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La Lampadina - n. 97 ::: Novembre 2020

Cari Lettori,
è questo un novembre più caldo del solito, non solo per i temi scottanti che occupano le prime pagine (e anche le seconde e le terze... ) di tutti i giornali. Noi invece di attualità ci dedichiamo a qualche rilettura del passato, scopriamo che a Palermo ci sono state persone che hanno dedicato la loro fortuna agli altri per migliorarne l'esistenza. E di loro non vi è traccia. E altri che hanno influenzato non poco il corso del sapere e della conoscenza, come Galileo. E che dire poi della favola di Aimée? Avrà realmente favorito la modernizzazione dell'impero Ottomano? Certamente a Roma il Bernini contribuì senza dubbio ad esaltare lo splendore della Capitale. E poi, cerchiamo tanto una vita sugli altri pianeti progettando la costruzione di case in territorio alieno e inospitale e non riusciamo a trasformare in oasi il deserto intorno a noi, materiale o spirituale che sia.
L'interpretazione della realtà è varia, come si percepisce nello scritto di Lalli e la lettura di una frase non è mai univoca.  
Allora meglio ascoltare le parole che vorremmo sentire, come ci suggerisce Paola Maddaluno nel suo racconto.

Buona lettura 
ICH


Mercoledì, 11 Novembre 2020

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


SEI GRADI DI SEPARAZIONE – La famiglia Biondo
Articolo di Carlo Verga

Ho nostalgia dei viaggi della Lampadina in Sicilia ed in particolare a Palermo. Le tante belle cose, l’entusiasmo di chi era con noi e, appunto la nostalgia, mi hanno convinto a leggere molto sulla città e su quel periodo fantastico a cavallo del '900. L’ultimo libro che ho letto è “La Luce è là” di Agata Bazzi, il racconto dell’ultimogenita della famiglia ebrea Ahrens, dall'arrivo a fine '800 dalla Germania di Albert Ahrens, suo padre, come semplice venditore di stoffe, il suo successo e la vita trascorsa tra mille avventure proprio a Palermo. Un libro pieno di amore, affetto ed anche dolore.
Nel lungo racconto, tanti i personaggi incontrati da Albert nella Sua vita, tutti i volti più noti della Palermo aristocratica industriale e politica. L’incontro con la famiglia Biondo (i discendenti sono nostri amici) mi ha tuttavia colpito in modo particolare per le lodi che Albert ne tesseva per quanto i tre fratelli andavano facendo per il bene della città.
Ed eccone un breve profilo della famiglia certamente sconosciuto o dimenticato ai più.

Tutto nasce da Salvatore Biondo imprenditore libraio e proprietario di una piccola casa editrice. Salvatore ebbe quattro figli Andrea, Luigi, Eugenio e Teresa (nonna dei nostri amici). Ragazzi tutti ambiziosi e molto volenterosi, che riuscirono a portare la fama e le disponibilità di famiglia a livelli decisamente alti. Con la casa editrice in mano a Eugenio, crearono una collana per ragazzi di quell'epoca, la "Bibliotechina aurea illustrata" che raccoglieva racconti e romanzi di autori come Edmondo De Amicis, Luigi Capuana e Emilio Salgari.
La casa editrice, con il suo lavoro costante si affermò sull'intero “continente” e, impensabile per quel periodo, arrivò ad avere 300 dipendenti. Eugenio morì improvvisamente, la casa editrice e il patrimonio si disciolse nelle mani di suo figlio Salvatorino.
Andrea laureato in giurisprudenza e grande amante del teatro convinse i fratelli ad acquistare un’area e costruire il Teatro Biondo, elegante palazzina con ristorante, salone delle feste e un albergo diurno. Da questa prima esperienza ne nacquero molte altre: nel 1914 nasce il Kursaal Biondo diventato cinema Nazionale e poi una sala bingo, il cinema teatro Imperia in un grande palazzo costruito da un nipote di Salvatore detto Salvatorino. Insieme ai fratelli e al nipote costruì anche il palazzo di piazza Verdi con il Cine-teatro Massimo.

Luigi il secondogenito aveva un carattere solare, non si sposò mai ma ebbe una lunga avventura con una donna sposata e ben conosciuta a Palermo; furono scoperti e il trauma fu tale che Luigi si dovette allontanare dalla città e costretto all'esborso di un notevole somma di denaro necessario per calmare un marito furente. Si trasferì a Roma dove decise di dedicarsi alla finanza: azioni e molta speculazione su vari fronti che gli procurarono un discreto patrimonio.
Rimase celibe, dopo la sua avventura finita malamente visse esclusivamente per il lavoro e per incrementare il suo capitale. Il suo grande progetto era creare nella sua città opere assistenziali di ogni tipo e che rimanessero nel tempo. Così, tornato a Palermo costruisce e dona alla città ben quattordici complessi assistenziali, tutto a proprie spese, seguendone personalmente ogni passo per renderli efficienti, utili per la società. Riuscì a concludere il tutto in soli sette anni, dal ‘58 al '65, per una spesa che ad oggi è stimata in diversi milioni di euro.
Le opere principali donate furono: l’Ospedale dei bambini; la Casa della madre e del bambino, in piazza Danisinni; un padiglione per lo studio e la cura contro il cancro, al Policlinico; un fabbricato di due piani per la rieducazione dei minori disadattati, presso l'Ospedale psichiatrico di via Pindemonte; un grande fabbricato di cinque piani, con 115 posti letto, nell'ambito di Villa Sofia, da utilizzare - «ad ospedale geriatrico per i vecchi di ambo i sessi cronici, incurabili, paralitici che negli ospedali non li accettano»; un centro studi di gerontologia, «per specializzarsi in malattie della vecchiaia, munito di cinema per proiezioni scientifiche»; sempre a Villa Sofia, un ospedale pediatrico e traumatologico; un edificio in via Lazzaro, come "asilo nido permanente"; un edificio quale padiglione di cardiochirurgia all'Ospedale Civico; un padiglione per minori disadattati all' Ospedale Psichiatrico, un edificio in corso Calatafimi, come casa di riposo per vecchi inabili e non abbienti; un edificio in via Noce, quale ricovero per bambini fino ai 6 anni; un ambulatorio dermosifilopatico all'ospedale Civico; un piano terreno come mensa popolare per i non abbienti.
Le ingenti opere prosciugarono completamente l’intero patrimonio di Luigi e con esso la missione che si era dato. Morì il 30 agosto 1967, all'età di 95 anni, povero, ospite delle suore presso l'orfanotrofio da lui costruito in Via Noce. Al suo funerale solo una cinquantina di persone e nessuna autorità politica. La sua memoria velocemente cancellata così come quella degli altri fratelli.

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Carlotta ci riporta questo pensiero:

“Una delle virtù della carità è di operare spesso come un grande principio di saggezza”

da Bartleby lo scrivano, di Herman Melville

CULTURA - Aimée du Buc de Rivery. Il mistero della leggendaria imperatrice dell’Impero Ottomano
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

Il 2 dicembre 1804 Parigi in festa accoglie Papa Pio VII. È venuto nella capitale francese per presenziare all'incoronazione dell’Imperatore. Napoleone I quel giorno si auto-incorona e incorona sua moglie, Marie Joséphe Rose Tascher de La Pagerie, conosciuta come Joséphine de Beauharnais.
Joséphine incarna tutto il successo delle famiglie della nobiltà francese che si sono installate un secolo prima nelle colonie delle Antille. Nel 1635 i francesi prendono possesso dell’isola della Martinica. S’insediano decimando la maggior parte della popolazione indigena e, piano piano, con la coltivazione della canna da zucchero, la rendono estremamente produttiva.
Joséphine, cresciuta in una grande proprietà della Martinica, ha una cugina, Aimée du Buc de Rivery, creola come lei. Una veggente predice, a tutte due, destini straordinari. All'inizio della seconda metà del XVII secolo, la famiglia du Buc, di origine normanna, si stabilisce nella colonia. La loro piantagione di canna da zucchero a Pointe-La-Rose li rende particolarmente ricchi. Aimé cresce lontano dai primi tumulti che presto danno inizio alla Rivoluzione francese e frequenta la buona società coloniale dell'isola. “Qui fut-elle et quel fut ce destin qui embauma à jamais de vanille-bourbon le Topkapi“?
A dodici anni viene mandata a Nantes per completare la sua educazione. Quando arriva sul continente la Francia è devastata dalla Rivoluzione, il regno è collassato. Nel frattempo una perturbazione che interesserà tutto il paese ha distrutto la raccolta di grano. La Francia è in piena carestia e Aimée deve tornarsene subito in Martinica. Sulla via del ritorno, a luglio, la sua nave, danneggiata da una mareggiata, viene attaccata dai pirati barbareschi al largo dell'isola di Maiorca. Fatta prigioniera, Aimée è portata ad Algeri, governata dai turchi, per essere venduta come schiava.
Ma Il destino ha altri piani per la giovane ragazza.
Il Bey di Algeri affascinato dalla sua bellezza decide di comprarla e di farne dono ad Abdülhamid I, Sultano dell'Impero Ottomano. Aimée è portata in nave a Costantinopoli dove cambia nome e diventa Nakshedil, o "La bella".
Entra a far parte dell’harem, il serraglio del Topkapi, dove insieme con le altre concubine impara la storia, la geografia, la poesia, il ricamo e la danza.
Estremamente intelligente e astuta, seduce il sultano che la prende come quarta sposa e diventa valide sultan in 1808, ovvero madre adottiva del futuro sultano, Mahmud II, Imperatrice dell’Impero Ottomano.
Deceduto Abdul Hamid, diventa la confidente del sultano Selim III, suo erede, e lo incoraggia a modernizzare il paese attraverso profonde riforme. Ma fu veramente lei l’ispiratrice della politica pro-francese del successore di Abdul-Hamid?
Quello che vi ho appena raccontato sarà solo una romantica leggenda a cui ci stavamo già tutti affezionando?
La verità, a quanto pare, è un po’ diversa. In realtà, la storia della ricca ereditiera francese diventata sultana è iniziata già nel XVI secolo. Si diceva già allora che una principessa francese si fosse sposata con la famiglia reale ottomana. In ogni caso, la nostra affascinante Aimée è veramente esistita e mi piace pensare che la storia sia vera in tutto e per tutto.
È comunque vero che dall'800 si crea una profonda attrazione Oriente-Occidente. Dal mondo ottomano parte infatti un grande movimento filoccidentale e dal loro canto gli europei si plasmano all'orientalismo. La Turchia viene visitata o rivisitata da avanguardia di intellettuali: scienziati, venuti tra l’altro per studiare l’impianto moderno e antico di Costantinopli e le correnti del Bosforo, letterati arrivati grazie al nuovo collegamento dell’Orient-Expres: “Istanbul non è soltanto una città, ma un intero mondo modellato dalla storia”.
Purtroppo, due secoli dopo, di quello che potrebbe essere forse nato da una bella favola, rimane poco. Istanbul è di nuovo assediata dall'integralismo e lo spirito d’unione con l’Occidente sembra stia scivolando via inesorabilmente.

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Madama per madama, Isabella vi propone Gigi Proietti che interpreta il Conte Duval nella Signora delle Camelie:


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SCIENZA – Galileo: un po' di storia e controstoria
Articolo di Beppe Zezza

Se facessimo un’inchiesta tra la gente comune e chiedessimo: ma chi era Galileo? La maggior parte delle risposte non si discosterebbe molto da questa: era un astronomo che nel Medio Evo è stato condannato a morte dall’Inquisizione per avere provato che la Terra è tonda e ruota attorno al sole contraddicendo i dogmi cattolici.
Una risposta di questo tipo contiene almeno quattro errori: Galileo non è vissuto nel Medio Evo ma nell’Era Moderna, convenzionalmente iniziata a metà del ‘400 (la caduta di Costantinopoli, la scoperta dell’America, la fine della Guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra, l’inizio della Riforma protestante sono i fatti storici che sono per lo più assunti come inizio dell’Era Moderna); non è stato condannato a morte; non ha mai prodotto la prova della rotazione della Terra attorno al sole; i dogmi cattolici non hanno mai riguardato questioni astronomiche.
Galileo non ha scoperto che la Terra era rotonda – lo sapevano già i Greci ed è ben su questo presupposto che Cristoforo Colombo ha scoperto l’America cercando di raggiungere l’India navigando verso Occidente invece che verso Oriente. Galileo non è stato il primo a scoprire che la Terra non è il centro dell’Universo – la teoria eliocentrica è di Copernico.
Ma lungo è l’elenco delle scoperte che gli vengono erroneamente attribuite dal pensiero comune.
Galileo non ha inventato il telescopio (anche se pare che se ne vantasse): lui si è limitato a perfezionare l’invenzione dell’ottico tedesco naturalizzato olandese Hans Lippershey. Vero che, attraverso il suo uso ha scoperto i quattro satelliti di Giove, l’anello di Saturno, le fasi di Venere e la rotazione del Sole attorno al suo asse. È a seguito di queste scoperte che Galileo abbandona il sistema tolemaico (geocentrismo) per passare al sistema eliocentrico che Copernico aveva teorizzato qualche anno avanti. (Forse non tutti sanno però che la teoria eliocentrica era stata già avanzata nel terzo secolo A.C da Aristarco di Samo).
Galileo non ha scoperto la legge di inerzia. Ha scoperto la legge del movimento accelerato pur sbagliando perché attribuisce l’aumento della velocità alla distanza e non al tempo.
Galileo non ha scoperto le macchie solari come ancora oggi viene scritto in certi libri di storia. Queste furono osservate per la prima volta due anni prima di lui da un astronomo, l’inglese Harriot – che però non aveva pubblicato la sua scoperta – e un anno prima dal tedesco Johannes Fabricius che ne aveva fatto invece oggetto di un libello.
Galileo non ha dimostrato la verità del sistema copernicano. Credeva che il sistema copernicano fosse vero, ma non ne ha dato la dimostrazione. Questa (cioè la prova sperimentale) è arrivata solo dopo due secoli nel 1851 ed è stata opera del fisico Jean Bernard Léon Foucault, attraverso l'esperimento del Pendolo di Foucault! Le “prove” che Galileo adduceva a dimostrazione della teoria erano sbagliate (i fenomeni che portava a sostegno erano le maree e gli alisei!).
Galileo non è stato torturato né incarcerato a vita (alcuni pensano addirittura che sia stato bruciato al rogo, confondendolo con Giordano Bruno). Dopo la condanna ha risieduto per due settimane a Roma a villa Medici e per cinque mesi a Siena presso l’Arcivescovo. La sua pena viene poi commutata in arresti domiciliari, che vive nella villa “il Gioiello“ ad Arcetri vicino Firenze (il nome della villa dà subito l’idea di quanto fosse dura la pena). Ad Arcetri, fino al 1633, riceve amici e visitatori, poi intratterrà corrispondenze fitte con colleghi ed estimatori, e scrive il suo ultimo libro: i Discorsi, un trattato sulla dinamica e sulle leggi del movimento. Come pena accessoria Galileo è anche condannato a recitare per tre anni una volta alla settimana i sette salmi penitenziali – ma ottiene che a pregarli non sia lui ma la figlia suora di clausura.
Galileo non ha pronunciato la celebre frase “Eppur si muove”. Questa è stata inventata nel 1757 da un libellista italiano che viveva a Londra, tale Giuseppe Baretti, per assecondare i sentimenti antipapisti del pubblico inglese.
Che cosa ha reso grande Galileo nella Storia? L’avere svincolato la scienza del movimento dalla fisica aristotelica è stato il punto di svolta della fisica moderna. La scienza “galileiana” subordina l’accettazione di una teoria alla sua verifica sperimentale. Senza conferma sperimentale ogni teoria rimane tale e non può essere asserita come vera. Una vera svolta.
Che cosa ha reso famoso Galileo a livello della gente comune? La sua leggenda nera, veicolata, a partire dall’Illuminismo, da ambienti che intendevano annullare l’influenza della Fede sugli uomini contrapponendola come alternativa inconciliabile con la Ragione.
Galileo che era un buon cattolico, da parte sua aveva scritto nella lettera al Padre Benedetto Castelli il 21 dicembre 1613 che le due verità, di fede e di scienza, non possono mai contrariarsi "procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio” Questa d’altro canto era stata la posizione espressa sull'argomento da Sant’Agostino, che aveva aggiunto che in caso di divergenza tra scienza e Scritture è il senso delle Scritture che deve essere reinterpretato. Posizione fatta propria da San Tommaso d’Aquino.
Il processo e la condanna di Galileo, per essere comprese, devono essere inquadrate storicamente (*leggi sotto il testo della condanna).
La Chiesa cattolica all'epoca era fortemente scossa dalla Riforma protestante ed era particolarmente sensibile alla questione dell'interpretazione delle Sacre Scritture - richiamate esplicitamente da Galileo in alcuni suoi scritti - che avocava a sé in contrapposizione alla “libera interpretazione” sostenuta dai Riformatori, inoltre con i suoi atteggiamenti fortemente polemici Galileo aveva provocato forti reazioni di rigetto da parte di scienziati a lui avversi. Paradossalmente la condanna che l’Inquisizione romana ha inflitto a Galileo trova una sua spiegazione nel fatto che questi sosteneva come verità scientifica (e non come semplice ipotesi) una teoria della quale era incapace di portare le prove!
Il Cardinale Bellarmino, nel cercare di trovare una soluzione alla controversia, aveva invitato Galileo a parlare dell’eliocentrismo come di una teoria e non di una verità e di evitare di chiamare in causa nei suoi scritti le Scritture, cose entrambe che Galileo non ha accolto.
Il danno che il fatto “Galileo” ha prodotto nella storia alla fede cattolica della gente comune è stato così rilevante che, se solo se lo fossero immaginati, i giudici dell’Inquisizione mai avrebbero espresso una condanna emessa per difendere la fede dei contemporanei!

Per approfondire la posizione della Chiesa cattolica sull'argomento cliccate su questo link  ove sono riportati i testi delle allocuzioni di Giovanni Paolo II sull'argomento e del responsabile della Commissione di studio cardinale Poupard (riportiamo qui l'ultima parte della condanna):
"Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un’opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni et altre constitutioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori et heresie et qualunque altro errore et heresia contraria alla Cattolica ed Apostolica Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data.
Et acciocchè questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, et sii più cauto nell’avvenire et essempio all’altri che si astenghino da simili delitti, ordiniamo che per publico editto sia prohibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei.
Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t’imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitentiali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare, o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze".

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Ancora Carlotta ci suggerisce:

"Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo".

Anton Cechov

ABBIAMO OSPITI/TECNOLOGIA – Habitat particolari e il corona virus
Articolo di Massimo Cestelli Guidi, Autore Ospite de La Lampadina

Il Corriere della Sera, ogni tanto di Venerdì, pubblica l'allegato “Corriere Innovazione“ dove sono riportati gli sviluppi futuri dei vari campi di ricerca: scientifico, tecnologico, medico, etc. ossia dove si indirizza la ricerca relativa a questi campi. Sono articoli che normalmente prevedono sviluppi realistici della ricerca, ma a fine luglio di quest’anno un articolo “Costruisco case sulla Luna e su Marte“ mi è sembrato più fantascientifico che scientifico, folle e del tutto irrazionale.
L’articolo riporta un’intervista a una scienziata italiana, Valentina Sumini, senza dubbio una valida persona, ricercatrice al MIT di Boston, che è stata anche invitata recentemente dal Politecnico di Milano a tenere un corso dal titolo: “Architecture for Human Space Exploration.“ Sembra che sia un obiettivo della NASA e ESA di costruire habitat sulla Luna e su Marte, si parla addirittura di città entro il 2030 (Luna) e il 2050 (Marte). A parte i tempi ristretti per costruire città in luoghi che non si trovano dietro l’angolo, l’idea  di realizzare habitat sul nostro satellite e su Marte è irrazionale e folle.
Sulla Luna e su tutti i pianeti del sistema solare manca del tutto un’atmosfera, o perlomeno un’atmosfera della stessa composizione della nostra. L’atmosfera è fondamentale non soltanto per la funzione primaria del nostro organismo, ossia la respirazione, ma anche perché con il suo peso esercita una pressione lungo tutto il corpo umano, contrastando adeguatamente la pressione sanguigna. È noto che negli aerei che volano a 8.000-9.000 metri di quota, le cabine vengono pressurizzate, altrimenti le persone si troverebbero in una situazione come in cima all’Everest. Tornando alla respirazione è la funzione fondamentale dell’organismo umano. Si può resistere 1-2 minuti senza respirare (i subacquei estremi che raggiungono in mare grosse profondità, non respirano anche per periodi maggiori), ma poi si muore per asfissia. Proprio quest’anno, con il Covid 19, ci siamo resi conto, a livello mondiale, dei grossi problemi che insorgono per l’organismo umano, quando il virus attacca proprio la funzione della respirazione. Il Corona Virus probabilmente è connesso in qualche modo con l’atmosfera, e forse per questo motivo ha avuto una diffusione così repentina ed estesa a “macchia d’olio”. Inoltre sembra che il virus non ci voglia abbandonare, perché come sono riprese da noi le normali attività dopo l'estate, sia pure in modo da rispettare la sicurezza, si è verificata una nuova ondata di contagi.
Parlando perciò di necessità vitali, per le future case di città sulla Luna o su Marte, si dovrà realizzare un’atmosfera, uguale a quella della Terra, contenuta in un’enorme cupola pressurizzata. Ma poi se si volesse uscire da questa cupola per fare una gita all’esterno si dovrebbe dire alla moglie ed ai figli: mettetevi le speciali tute che esercitano una pressione sul corpo, indossate gli zaini che contengono l’atmosfera per respirare, e prima di uscire fare tutte le altre funzioni corporee necessarie. Ma come è possibile concepire un habitat di questo genere sulla Luna o su Marte? Sarebbe migliore allora l’idea di creare nuovi habitat sulla Terra, nelle numerose ed estese zone desertiche disabitate: i deserti australiani, il Sahara, solo per citarne alcuni, zone che sono anche più a portata di mano. I deserti hanno forti escursioni termiche, ma di valore inferiore a quelle sulla Luna e su Marte.
Posseggono però l’atmosfera, fondamentale per la respirazione e per esercitare la pressione sul corpo umano.
Quanto riportato nell’articolo, con la previsione anche di un corso universitario per habitat sulla Luna e su Marte, mi ha lasciato molto perplesso. Ho avuto il dubbio che anche altri articoli del "Corriere Innovazione", riportassero finalità di ricerche scientifiche irrazionali e fuori della realtà, orientate più a scoprire il “sesso degli angeli”, ossia indirizzi di ricerca nel nulla.
Rientra poi nel degrado culturale, mondiale, ma soprattutto del nostro Paese, il fatto di istituire un corso universitario per progettare habitat fantascientifici e folli sulla Luna e su Marte.

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Beppe suggerisce questa frase:

"Non bisognerebbe cercare di aggiungere anni alla nostra vita, ma vita ai nostri anni".

John Fitzgerald Kennedy

ABBIAMO OSPITI/ROMA - La fontana delle api
Articolo di Nicoletta Fattorosi Barnaba, Autore Ospite de La Lampadina

In questo spazio “romano” mi piace soffermarmi su una piccola fontana che si trova su via Veneto, angolo piazza Barberini, parlo della fontana delle api, voluta fortemente da papa Urbano VIII che chiede al Bernini di costruirla “acciò servisse ai bisogni del popolo e ad ornamento della città”.
In questo quadro, dove in primo piano c'è la fontana, si intravede piazza Barberini, e sul fondo c’è un portone, l’entrata a Palazzo Barberini, detto dai romani il Portonaccio, opera di Pietro da Cortona. Anche questo sacrificato nel 1932 per l’apertura di via Regina Elena, che dal 1946 è conosciuta come via Barberini.Il pontefice dopo aver commissionato la fontana del Tritone pensa all'utilità del suo popolo e il Bernini realizza questo desiderio con un’opera di rara bellezza che asseconda il bisogno del popolo; oggi la nostra utilità è rappresentata dalle fontanelle conosciute con il nome di nasoni che hanno acquisito nel tempo un certo non so che di fascino e tipicità.
Torniamo al XVII secolo quando il Bernini accetta la commissione del papa, dopo aver costruito la Fontana del Tritone, il cui bottino si trovava nel pianterreno del palazzo all'angolo tra via Sistina e piazza Barberini. Da quel bottino fa uscir fuori l'acqua per questa fontana delle api che non si trovava, dunque, dove oggi noi la vediamo.
L’utilità di avere acqua disponibile per dissetarsi è pensata per il popolo, ma serve anche per gli animali; sappiamo infatti che quasi tutte le grandi piazze di Roma avevano un fontanile per i numerosi animali presenti in città, come i cavalli che trainavano carretti e carrozze, le bufale portate ai macelli, le capre che pascolavano nei numerosi spazi verdi. Qui a piazza Barberini sostavano molti animali, perché era un po' uno spiazzo che condivideva la bellezza della città con la pace della campagna, caratteristica che allora si poteva trovare in quasi tutti gli angoli di Roma.
La villa Ludovisi confinava con la villa Barberini, in primavera gli effluvi delle piante da frutto, come mandorli e peschi di entrambe le ville, riempivano l’aria, anche se a volte si mischiavano sgradevolmente all’odore delle capre stanzianti attorno alla fontana. Sappiamo da alcuni diaristi che un altro effluvio meno agreste aleggiava nell’aria di questa piazza in determinate ore del giorno, quello di una famosa friggitoria, la Janni, che allettava i suoi clienti, quasi tutti artisti che vivevano negli atelier vicini alla piazza; questi a una certa ora scendevano richiamati proprio dai profumi dei fiori di zucca, dei filetti di baccalà, dei pescetti fritti, piatti semplici ed economici che erano apprezzati da molti!
Non dimentichiamo che a giugno questa era una delle piazze in cui si celebrava la festa delle fragole, portate in città dai colli romani su carretti che seguivano quello più importante su cui emergeva la statua di Sant’Antonio, accompagnato dal canto del popolo che intonava: Salutamo cor fischietto, Sant’Antonio benedetto, trullallero trullallà, tutti quanti a sfravola’.
Torniamo al Bernini che realizza il desiderio del pontefice e costruisce questa fontana immaginando una conchiglia bivalve in cui pone tre api, animale araldico dei Barberini; dalla valva sistemata sul palazzo all'angolo di via Sistina scaturisce l'acqua che scende nella valva sottostante che fa da catino. Quando i romani vedono questa opera la battezzano subito fontana delle mosche! In effetti i Barberini erano originari di Barberino Colle val d’Elsa e si chiamavano Tafani, il loro stemma presentava proprio tafani che con l’ascesa della fortuna e importanza della famiglia furono cambiati in api, simbolo dell'intelligenza e della operosità e il nome divenne Barberini, per celebrare il loro luogo d’origine.
La fontana di cui sopra, nel 1887, quando il traffico si era fatto più intenso, impediva alle carrozze di girare facilmente su via Sistina, perciò viene spostata … nei magazzini comunali e solo nel 1915 è ricostruita, sottolineo ricostruita e non risistemata, perché molti pezzi, nel frattempo, erano andati perduti. Di originale abbiamo soltanto l’ape centrale e la parte della valva su cui si appoggia; la ricostruzione è stata possibile grazie alle foto e ai disegni della fontana stessa eseguiti dal Bernini.
Urbano VIII Barberini è stato un Papa grandissimo dal punto di vista storico ed è stato anche un grande mecenate. Come sempre i suoi contemporanei lo giudicarono anche dal punto di vista umano, fu criticato molto perché nepotista, tanto da far dire a Pasquino: “Urbano ottavo celebre / sarà fra gli altri papi:/ che pascé male il gregge, / ma nutrì ben le api”.

È un ricordo un po' duro questo, ma la storia non fa sconti a nessuno. 
Oggi noi vediamo questa fontana sistemata su via Veneto, vicino alla chiesa dell'Immacolata dei Cappuccini, costruita, tra il 1626 e il 1631, per volere del cardinal Francesco Barberini, fratello del papa; il posto scelto è quello dove si innalzava la croce messa dai frati all’inizio di via dell’Olmata, il cui toponimo ci ricorda il viale di olmi, tanto cari ai romani. Olmi spazzati via nel 1887 per far spazio proprio a via Veneto, durante i lavori della costruzione del quartiere Ludovisi, che causò l’infausta distruzione di una delle più belle ville di Roma: villa Ludovisi.
NB. Nella prima immagine dell'articolo, nel quadro, dove in primo piano c'è la fontana, si intravede piazza Barberini, e sul fondo c’è un portone, l’entrata a Palazzo Barberini, detto dai romani il Portonaccio, opera di Pietro da Cortona. Anche questo sacrificato nel 1932 per l’apertura di via Regina Elena, che dal 1946 è conosciuta come via Barberini.

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La Redazione propone questo pensiero:

“Roma è una città che può anche non stupirti, perché in fondo è pigra. È talmente sicura di sé, Roma, che non ha paura di niente. È lei che è eterna, mica noi.”

Monica Vitti

COSTUME - Ce la siamo cavata!
Articolo di Lalli Theodoli

Uscito qualche giorno fa l’ennesimo "DPCM". Lo aspettavamo con ansia... soprattutto noi non giovanissimi.
Si era ventilato di tutto.
Farci uscire, solo noi, a scaglioni per  prendere i mezzi pubblici in una ristretta fascia oraria a noi dedicata. Grazie. Ma allucinante questo carico di vecchi (si dico proprio cosi: VECCHI!). Un autobus o una metropolitana o un treno pieno solo di facce rugose. Nessuna giovane faccia carina in mezzo. ALLUCINANTE. Oppure fare, sempre in tempi prefissati, una breve passeggiata: una specie di “ora d'aria“ delle prigioni.
Per il NOSTRO BENE, altro suggerimento. Chiusi a casa tutto il giorno, per non farci ammalare, per salvarci, per amore in poche parole. Grazie ma questo genere di amore da BARBABLU' ce lo risparmiamo volentieri. Si sa che gli anziani hanno bisogno di moto, di rapporti sociali, di gioventù intorno. Hanno bisogno di muoversi per tenere i muscoli in attività, e di rapporti sociali per tener vivo il cervello e gli affetti. Chiuderci sarebbe una condanna a morte, non certo una salvezza.
Poi  pensandoci bene noi che siamo stati ritenuti fino a poco tempo fa una parte essenziale del substrato sociale, che teniamo i nipoti, che sosteniamo i figli in periodi difficili, che spesso ancora lavoriamo… di botto questo trattamento! Che oltretutto  ritengo anticostituzionale.
State tranquilli siamo ancora qui perché ci siamo difesi da accadimenti e malanni per tutta la vita, come abbiamo potuto, e continueremo a farlo… se ci lascerete campare in modo umano. Se non renderete la nostra vita talmente orribile da non avere più voglia di andare avanti.
È uscito il decreto.
Siamo salvi. Non si parla per nulla di noi. Qualche Santo in cielo ha tenuto una mano sulla testa del nostro Presidente del Consiglio o forse è stata una telefonata urgente del nostro Presidente della Repubblica che non voleva anche lui in nessun modo e per nessun motivo essere, come noi, costretto a casa ed alla sua chiamata si sono aggiunti parlamentari e senatori un po' avanti negli anni. OPS non ci aveva pensato!!!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Attenzione addio! - La nostra super connessione al PC, ipad e telefonino ha ridotto notevolmente la nostra capacità di attenzione, passata in pochi anni da 75 a 40 secondi, dall’entrata in uso del telefonino da 12 a 8 secondi per non parlare di problemi fisici veri e propri. Pensate all’ansia, stress, perdita di memoria, dolori al collo, braccia, schiena etc.
Ne potremmo fare un elenco così lungo da riempire un bugiardino come quello di un qualsiasi preparato farmaceutico.
CV

 

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Come ti trovo l'Ikigai! - Ancora sulla tecnologia, ecco cosa ci racconta lo scienziato/filosofo giapponese Ken Mogi.
Ci parla dell'IKIGAI, un termine che indica ciò per cui vale la pena vivere e composto da tante e piccole cose.
Per arrivare all’IKIGAI è assolutamente necessario l’apporto della tecnologia e l’intelligenza artificiale.
Alcuni esempi, "pensate"- ci dice,- "il piacere di trovare un amore, facilitato con una pratica sempre più comune in Giappone, mediante un'APP per incontri, o ancora Ikigai  il momento in cui, sintonizzato con You tube, trovi i brani rilassanti per la tua fine giornata faticosa.
Un altro esempio è l’amore tra un umano e un cane robot, questi quando ti vede ti fa le feste e scodinzola con sembianze di estrema dolcezza… non ti puoi sottrarre dal carezzarlo e soprattutto senza dover svolgere altre incombenze…" 
Insomma il fine è certo l’amore, ma a mezzo della tecnologia.
CV

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Compatibilmente con DPCM e bel tempo, ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina per novembre/dicembre 2020.

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Sabato 14 novembre 2020
Ore 10.00
Passeggiata alla scoperta della Garbatella: impianto urbanistico e innesti di street art

Una passeggiata, mascherata ma finora consentita, con Alessandra Mezzasalma che ci guiderà nello storico quartiere per scoprire una Roma a tratti perduta e all'avanguardia.

Per ulteriori informazioni scrivere a:
eventi-appuntamenti@lalampadina.net

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Venerdì 20 novembre 2020
ore 16.00
Webinar: I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori.

Il webinar appositamente organizzato per i Soci de La Lampadina, si terrà su piattaforma Zoom.
Sarà tenuto dall'archeologa Alessandra Mezzasalma, che già ha accompagnato un primo gruppo di noi a vedere la mostra a Villa Caffarelli il 27 ottobre. Questo primo webinar sarà utile per approcciare la mostra, che è di una ricchezza inusuale e il contingentamento nelle sale preclude la possibilità di essere tutti insieme, nella stessa sala, davanti alla stessa opera, ad ascoltare la guida.

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Venerdì 04 dicembre 2020
ore 16.00
Webinar: Banksy.

Il webinar appositamente organizzato per i Soci de La Lampadina, si terrà su piattaforma Zoom.
Alessandra Mezzasalma ci parlerà di Banksy, lo street artist più famoso, che andremo poi a vedere "in presenza" nella mostra a lui dedicata, "Banksy. A visual protest" al Chiostro del Bramante, appena i musei riapriranno.

Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

 


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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Che whakapapa hai? - Whakapapa, è una parola maori che dovremmo imparare tutti, in effetti significa: "discendenza genealogica di tutte le cose viventi dagli dèi fino al momento presente".
È un concetto da approfondire, non serve solo per l'anamnesi che richiede il medico, poiché non si tratta di genealogia pura e semplice ma indica la capacità di avere a cuore, oltre al nostro presente, chi ci ha preceduto e chi ci seguirà..
Questo perché dobbiamo recuperare lo sguardo lungo di cui la nostra civiltà frenetica ci ha privati.
CV

 

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Sempre una questione di soldi? -
La Turchia, i borbottamenti di Erdogan contro la Francia e l’Europa, sarà perché le imprese turche sono indebitate per 330 miliardi di dollari, in gran parte verso le banche Europee? Chissà.
Certo ricordiamoci che Saddam invase il Kuwait per gli enormi debiti accumulati nella guerra all'Iran.
CV

 

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The Strand- The Strand è la più grande libreria di New York, con migliaia di libri nuovi, usati e rari: è un simbolo della città.
Strand è profondamente amata dai suoi clienti da generazioni, tuttavia recentemente a causa della pandemia la proprietà ha annunciato un calo del fatturato del 70% rispetto all'anno passato, situazione insostenibile.
Ha quindi emesso la seguente comunicazione:
"Per la prima volta in 93 anni di storia abbiamo bisogno di aiuto, comprate da noi e permetteteci di tenere aperte le porte finché non ci sarà un vaccino."
Nel weekend, davanti allo storico negozio si sono formate lunghe file e, soltanto nella giornata di sabato, Strand ha ricevuto 10 mila ordini online che hanno mandato in tilt il sistema.
Dopo 48 ore gli ordini online sono diventati 25 mila (in genere sono 600 nell'arco di due giorni).
CV

 

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Non solo frutta e verdura!- Un cambio di strategia per i nostri mercati rionali coperti, visto il grande successo ottenuto in Spagna con il mercato di Santa Caterina a Barcellona. 
Una volta gettata alle spalle la pandemia, la sfida vincente sarà creare uno spazio come punto di incontro tra la città, il turismo e il commercio.
Uno spazio catalizzatore tra tutti i visitatori dove si possa comprare, mangiare, leggere, bere un caffè.
CV

 

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Nanotecnologie e robotica- La nuova grande alleanza della medicina con l’intelligenza artificiale porterà allo sviluppo di microrobot in grado di navigare nei tessuti umani per interventi mirati e poco invasivi.
Una della aziende coinvolte è l’Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli IIT.
Il solo "sfogliare" sul sito dell'IIT le diverse applicazioni dello sviluppo dei nanomateriali apre orizzonti a volte incomprensibili ai più.
CV

 

La Lampadina
Libri

Questo mese Flavia d'Auria e Isabella Confortini Hall commentano
"Qualcosa sui Lehman"
di Stefano Massini 

“Ok Henry Welcome in America and Good Luck!”
“Prese un bel respiro, afferrò la valigia e con passo spedito – nonostante non sapesse ancora dove andare – entrò, anche lui, dentro il carillon chiamato America”.

Prende avvio così, con un respiro e un ragazzo ebreo di famiglia askenazita ortodossa che dalla Baviera approda a New York, la saga dei Lehman: 170 anni di storia del capitalismo, della Famiglia Lehman e di un'unione di stati che in quasi due secoli ha vissuto un condensato di guerre, ribellioni, resurrezione economiche, sogni e catastrofi finanziarie come nessun altro paese occidentale.
Siamo nel 1844 quando Henry Lehman da timido ragazzo ebreo sbarca in America per trasferirsi presto a Montgomery, Alabama, un luogo dove si vive per lavorare, lavorare, lavorare e dove apre un negozio di stoffe che farà la sua fortuna.
Henry è detto “Testa” la mente, fiuta gli affari ha acume e sarà di lì a poco raggiunto dai due fratelli minori, Emanuel e Mayer, rispettivamente detti “Braccio” e “Patata”. Quest’ultimo, chiamato familiarmente “Bulbe”, un mediatore, è determinante affinché “il braccio non spacchi la testa e la testa non umili il braccio”.
Insieme i Lehman Brothers diventano commercianti prima di cotone grezzo e poi di caffè, zucchero, carbone, quindi, imprenditori nell’industria ferroviaria: vivono un periodo che dalla guerra di secessione, attraverso i due conflitti mondiali e il crollo di Wall Street del 1929, arriva ai giorni nostri, quelli che raccontano di una società alla continua ricerca di soddisfare i propri bisogni, reali o presunti tali.

“… perché il trucco – quello vero – sta nel vendere quello che l’uomo non può non comprare.
Il futuro aveva un solo nome, in fondo: PAGAMENTO A RATE”.

Invero, tutti conosciamo il nome dei Lehman Brothers ma Massini ce li presenta con semplicità: descrive, non giudica, narra i caratteri e le scelte conseguenti, che ora sembrano scontate ma per l'epoca erano del tutto eccezionali, extra-ordinarie.
Narra di come le diverse generazioni che si susseguono, pur avendo una radice comune estremamente salda, possano non riuscire più a comprendersi, possano passare dalla strenua difesa della materialità sulla quale si basava ogni attività dei Lehman, all'esaltazione della vaghezza, dell'inconsistenza intangibile dei titoli di borsa.
E tutto narrato senza mai utilizzare tecnicismi o gergo finanziario.
La forma stilistica del romanzo-ballata cattura il lettore trascinandolo senza fatica alcuna nelle oltre 800 pagine (che non spaventino, poiché le tante facciate sono scritte per un quarto). Le parole lasciano spazio nella pagina e nella mente per elaborare la frase appena letta, o per ricordare qualcosa di attinente che riemerge dalla memoria. Il ritmo della scrittura è coinvolgente, sempre diverso, ma ti allaccia a sé con ritornelli che ritrovi qua e là provando la gioia di incontrare un amico fedele, e poi incalza e accelera, fino al climax finale.
Un libro da leggere lasciandosi andare al ritmo che impone, un libro che non si vede l'ora di riagguantare appena si ha un attimo di tempo libero, un libro che scorre via come l'acqua di un torrente di montagna, come una sonata di Rachmaninov, un libro che quando arrivi alla fine, ti sembra che abbiano improvvisamente bloccato la giostra sulla quale giravi. E ti senti un po' perso.
Qualcosa sui Lehmann, un libro che Flavia e Isabella  hanno molto amato per la sua originalità, intelligenza e ironia.

Leggi un estratto

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode.

Sappiamo bene che i musei e le mostre sono per ora inaccessibili, ma riapriranno le loro porte e allora, prepariamoci:
l'arte non si ferma!


ARICCIA

Palazzo Chigi: La luce nel Barocco. Dipinti da collezioni romane
La mostra che vi darà l’occasione di visitare il bel Palazzo Chigi di Ariccia e di fare una gita fuori città, vuole incentivare e promuovere il collezionismo, come agente culturale del rinnovamento della ricerca.
Vengono esposte opere di Bernini e della sua cerchia, assieme a dipinti di Giovanni Baglione, Mattia Preti, Agostino Tassi, Gaspar Dughet, Sebastiano Conca, Pierre Subleyras e altri maestri del Seicento e Settecento, offrendo una larga panoramica sulla pittura romana per quasi due secoli.
La mostra è articolata in vari generi pittorici, tra ritratti, pittura di figura a soggetto sacro e profano, paesaggi, vedute e nature morte.
Motivo conduttore: la Luce come motivo espressivo, formale e simbolico.
Fino al 30 marzo 2021

ROMA
Istituto Centrale per la Grafica: Gianbattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile.
Quest’anno ricorrono i trecento anni dalla nascita di Giambattista Piranesi. Fu architetto, fondatore del moderno metodo scientifico di indagine archeologica, designer e imprenditore.
Da tutti noi viene ricordato come uno dei più grandi incisori della storia.
L’Istituto Centrale per la Grafica conserva tutte le matrici calcografiche incise dall’artista veneziano e bottega in oltre trent’anni di attività nelle collezioni della Calcoteca, della quale costituiscono uno dei nuclei più rappresentativi.
Nell’ambito di questa mostra l’Istituto dedica ampio spazio alle matrici che esaltano, nella loro unicità, il trionfo del progetto grafico piranesiano e del suo “sogno impossibile”.
La mostra vuole far conoscere al grande pubblico anche le stampe, i disegni, dipinti e pezzi archeologici (repliche dalla Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando Madrid) che sono in rapporto con l’opera dell’artista.

Fino al 31 gennaio 2021

Istituto Giapponese di Cultura: Adolfo Farsari. Il fotografo italiano che ha ritratto il Giappone di fine ‘800.
Con 64 immagini l’Istituto di Cultura Giapponese riprende il lavoro del fotografo italiano, Adolfo Farsari, avventuriero che decise di fotografare il Giappone dal 1888 in poi.
Sono immagini in bianco e nero colorate a mano dopo la stampa riprese da un album “Viste e Costumi del Giappone mandato alla sua famiglia”.
Ne esce un racconto struggente di un Giappone in lento e ineluttabile divenire, descritto nei topos estetici destinati a costituire l’immaginario occidentale in tema fino ai giorni nostri.
Fino al al 08 Gennaio 2021


Villa Torlonia La casina dei principi: La Signora dell’Arte, curata da Ludovico Pratesi
Una mostra sulla collezione di Bianca Attolico, dedicata al racconto della sua figura e della sua collezione. “Appassionata collezionista e sostenitrice degli artisti e della cultura italiana, mattatrice delle fiere, tra le signore indiscusse del milieu culturale romano”.
Fino al 17 gennaio 2020

 

 

La Lampadina/Poesia 
di Anna Gradenigo

È tempo ormai

di raccogliere le more

e io rimando 

per non perderne il sapore

A me piace il desiderio 

E non fare sul serio

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Mi piace ogni tanto sentire la radio

Da lontano gracchia, da presenza

non disturba, il pensiero

vaga e non si sente solo
 

 

Pensiero Laterale
Il sacchetto fatale

Una giovane donna in perfette condizioni di salute è morta a causa di un sacchetto di plastica che stava portando.
Nonostante non fosse sola e tutta la gente che la circondava abbia fatto di tutto per salvarla, non è stato possibile evitare il decesso. Com’è possibile?

Guarda qui la soluzione...

La Lampadina/Racconti

Le parole che vorrei sentire
di Paola Maddaluno

Mira era nata in una famiglia numerosa, era l’ultima di quattro figli e di questi tempi si definiva come una eccezione.
Fin da piccola vedendo che ormai tutti i componenti della famiglia vivevano già in un loro spazio e avevano il loro ruolo, aveva capito che l’unico modo per sopravvivere in quel contesto era ascoltare e aveva così imparato moltissime parole.
A dire il vero aveva cominciato a parlare tardi rispetto ai bambini della sua età, in fondo che bisogno c’era di parlare, in casa vi erano fiumi di parole e discorsi infiniti dei fratelli più grandi con i genitori.
Le era anche toccata una bella fortuna poiché era l’unica femmina aveva una stanza da sola nella casa. Era una stanza piccola, indicata un tempo come la camera di servizio, e quindi aveva la parete in comune con la cucina. Dal suo lettino Mira anche se non doveva alzarsi presto perché non aveva l’età per andare a scuola, sentiva tutti i discorsi dei fratelli sui programmi della giornata.
Usciti con il papà, Lei rimaneva con la mamma e quando sua madre doveva uscire per accompagnare i fratelli in qualche attività, la portava con sé: Mira doveva salire in auto, si sedeva sul seggiolino e continuava ad ascoltare tutti i tafferugli, gli scherzi sinceri dei suoi fratelli, qualche volta anche in compagnia di qualche amico.
La vita nella sua casa era movimentata e le sarebbe piaciuto che qualcuno parlasse con lei. L’unica cosa che le chiedevano era: “Stai bene, Mira?! Tutto ok?!”

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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