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La Lampadina - n.  94 ::: Luglio 2020

Cari Lettori,

siamo arrivati a luglio 2020, mese simbolo di contraddizioni. Sta accadendo tutto e il suo contrario. Isolamento, assembramenti, liberi tutti! No! Emergenza fino a fine anno: insomma, è il caso di tenere dritto il timone nel caso fortunoso si abbia intrapreso una rotta precisa!
Questo nostro nuovo numero lo abbiamo preparato con ulteriore cura, rispetto all'usuale: apriamo con un saluto e un augurio a Tutti Voi. Intraprendiamo il nostro viaggio verso il lontano Oriente, in una Cina che non è più, per poi inabissarci nel nostro Io più profondo a spasso per le nostre storie..
Saliamo sempre più su nel cielo, con un aliante, alla ricerca dei nostri limiti, circondati dalla bellezza del Creato, capace di creare nele sue viscere gemme difficili da riprodurre con arti umane. E poi un passo nel passato per valutare gli effetti delle azioni di donne e uomini che hanno cambiato il corso della storia, di una Storia che a volte tristemente si ripete, evidenziando che alcune tare del pensiero, alcune aberrazioni, purtroppo sono insidiose e infide, molto difficili da individuare e affrontare realmente e soprattutto da eliminare. Ma noi non demordiamo! Ce la faremo.
Buona lettura e buona estate a Tutti Voi. Ci ritroviamo a settembre!
ICH


Martedì, 14 luglio 2020

Buongiorno,
oggi la nostra Lampadina si accende su:



Prima di immergervi nella piacevole lettura dei nostri articoli, vi invitiamo a  guardare questo video preparato da Marguerite de Merode che rappresenta un piccolo dono da parte nostra a tutti Voi.
L’abbiamo preparato con allegria e vorremmo che fosse preludio a tutto ciò che potremo fare nel corso di questa lunga estate calda e soprattutto di buon auspicio per un autunno più sereno nel quale riprendere e realizzare i nostri progetti!
Cliccate sull'immagine e buona visione!

Ti auguro tempo
traduzione della poesia “Ich wünsche dir Zeit” di Elli Michler

“Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro perchè te ne resti;
tempo per stupirti e per fidarti e non soltanto per
guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.”

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ABBIAMO OSPITI/ARCHIVI DI FAMIGLIA - Liang Chi Ch'cao: un musical italiano in Cina
Articolo di Marco Antonio Patriarca, Autore Ospite de La Lampadina

Liang Chi ch'ao era un poeta cinese del primi del '900, malvisto dalla Corte Manchù. Scrisse di storia e un poema musicale nello stile dell'antico teatro cinese dal titolo "Luoma (Roma) conosciuto dai pochi studiosi come il suo Musical Italiano.
Per ragioni politiche fu rappresentato in Cina solo privatamente, come avvenne a giugno del 1908 a Junnan. Dopo la caduta dell'impero, Liang divenne consigliere del governo di Sun Yat Sen e dopo la caduta di questo finì a insegnare storia a Tientsin.
Il Musical Italiano, che si sappia, non fu mai rappresentato in Cina né altrove.
Il resoconto che segue è un succinto compendio ricavato dalla corrispondenza e dal racconto dei miei nonni che quella sera a Junnan assistettero a quell'originalissimo spettacolo.
"La casa di questo Biancheri a Junnan, a quanto sembra, è sempre piena di gente di ogni tipo: molti europei ma anche qualche cinese. Fernandes ci ha presentato al poeta Liang Chi ch'ao e poi siamo passati verso un padiglione della casa dove si svolgeva la prova di una commedia musicale. La stanza era illuminata da due deboli lampade ad olio e il palcoscenico improvvisato era nascosto da un tendone di canapa, dietro al quale due grandi candele accese, lasciavano intravedere le ombre degli attori che confabulavano fra loro. Poi tramite due funicelle quello strano sipario si alzò e gli attori apparvero vestiti dai costumi del teatro antico dai colori sgargianti e i loro volti in chiaro – scuro attraversati dai guizzi della luce delle candele. Parlavano mandarino con voci sommesse passeggiando a piccoli passi su e giù per la scena.
Il nostro stupore fu quando i tre personaggi con aria ispirata, cominciarono a intonare intense melodie in tonalità sempre diverse con parole per noi incomprensibili. Ma inaspettatamente, fra quello sfarfallio di parole, anche se pronunciati con un strascicato accento nasale, vennero fuori i nomi degli eroi di quel curioso musical cinese: Cavour, Mazzini e Garibaldi. Ogni tanto fermavano il canto e, a turno, recitavano versi; poi, come ci spiegava Fernandes, hanno cinesizzato il nome di Cavour che, se non ricordo male, era divenuto qualcosa come Chia-Fu erh, e poi anche quelli di Mazzini e Garibaldi i cui nomi in cinese sembravano allo sparuto pubblico cinese terribilmente buffi.
Ad un certo punto è entrato in scena il vero protagonista della storia, una specie di vecchio santone, vestito da una pesante palandrana fosforescente e con in testa l'alto copricapo istoriato degli immortali taoisti; il quale, mentre i suoi occhi stregavano il pubblico, con voce solenne, come ci traduceva Fernandes, parlava di luce e di tenebre, di ricchi e di poveri, e soprattutto di spiriti degli antenati che, vivendo nella natura, proteggono il popolo dai re, dai cattivi governanti e dagli imperatori.
L'immortale taoista era Dante Alighieri che essi pronunciavano Tong Thin o qualcosa di simile. Dante poi continuava a cantare. Sull'antica aria della farfalla, la sua vita passata in un'Italia divisa fra tanti sovrani: a Firenze, a Pisa, a Venezia, a Milano, a Napoli e occupata dagli stranieri, barbari, spagnoli, francesi e arabi, mentre egli si disperava in cerca della libertà, per fortuna ora assicurata da Cavour, Mazzini e Garibaldi.
Poi lo stesso Liang, dopo la prova, ci ha spiegato in inglese che secondo lui, la Cina, per il suo risorgimento, dovrebbe prendere a modello quello italiano e che vedeva molte somiglianze tra l'Italia e la Cina.
A quanto sembra, vi è solo un canovaccio in mandarino di questa rappresentazione che è apparsa in pubblico solo in Giappone e, poiché gli eroi del musical sono tre famosi liberali, come ci ha detto, non sarà mai rappresentata in Cina."

NdR: Un'interessante profilo di Liang su The Harvard Crimson

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Spesso ci imbattiamo in qualche scena cult di film, o canzone, o foto particolare che ci fa piacere riscoprire e vorremmo condividere con gli amici, e così oggi Carlo vi propone la splendida scena tratta dal film "Scent of a woman", versione americana del 1992 di "Profumo di donna" (con Gassman, 1974), film basati entrambi sul romanzo di Giovanni Arpino. Un giovane Al Pacino, che impersona il cieco Tenente Colonnello Frank Slade,  balla un tango incredibile al Waldorf Astoria con Donna, un'amica del suo protetto, Charles Simms: il brano è il tango celeberrimo "Por una cabeza" di Carlos Gardel. L'invito a ballare suona così:
"Non c'è possibilità di errore nel tango, Dana, non è come la vita: è più semplice. Per questo il tango è così bello: commetti uno sbaglio, ma non è mai irreparabile, seguiti a ballare. Perché non ti butti? Vuoi provare?"
Clicca sull'immagine e accetta l'invito!


ATTUALITÀ – I diamanti
Articolo di Carlo Verga

"I diamanti sono i migliori amici delle ragazze. Così cantava Marilyn Monroe in una scena del film musicale “Gli uomini preferiscono le bionde”, del 1949. 
Già nel XIII: si diceva che se una donna era arrabbiata col marito bastava che indossasse (o le venisse regalato) un diamante per fare pace…
“Un diamante è per sempre”, lo slogan coniato dalla De Beers nel 1947, è stato di grande successo anche per le vendite. Ma che succede ora con l‘avvento delle pietre coltivate o sintetiche?
Secondo la RapNet Diamond Index il prezzo delle gemme di alta qualità è calato quasi dell’80% negli ultimi trent’anni al netto dell’inflazione e un recente studio commissionato da De Beers certifica che la domanda di diamanti lavorati sarebbe cresciuta solo dello 0,3% a livello globale nel 2016.
Certamente il gusto cambia ma soprattutto le limitate disponibilità economiche dei più giovani, una certa sensibilità in merito alla estrazione delle pietre con lo sfruttamento delle popolazioni locali e le nuove pietre coltivate o sintetiche, hanno dato il loro forte contributo alla contrazione del mercato delle pietre naturali.
I diamanti sono una modificazione cristallizzata del carbonio puro e si forma nelle grandi profondità terrestri, dove esistono le condizioni di altissima pressione e temperatura. Il loro ritrovamento sulla superficie terrestre è dovuta con tutta probabilità, alle varie eruzioni vulcaniche succedute nel tempo.
Per questa ragione la ricerca e i ritrovamenti erano molto concentrati lungo gli argini dei fiumi e in depositi alluvionali.
Ma come è iniziata la storia di queste pietre così preziose? Alcuni riferimenti sulla loro preziosità è menzionata fin da 6000 anni fa su alcuni testi in sancrito. Giunsero poi nella Roma antica dove però venivano utilizzati principalmente come strumenti d'incisione. Fu poi l’India che ne sancì l’importanza tanto che una delle loro città, Golconda (città oramai in rovina), fu considerata fino alla fine del 1700 il centro commerciale più importante per la lavorazione dei diamanti. La svolta sul commercio e utilizzo dei diamanti avvenne nel XVII secolo quando gli imperatori Moghul, dopo avere annesso i territori vicini di Bijapur e Golconda (con le relative miniere), accettarono di separarsi dalle loro pietre migliori e l’Europa fu inondata da una marea di gemme. Solo molto più tardi, a fine Settecento, furono individuati i primi giacimenti, in principal modo in Brasile.
In un’epoca relativamente più recente, il Sudafrica, è diventato il grande produttore ed è li che furono scoperti i maggiori giacimenti, la zona era a sud del fiume Orange. Era l’anno 1871, dopo il ritrovamento di diamanti in mezzo a un terreno nella fattoria dei fratelli Johannes e Diederik De Beers, che segnò la nascita della moderna industria diamantifera con la creazione della miniera di Kimberley. Big Hole (così è anche denominata la miniera), il buco più grande mai scavato dall’uomo dal quale migliaia di uomini, hanno estratto 10 milioni di metri cubi di terra per portare alla luce 2mila chili di diamanti. 

Fu poi Cecil Rhodes che nel 1888 fondo` la De Beers Consolidated Mines, azienda che fino agli Anni ’90 ha detenuto il monopolio del commercio dei diamanti.
I diamanti sono sempre stati un segno della potenza dei paesi e dei regnanti che erano pronti a sborsare qualsiasi cifra pur di accaparrarsi i più importanti:
-il diamante Koh-i-noor (105 carati, 21,6 g) «Koh-i-noor" significa "Montagna di Luce" in persiano. La sua origine forse l’India vicino a Golconda. Attualmente fa parte dei gioielli della Corona britannica ma il suo possesso è molto contestato dall’India che ne chiede la restituzione (con poco successo).
-Il Diamante Sancy (di 55,23 carati) fu trovato a Golconda in India. Tra i tanti proprietari che si sono succeduti fino ad oggi, i Francesi, il principe russo Paolo I Demidoff, poi il primo visconte di Astor che lo tenne per oltre 70 anni, il quarto visconte di Astor lo vendette, nel 1978, al museo del Louvre per un milione di dollari.
-Il diamante Cullinan dal nome del proprietario di una vicina miniera, venne scoperto nel 1905 da un minatore. La gemma, allo stato grezzo pesava 530,2 carati. Venne acquistata dal governo di Pretoria e donata al re di Inghilterra Edoardo VII in occasione del suo compleanno. Nel 1908 il diamante venne tagliato e ridotto in 105 diamanti.
A proposito delle pietre sintetiche o coltivate, queste vengono classificate secondo il processo produttivo HPHT o CVD, High –Pressure High – Temperature (sintesi ad elevata pressione e temperatura) e Chemical Vapor Deposition (sintesi a deposizione chimica da vapore).
La prima pietra con caratteristiche accettabili, per durezza e conducibilità fu ottenuta negli anni ‘90 con un sistema denominato Detonation System mediante il quale si ottengono dei granelli di diamante di dimensioni minime tramite una detonazione di esplosivi contenenti carbonio. Va da sè che questo tipo di pietra poteva essere usata solo per scopi industriali, mancando nel colore e trasparenza, quindi non utilizzabile in gioielleria.
Solo in tempi più recenti, i grandi investimenti, i sistemi e impianti di ultima generazione hanno reso possibile ottenere delle pietre che abbiano delle caratteristiche molto simili alle gemme preziose. Il processo, a grandi linee, inizia con l’inserimento di un sottilissimo strato di diamante naturale posizionato all’interno di una camera ad alta pressione con la presenza di carbonio: le elevate temperature generate da reattori sviluppano delle cristallizzazioni che si trasformano in piccole pietre.
La stessa De Beers ha prodotto per fini di ricerca, pietre fino a 25 carati. Ma per motivi economici, la maggior parte dei diamanti sintetici è ferma ad un peso massimo di 1 - 1,5 carati.
Ma come rilevare le pietre naturali da quelle sintetiche? Quasi impossibili anche agli occhi degli esperti e le differenze sono tracciabili solo con speciali apparecchiature. Le pietre incolori, sottoposte alla luce ultravioletta ad alta frequenza, producono delle fluorescenze o fosforescenze differenti da quelle naturali, quindi ben identificabili. Il loro prezzo circa il 50% delle naturali.
Tante le aziende che si sono rivolte a questo settore in notevole crescita, perfino uno dei maggiori commercianti sudafricani di pietre naturali, ha lasciato l’azienda fondata dal padre per dedicarsi alle pietre coltivate e sintetiche con vendite esclusivamente on line.
Pensate che la Adadiamonds californiana, offre la possibilità di ottenere pietre personalizzate ricavate dal carbonio estratto da oggetti con particolare valore affettivo, mazzi di fiori o tesi di laurea, ed anche la possibilità di ricavare un diamante dalle ceneri del caro estinto.

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La Redazione ci propone questa citazione:

'"Perchè così duro?" - disse una volta il carbone al diamante; 

"Non siamo forse parenti stretti?"

Friedrich Wilhelm Nietzsche

ABBIAMO OSPITI/PSICOLOGIA - Noi e le nostre storie
Articolo di Mei Indri, Autore Ospite de La Lampadina

Noi siamo le nostre storie. Siamo il prodotto di tutte le storie che abbiamo ascoltato e vissuto e delle tante che non abbiamo sentito ma che hanno modellato la nostra memoria, hanno modellato la nostra visione di noi stessi, del mondo e del posto che noi nel mondo occupiamo.
La psicologia junghiana parla di Puer Aeternus o di archetipo del fanciullo, una dominante psichica che simboleggia la capacità della psiche di rinnovarsi, di essere in uno stato di perenne evoluzione, riscattandoci dal già dato per proiettarci nel possibile.
Ognuno di noi guarda alla propria esistenza, a volte, attraverso gli occhi del puer seppur per un breve tempo: quando guarda alla sua ferita antica la trasforma in feritoia, ossia una chiave di lettura diversa che dà senso al dolore.
Per molti autori, analisi transazionale compresa, il bambino interiore rappresenta gli aspetti più significativi e creativi della personalità, i più fragili e insieme i più autentici: una franca ed immediata espressione di sé, la capacità di godere, di partecipare affettivamente alla realtà, la curiosità, la gioia, il piacere.
E questo prima di noi, l'hanno scoperto i POETI.
L'infante (da fari = parlare) non parla, non possiede il logos ma è capace di autonomia, spontaneità ed intimità: lo dicevano già Platone e le fonti orfiche e pitagoriche.
Il linguaggio della fiaba propone al lettore un tuffo nella metafora, nel mondo delle associazioni apparentemente illogiche. 
Il favoleggiare impone e permette una comunicazione essenziale sul mestiere di vivere, ammantandolo di trasgressione, una specie di saggezza travestita da follia.
Il lettore è libero di cogliere l'esterno o la sostanza, libero di farsi solleticare l'intelletto o di farsi raggiungere diritto alla pancia. Un viaggio dove il gusto del viaggiare supera di gran lunga l'ansia di arrivare. Un viaggio che può continuare con l'interrogativo: "E se la favola fosse solo una delle tante che io posso scegliere per me?"
La casa delle favole
Gli individui sono come villini a tre piani: una taverna, un piano terra, un primo piano.
Il primo piano serve per esporre le bandiere, per mostrarci al pubblico.
Il piano terra serve per parlare all'intuito. Al piano terra si deve essere parimenti abili a dire che ad ascoltare.
La taverna è il regno delle risonanze profonde, dove affondano le radici, l'odio e l'amore, la vita e la morte. È  il piano dove il non dire dice, dove l'abilità degli abitanti è l'ascolto del silenzio.
Al primo piano si dice.
Al piano terra si intuisce.
In taverna si sente.
Le favole non amano il primo piano.
Esse si trovano a loro agio a piano terra, là dove il dire troppo rovina il dire profondo.
Ma le fiabe più intriganti amano spingersi nella taverna, dove si odono echi lontani di note familiari all'uomo, senza tempo e senza spazio.
È lì che insieme alla fiaba vive la POESIA.
Miti, favole e sogni sono scritti tutti nello stesso linguaggio: il linguaggio simbolico.
Il linguaggio simbolico è forse l'unico codice elaborato dall'uomo che è rimasto identico per ogni civiltà e nel corso della storia: un linguaggio con la sua grammatica e la sua sintassi, che bisogna comprendere se si vuole cogliere il senso profondo.

Ed è così che si capisce che vi è un significato di redenzione in quasi tutte le fiabe del mondo, in luoghi diversi e in tempi diversi, con trame e svolgimenti spesso opposti.
Le fiabe che ascoltavamo da bambini o che raccontiamo ai nostri figli o ai nostri nipotini sono in realtà sapienze antiche nelle quali si rispecchiano i tormenti dell'uomo e che narrano le storie della nostra vita e della nostra morte. 
Il re, le regine, i principi, le principesse abbandonano la loro fissità di fantocci automatici, lasciano cadere le loro vesti sontuose e, a loro volta, diventano donne e uomini veri.
Di volta in volta, in questa diversa chiave di lettura, possiamo scorgere il padre, la madre, I fratelli e la sorella, una figura insomma che ha segnato la nostra esistenza. Ci insegna anche a sollevare il velo che cela i loro volti, a soffiare sulla nebbia che gli avvolge, per fare subito apparire il complesso e segreto meccanismo che determina le nostre azioni.

Incantesimi, sortilegi, maledizione di streghe e di maghi perdono la loro drammaticità che ci teneva svegli, da bambini, per ore nel letto, e ne acquistano però un'altra, meno effimera, meno appariscente, ma altrettanto crudele. Sono in realtà le malattie della nostra anima, i lacci che ci costringono all'infelicità, le continue pene in cui si dibatte lo spirito e dalle quali non si sa come uscire.
E i draghi da uccidere, le sette camice da filare, le infinite strade da percorrere, i mari da attraversare, le pietre da trovare, non sono altro che le prove della vita, vere o immaginarie, che arrestano lo scorrere dell'esistenza, che increspano la superficie dei giorni.
Occorre sempre una redenzione, un'espiazione, una purificazione per poter essere uomini: c'è sempre una prova da superare, perché la nostra anima sia libera. Da secoli lo ripetono le fiabe di tutto il mondo, le rivelazioni di tutte le religioni e, nel nostro tempo, ce lo conferma la psicologia del profondo. Guardando dentro di noi aldilà delle ombre che ci agitano, oltre le figure che la fantasia ha colorato, nel profondo del nostro essere c'è sempre la stessa richiesta.
Per diventare uomo ho bisogno di redimermi o di essere redento, altrimenti mi confonderò per sempre nel buio dell'infelicità, dell'inferno, della follia.

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ICH condivide questa citazione:

"Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé."

Pablo Neruda

CULTURA - Grandi donne nella storia: Carlotta Corday
Articolo di Beppe Zezza

Trovandomi io in Francia mi viene fatto di pensare a personaggi di questo Paese. In un precedente articolo ho scritto di Eleonora d’Aquitania, moglie successivamente del Re di Francia e del Re di Inghilterra, all’origine di lunghi anni di guerra tra i due paesi, ignota ai più, forse perfino alla grande maggioranza dei francesi non provenienti dalla regione Aquitania.
Oggi parlerò invece di una donna che è passata alla storia per un solo gesto, clamoroso, che le ha conferito l’aura di una eroina biblica e che l'ha fatta ricordare in tutti i manuali scolastici di storia, (è una delle mie reminiscenze scolastiche dopo quasi settant’anni!) ma che storicamente non ha avuto grandi conseguenze: Carlotta Corday.
Chi era questa Carlotta Corday?
Marianne-Charlotte Corday d’Armont, questo il suo nome completo è nata nel 1768, nella fattoria di Ronceray.
La famiglia, di piccola ma antica nobiltà, che aveva annoverato anche il celebre commediografo Corneille, come gran parte delle piccole famiglie nobili, non godeva di grandi mezzi economici anzi poteva essere definita “povera”.
A quel tempo c’era tutta una categoria di piccoli nobili, proprietari terrieri, la “noblesse desargentée”, i quali godevano di “privilegi signorili” di origine feudale, progressivamente erosi nel corso dei secoli, ma che in quanto nobili non potevano esercitare tutta una serie di mestieri tra i quali il lavoro della terra e il commercio. In compenso potevano fare la carriera militare dato che gli ufficiali dell’esercito dovevano essere nobili.
Carlotta, alla morte della madre, a 13 anni, entrò nell’abbazia reale di Caen in Normandia, dove venivano accolte giovinette nobili non abbienti, ma ne dovette uscire nel 1790 a seguito della soppressione dei monasteri sancita da uno dei primi atti della Assemblea Costituente del Regno di Francia. (La Repubblica francese è istituita nel 1792). Carlotta viene ospitata da una vecchia zia e si immerge nella lettura dei classici, ma anche di Rousseau e di Voltaire e si appassiona al tema della libertà.
Negli sconvolgimenti del tempo, la famiglia Corday ha propensioni “royalistes”: i due fratelli emigrano e si arruolano nell’esercito del principe di Condè che vuole restaurare la monarchia. Carlotta, invece, nutre idee più vicine a quelle della Rivoluzione ma rimane sconvolta dalla piega sanguinaria che questa aveva imboccato con l’esecuzione di Luigi XVI e con la violenta repressione di tutti gli oppositori, veri o presunti. Anche il suo parroco accusato di non avere voluto giurare fedeltà allo Stato viene ghigliottinato.

Politicamente prossima alla fazione dei “girondini” – la quale mentre nella primitiva Assemblea Costituente si trovava a costituire la “sinistra”, nella Convenzione – succeduta alla Costituente – rappresentava la “destra moderata” - si era convinta che la causa principale del disordine nel quale si trovava il Paese fosse da attribuire alla persona di Jean-Paul Marat.
Questi, di ascendenze italiane – il padre era sardo – aveva avuto un passato di scienziato ma con lo scoppio della rivoluzione si era dedicato alla lotta politica che esercitava attraverso la pubblicazione di un giornale “L’Ami du peuple” caratterizzato dalla violenza dei suoi attacchi contro i “nemici della Rivoluzione”. Grande demagogo sapendo interpretare ed esprimere le passioni popolari, era riuscito a diventare il capo della fazione dei giacobini, l’anima della rivoluzione. 
Carlotta, da sola, parte da Caen, con uno stratagemma riesce a farsi ricevere da Marat – sostiene di disporre di una lista di “nemici del popolo” da eliminare – e lo uccide pugnalandolo nella vasca da bagno dove questi seguiva un trattamento della malattia della pelle di cui era afflitto. Non tenta di fuggire ma si lascia arrestare, processare, condannare e ghigliottinare.

Tra l’assassinio e l’esecuzione passano ben…quattro giorni. Così andavano le cose a quei tempi.
Quale fu l’effetto di questo assassinio? Quello di far rappresentare Carlotta in numerosi dipinti – famoso quello di David – di farla oggetto di un vibrante poema di Andrea Chenier e di farla ricordare nei secoli come un’eroina della libertà, ma politicamente non servì a nulla: le cose seguirono il loro corso, il potere fu preso da Robespierre, il regime del Terrore si intensificò …
Storia e gloria non seguono le medesime vie.

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La Redazione propone questa frase:

"Sono disposto a dare la vita per il popolo,
ma non a confondermi con esso".

Jean Paul Marat

ABBIAMO OSPITI/AERONAUTICA – Volare in aliante
Articolo di Federico Stacchini, Autore Ospite de La Lampadina

Quando si parla di volo a vela, di alianti si immagina un volo silenzioso senza motore, un po' romantico, ma anche un po’ bizzarro e stravagante. Non tutti sanno come si sostenga un aliante, dove possa arrivare e, soprattutto, perché si viene presi da questa strana malattia.
Al Museo della Scienza di Milano si può ammirare un incredibile disegno dell’ornitottero, un aliante immaginato da Leonardo con ali simili a quelle degli uccelli, specie dei rapaci.
Tutti i tentativi di realizzare un volo umano partirono da una macchina volante senza motore.
Non si hanno notizie certe sulla nascita dell'aliante  ma un primo esperimento sembra sia stato tentato da Sir George Cayley, un inglese che alla metà dell’800 costruì un prototipo ma, guardandosi bene dal provarlo, lo fece pilotare prima al figlio di un suo domestico e poi al suo cocchiere il quale, dopo una rovinosa planata, si licenziò.
Sembra che quello fosse stato il vero primo volo umano su un aeromobile. Anche i Fratelli Wright avviarono i loro tentativi con degli alianti, ma poi tutti sappiamo che all’inizio del ‘900 il loro primo volo in realtà fu con un aereo a motore. 
Oggi i pochi costruttori di alianti si trovano per lo più in Germania. I tedeschi, infatti, hanno raggiunto interessanti livelli tecnologici di costruzione di questo particolare tipo di aereo estremamente performante perché alla fine della Prima Guerra mondiale il Trattato di pace impediva loro di disporre di un’aeronautica come si conosceva allora, cioè a motore.
Quindi negli anni Venti gli scienziati tedeschi si concentrarono sui velivoli senza motore financo con l’istituzione di cattedre universitarie di aerotecnica ancora oggi famose nel mondo.
Oggi si vola con macchine sofisticatissime studiate per percorrere in linea retta anche 45-50 km ogni 1000 metri di perdita di quota.
Il motore dell’aliante sono le correnti ascensionali, le termiche, che nelle giornate favorevoli possono portare i velivoli a quote che raggiungono normalmente i 2.000- 3.000 metri per voli anche di molte ore.
In Argentina ed in Namibia nella stagione calda sono possibili voli di oltre 2.000 chilometri di distanza navigando a 8-10 mila metri di altitudine. In Italia i nostri campioni percorrono in una giornata anche 1.000 chilometri sorvolando le Alpi dalla Francia alla Slovenia e ritorno.
Perché si diventa un pilota di volo a vela?
È una continua sfida con sé stessi e con la natura, con l’aria che cambia continuamente.
Cerchi il cumulo che ti si forma sulla testa, ci vai sotto, lo sfrutti per salire, salire ancora, e arrivato sotto al cappello vai via, ne cerchi un altro e un altro ancora. 
E così fai strada sorvolando la bellissima Italia con le sue meravigliose montagne, laghi e vallate.
Se voli in un aliante a due posti hai anche un amico con cui commentare il volo, scegliere la strada migliore, scambiare opinioni e consigli sul pilotaggio, insomma ti entusiasmi in silenzio senza telefonini che squillano. Dopo qualche ora di volo, cotto dal sole e dalla fatica, vai a terra e continui a guardare in alto pensando a quando ritornerai lassù.
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Così si diceva all'inizio...:

"Non si parlava di 'arte' di volare, ma di 'problemi' connessi al volo."

Wilbur Wright

ABBIAMO OSPITI/MUSICA - I Freedom Riders
Articolo di Carlo Faberi, Autore Ospite de La Lampadina

Avevo compiuto un anno, in quel lontano 1961, eppure, accendendo la televisione in questi giorni, mi è sembrato che negli Stati Uniti, ed in molte altre parti del mondo, questi sessant'anni non siano mai trascorsi.
I Freedom Riders, erano gruppi di persone qualunque, di colore, che in corriera cercavano di arrivare a Washington per protestare pacificamente e reclamare che i propri diritti, cominciassero ad essere equiparati a quelli dei bianchi.
Molto spesso non ci riuscivano, venivano fermati prima, percossi, assaliti ed i loro autobus bruciati. "Freedom Riders", era una magnifica canzone scritta da Stevie Winwood e Jim Capaldi del gruppo Traffic, ed è solo uno dei riferimenti di cui parlerò in questo articolo. 
Non sarebbe possibile cavalcare questo periodo e raccontare attraverso il tempo, ed in queste poche righe, tutti i cantanti  che hanno scritto canzoni di protesta politica, quindi mi soffermerò solo su alcuni di loro, concentrati in un periodo che sarebbe stato l'inizio di quei movimenti studenteschi, che avrebbero dato vita al '68.

Sin dai tempi degli schiavi (1780), il lavoro dei campi di cotone in Virginia, era accompagnato da canzoni ritmate trasformatesi poi, molti anni dopo, nella musica cosiddetta "Black". L'evoluzione è stata molto lunga, con stili e suoni che lentamente dagli Spirituals, si sono avvicinati a quella che è diventata poi la musica Swing, Jazz Rhythm & Blues, Soul, Funk (ma questa è una storia che merita spazio e ci tornerò in futuro con altri articoli). 
Uno dei primi cantanti di protesta è stato Robert Allen Zimmermann, in arte Bob Dylan. Assieme a Joan Baez, interprete del disagio della gran parte della popolazione. Ha partecipato cantando alla marcia su Washington di Martin Luther King. Boicottato e censurato da TV e media, ha proseguito coraggiosamente le sue ballate di protesta contro violenze e ingiustizie.
Ha scritto "The Ballad of Emmett Till" per commemorare un ragazzo nero quattordicenne, seviziato ed ucciso e, i cui assassini sono stati processati e assolti, nonostante la loro palese colpevolezza, da una giuria composta da 12 persone bianche.
Crosby, Still, Nash, ma su tutti Neil Young, sono stati un gruppo di protesta soprattutto contro la Guerra in Vietnam.
Il 4 Maggio 1970 nella Ken State University in Ohio, mentre gli studenti protestavano pacificamente contro l'invasione della Cambogia, la guardia Nazionale, presa dal panico sparò sulla folla uccidendo quattro studenti e ferendone nove.
Tre giorni dopo Neil Young scrisse, a ricordo dei fatti, la canzone "Ohio".
Neil Young in particolare, è stato sempre aspramente critico riguardo le distanze sociali e le differenze tra bianchi e neri. Nella sua splendida "Alabama" attacca questo Stato e ne canta l'arretratezza sudista e razzista.
Nella canzone "Cortez The Killer", narra lo sterminio del popolo Maya perpetrato dallo stesso nel nel 1500.
Altro gruppo storico, da sempre attivo contro i pregiudizi razziali ed in particolar modo contro la guerra in Vietnam, sono stati i Creedence Clearwater Revival: puntavano il dito soprattutto sui bianchi "figli di papà "che per non saltare il college, riuscivano a non farsi spedire laggiù dove persero la vita centinaia di migliaia di giovani.
Su questo argomento hanno scritto la magnifica "Fortunate Son".
Ecco la breve traduzione di una parte della canzone:
Certa gente è nata per sventolare la bandiera
Oh, sono rossi, bianchi e blu
E quando la banda suona "Hail to the Chief" (*)
Puntano il cannone contro di te... oh mio dio!
Non io, non io, io non sono un figlio di un senatore, no
Non io, non io, io non sono un figlio di un senatore, no, Yeah
I fatti di pochi giorni fa, ci riportano in un attimo al 1992 quando un uomo di colore Rodney King venne selvaggiamente picchiato, nonostante fosse disarmato, da ben 12 poliziotti, ed il tutto in diretta TV.
Questo episodio fece scatenare la più grande rivolta da parte della popolazione nera dai tempi di Martin Luther King e, come nei giorni scorsi, la gravità degli eventi richiese l'intervento dell'esercito.
La musica dei rapper (tra i più famosi il bianco Eminem con "Untouchable") si scatenò per alimentare la protesta, ed anche moltissimi cantanti, di tutte le razze scrissero canzoni.
Tra questi gli Aerosmith, David Bowie, Bruce Springsteen, Billy Idol e Ben Harper con questa immensa, "Welcome to the Cruel World".
La musica, nella sua bellezza e nella sua durezza, è in grado di smuovere coscienze e far riflettere in profondità riguardo argomenti che a volte appaiono lontani da noi.
Chiudo questo breve articolo con una canzone di colui che a mio parere è uno dei maggiori esponenti di questo tipo di musica.
Le sue canzoni sono poesie.
È italiano si chiama Ivano Fossati, un cantautore sempre in anticipo su tutti gli altri, per tempi, musica e argomenti.
La canzone con cui vi lascio parla da sola.
Mio fratello che guardi il mondo.

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Carlotta è andata a Solomeo e ci ha portato:

"Agisci  in modo da considerare
L'UMANITÀ,
sia nella tua persona
sia nella persona di ogni altro ,
sempre come mobile fine, 
mai come semplice mezzo.” 

Immanuel Kant

COSTUME - Siamo confusi
Articolo di Lalli Theodoli

All’inizio della pandemia, sbigottimento e paura generale per i tanti morti causati dalla terribile malattia. Nei quotidiani e impietosi bollettini ufficiali, ci veniva comunicato con puntualità il numero dei defunti. Aria triste e dimessa del giornalista …ma poi…sollievo: si trattava per lo più di ANZIANI.
Per cui…..noi….roba senza importanza. In seguito invece l’atteggiamento è mutato, è diventato protettivo. Si è parlato, con preoccupazione, della scomparsa di una generazione. Sono fragili, hanno malattie pregresse. Difendiamoli i nonni: le nostre radici, la nostra memoria, la nostra storia. Loro che da sempre sono corsi in aiuto dei genitori in caso di malattie, di urgenze, o solo per fare avere ai figli qualche momento di libertà. Devono ora stare tappati a casa da soli. Devono essere tutelati e allontanati da ogni possibile contagio. Non fate avvicinare i nipotini terribili portatori di virus. 

Spesa fuori dalla porta, scarpe fuori dall'ingresso. Per due mesi ci sentiamo veramente anziani. Non serve coprire alla meglio la crescita dei capelli, cercare di essere sempre in ordine come dovessimo uscire. SIAMO ANZIANI.
Ce lo ripetono ogni momento alla radio ed alla Tv e nelle testate giornalistiche. Ce ne facciamo una ragione.

Poi si parla, finalmente, di tornare ad una parziale libertà di movimento. Per tutti. Con la mascherina in luoghi al chiuso, distanziati all’aperto un metro o tre. Ora perfino i bambini possono uscire. Ma corre voce che gli anziani oltre i 65 forse non verranno liberati. Forse dovranno rimanere ulteriormente a casa. Per la loro salute. Per salvaguardarli. Per salvare i dirigenti di aziende, i direttori di banca gli imprenditori nel culmine  della loro carriera.
Manifestiamo molte perplessità per la eventuale ulteriore segregazione di molte persone tuttora produttive, che, per fortuna, vengono recepite: gli ultra sessantenni possono uscire come gli altri. Ovviamente con le dovute cautele e distanziamenti. Non baciare i nipoti, non abbracciarli.
Ma due giorni fa ecco un comunicato che capovolge tutto quanto ci è stato indicato fina ad ora.
Per i nonni non coabitanti che si occupano dei nipotini un bonus di 1200,00 euro. Fino a che età dei nipoti sarà valido? Potrò usufruire del buono per fare da baby sitter a un sedicenne?
Quanti nonni, finora assenti, si precipiteranno ad usufruire di questo ennesimo dono? Tanti veri nonni accolgono stupefatti questa elargizione inaspettata. Per anni sono intervenuti felici di dare una mano, di sentirsi utili, di essere di nuovo giovani nel partecipare alla vita ed alle emozioni dei nipoti. Ora ci pagano? Che follia!
E poi. Passato il pericolo? I bambini non sono più terribili untori? O si è deciso di falcidiare ulteriormente una categoria già tanto provata? Un taglio netto a tante pensioni? Ci vogliono veramente fare estinguere?
Questa pandemia ha creato l’era dei bonus: per le vacanze, per la baby sitter, per la bicicletta, per il monopattino.
Sono cumulabili alcuni?
Se così fosse vedremo nonne, più tradizionali, sfrecciare in bicicletta, nonni più coraggiosi, sul monopattino, tutti ovviamente usufruendo del bonus, per correre incontro ai nipoti non più terribili untori, portatori di un terribile virus ma portatori di una bellissima asettica busta paga. 

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La Lampadina e' su Twitter...

 

FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Scarica l'app! - Un mercato in grandissima espansione è quello dell'economia generata dalle applicazioni, i software pensati e sviluppati per l'utilizzo sui dispositivi mobile. Fino al 2008 non esisteva, potrebbe superare a breve i 6mila miliardi di dollari e diventare così la terza economia mondiale.
Le categorie che hanno reso di più:
lo shopping on line (268 miliardi), poi i viaggi (57 miliardi di dollari), le prenotazioni per un passaggio in auto (40 miliardi di dollari), e il food delivery (31 miliardi di dollari).
61 miliardi di dollari per i servizi digitali, musica e le serie tv in streaming, fitness e istruzione, gli eBook quotidiani e servizi di incontri.
Infine i giochi, le applicazioni in assoluto più scaricate e la maggiore fonte di proventi da pubblicità in-app per 45 miliardi di dollari.
CV
 

*

 

Bye bye Olympus! - Le mie prime macchine fotografiche, ne ho ben 5! Era nata ben 84 fa era una gran macchina..
Ora il clamoroso annuncio: il marchio giapponese ha un accordo per la vendita della propria divisione Imaging a Jip (Japan Industrial Partners), lo stesso fondo che nel 2014 si era aggiudicato i computer Vaio di Sony..
L'accordo dovrebbe chiudersi entro il 31 dicembre 2020.
CV


APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE

LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI
 

Dopo la pausa estiva e Covid-19 permettendo, gli appuntamenti de La Lampadina riprenderanno. 

Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps
DE PISIS
15 settembre 2020 - Ore 18.00


Continua la collaborazione tra Palazzo Altemps e la Galleria d'arte moderna e il Museo del Novecento di Milano, iniziata nel 2017 con il progetto Citazioni Pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps.  il museo romano ospita un’ampia retrospettiva dedicata all’artista ferrarese Filippo de Pisis, un protagonista dell'esperienza pittorica del Novecento italiano.
Ci guiderà alla miglior conoscenza dell'artista Ludovico Pratesi

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Senato della Repubblica
Ottobre 2020 - data da definire



Visita guidata nella quale si illustreranno i principali aspetti storici, artistici e istituzionali del Palazzo. Visiteremo anche la Sala del Pannini, normalmente non aperta al pubblico, regalata al Senato della Repubblica da Antonio Bachetoni, il nonno della nostra Lucilla Crainz.

****************

Il nostro autunno continuerà con la visita alla splendida collezione dei Marmi Torlonia ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli



La mostra aprirà il 25 settembre e terminerà nel giugno del 2021.
Oltre 90 le opere selezionate tra i 620 marmi catalogati e appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche: significativa per la storia dell’arte, degli scavi, del restauro, del gusto, della museografia, degli studi archeologici.
A settembre fisseremo la data per la visita.

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Il nostro programma per recarci a Parma, capitale italiana della cultura 2020/2021, dall'1 al 4 ottobre  procede: vedremo come si evolverà la situazione dal punto di vista sanitario.

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Nel 2021 è prevista la visita di
Tefaf a Maastricht
dal 18 al 21 marzo 2021.

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Villa Panza, Castelseprio, Castiglione Olona,
ci vedranno la prossima primavera.

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San Pietroburgo ci attende per fine maggio 2021.

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Continuate a seguirci!


Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

 

Pink House in vendita! -  La casa de «La Carica dei 101» è in vendita per la prima volta in 40 anni (a 9 milioni di sterline). Sembra che la scrittrice  Dodie Smith, passeggiando coi suoi 9 dalmata, si sia lasciata ispirare dalla cosiddetta Pink House per scrivere il romanzo da cui poi è stato tratto  l'indimenticabile cartone animato della Disney del 1961.
CV

 

*

 

Fugako! - È giapponese il computer più potente del mondo.
Si  chiama Fugako, è installato a Kobe, presso il RIKEN Center for Computational Science. Offre una potenza di calcolo di 415,5 petaflop, cioè addirittura 2,8 volte in più rispetto al secondo classificato, il celebre Summit di Ibm. Non è comunque ancora entrato pienamente in funzione..
Finora è stato infatti utilizzato «solo» per la ricerca sul Covid-19, simulando la diffusione del virus.
CV

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ABBIAMO OSPITI/LETTERATURA
Italo Calvino:
lo scoiattolo scontroso
di Myriam Trevisan e Lucilla Crainz

Si fanno viaggi per vedere città, per vedere mostre magari temporanee, per vedere opere nei teatri all'aperto o concerti. Ma raramente per parlare di scrittori.
La cosiddetta fase 2 si presenta ancora con molte incognite.
Quando un'amica docente di letteratura italiana del Novecento mi propone 5 giorni per parlare di Italo Calvino la cosa non mi lascia indifferente!
Il programma è andare a Castiglione della Pescaia dove lui amava recarsi negli ultimi anni e dove si trova la sua tomba nel cimitero in alto nel  vecchio borgo.
La data 15/19 giugno, la mattina mare e il pomeriggio Calvino, Calvino, .....Calvino
Forse tra i più grandi italiani del 900!
La sua figura mi aveva sempre incuriosito, ottima occasione per finalmente cercare di comprendere la sua poliedrica personalità.
Quello che mi stupisce sempre dei grandi è che anche se sono morti giovani hanno sempre avuto tanti anni per esprimersi.
Se andiamo a vedere le loro radici queste li hanno molto influenzati.
Per esempio Italo nasce a Cuba da genitori studiosi agronomi e infatti le piante e la natura ricorrono spesso nelle sue narrazioni e costante, in tutte le sue opere, è il suo atteggiamento da osservatore attento delle piccole cose, capaci di cogliere ogni minimo particolare.

Da qui siamo partiti, da quegli esordi finora trascurati in cui Calvino è ancora incerto se seguire i voleri familiari che lo avevano indotto a iscriversi ad Agraria o se buttarsi nella nuova avventura della scrittura… Sono gli anni in cui sperimenta vari tipi di scrittura, da quella per il teatro al racconto, genere che poi sentirà più congeniale per tutta la vita.
La guerra interrompe ogni indecisione e lo vede militare come partigiano nelle Alpi liguri, in quei luoghi che diventeranno lo scenario dei racconti pubblicati nel 1945 in varie riviste, tra cui “Politecnico” di Vittorini.
L’inedito pubblicato recentemente su Robinson è stato lo spunto del seminario, dato che Paolo Mauri, nella sua recensione, citava un saggio di Myriam Trevisan in cui venivano analizzati i rapporti epistolari con l’amico Eugenio Scalfari, a cui Calvino confidava dapprima la paura di una vita da “modesto agronomo” e poi la scelta di avviarsi nella strada della letteratura.
Dopo i racconti a tematica partigiana e il romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno", Calvino, come sempre nella sua biografia intellettuale, sente il bisogno di voltare pagina e di avviarsi verso nuove sperimentazioni letterarie. Sono gli anni della grande passione per Elsa De Giorgi, durata tre anni, che cambia la sua scrittura, inserendo il fiabesco nel realismo...

È di questo periodo il suo libro più famoso, "Il barone rampante", parte della trilogia "I nostri antenati", la cui protagonista Viola è ispirata all’attrice. Un testo adatto a tutti con varie forme di lettura: la fuga dal mondo, il rifiuto delle regole sociali, la personalità sdoppiata, il conflitto tra ragione e natura…
A partire dalla fine degli anni Sessanta, in seguito al trasferimento a Parigi e alla frequentazione del gruppo OULIPO, la scrittura si fa gradualmente più complessa, sebbene Calvino non abbandoni mai il legame con il lettore. Nei suoi ultimi romanzi, dal "Castello dei destini incrociati" a "Se una notte di inverno un viaggiatore", Calvino scommette sulle possibilità narrative del racconto, smonta e ricompone storie seguendo complesse tecniche combinatorie ma, nonostante tutto, continua ad attrarci con storie di castelli e boschi fatati, di città dense di fascino, di lettori in cerca di un romanzo…
E Palomar, il personaggio più autobiografico dell’autore, che osserva le onde del mare di Castiglione della Pescaia, ci ha affascinato con le sue riflessioni così semplici ma, allo stesso tempo, così profonde…
 


 ***

E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Le aragoste - Perfino su questo argomento Stati Uniti e Russia sono in disaccordo: la Cina a gennaio 2020 aveva siglato un accordo per acquistare 150 milioni di dollari di  aragoste l'anno, ma la crisi CoronaVirus ha bloccato tutto.
Un settore questo che vale 1,5 miliardi di dollari l'anno e principalmente nel Maine.
CV 
 

*

Covid party? No thanks!- La mente umana è veramente imprevedibile: a Tuscaloosa, città universitaria molto importante dell'Alabama, nasce la moda dei Covid Party: sembra una fake news, il sindaco stesso della città non ci credeva ma i Vigili del Fuoco confermano, e una rapida indagine nel sottobosco universitario non fa altro che  suffragare l'incredibile notizia. Giovani organizzano party nei quali invitano persone infettate con il Covid 19. Ogni partecipante versa un contributo in denaro: chi per primo porterà la prova di un tampone positivo per l'avvenuta infezione alla festa, riceverà tutto il denaro raccolto. Si accettano anche scommesse.

Che cosa si diceva a proposito di distanziamento sociale e mascherine?
Ora il sindaco di Tuscaloosa ha firmato una delibera per imporre l'uso delle mascherine nei luoghi pubblici, ma i party? Di solito sono privati, e molto difficili da controllare...
La notizia lascia senza parole.
ICH
 

 

SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA VEDERE: "Scopri il FAI di sera" in tutta Italia un fitto programma di appuntamenti dal tramonto per godere delle bellezze del Fondo Ambiente Italiano. Clicca qui per vedere il programma degli eventi in continuo aggiornamento.

 

***

I COMMENTI DEI LETTORI DE
LA LAMPADINA
:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI
 

Ecco alcuni pareri e commenti di Voi Lettori sui vari scritti pubblicati. Ne riportiamo alcuni, se volete leggerli tutti o leggere gli articoli ai quali si riferiscono, seguite i links in evidenza:


27 Giugno 2020 at 18:19
Anche la storia dello Sferisterio è molto interessante ,fatto costruire da “cento consorti” praticamente cento cittadini sottoscrittori.
Ospitò anche il Circo “Wild West” di Buffalo Bill.
Mario

15 Giugno 2020 at 15:18 
Interessante articolo.
 Ignoravo che l’imprenditore Costanzi fosse maceratese. Importante città Macerata, eccome. Giorni fra leggevo che Pier Luigi Pizzi, una delle personalità più note internazionalmente nel mondo del teatro e dell’opera lirica, ha da poco compiuto 90 anni ed in una intervista,in cui dimostra il suo entusiasmo per il suo lavoro di costumista, scenografie regista, raccontava che uno dei ricordi più emozionanti della sua vita è stato ricevere la “Laurea Honoris Causa ” nel 2008 dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Macerata, dove Pier Luigi Pizzi è stato direttore artistico dello Sferisterio per diversi anni. Abbiamo “eccellenze” ovunque…
Carlotta

15 Giugno 2020 at 11:06
Interessante intrigante fantastico personaggio. Complimenti per averlo raccontato.
Una salute di ferro questa Eleonora! Di solito anche se valide dopo tanti parti morivano giovani. Un’altra Eleonora mi piace ricordare: Eleonora D’Arborea. Mi pare di averla già raccontata sulla Lampadina. Qualche tempo fa. Era sarda, visse nel 1300. Le sue leggi furono valide fino a Carlo Alberto. Purtroppo morì a soli 33 anni di peste. La Sardegna deve a lei molto della sua identità. Uno specchio parlante che ci risponde se lo interroghiamo. Proprio come quello della matrigna di Biancaneve.
Elvira Coppola

Potete leggere tutti gli altri commenti direttamente sulla pagina dell'articolo.
In ogni caso tutti i commenti ai nostri articoli sono sempre
riportati nella spalla destra del nostro sito: andate a dare un'occhiata.

 

***

 

LA LAMPADINA/LIBRI

GLI ERRORI CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA

Sviste epocali ed equivoci imperdonabili che hanno portato a tragiche decisioni sbagliate

di Gianni Fazzini

Se dicessimo: «Piovono gatti e cani», riusciremmo difficilmente a farci capire dal nostro interlocutore. Eppure avremmo semplicemente tradotto alla lettera un modo di dire inglese che indica una pioggia abbondante. Quando si traduce, è fondamentale prestare attenzione non solo alla lettera ma anche al senso di ciò che si intende comunicare.
Sbagli clamorosi nelle traduzioni hanno persino cambiato il corso della storia. Un esempio tra tutti è il bombardamento nucleare su Hiroshima, frutto dell’equivoco sulla parola giapponese mokusatsu.

E che dire degli errori nel dispaccio prussiano di Ems (1870), nel trattato di Uccialli (fine Ottocento) o in quello dell’Ebro (fine III secolo a.C.), che portarono a guerre sanguinose e al crollo di imperi?
O della svista di un ufficiale inglese che, nel 1944, indusse alla decisione di distruggere l’antica Abbazia di Montecassino? Sono innumerevoli gli esempi di come traduzioni eseguite con superficialità e ignoranza abbiano portato a sviluppi sconvolgenti, tali da imprimere agli eventi un corso differente: sono i casi in cui una sola parola ha cambiato la storia.

Alcune delle decisioni cruciali della storia sono il frutto di equivoci dovuti a una traduzione mal fatta e così gli eventi hanno preso una strada diversa, se non opposta a quella pianificata nel documento “tradito” e non tradotto.
Tra gli errori trattati nel libro:
• Abt o Abteilung? L’errore che portò alla distruzione di Montecassino.
• Mokusatsu. L’enigmatica risposta del Giappone e la tragedia di Hiroshima.
• Il «Trattato di Uccialli» fra Italia ed Etiopia che portò alla disfatta italiana di Adua.
• La «trappola» ideata da Bismarck con il «Dispaccio di Ems», casus belli della guerra franco-prussiana del 1870.
• Annibale e la presa di Sagunto del 219 a.C., casus belli della Seconda guerra punica.
• I «canali di Marte» (1877): ma allora esistono i Marziani?
• La «Convenzione di Oviedo» sulla bioetica e l’errore scoperto da un ricercatore italiano.
• «Sì, tu devi commettere adulterio»: l’imperdonabile errore della «Bibbia immorale»
• «Il dado è tratto», o forse no? (49 a.C.).

Continua a leggere

*** 

 MOSTRE

Ecco alcune segnalazioni per mostre ed esposizioni aperte a Roma da luglio e agosto in poi

ROMA

Esposizioni aperte:

la mostra di Raffaello ha prolungato la sua presenza alle Scuderie del Quirinale fino al 30 agosto. 


Villa Medici: mostra dei Borsisti, dal 10 luglio al 13 settembre. Curata da Lorenzo Romito, la mostra collettiva riunisce le realizzazioni dei sedici artisti e ricercatori borsisti che hanno trascorso il loro anno di residenza a Villa Medici e che operano nel vasto campo della creazione: dalle arti visive al design, dall'architettura alla musica, dal cinema alla letteratura e alla storia dell'arte.


Palazzo Altemps: Filippo de Pisis. In mostra 26 dipinti e una nutrita selezione di carte e acquerelli dell'artista ferrarese che svolse un ruolo di protagonista nell’esperienza della pittura italiana tra le due guerre. 
Fino al 20 settembre 2020. 
 

Da settembre

Chiostro del Bramante: "BANKSY A visual protest" 
dall'8 settembre 2020. I muri progettati da Donato Bramante intorno al 1500 ospitano le idee, i segni, i messaggi lanciati dall’artista ignoto più famoso del mondo, su tanti muri, in tante città. Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art ed è stato inserito nel 2019 da ArtReview al quattordicesimo posto nella classifica delle cento personalità più influenti nel mondo dell’arte.
Prenotazioni da agosto 2020.


I Marmi Torlonia ai Musei Capitolini.
Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. L’esposizione si articola come un racconto, in cinque sezioni, in cui si narra la storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, in un percorso a ritroso che comincia con l’evocazione del Museo Torlonia, fondato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia, e rimasto aperto fino agli anni Quaranta del Novecento.


 

 Pensiero Laterale
L'uomo che cammina

È un mercoledì pomeriggio di una giornata lavorativa e un uomo sta attraversando Londra da Westminster fino  a Knightsbridge senza incontrare nessuna persona e senza essere visto da altri. La giornata è soleggiata e il clima è mite. L’uomo continua a camminare con tranquillità e non si serve di mezzi pubblici o privati.
Tuttavia, pur essendo le strade londinesi molto affollate, nessuno vede l’uomo.

Come si spiega?

Guarda qui la soluzione...

La Lampadina Racconti

Covid 2
di Vittorio Grimaldi

Aprì un occhio, poi l’altro. Era sudaticcio. Facendo perno sul sedere alzò il busto con fatica e rovesciò le gambe sul pavimento. Rimase seduto per qualche istante apprezzando la sensazione di fresco che saliva dal pavimento di cotto. Era un consiglio del suo vecchio medico rumeno che non c’era più e a cui ogni mattina rivolgeva un pensiero riverente, come una preghiera o una superstizione. Dette un’occhiata all’orologio da polso ma la mezzaluce che filtrava dalle persiane chiuse gli impedì la visione dell’ora attraverso le lancette fosforescenti. Non quella del polpettone ottocentesco intitolato “Giacinta” che, prima di addormentarsi, aveva abbandonato semiaperto sul lato sinistro del letto.
Si alzò, guardò il libro e gli venne da ridere perché era sicuro che l’autore di Giacinta avrebbe scritto “alzossi”.
Ancora imbevuto di quel lessico, “braveggiando” dunque il pericolo, aprì le imposte “spenzolandosi” dalla finestra affacciata sul mare.
Anticipata dal vento fresco di ponente la luce chiara e azzurrina dell’alba si diffuse nella stanza. “Una calma soave, una serenità gioconda“ inondarono il cuore di Angelo ridonandogli per un attimo quel beato senso della giovinezza, quando, almeno secondo Luigi Capuana, “si vive a questo mondo unicamente per vivere”. Eppure non aveva fatto un bel sogno.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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