e intensi che non conoscevo.
Sembravano aver lasciato lo studio a malincuore, desiderando solo di volerci rientrare, riprendendo il loro posto tra altre centinaia, disposti secondo un ordine segreto che solo Marisa poteva conoscere.
Parafrasando Arundhati Roy, Marisa era la dea delle piccole cose.
Ciao Marisa, ci mancherai.

*articolo già pubblicato su Artribune di luglio 2019

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La Redazione:

"La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c'è fuori".

Johann Sebastian Bach

COSTUME - Grazie... Sto bene!
Articolo di Lalli Theodoli

Il mio penultimo pezzetto pubblicato dalla Lampadina parlava di piccole storie in ospedale. Si è scatenato un mare di telefonate “Che succede? Quando ti hanno ricoverato? Hai avuto un incidente?”
Nessuno ha pensato che il pezzetto fosse ispirato a vecchi racconti da altri ricevuti o semplicemente..inventato.
Questo mi ha fatto riflettere sullo scrivere, in genere. Scrivere di passioni, di amori, di avventure, di sentimenti, vissuti da donne perdute, da uomini senza cuore, da avventurieri, da preti, da suore e quanto altro, non può voler dire che chi scrive sia stato, ovviamente, tutte queste persone. Che inoltre possono appartenere a diversi ambienti sociali ed essere di diversissime età ed appartenere a diverse epoche storiche.

Come si può allora poter parlare di cose tanto lontane dal nostro essere?
Per poter scrivere di tutto, di tutto bisogna aver avuto esperienza. Esperienza non diretta, o non solo diretta, ma acquisita mediante un'assimilazione da tante letture, da racconti ricevuti, da sensazioni e sentimenti che, in qualche modo, facciamo nostri.

Si dice che la lettura, lo studio,  l’ascolto attento di altrui esperienze permettano  di vivere tante vite diverse, in luoghi lontani, tanto poco somiglianti alla nostra.
Salgari non era un pirata e non era mai stato nei Caraibi.
Inchiodato alla sua scrivania. 
Jules Verne non ha fatto il giro del mondo in ottanta giorni e non ha percorso ventimila leghe sotto i mari. Con una serie di informazioni reali, un animo aperto all’ascolto delle esperienze altrui, sia sentimentali che fisiche, ed un po’ di fantasia, assolutamente necessaria, la mente vola.
Al  punto che, senza aver mai vissuto nulla del genere, possiamo raccontare la storia di una missionaria o di un ladro, di un gentiluomo o di una prostituta, e siamo  in grado di riviverne e farne rivivere quindi tutte le emozioni senza per questo che ci si domandi se il nostro passato sia “specchiato”… o  totalmente immorale.
Quanto uno scrittore porta sulla carta è sempre in un certo senso “autobiografico” ma non nel senso letterale della definizione. Vuol dire che insieme a tante cose veramente, personalmente, vissute si aggiungono impressioni arrivate da lontani ricordi, da forti sensazioni, da antiche letture: fatti che abbiamo talmente assimilato che sono divenuti nostri, parte della nostra vita.

Se una seriosa e morale scrittrice parla di sesso sfrenato e di vite dissolute non affanniamoci a cercare nel suo passato. “Ah faceva tanto la santa! Ecco qui la verità!”
Avrà invece con animo aperto letto o ascoltato e immaginato vite diverse dalla sua.
Ugualmente se  ci parla con terribile realismo di atroci torture … ben lungi da essere stata sottoposta ad una tale agonia: sensibilità e fantasia e immedesimazione.
Andiamo ad assistere a molti film di animazione: vite di formiche, di cani, di leoni, di dinosauri, che parlano e agiscono con l’anima e le sensazioni e le reazioni che noi non essendo formiche, cani o dinosauri attribuiamo loro.
In qualche modo è quello che si fa nel costruire personaggi  dei libri.

Se siamo attenti intorno a noi, siamo curiosi e interessati, viviamo non solo la nostra vita, ma anche quella di molti altri esseri umani diversissimi da noi.
Per cui... Grazie! Sto bene!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là...  

Paura del Venerdi - La paura per il Venerdi 13 (da noi è Venerdì 17, mentre in Francia è il Venerdì 13) che prende il nome di paraskevidekatriakatriaphobia verrebbe da quel maledetto Venerdì 13 Ottobre 1307 nel quale tutti i Templari vennero arrestati.
BZ

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Non ci vedo - La futura generazione delle lenti al contatti potrà consentire di "zoomare" con il solo battere delle ciglia. Le nuovi lenti funzionano grazie ad una pellicola polimerica elastica che risponde a segnali elettrici generati dai movimenti oculari e da un impianto esterno composto da elettrodi posizionato intorno a gli occhi.
CV

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Monasteri, orti e cimiteri - Nei giardini dei monasteri, spesso, gli orti erano ubicati vicino ai cimiteri. I rami che si protendevano verso il cielo simboleggiavano l'elevazione dell'anima. Da un punto di vista più pratico il suolo dei cimiteri, naturalmente fertile e regolarmente arricchito, è propizio allo sviluppo degli alberi da frutto. Un po' macabro ma efficace.
BZ

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina.

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Dopo Mosca dal 18 al 22 settembre 2019, da ottobre ci aspettano nuovi appuntamenti al Quirinale e al Vaticano, aggiornamenti sull'arte contemporanea con Ludovico Pratesi, e con lui la Biennale di Venezia a ottobre!

E ancora, a fine novembre faremo un salto a Parigi per l'apertura della nuova mostra di Marguerite de Merode!

Seguiteci per saperne di più
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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a

appuntamenti@lalampadina.net
 

***

E ANCORA
FLASH NEWS!
 

L'acqua fa male, il vino fa cantare! - Nel Medio Evo la bevanda più consumata era il vino poiché l'acqua era sovente impura e apportatrice di malattie. Il consumo di vino era raccomandato dai medici agli ammalati.
Il vino era però meno alcolico di quello al quale siamo abituati, 7 - 8 gradi in media.
BZ

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Uomo/Donna - Sembra che nelle grandi città il rapporto numerico uomo/donna sia cambiato drasticamente, questo principalmente per il numero di uomini giovani liberi.
Nel 1990 a New York c’erano circa 88 uomini per ogni 100 donne. Nel 2015 il rapporto è diventato di 91 a 100. Oggi sono in parità. Probabilmente questi cambiamenti sono dovuti al lavoro che cambia. Le città oggi attraggono lavoratori altamente qualificati di entrambi i sessi, mentre una volta erano molte le donne poco qualificate a cui era riservato il lavoro nei negozi, bar etc.
CV

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Ruggine utile!- La ruggine serve a qualcosa? Secondo i ricercatori della California Institute of Technology, sottili strati di ruggine a contatto con l’acqua di mare creano corrente elettrica. Gli strati di ruggine però devono essere veramente sottili, hanno creato quindi uno strato di ferro spesso 10nanometri (10mila volte più sottile di un capello umano) e una strato di ossido di 2 nanometri. Il materiale così composto riesce a produrre a contatto con l’acqua di mare diverse decine di millivolt per ogni cm quadrato. Certo le applicazioni ancora molto limitate ma con il tempo...
BZ

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ALL'OLIMPICO CON
LA LAMPADINA

 

Appuntamenti per settembre al
Teatro Olimpico di Roma

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dal 26 al 29 settembre 2019
CHE DISASTRO DI COMMEDIA
Di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields
Regia di Mark Bell

Versione italiana di “The Play That Goes Wrong”, spettacolo rappresentato in tutto il mondo, torna in teatro per la sua Terza Tourne´ nazionale. 

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dal 9 ottobre
RAFFAELLO
con Vittorio Sgarbi

“Caravaggio”, “Michelangelo”, “Leonardo”, le magistrali performance di Vittorio Sgarbi continuano anche in questa stagione e si concentrano su un altro grande esponente del panorama artistico mondiale Raffaello Sanzio, genio di cui nel 2020 ricorreranno le celebrazioni dal cinquecentenario della morte e con cui, attraverso questo spettacolo, se ne anticipano le celebrazioni.

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Per info:
ufficiopromozioni@teatroolimpico.it
www.teatroolimpico.it

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La Lampadina
Libri
Carlotta Staderini ci propone
un commento a 

L'ASSASSINIO DEL COMMENDATORE
Libro primo - le idee che affiorano
Libro secondo - metafore che si trasformano

di MURAKAMI HARUKI
Traduzione di Antonietta Pastore
Ed. Einaudi

È incredibile come i grandi scrittori riescano ad imprigionarti nel loro mondo ! Proprio questo succede con i due volumi di questa storia straordinaria, sempre tra reale e surreale, due mondi paralleli sempre attraversati dalla musica.

Il romanzo è scritto in prima persona da un pittore ritrattista, senza nome e ci racconta di:

  • Un ritrattista che sa intuire l’anima ed i segreti dei volti che ritrae
  • Un divorzio e un uomo ferito
  • Un quadro inquietante, (dipinto da un grande maestro giapponese, Amado Tomohiko,) viene ritrovato in un sottotetto. Rappresenta una scena misteriosa molto violenta in cui scorrono fiumi di sangue. Il titolo :l’assassinio del Commendatore. Ricorda la prima scena del Don Giovanni di Mozart in cui Don Giovanni uccide il padre di Donna Anna, il Commendatore. Ma il mistero della rappresentazione è molto più complesso. Il noto pittore, Amado Tomohiko ha spostato i personaggi dell’Opera del Don Giovanni in un’altra epoca servendosi della tecnica “nihonga”, riuscendo a rendere compatibili culture e stili nell’opera d’arte. Il quadro ha forse a che fare con il passato di Amado Tomohiko che aveva vissuto a Vienna all’epoca dell’Anchluss e ne era stato espluso a seguito di un omicidio? E’ un quadro intenso, violento con una forza di attrazione straordinaria, pericolosa. Vi è un mistero in questo quadro, sembrerebbe una “confessione” in forma metaforica….
  • Una casa isolata nel bosco circondata da strani vicini
  • Tre uomini abbandonati in condizioni violente dalle loro donne
  • Una campanella che inizia a suonare nella notte.
  • Una caverna
  • Una strana presenza si libera dalla caverna. Solo l’autore sarà in grado di vederla e ascoltarla
  • La strana presenza è una creatura che dice di essere una “idea” che si esprime in modo davvero originale ed ha un aspetto “provvisorio”, ma potrebbe prendere un altro aspetto adatto alla circostanza…

Reale e surreale.
La verità è una rappresentazione e la rappresentazione è verità.
La cosa migliore è accettare cosi com’è la rappresentazione.

I titoli dei capitoli sono enigmatici ed affascinanti: “Se la superficie è appannata” (cap. 1)
“Ei non respira più – fredde ha la membra” (cap.5)
“La curiosità non uccide soltanto i gatti” (cap. 18)
“Franz Kafka amava i pendii” (cap.28) e così via.

“Scrivere un romanzo è qualcosa che si fa in solitudine. A volte ho l’impressione di stare seduto in fondo ad un pozzo”.

Queste le parole di Murakami nel “Mestiere dello scrittore “ del 2015.
La solitudine e la profondità del comporre. Anche i suoi personaggi sono solitari e sembrano vivere in una dimensione incerta, in una bolla, tra fantasia e realtà.
La solitudine è un tema ricorrente che dà corpo ai suoi fantasmi. Il tempo è uno dei grandi temi di questo romanzo; sempre nel libro sul lavoro del romanziere Murakami scrive un capitolo dal titolo: “Considerare il tempo un amico” ed è proprio una aspirazione del ritrattista del romanzo, farsi amico il tempo.
Il pozzo di cui parla Murakami è una metafora e in questo romanzo è rappresentato dalla caverna sotterranea da cui il protagonista del romanzo sente arrivare il flebile suono di una campanella. Da quel luogo parte il romanzo ed in quel luogo si chiuderà il cerchio.
Romanzo introspettivo, il mistero è il motore della narrazione, l’arte una forza riparatrice.
Si plana sulla storia e si legge tutto d’un fiato.

Buona lettura,
Carlotta Staderini Chiatante

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode

ROMA

Musei Capitolini: Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte. A cura di Federica Papi e Claudio Parisi Presicce.
Nelle Sale Espositive di Palazzo Caffarelli si celebra con 60 opere provenienti da collezioni italiane e straniere uno degli grandi artisti del Rinascimento. Si aprono le porte per la prima volta a dei capolavori della portata della "Madonna col bambino" del Metropolitan di New York, una delle opere dell’artista toscano presente nell’esposizione. Chi si è emozionato davanti al Giudizio Universale nel duomo di Orvieto non può perdere questa bellissima mostra.
Fino al 3 novembre 2019

MAXXI: At Home. Progetti per l’abitare contemporaneo a cura di Margherita Guccione e Pippo Ciorra.
Questa mostra racconta l’evoluzione del concetto di abitare dal Dopoguerra a oggi, analizzato attraverso le opere dei grandi maestri del Novecento e delle nuove figure emergenti del panorama architettonico internazionale, anche attraverso inediti dialoghi.
Fino al 22 marzo 2020
 

PARIGI

Centre Pompidou: Bacon en toutes lettres.
Il Centro Pompidou di Parigi presenta una nuova retrospettiva dedicata al pittore britannico Francis Bacon e ai suoi interessi letterari. La letteratura è servita da stimolo per il lavoro dell’artista che ha trovato in grandi scrittori come Eschilo, Nietzsche e Eliot una fonte d’ispirazione importante.
Fino al 20 gennaio 2020

Museo d’Orsay: Degas à l’opera.
Degas fece dell'Opera il punto centrale del suo lavoro. I vari spazi (sala e palcoscenico, logge, foyer, sale da ballo), ne esplora i vari spazi (sala e palcoscenico, logge, foyer, sale da ballo), e studia chi li popola, ballerini, cantanti, musicisti dell'orchestra, spettatori, abbonati in abiti neri, trasformandoli in una metafora del mondo e della vita stessa.
Fino al 19 gennaio 2010
 

LONDRA

Tate Modern: Olafur Eliasson in real life.
In seguito al suo bellissimo lavoro del lontano 2003, nella Turbine Hall (The Weather Project), un lungo tramonto, Olafur Eliasson ritorna negli spazi della Tate Modern con trenta opere realizzate negli ultimi trent’anni e sette inediti. Una mostra dove lo spettatore è invitato a riflettere sulle modalità con cui si relaziona all’ambiente che lo circonda: “seeing yourself sensing” è la frase usata dall’artista per descrivere le sue intenzioni.
Fino al 5 gennaio 2020


  Pensiero Laterale
Fratelli

Antonio e Giacomo sono nati dagli stessi genitori,  nella stessa ora dello stesso giorno dello stesso mese ma non sono gemelli.
Come è possibile?
Guarda qui la soluzione...

La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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