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La Lampadina - n. 95 ::: Settembre 2020

Cari Lettori,
ben ritrovati. Siamo a settembre 2020, lo stato d'animo è quello di chi vuole riprendere in toto la propria vita, con le dovute cautele ovviamente, ma sembra non si riesca a ingranare bene la marcia.
Ma volere è potere, e in questo numero che vi proponiamo, è proprio di potere che si parla, più o meno velatamente.
Si approfondisce il commento di Norberto Cappello sulla Turchia e su chi di potere politico pare sia ingordo.
Come già i drammaturghi greci ci avevano detto, la conoscenza è potere, come lo è l'istruzione e l'educazione e in Cristina di Pizzano ne vediamo un chiaro esempio.
E ancora c'è il potere che mette al proprio servizio gli artisti per compiacere e compiacersi, con la creazione di menu ad hoc per occasioni nelle quali celebrare e autocelebrarsi. E non parliamo del potere temporale e spirituale incarnato nella figura del papa che ha attraversato i millenni.
E poi c'è il potere economico, come quello dei crediti green, e si dice che sempre tutto giri intorno ad esso. Ma anche la fama che attraversa i secoli e arriva fino a noi è potere, quella celebrata nella creazione del gruppo dei bronzi dorati di Pergola.
Questo è un numero denso, gustatelo con calma e, come il potere, assaporatelo.
Buona lettura!
ICH


Martedi, 8 settembre 2020

Buongiorno,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ABBIAMO OSPITI/GEOPOLITICA – La Turchia di Erdogan - 2
Articolo di Norberto Cappello, Autore Ospite de La Lampadina

Nel precedente numero abbiamo detto di come, dopo la propria affermazione elettorale del 2002, Recep Tayyip Erdogan abbia gradualmente modificato l’assetto dato da Ataturk alla Turchia quasi un secolo fa, promuovendo, all’interno, un’accentuazione dell’identità turca (“populismo identitario”) e, in tale contesto, di una maggiore visibilità dei simboli dell’Islam (come il velo per le donne o il recente, internazionalmente controverso, ritorno a moschea del complesso, finora museo, della ex basilica bizantina di Santa Sofia). Più vistose le novità in politica estera, caratterizzate da un allentamento dello stretto rapporto con gli USA, la NATO e l’Occidente in senso lato, a fronte di una maggiore attenzione per aree del mondo islamico in una chiave che alcuni osservatori definiscono “neo-ottomana”. In effetti con Erdogan la politica estera turca allarga i propri orizzonti: analogamente - ormai - a quasi tutti i paesi, il Presidente non solo è diventato il principale punto di riferimento per la politica estera, lasciando al Ministro degli Esteri compiti sostanzialmente esecutivi, ma le aree di interesse geografico e di azione politica di Ankara si sono ampliate notevolmente rispetto al passato.
È in tale contesto che – ad esempio - ha suscitato una certa sorpresa la notizia che la recente liberazione della cooperante italiana Silvia Romano sia stata resa possibile attraverso l’intermediazione della Turchia, grazie al ruolo che Ankara svolge da tempo nel Corno d’Africa ed in particolare in Somalia ed in Sudan.
Dopo una visita nel 2011, da allora definita storica, di Erdogan a Mogadiscio nel corso di una terribile pestilenza, Ankara si è fatta promotrice di una stretta cooperazione in tutti i campi (compreso l’addestramento di forze dell’ordine e militari), anche attraverso l’adozione di modalità innovative rispetto alla prassi seguita da paesi più sviluppati nei confronti di paesi emergenti, afflitti da sottosviluppo, guerre civili, corruzione. Un importante strumento di tale collaborazione, che vuole caratterizzarsi soprattutto per l’attenzione al contenuto “umanitario” ed all’Islam, è l’Agenzia di Cooperazione e Coordinamento Turca (TIKA), molto vicina al partito del Presidente (AKP). La Somalia è così diventata una sorta di trampolino per la Turchia interessata a svolgere un ruolo in Africa, Dal 2011, in breve tempo Ankara ha aperto ambasciate in tutta l’Africa, si sono moltiplicate le collaborazioni nel campo della sicurezza e della difesa, le linee aeree turche hanno moltiplicato i propri collegamenti africani, imprese turche hanno cominciato ad espandersi nei settori delle costruzioni, nella gestione di porti ed aeroporti, nel commercio e l’esportazione di prodotti turchi.
Tale “espansionismo” turco in Africa, al di là di considerazioni economico-commerciali, viene percepito negativamente, come concorrenziale, da paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Egitto ed il Bahrein per ragioni anche politiche. Dopo la crisi del Golfo del 2017 nel mondo mussulmano sono emersi in modo più evidente due campi, ideologicamente contrapposti, sul ruolo, o meno, di un Islam “politico”, sulla vicinanza, o meno, all’organizzazione dei Fratelli Mussulmani, favorita questa da Turchia e Qatar, ma ferocemente combattuta da Egitto e Paesi del Golfo. In tale quadro, ad esempio, nella crisi siriana si è assistito ad una collaborazione tra Ankara e Teheran, mentre l’Iran è considerato un vero nemico da Riad e dagli Emirati. Due circostanze possono essere significative: nel 2016 Erdogan sospettò che Riad e gli Emirati avessero sostenuto finanziariamente il tentato colpo di stato contro di lui. Probabilmente ciò indusse Ankara ad andare in soccorso del Qatar al momento del blocco da parte di Riad ed Emirati, cosa che permise alla Turchia di ottenere una base militare nei pressi di Doha (per la prima volta dalla fine dell’Impero Ottomano).
Inoltre, in questi ultimi anni, Ankara ha tentato di stringere relazioni speciali con il Sudan (riuscendoci in un primo tempo, ma trovandosi in una situazione di stallo dopo la recente deposizione dell’ex Presidente Bashir), nonché con l’Etiopia. Qui, però, la “diplomazia delle scuole e delle moschee” di Ankara non ha incontrato molto favore, nonostante investimenti commerciali superiori a quelli in Somalia e Sudan: ciò a causa sia della concorrente influenza economica dei Paesi del Golfo, sia del carattere prevalentemente cristiano-ortodosso del paese. L’Eritrea, invece, rimane fermamente legata al campo avverso dell’Arabia Saudita ed Emirati.
Secondo alcuni osservatori questa più ampia azione “neo-ottomana” di Erdogan in politica estera, che sembra tanto preoccupare altri paesi islamici dell’area, riflette piuttosto motivazioni di politica interna e incontra comunque limitazioni di ordine economico, conseguenza di un recente, forte rallentamento dei tassi di sviluppo dell’economia turca. Ed è verosimilmente sul piano economico che dovrà confrontarsi l’ambizione di Erdogan di promuovere la Turchia come potenza umanitaria, dalla Somalia alla Siria, rifugio per popolazioni in fuga dai propri paesi devastati dalla guerra, difensore di comunità mussulmane come quella palestinese, e, infine, attore importante nello sviluppo delle fonti energetiche del Mediterraneo.

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Questo mese Carlotta ci propone una scena dal docu/film del 2011 "Pina" di Wim Wenders, una dedica dell'amico regista alla ballerina e coreografa Pina Baush. La pellicola è girata in 3D ed è uscita nelle sale quando Pina Bausch era già mancata, nel 2009. La scelta del 3D è spiegata dalla necessità di meglio trasporre sullo schermo il teatrodanza, di cui la Baush era grande rappresentante ed interprete.
"Perché a volte basta lo spazio di un palcoscenico per colmare il vuoto insostenibile di un’assenza".
Questa scena si titola "Love" (cliccate sull'immagine).

CULTURA – Cristina di Pizzano: la prima vera femminista della storia?
Articolo di Marguerite de Merode

“Non tutti gli uomini (e soprattutto i più saggi) condividono l'opinione che è un male per le donne essere istruite. Ma è molto vero che molti uomini sciocchi lo hanno affermato perché dispiaceva loro che le donne sapessero più di loro".

Queste parole sono state scritte intorno al 1400 da una donna, Cristina di Pizzano, la prima donna europea a vivere della sua scrittura: un’esistenza in lotta contro la misoginia culturale del suo tempo. Scrittrice, poetessa, critica letteraria, editrice, copista, storica e intellettuale laica, nasce in Italia nel 1365. Viene educata alle lettere e alle scienze dal padre, docente di medicina e astronomia all’università di Bologna, che diventa in seguito consigliere del re Carlo V alla corte francese, dove Cristina trascorre la sua infanzia. Conosciuta con il nome di Christine de Pizan è una delle poche donne del suo tempo ad aver ricevuto un'istruzione, dunque in grado di scrivere in un’epoca in cui alle donne non era permesso di avere una voce o di essere indipendenti. Lei riuscirà a fare entrambe le cose. Rimasta da sola dopo le morti ravvicinate del padre e del giovane e amato marito, si trova senza mezzi e con tre figli piccoli da crescere. Costretta dunque, come lei dice, a “diventare uomo”, mette a frutto la sua cultura e le sue capacità diventando la prima scrittrice della storia europea in grado di provvedere alla famiglia con il suo lavoro, conquistandosi un ruolo sociale e intellettuale di prestigio. I tempi in Francia sono molto duri: la guerra contro gli inglesi, la Guerra dei Cent’anni, iniziata nei primi decenni del XIV secolo e durata fino alla metà del XV, è segnata ben presto da carestie tremende e dalla Peste Nera, che spazza via le risorse umane ed economiche rendendo la vita politica e quotidiana precaria e pericolosa. Ma la cultura rimane viva e all’università di Parigi maestri ben noti insegnano teorie originali e forti. Cristina vive dunque in un clima culturale vivace e ricco di dibattiti: si discute di guerra e di pace, di ricchezza e di “vera nobiltà” d’animo; di virtù pagane come la magnanimità, diverse dalle virtù cristiane fondate sull’umiltà. Ma Cristina nei suoi scritti introduce un tema assolutamente originale, senz’altro rivoluzionario: uomo e donna sono, afferma, pari “per natura” quanto a capacità intellettuali. Soltanto l’educazione, il ruolo sociale e le circostanze, secondo lei, fanno la differenza, avvantaggiando l’uomo e relegando la donna in secondo piano. Le sue attività sono multiple. In un’epoca in cui i libri diventano più economici e se ne sviluppa un certo commercio, ad esempio, la de Pizan si mette a produrre edizioni di lusso riccamente illustrate (spesso vi è rappresentata) per la nobiltà francese e per singoli mecenati legati alle varie corte reali. Scrive poesie, ballate di un amore perduto, in memoria di suo marito, seguite da rondeaux e lamentele in cui esprime i suoi sentimenti con grazia e sincerità. L'idea di una scrittrice donna è così strana che incuriosisce i mecenati della corte, che iniziano a chiederle di scrivere ballate per loro. I ricchi committenti che la sostengono e la fanno lavorare sono personaggi niente meno come Filippo di Borgogna e Giovanni duca di Berry, e anche Isabella di Baviera.
La sua reputazione cresce insieme alla sua produttività. Tra il 1393 e il 1412, compose più di 300 ballate, diventando un'autrice nota e rispettata. Rimane comunque determinata a combattere gli stereotipi di genere negativi del suo tempo. La sua opera più nota e importante rimane “La Città delle Dame (Le Livre de la Cité des Dames)”, una lettura sorprendentemente divertente dove immagina una città allegorica di regine, guerriere, artiste, inventrici: le grandi donne della storia.
I fondatori sono tre figure femminili chiamate Ragione, Giustizia e Rettitudine. Queste tre virtù decidono di costruire una città popolata dalle donne più nobili ed esperte che il mondo abbia conosciuto, in modo da salvaguardarle contro le accuse crudeli degli uomini. Diventa un coraggioso promemoria della vera e lodevole natura delle donne. Uno spazio riservato alla comunità femminile, forte e numerosa.
Si ritira in convento all’età di cinquantratrè anni e non scrive più per altri undici anni. Solo un anno prima di morire, torna alla sua amata scrittura con un poema su Giovanna d’Arco. L’unico ad essere stato composto mentre l’eroina di Francia era ancora in vita. È una figura modernissima e molto interessante, quella di Christine. La sua storia è esemplare e all'avanguardia. Ancora più affascinante se collocata in quello che da molti viene considerato uno dei periodi più oscuri per le donne: il medioevo.

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Beppe ci spiega, a proposito del femminismo, che:

"Se non ora, quando?", il motto del movimento femminista che rivendica la parità dei diritti delle donne, è stato coniato prima di Cristo ed è riportato nel Pirqé Avot, libro del Talmud ebraico.
«Se non sono io per me, chi sarà per me? E se anche io fossi solo per me, che cosa sono io? E se non ora, quando?»

Pirkè Avòt 1, 14

CULTURA – Artisti e menu
Articolo di Carlotta Staderini

Roma, 14 agosto 2020 sono a casa nello studio, in una bellissima e caldissima giornata, deliziata dall’aria condizionata e dalla mancanza di impegni. Riprendo in mano letture del passato e per caso trovo un libricino “I menu famosi”. Un'infinità di immagini affascinanti ed eleganti propongono programmi gastronomici per palati raffinati. Che divertimento!
I menu sono oggetti da collezione sotto l’aspetto della documentazione storica, dei contenuti gastronomici e del confezionamento iconografico. Attraverso questi “documenti “ apparentemente formali, si può cogliere una testimonianza significativa su come si svolgevano in altri tempi i costumi conviviali ed i rapporti sociali oltre ad essere testimonianze di eventi storici. A grandi linee potremmo dire che il menu è una invenzione ottocentesca necessaria per una motivazione storica verificatasi in Francia a partire dal 1810: il passaggio dal “servizio alla francese” a quello chiamato “alla russa”in cui le portate sono presentate e servite una per volta in una sequenza stabilita dall'anfitrione. L’utilità del menu risulta evidente per informare i commensali della consistenza del pranzo.
Un cartoncino di varie dimensioni che può anche avere la forma di un libretto, un menu con l’elenco completo delle portate nell'ordine in cui sono servite, i vini che le accompagnano, la data e il luogo dove si svolge il pranzo. Il menu è talvolta riccamente illustrato per evidenziare l’importanza dell’occasione e viene messo a disposizione degli ospiti in esemplari identici e quindi stampato. L’anfitrione gradirà che questi menu di esclusiva pertinenza degli ospiti siano prelevati e conservati per ricordo. Diversamente non esisterebbero le collezioni.
Faccio subito una piccola ricerca e riscontro che gli artisti di fama universale hanno in genere dedicato scarsa attenzione ai menu e ne hanno realizzati pochi. Tuttavia i menu che ammiro nel mio libro sono assolutamente magnifici!
Un “menu d’autore” può dirsi tale quando l’artista crea quell'opera per essere espressamente riprodotta su un menu. Sarebbe auspicabile che l’opera creata faccia riferimento all'avvenimento per il quale verrà stampato il menu. Al contrario le immagini di opere di artisti riprodotte su menu dei ristoranti non si possono considerare “d’autore” perché le opere non furono create con questa intenzione. Comunque va detto che Renato Guttuso ha realizzato dei menu apposta per alcuni ristoranti, così come fece Enrico Bay e Aligi Sassu.
Il Futurismo ha trasmesso alcuni menu concettualmente futuristi nella descrizione e nella scelta ma i suoi artisti più significativi come Boccioni, Balla, Carrà, Severini non li hanno mai illustrati. Un caso originale è quello del ristorante veneziano La Colomba, il cui proprietario, oltre ad essere un ristoratore era anche un mecenate e faceva mangiare gratis gli artisti di belle speranze che saldavano i pasti con un quadro. Poi, questo mecenate ebbe l’idea di lanciare il “Premio Internazionale Menu per La Colomba”. Le opere dovevano avere tutte dimensioni identiche (32cm x 36 cm). Le sale del ristorante sono tappezzate da questi quadri ed i menu hanno il nome di Campigli, Marino, Sonia Delaunay, Matta. Poliakoff.
Durante la Belle Epoque, a Parigi diversi artisti si dedicarono ai menu con passione. Uno dei più famosi Jules Cheret, prediletto dal Presidente della Repubblica Francese Emile Loubet, dipinse il menu per il ristorante della Tour Eiffel e realizzò diversi menu per i pranzi di Stato tra cui quello i onore dello zar Alessandro III nel 1896 e di Vittorio Emanuele III nel 1903 (in questo menu ci si dimenticò di elencare i vini!).
Per la serata in onore del Re di Spagna, Alfonso XIII,ricevuto dal Presidente Loubet al Palazzo dell’Eliseo nel 1905 la copertina del menu è firmata da Morand (le portate saranno 15 ma nessuna si ispira alla Spagna).
I menu di Alphonse Mucha, pittore, decoratore e cartellonista di grande successo, dallo stile inconfondibile, sono autentici capolavori. Si poteva ricorrere a lui per le occasioni molto importanti, dati i suoi compensi molto elevati. L’unico menu “reale” firmato da Mucha è per la serata in onore del Re del Portogallo, Carlo I , nel 1904. Sedici portate.
Più tardi Jean Cocteau si cimentò con i menu; era un artista poliedrico che spaziava tra letteratura, cinema, teatro e pittura. Era anche di buon cuore e realizzo numerosi menu per pranzi di beneficenza. I suoi due menu più famosi sono quelli per il “Grand Vefour” del 1953 e ancora utilizzato dal locale del Palais Royal e per la “Mediterranée” di Place de l’Odéon.
Altri artisti di fama universale che hanno creato menu sono Paul Gauguin, Henri de Toulouse Lautrec, Pablo Picasso, Marc Chagall e Salvador Dalì.
Alcune curiosità: Paul Gauguin durante il suo soggiorno a Tahiti, invitato a cena dai suoi amici Martin si divertì a disegnare e colorare dei menu, ispirati alla Polinesia, diversi per ogni ospite, utilizzando dei foglietti di carta 17x24; il menu è scritto a mano. Gli schizzi, tutti diversi, furono conservati con cura dalla famiglia Martin e furono esposti a Venezia nel 1983 durante una mostra antiquaria e furono venduti per una cifra importante.
Di Pablo Picasso si conosce solo un menu pubblicato nel libro del giornalista Massimo Alberini “Mangiare con gli occhi” (ed. Panini). È un disegno originale a penna firmato e datato 21 luglio 1917, fatto per il ristorante “El Canario” di Barcellona. Rappresenta una giovane ragazza dai lunghi capelli neri che osserva con affetto e simpatia un canarino in gabbia. È possibile che non fu mai utilizzato come menu.
Di Marc Chagalll si conosce lo splendido menu realizzato in occasione della visita di Jimmy Carter a Parigi. Fu commissionato da Valery Giscard d’Estaing, allora Presidente della Repubblica Francese.
Di Salvador Dali, si conosce il menu, ispirato alla corrida, realizzato per “El Burladero”, famoso ristorante di Siviglia.
Ovviamente gli zar di Russia, i Kaiser di Germania, i re d’Inghilterra e tutti i sovrani e potenti della terra hanno voluto dei menu graficamente pregevoli e splendidamente illustrati per solennizzare un avvenimento di particolare rilievo. Le incoronazioni, i venticinque o cinquant'anni di regno, i matrimoni, le alleanze le visite di Stato hanno spesso determinato la realizzazione di menu straordinari per dimensioni, bellezza e contenuto gastronomico.
Senz'altro si saranno rivolti ad artisti affermati e questi artisti lusingati, si saranno impegnati per entrare nelle grazie degli illustri committenti, tuttavia la fama dei loro autori non ha varcato le frontiere e non si è perpetuata nel tempo. Questi menu restano una gioia per i nostri occhi.

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Carlotta ci suggerisce:

"Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini.
Tale è il dovere dell'artista".

Schumann

STORIA - Il papa
Articolo di Beppe Zezza

A torto o a ragione sono considerato il più esperto di “cose religiose” della redazione de La Lampadina. Mi è stato chiesto di scrivere un articolo avente come argomento “il papato”, il più possibile “neutro” senza apprezzamenti o critiche “di parte”. L’impresa non è facile, considerato anche il limite di spazio assegnato a ogni nostro articolo.
Per molti il papa è quell’uomo vestito di bianco, che vive in Vaticano, che è il Capo supremo della Chiesa Cattolica, al quale tutti dovrebbero obbedienza assoluta e tutto quello che dice dovrebbe essere creduto senza farsi tante domande e che ogni domenica si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico a Piazza S. Pietro per rivolgere alcune parole a una folla più o meno numerosa, di pellegrini e di turisti in visita alla Città eterna.
I papi «ufficiali» sono stati, fino ad oggi, 266 in una serie che parte dall’anno 30 (o 33). Il primo papa – che non veniva chiamato “papa”, non vestiva di bianco e non abitava in Vaticano – fu Cefa o Simone, poi chiamato Pietro, un pescatore della Galilea, regione a nord della terra di Canaan (il termine Palestina è stato usato da scrittori greci e adottato dai Romani per la loro provincia, il termine terra di Israele è invece di origine ebraica); Pietro si trasferì a Roma dove morì martire nel 67 in seguito alle persecuzioni dell’imperatore Nerone.
Pietro era riconosciuto essere il più autorevole dei discepoli di Gesù di Nazaret, al quale Gesù stesso aveva conferito il “primato” nei confronti dei discepoli e considerato governare la comunità di Roma. Il modo nel quale abbia esercitato questo primato su tutti i seguaci della nuova religione, peraltro in numero assai ridotto e disperso nel territorio dell’impero Romano con prevalenza in Medio Oriente, non è noto per mancanza di fonti storiche. I suoi successori, successivamente chiamati “Vescovi”, vennero considerati ereditare insieme alla guida dei fedeli di Roma anche il “primato” su tutte le Chiese. Queste erano allora costituita da una serie di “comunità” poco numerose, presenti soprattutto nelle città, che si riunivano per i loro incontri nelle case degli aderenti più abbienti, non essendo possibile legalmente disporre di luoghi di culto dedicati. Questa situazione andò avanti per circa tre secoli durante i quali questa “preminenza” del Vescovo di Roma dai contorni non ben definiti, ma più o meno pacificamente accettata da tutti, ebbe modo di manifestarsi in occasione di controversie di vario genere che interessarono i credenti.
Le cose cambiarono con il famoso editto di Costantino del 313 con il quale l’imperatore autorizzava l’esercizio della nuova religione, che era allora seguita da circa un 10% della popolazione. Gli sviluppi furono abbastanza tumultuosi, i “capi” cominciarono ad avere un ruolo pubblico, su tutto il territorio si costruirono edifici di culto, gli aderenti si moltiplicarono al punto che pochi decenni dopo, nel 380, il Cristianesimo venne riconosciuto “religione di Stato dell’Impero Romano”. I contorni del “primato” del Vescovo di Roma cominciarono a essere delineati più precisamente: si distinse un primato “di onore” su tutte le Chiese e un primato di “giurisdizione” (potere di decidere) esercitato peraltro solo su una parte del territorio, essendo la “giurisdizione” suddivisa con le altre Chiese Patriarcali (Antiochia, Alessandria ecc). Il termine “papa” (che deriva da “padre” come nella lingua moderna “papà”) venne utilizzato per la prima volta per il vescovo di Roma anche se non in modo esclusivo. La definizione del “primato” si articolò e si sviluppò nei secoli successivi influenzato anche dagli eventi storici (divisione definitiva dell’Impero Romano, fine dell’Impero romano di Occidente e caos politico conseguente, avvento dell’Islam con la quasi totale scomparsa di Chiese Patriarcali, declino dell’Impero bizantino). Il “primato” del Vescovo di Roma si affermò anche dottrinalmente essere “di giurisdizione” su tutte le Chiese. Questa definizione, insieme a questioni dottrinali, fu una delle cause principali del Grande Scisma (divisione) che permane ancora oggi, tra “Chiesa Cattolica” (Universale) e Chiesa Ortodossa.
Nei secoli successivi il concetto di “primato” del Papa, a motivo della commistione tra vita religiosa e vita civile caratteristica del Medio Evo, tende ad affermarsi anche in campo civile: è il Papa a incoronare l’Imperatore Carlo Magno, è dal Papa che si fanno legittimare e consacrare i Re (la dinastia carolingia si sostituisce in Francia alla dinastia merovingia con la esplicita legittimazione del Papa ecc), i Vescovi sono sia funzionari statali facenti capo al sovrano che ministri religiosi facenti capo al Papa. Il Papa è anche il Sovrano di un territorio ed è attivo partecipante nelle vicende storiche. L’acme di questa giustificazione “teorica” del primato spirituale e temporale lo raggiunge il papa Bonifacio VIII con la bolla “Unam Sanctam” La controversia tra papato e potere civile circa il primato “temporale” attraversa tutto il secondo millennio. In una prima fase la preminenza è del Papa (si pensi al fatto di Canossa e, più tardi, che è il Papa a decidere la ripartizione dei nuovi territori tra spagnoli e portoghesi), in un secondo tempo , iniziando con la Riforma protestante e successivamente con la Rivoluzione Francese, è l’affermarsi di regimi “laici” in tutto il mondo occidentale che restringe l’autorità del Papa al solo ambito “spirituale” con esclusione di qualsiasi interferenza nel dominio della vita civile. Questa controversia è ancora presente in una forma più o meno sotterranea e riguarda la dimensione “politica” del papato. La controversia è peraltro inevitabile dato che il pensiero cattolico è inconciliabile con il pensiero “laico” che confina il “religioso” solo nella sfera privata personale e riconosce al papa solo una autorità morale, comunque al pari di altre.
Tramontata ogni pretesa di “primato temporale”, anche il “primato spiritale” del Papa, tende a essere oggi messo in discussione e ridefinito, sia nel tentativo di sanare le divisioni tra Chiesa Cattolica e le altre confessioni cristiane (ortodosse e protestanti) sia, all’interno stesso della Chiesa Cattolica, perché dopo le devastanti esperienze che l’umanità ha vissuto nel secolo scorso con i regimi autoritari, l’uomo contemporaneo – e la Chiesa è una comunità di uomini che partecipa con gli altri allo “spirito” del tempo - mal si adatta ad accettare qualunque declinazione del “principio” di autorità che il Papa, con il suo “primato” incarna. È in questa chiave che si possono leggere i movimenti che desiderano dare alla Chiesa” della Chiesa. assetti più “democratici”.
Il concetto e il ruolo assunto dal Papato, pur attestandosi su alcuni punti fermi, si è dunque evoluto nel corso della Storia e continua ad evolversi. Non c’è da rimanerne sorpresi data la natura di “servizio” che è all’origine della Istituzione e che in contesti diversi non può non esercitarsi se non in forme diverse.

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La Redazione propone questa frase...:

"“Mi accade spesso di svegliami di notte e cominciare a pensare a una serie di gravi problemi e  decidere di parlarne al  Papa. Poi mi sveglio completamente e mi ricordo che io sono il Papa.”

Papa Giovanni XXIII

ECONOMIA - I crediti green
Articolo di Carlo Verga

Vi ricordate l’articolo su Elon Musk pubblicato sul numero 90 de la Lampadina nel Marzo di quest’anno? L’articolo finiva così:
“Qualche settimana fa è trapelata la notizia (voluta o non) che nel 2030 gli utili della Tesla sarebbero schizzati in su di diversi miliardi di dollari. Il valore delle azione è salito del 38% per poi riscendere, appurata la notizia, priva di ogni fondamento, del 20%".
In questo periodo sono successe tante cose: la Tesla, per il corona virus, ha dovuto ridurre la produzione per la chiusura dello stabilimento in California, ma nonostante questo ha superato Toyota come marchio automobilistico a maggior capitalizzazione, ed anche quella di GM, Ford, Daimler, Volkswagen e Fiat Chrysler messe assieme.
La Tesla ha perso nell’ultimo trimestre 100 milioni di dollari nella produzione di auto elettriche, ma continua ha fare enormi profitti garantendo così ai propri azionisti dei buoni ritorni. Ma come? Ebbene questi derivano dalla cessione di crediti green.
Ma cosa sono?
I crediti green sono crediti che vengono assegnati, dai governi, a quelle società in grado di apportare all'ambiente inquinamenti pari a zero.
Questi provvedimenti sono per tutte le industrie ma chi ne trae i maggiori benefici sono i produttori di auto elettriche che producendo ad inquinamento zero dispongono di un surplus di crediti che vendono ad altre aziende del settore auto, (benzina diesel gas, etc che hanno emissioni alte.) così da compensare il totale delle emissione di ogni singolo Paese.
Tutti i produttori di auto devono osservare la legge, pena fortissime multe o decadenza delle licenze.
Da tutta questa situazione Tesla, con la produzione di sole auto elettriche ha potuto beneficiare di vendite di crediti green per 400 milioni di dollari che è fondamentalmente la ragione dei suoi profitti.
Musk si è sempre opposto a ogni tentativo governativo di incoraggiare altri marchi a produrre veicoli elettrici, che avrebbero di conseguenza ridotto i loro crediti.. il suo interesse è che Tesla si avvantaggi di tanti bei profitti che molte compagnie sono obbligate, dalle direttive ambientali, a dirottare sui veicoli elettrici.
La Tesla è venduta bene negli Usa, meno altrove, forse ancora una questione organizzativa, i tempi e luoghi per rifornirsi.
In realtà poi esiste ancora qualche dubbio per l’ambiente, il costo di smaltimento delle batterie e costi energetici (in particolare per i grandi veicoli industriali). La fama di Musk continua comunque ad allargarsi grazie anche ai successi dei voli spaziali della sua SpaceX che ha segnato una nuova era nei viaggi spaziali.
Che dire poi delle sue ricerche sull'‘intelligenza artificiale? Sono stati presentati recentemente i sensori di Neuralink. Il progetto è installarli nella scatola cranica di un essere umano per curare paralitici, ciechi e malati mentali etc. In realtà il Suo obiettivo è di fondere intelligenza umana con l’artificiale.
E poi le sue ricerche sulle piramidi di Egitto, secondo lui, costruite dagli alieni? Certo, una mente veramente particolare.

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Ranieri ci suggerisce la coppia Sergio Leone/Ennio Morricone: la scelta per scene e musica è imbarazzante. Andiamo su un classico: "C'era una volta il West", film del 1968 della durata di 175 minuti!
La scena è il duello finale tra Charles Bronson ed Henry Fonda.
Quell'armonica a bocca è indimenticabile, per non parlare dei primi piani, e una  frase per tutti:
Frank: Aspettavi me?
Armonica: Da molto tempo...

ATTUALITÀ – Oscar sei un Fico!
Articolo di Lucilla Crainz

Correva l'anno 2012 quando sulla Lampadina parlammo di Eataly da poco inaugurato a Roma al Terminal Ostiense. Tanta strada è stata fatta con aperture di negozi in tutto il mondo! Circa 20 in Italia e altrettanti sparsi in tutto il pianeta. La formula più o meno sempre la stessa con piccole variazioni per adattarsi al paese che lo ospitava. Un successo ovunque per l'Italia e la sua grande tradizione enogastronomica. Sempre in un tumulto di nuove iniziative nasce alla periferia di Bologna nel Novembre 2017 FICO (Fabbrica Italiana COntadina), è un parco tematico, forse il più grande al mondo! Su una superficie di 10 ettari di cui 2 dedicati ad una fattoria didattica. Grandi propositi, grandi investimenti. Erano previsti 6 milioni di visitatori l'anno, per lo più famiglie ma al febbraio scorso ne erano arrivati solo 5 milioni. Molte le critiche per il denaro pubblico speso e per l'effetto finale del luogo più simile ad un lunapark disneyano che ad una fattoria. Comunque Oscar Farinetti chi lo ferma? Chiamato a mille congressi, incontri, trasmissioni ha anche il tempo di scrivere libri, l’ultimo uscito da poco. Dopo il FICO il pisello! Infatti il prossimo progetto si chiama "Green Pea" pisello verde, nascerà presto a Torino vicino Eataly zona Lingotto. Anche qui Oscar che ha ormai messo in azienda anche i figli ha fatto le cose alla grandissima! Tutto dedicato al sostenibile. 5 piani, rivestito in legno e opera dell'architetto torinese Cristina Catino. Al piano terra veicoli elettrificati con tanto di colonnine per la ricarica. Ai piani superiori circa 50 marchi dall'abbigliamento ai mobili al design, tutti rispettosi dell'ambiente. Dal neg-ozio all'ozio: gli ultimi piani ristorante, piscina e tutto per pensare al proprio benessere. Biblioteca in società con Feltrinelli e altre mille idee e innovazioni! E per ultimo con il passaggio del pubblico si crea energia! Saremo sicuramente in molti mossi dalla curiosità e già mi vedo saltare sul pavimento. Mentre le persone normali si riposano e aspettano la fine della pandemia Oscar Crea... AUGURI!

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ICH propone questa citazione:

Dobbiamo usare ciò che abbiamo a disposizione per inventare i nostri desideri.”

Adrienne Rich

COSTUME/ARCHEOLOGIA – Tesori nascosti: i bronzi dorati di Pergola
Articolo di Lalli Theodoli

Capita che passando per le vicinanze della strepitosa città di Urbino ci si trovi in un paese certo meno noto e certo più piccolo. PERGOLA.
Delle insegne invitano a visitare il museo. Entriamo. Non grandissimo ma molto curato.
Superate sale che ospitano tavole fondo oro, entriamo in una grandissima stanza. Bianca, grande, luminosa. Occupata da due grandi cavalli in bronzo dorato con un unico cavaliere fiancheggiati da due figure di donne: una visione maestosa, lucente; restiamo senza fiato.
L’unico dei due cavalieri, è un uomo maturo. L’abbigliamento fa pensare ad un militare di alto rango in tempo di pace e, di fatto, in segno di pace, porta il braccio in avanti. Immediatamente ripensiamo al Marco Aurelio. Ambedue i cavalli hanno una zampa anteriore alzata per incedere, le bardature ornate con nereidi, tritoni, delfini.
Del secondo cavaliere solo qualche frammento. Una figura di donna è tronca dal busto in su, l’altra, di età avanzata, vestita con una stola, invece, fa vedere perfino l’acconciatura di tipo ellenistico . Come sono arrivati qui? Chi sono?

È il 26 giugno del 1946. Due contadini scavano in un fondo agricolo, e dallo scavo escono frammenti di bronzo dorato. Pensano forse di aver trovato oro. Il Canonico Vernarecci , avvisato, chiama subito la nipote, appena laureata in Storia dell’arte, che si reca sul posto e trova solo un piccolo frammento di bronzo dorato. Lo scavo è stato frettolosamente ricoperto, tutto è già sparito: nemmeno l’arrivo del canonico accompagnato dai carabinieri spinge a consegnare quanto trovato. Il canonico si rivolge allora al Museo Archeologico delle Marche. Duramente bombardato. Unico salariato rimasto è Nereo Alfieri che recatosi a Pergola con i carabinieri riesce ad ottenere i frammenti che sequestra a nome dello Stato. Contemporaneamente i carabinieri allertano Roma: il proprietario del terreno è partito, forse, per contattare degli antiquari.
I frammenti, circa 9 quintali, sono stati trovati in un luogo isolato. Probabilmente il gruppo è stato rimosso dalla posizione originale, e accantonato. Il ritrovamento di frammenti contorti ha fatto pensare anche ad una “damnatio memoriae”, ma in seguito questa teoria è stata accantonata. Forse il gruppo era posto nel Forum Sempronii (Fossombrone) o a Sentium (Sassoferrato) dove esisteva una fonderia per grandi statue. O forse (Danilo Re) era posto sull'arco di Augusto di Rimini. Poi spostato in età bizantina. Si tratta comunque dell’unico gruppo scultoreo in bronzo dorato di epoca romana pervenuto fino a noi. Eseguito a cera persa con applicazione di doratura a foglia.
Quasi certamente i personaggi appartengono ad una unica famiglia senatoria.
Varie ipotesi si sono susseguite nel cercare di dare loro una identità storica. Stucchi pensava che fossero (fra il 20 e il 30) il figlio di Germanico, e Druso e le figure femminili Livia e Agrippina. Una altra teoria (Coarelli) li fa appartenere alla famiglia dei Domizi Enobarbi (30 e 50 a.C). Bohm pensa che il cavaliere possa essere Cicerone. Recenti attribuzioni parlano di gruppo di età repubblicana ma realizzata in età augustea collocato forse a Pisarum (Pesaro). Secondo Danilo Re i cavalieri rappresenterebbero Giulio Cesare e Ottaviano.
Il gruppo non ha avuto vita facile. Subito dopo il ritrovamento nel 1949 un primo restauro viene regalato dal fiorentino Bruno Bearzi. 10 anni di lavoro. Viene quindi portato al museo Archeologico delle Marche. Dal 1972 al 1988 viene riportato in Toscana per un secondo restauro dopo il quale viene riportato nelle Marche. Vengono assemblati ben 318 frammenti. Nel 1988 viene finalmente consegnato a Pergola per una mostra. L’anno seguente la sovrintendente Lollini, che cerca di farsi riconsegnare il gruppo, viene assalita a Pergola da fischi, insulti e spintoni. Gli abitanti di Pergola arrivano a murare il gruppo nella scuola in cui era esposto per non farlo riportare ad Ancona. Continua senza sosta la lotta. Dove metterli? Nel luogo del ritrovamento? A Pergola? Al museo di Ancona? Nel frattempo i bronzi subiscono danneggiamenti che richiedono un terzo restauro.
Nel 2001 il ministero dei Beni Culturali stabilisce che il gruppo e la sua copia si alternino fra Ancona e il Museo dei Bronzi Dorati di Pergola, creato per questo scopo. Nel 2011 si decide di annullare il pendolarismo (sei mesi a Pergola, sei ad Ancona).
Nel 2012 Il ministero ha deciso di affidare definitivamente il gruppo al Museo di Ancona. Il Comune di Pergola ha presentato ricorso. Sono passati 8 anni dalla decisione ma se volete andare a vederli sono ancora a Pergola!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

I libri e la musica -I numeri del nuovo censimento decennale sui consumi culturali dei francesi, riportati da Le Monde, ci mostrano questa fotografia: nella generazione dei nati fra il 1995 e il 2004, soltanto il 58% ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro l’81% dei nati fra il 1965 e il 1975 (ossia i loro genitori) e l’84% per la generazione dei nonni (1945-54).
Le percentuali sono più che invertite riguardo all'ascolto giornaliero di musica: 86%, 49%, 20%.
CV

 

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Il drago si rialza - Per la Cina, dopo il terribile sprofondo rosso tra gennaio e marzo (caduta del 6,8%), le previsioni sono positive.
Tra aprile e giugno l’economia di Pechino è tornata a crescere intorno al 2,2% secondo le previsioni degli analisti e le anticipazioni di fonti cinesi.
CV

 

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Uva e vino - Secondo il ministero francese della Transizione ecologica in media la raccolta dell’uva avviene oggi 18 giorni prima rispetto a 40 anni fa.
Questo anticipo delle vendemmie è un indicatore chiaro del riscaldamento globale.
CV

 

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina da settembre 2020

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MOSTRE

15 settembre 2020 - ore 18.00  - Museo nazionale Romano di Palazzo Altemps
DE PISIS

Continua la collaborazione tra Palazzo Altemps e la Galleria d'arte moderna e il Museo del Novecento di Milano, iniziata nel 2017 con il progetto Citazioni Pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps.
Il museo romano ospita un’ampia retrospettiva dedicata all’artista ferrarese Filippo de Pisis, un protagonista dell'esperienza pittorica del Novecento italiano.
Ci guiderà alla miglior conoscenza dell'artista Ludovico Pratesi

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Il nostro autunno continuerà con la visita alla splendida
Collezione dei Marmi Torlonia ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli

La mostra aprirà il 25 settembre e terminerà nel giugno del 2021.
Oltre 90 le opere selezionate tra i 620 marmi catalogati e appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezone privata di sculture antiche: significativa per la storia dell’arte, degli scavi, del restauro, del gusto, della museografia, degli studi archeologici.
A breve fisseremo la data per la visita.

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Ottobre - data da definire -
Senato della Repubblica

Visita guidata nella quale si illustreranno i principali aspetti storici, artistici e istituzionali del Palazzo. Visiteremo anche la Sala del Pannini, normalmente non aperta al pubblico, regalata al Senato della Repubblica da Antonio Bachetoni, il nonno della nostra Lucilla Crainz.

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Il nostro programma per recarci a Parma, capitale italiana della cultura 2020/2021, dall'1 al 4 ottobre  procede: stiamo valutando come si evolve la situazione dal punto di vista sanitario.

Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

 

 

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

La donna viene da Venere, l'uomo da Marte... - Secondo gli astrofisici una conquista di Venere sarebbe più interessante di Marte.
Venere ha una quantità incredibile di anidride carbonica, che sarebbe utile studiare per prevenire uno scenario simile sulla Terra.
CV

 

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Come ti sollevo l'atollo! - L’idea delle isole Kiribati per sopravvivere all’innalzamento dell’Oceano che minaccia la loro sopravvivenza: il presidente Anote Tong ha deciso di "sollevare" gli atolli (con l’aiuto della Cina).
Anche altri luoghi hanno il medesimo problema: Newport Beach, in California, le Isole Marshall, l'isola di Balboa e  Miami Beach, in Florida che vuole alzare le sue strade. E ancora Tuvalu e Maldive.
CV

 

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Gli strani effetti del corona virus- Una volta esisteva il Lipstick Index che misurava il buon andamento della economia dalla vendita dei rossetti!
Oggi questo settore è crollato: scomodi da mettere, poi sotto la mascherina nessuno li vede e oltretutto la sporcano. Grande successo invece per il mascara, ciglia finte, ombretti e trucchi per gli occhi per renderli intriganti belli etc ed anche per tutti quegli apparati per la cura della pelle, massaggi, etc anche se molto cari.
CV

 

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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA SEGUIRE: AFteR il festival estivo dell'Accademia Filarmonica Romana.
L'Accademia non rinuncia a una delle sue manifestazioni più seguite, nel verde dei suoi Giardini, a due passi da piazza del Popolo.
Riprogrammato dal 10 al 22 settembre, vedrà alternarsi musica, concerti e letture, con un programma ricco che potrete leggere qui.
In particolare il 15 settembre si terrà il concerto della violinista Donatella Gibboni accompagnata dalle letture di UMDL che ripercorreranno il mito di Orfeo ed Euridice.

DA SEGUIRE: presentazione del libro "Mi chiamo Yuri" di Patrizia Pieri. 
Sabato 19 settembre ore 18.00 Giardino della Biblioteca Gino Pallotta, Fregene.
Per chi conosce Fregene o ci si trova il 19 settembre, l'Associazione L'Albero, ci offre un'occasione per conoscere Patrizia Pieri, fotografa che vive e lavora a Roma con il suo primo romanzo Mi chiamo Yuri .

Qui il trailer di presentazione del libro

 

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La Lampadina
Libri

IL GIORNO DEL GIUDIZIO
di Salvatore Satta

Questo mese Simona Massenzi de
Un Mercoledì da Lettori, commenta
"Il Giorno del Giudizio"
di Salvatore Satta.
Straordinario narratore Satta, ci racconta storie di vivi e di morti, perché la narrazione è l’arma che nega l’oblio, la memoria consegna ai vivi i destini di chi si è spento e sceglie come ambientazione Nuoro, “risultante burocratica dei successivi padroni che hanno accatastato la Sardegna“.
Alle sue pagine conferisce la dignità dell’epica ed il respiro dei grandi momenti di riflessione morale. Nel condurci per un lungo tratto di storia isolana dipana, con stuporosa eleganza di forma e parola, i temi fondanti del vivere sociale: l’istruzione, il lavoro, la politica, la lotta di classe, i rapporti tra stato/chiesa e quelli tra laici e clero ma anche la trasformazione del territorio, l‘arrivo della luce elettrica che accende -è proprio il caso- emozioni contrastanti, attrae e sgomenta insieme.
Satta parte dalla riflessione sull’individuo che poi allarga alla famiglia ed ai rapporti tra le famiglie della comunità nuorese, dove tutti sono legati ma altrettanto divisi, perché ogni uomo per essere tale deve avere almeno una causa legale in corso, perché il diritto investe l’uomo di una dignità che, superando il valore del “giudizio finale”, lo consacra attore.
L’intero romanzo ruota attorno al concetto di “diritto”.
Nel caso di Donna Vincenza è la sottrazione del diritto al possesso, alla proprietà anche delle proprie cose.
È così costretta a rubacchiare poche monetine nel taschino del panciotto di Don Sebastiano, il quale però – uomo di diritto – nulla negherebbe alla moglie, ma solo come atto di personale liberalità.
Figura magnifica, isolata e monumentale quella di Donna Vincenza, un monolito dell’isola di Pasqua, solida e fissa al centro della casa prigione, potente e tellurica perché, anche con vista annebbiata, intelligente anzi intelligentissima delle cose che accadono ai suoi e nel mondo, grazie alla luce che le viene dalla riflessione e dall’amore materno. Sarà proprio lei a dire la cosa più sensata, stupendo tutti, al momento dell’ingresso in guerra dell’Italia: la nazione non può permettersi una guerra e lei non poteva permettersi di perdere i suoi figli.
Risarcitoria di una vita la vittoria che il tempo le concede sul marito, un Don Sebastiano invecchiato ed affaticato, che lei ignora, non lo degna di ascolto, è solo una voce del passato.
Satta emancipatore femminista, anche.
C’è poi Il diritto all’istruzione che porta nelle aule un’eterogenea classe di futuri professionisti e futuri braccianti ed allevatori, diretti da un corpo insegnante altrettanto composito. Indimenticabile, per me, Maestro Manca che si scalda e dormicchia accanto al caminetto, acceso con la legna portata clandestinamente dagli allievi.
Il diritto popolare alla crescita sociale (quindi al benessere) passa attraverso la delega ai politici e sono pagine superlative quelle dei comizi elettorali, a cui ci si reca vestiti a festa, come ad un matrimonio o ad un funerale, pagine che ci fanno riflettere sull’esercizio della manipolazione.
Ogni momento della vita è legato ad un rito e massimamente la sepoltura, così il “Corso” cittadino, metafora del cammino di una vita, può essere interdetto o eccezionalmente aperto al passaggio di un feretro, mentre il canonico- in testa al corteo -allunga o taglia le orazioni funebri in funzione del “diritto di casta”.
Espressione di casta, Don Sebastiano conosce a fondo la legge, gode della conoscenza tecnica del diritto e come Notaio ha in mano l’arma definitiva della ratifica, del qui e dell’ora, non legge un libro ma ne scriverà una raccolta, ovvero i faldoni delle stipule. È un uomo che cerca solitudine e silenzio, soprattutto in famiglia, autoritario non accetta il contradditorio, vuole la ricchezza per sé ed i suoi figli e con calcolata disinvoltura usa anche metodi spicci ma non illeciti, è avido di beni ma solo come segni tangibili ed inequivocabili della sua capacità professionale.
Ho amato, mi sono entusiasmata e commossa leggendo la prima volta questo romanzo e rileggendolo ancor di più apprezzo la sua profondità e compiutezza, è come un grande vino da meditazione o un superbo affresco, andrebbe letto e riletto con attenzione,è comunque tra i grandi capolavori letterari.
 

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode


ROMA

Sembra una timida ripresa dopo l’emergenza che ha visto i musei perdere il loro pubblico e proporsi solamente online.

Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini e Palazzo Barberini: Orazio Borgianni, un genio inquieto nella Roma di Caravaggio
Prima esposizione monografica dedicata all’artista romano, con circa venti dipinti autografi realizzati tra il primo e il secondo decennio del XVII secolo.
Con la mostra su la pittura di Orazio Borgianni alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, il curatore, Gianni Papi, ha voluto dare visibilità a questo pittore del ‘600 che, arricchitosi dell’esperienza della pittura veneta e emiliana e di quella di El Greco in Spagna, entra in contatto con Caravaggio e riesce a crearsi uno stile dal quale “esce un linguaggio nuovo e particolare, una pittura che ha le raffinatezze cinquecentesche aggiornate dal naturalismo del Merisi”
Fino al 1 novembre

Museo di Roma in Trastevere: Ara Güler
Una monografia dedicata a uno dei più grandi e pluripremiato fotografo turco di origini armene, scomparso nel 2018, che condivideva una lunga amicizia con il famoso scrittore, Orhan Pamuk.
Ha raccontato con i suoi scatti mezzo secolo dell’anima malinconica della sua città.
Fino al 20 settembre

Museo Casa di Goethe: Fonti d’ispirazione. Biblioteche degli artisti tedeschi a Roma
Una raffinata piccola mostra racconta delle fonti di ispirazione degli artisti tedeschi presenti nella Roma del XIX secolo (dal 1845 al 1915).
Le opere d'arte, i libri e il materiale d'archivio esposti non solo rivelano la complessa storia di queste raccolte e il loro uso, ma evidenziano anche come tali letture ispirarono le opere d'arte.
Vedi il comunicato stampa
Fino al 30 settembre 

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea: A distanza ravvicinata
La Galleria Nazionale riapre dopo il lockdown con una nuova mostra collettiva dove pesca dalla sua collezione 30 opere di artisti come Afro, Franco Angeli, Alberto Burri, Enrico Castellani, Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla, Pietro Consagra, Luisa Lambri, Gastone Novelli, Pino Pascali, Toti Scialoja.
Fino al 16 ottobre

MAXXI: Giovanni Gastel. The people I like
200 persone, 200 ritratti di un inedito Gastel che: «Mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l'anima.
«Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un "incontro" tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto».
Dal 15 settembre al 22 novembre 2020 

 

Museo dell'Ara pacis - C'era una volta Sergio Leone
A 30 anni dalla morte e 90 dalla nascita Roma dedica una mostra al regista italiano famoso in tutto il mondo.
La mostra è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – e arriva in Italia dopo il successo dello scorso anno alla Cinémathèque Française di Parigi, istituzione co-produttrice dell’allestimento romano insieme alla Fondazione Cineteca di Bologna.
Il percorso espositivo è curato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini  e  racconta dello  sconfinato universo di Sergio Leone, che affonda le radici nella sua stessa tradizione familiare: il padre, regista nell’epoca d’oro del muto italiano, sceglierà lo pseudonimo di Roberto Roberti, e a lui Sergio strizzerà l’occhio firmando a sua volta Per un pugno di dollari con lo pseudonimo anglofono di Bob Robertson.
Nel suo intenso percorso artistico Sergio Leone attraversa il peplum, (filone cinematografico storico-mitologico), riscrive letteralmente il western e trova il suo culmine nel progetto di una vita: C’era una volta in America.
Abbiamo proposto in questo numero una scena di C'era una volta il West altro film pluripremiato di Leone, da rivedere!
Fino al 20 settembre 2020
ICH

Palazzo Merulana: Vittorio Storaro. Scrivere con la luce.  
Mostra fotografica nella quale si celebrano 50 anni di carriera del premio Oscar Vittorio Storaro. 70 “cavalletti luminosi” tra 50 cine-fotografie originali e 20 copie su tela dei dipinti che ne hanno ispirato la ricerca figurativa e cinematografica.
Dal 18 settenbre al 1 novembre 2020

L'AQUILA

Palazzo Ardinghelli
Palazzo Ardinghelli rinasce e dà vita al MAXXI L’Aquila, progetto che ha visto il MiBACT e la Fondazione MAXXI impegnati insieme per un grande obiettivo: contribuire al rilancio del territorio attraverso la cultura, trasformando un meraviglioso palazzo settecentesco, danneggiato dal terremoto, in una piattaforma di creatività culturale, aperta, condivisa e al servizio della città.
ICH 


  Pensiero Laterale

I quattro condannati a morte

Quattro uomini sono stati condannati a morte. Viene però data loro una possibilità per salvarsi la vita.
Ognuno porta un cappello.
Viene detto loro che 2 indossano un cappello bianco e due un cappello nero, ma nessuno di loro sa di quale colore è il proprio cappello.
Per complicare le cose vengono bloccati al suolo, in fila indiana, in modo tale che siano anche impossibilitati a voltarsi.
Tra A e B è eretto un muro oltre al quale non è possibile vedere.
Viene spiegato loro che per essere graziati basta che, in 5 minuti, uno di loro indovini il colore del proprio cappello.
Se però sbaglia tutti e 4 verranno immediatamente giustiziati.
È vietato parlare e scambiarsi qualsiasi tipo di informazione.
Non ci sono trabocchetti e alcun elemento esterno che li possa aiutare.


Guarda qui la soluzione...

La Lampadina Racconti

Covid 1
idi Vittorio Grimaldi

È notte e fa caldo quando squilla il telefono. Sono i giorni della quarantena. Delle terapie intensive. Negli ospedali non c’è posto per i vecchi che tanto muoiono lo stesso. Si parla di immunità di gregge. Chi è giovane riesce a dormire. Chi è vecchio telefona a chi capita, spesso molto tardi, di notte.

***

Dice: “Sono il Notaio Rimoldi… parlo con l’avvocato?”

“Beppe, sono passati tanti anni eppure non sei cambiato! A proposito, è morto Arbasino, tout se tient, sei il solito stronzo… ma sono le tre di notte! Da dove chiami?”

Dice: “Meglio uno stronzo da Nibionno, alle tre di notte, che una casalinga da Voghera alle tre del pomeriggio!”

“Su questo posso convenire anche se le carampane ormai hanno raggiunto la pace dei sensi e non mi chiamano più. Allora, che ci fa a Nibionno un venerato maestro come te?”

Dice: “Sono in pensione. Mio figlio ha superato l’esame ed è finito qui”.

“Bello! Oh Dio, no! Che palle… Nibionno è dalla parte sbagliata del lago. Io conosco Cernobbio, … Villa d’Este…. il seminario Ambrosetti: quelle robe lì, tipiche dei soliti stronzi, specie se fanno i notai o gli avvocati come te o me”.

Dice: “Sbagliato sei tu! Hai mai sentito parlare di quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”.

“Oh Dio, notaio! L’incipit dei Promessi Sposi dura ben due pagine, fino a quando Don Abbondio torna bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628. Caschi male! È dai tempi del liceo che ti frego in italiano. Però adesso mi hai svegliato e sono curioso. A parte gli scherzi, mi sai spiegare perché nel cuore di una notte di mezza estate, nel colmo della peste o, se vuoi del Coronavirus, uno come te, che, nella fattispecie, è un illustre giurista, decide di telefonare a uno come me che non è più una brillante promessa e che non è mai diventato un venerato maestro.

Dice: “Forse perché tu facevi parte di quel ridotto di amici solito a straviziare insieme per passare la malinconia e ogni volta ce n’eran di nuovi e ne mancava de’ vecchi”.

“Beppe, falla corta! Chi è morto stavolta?”

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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