TECNOLOGIA -La Cina e il nuovo ospedale AI, da fantascienza Articolo di Carlo Verga L'evoluzione tecnologica della Cina è straordinaria. Tuttavia, suscitano nello stesso tempo perplessità le notizie contrastanti che ci giungono riguardanti i notevoli disagi derivanti da una situazione finanziaria incerta, causata dalla bassa domanda interna e dalle massicce esportazioni verso i paesi occidentali, nonché dal regime autoritario del paese. Nonostante ciò, rimaniamo costantemente colpiti dalle numerose innovazioni che provengono da questa nazione. L'ultima novità riguarda il primo ospedale al mondo interamente gestito dall'intelligenza artificiale, inaugurato nel corso di quest'anno. L'ospedale, denominato Agent Hospital di Tsinghua, mira a ottenere diagnosi accurate, formazione virtuale per medici e capacità di auto-apprendimento. È stato introdotto un metodo di autoevoluzione, denominato MedAgent-Zero, che genera enormi quantità di dati all'interno dell'ospedale virtuale, permettendo ai medici di migliorare costantemente le proprie competenze sanitarie, validate rispetto a dati reali. A "lavorare" in corsia ci saranno 14 medici virtuali e 4 infermieri digitali, capaci di interagire con pazienti simulati, formulare diagnosi, prescrivere trattamenti e seguirne l'evoluzione. Questi agenti AI autonomi, alimentati da grandi elaboratori informativi, hanno superato con oltre 93% di accuratezza gli esami di abilitazione medica statunitensi (MedQA/USMLE). Il tutto, con una velocità che nessuna équipe umana potrebbe eguagliare: in pochi giorni, 10.000 pazienti possono ricevere assistenza, un compito che richiederebbe anni nella medicina tradizionale. All'interno dell'Agent Hospital, gli infermieri e i medici sono rappresentati da agenti autonomi basati su modelli di grandi dimensioni, che simulano un processo a ciclo chiuso comprendente le fasi pre-ospedaliere, intraospedaliere e post-ospedaliere, includendo l'insorgenza della malattia, la registrazione, la consulenza, la visita medica, la diagnosi, la prescrizione, la riabilitazione e il follow-up. I medici virtuali apprendono esaminando la letteratura medica e praticando interagendo con pazienti virtuali e prendendo decisioni mediche, migliorando costantemente la propria esperienza attraverso il successo dei casi trattati e riflettendo sugli insuccessi, con un risultato di continuo miglioramento dell'accuratezza nelle varie attività terapeutiche. Dopo aver diagnosticato quasi 10.000 pazienti virtuali – un compito che avrebbe richiesto ai medici umani circa due anni – il medico virtuale ha superato i migliori metodi esistenti nel subset delle malattie respiratorie del dataset MedQA (standard per ottenere l'abilitazione negli USA), raggiungendo un'accuratezza del 93,06%. Ma Agent Hospital non è solo un ospedale: è anche formazione e ricerca. Gli studenti di medicina possono accedere a un ambiente sicuro in cui simulare casi clinici complessi, proporre cure e apprendere dagli errori, senza alcun rischio per la vita reale. Inoltre, grazie al metodo MedAgent-Zero, gli stessi agenti AI possono auto-migliorarsi leggendo articoli scientifici, aggiornandosi in tempo reale e perfezionando la propria capacità di ragionamento clinico. Secondo il team di sviluppo, il sistema potrebbe essere operativo entro questo anno, previa validazione delle normative e rigorose procedure di sicurezza. Non mancano, infatti, gli avvertimenti: esperti di bioetica e diritto sanitario richiamano l'attenzione sulla necessità di regolamentazione, trasparenza e sorveglianza. Perché quando a prendersi cura di noi non è più un essere umano, ma un algoritmo, la fiducia va costruita pezzo dopo pezzo. «È l'alba di una nuova medicina: più accessibile, più efficiente, più formativa», ha dichiarato il professor Zhu Songchun, direttore dell'AIR (Institute for AI Research) Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «La diffusione così rapida dell’intelligenza artificiale (AI) e la strabiliante velocità con cui risponde alle nostre domande non deve farci dimenticare che è pur sempre opera dell'uomo, l’intelligenza del quale ha potenzialità creative ignote a tutti gli altri esseri viventi e a quelli artificiali, e cioè capaci di promuovere il progresso, sia della propria specie, sia dell’mbiente in cui vive.»
Giuseppe Zuccarini |
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ABBIAMO OSPITI/CULTURA – EXPO Osaka 2025: un giovane che ha lavorato per il Padiglione Italia Articolo di Guglielmo Della Porta, Autore Ospite de La Lampadina 12 ottobre 2025, il Padiglione Italia vince per la prima volta nella sua storia un oro alle premiazioni finali del Bureau International des Expositions (BIE), nella categoria Interpretazione del Tema. Dopo sei mesi impegnativi la Città Ideale e la sua idea centrale L’Arte Rigenera la Vita coglie i frutti del duro lavoro di centinaia di persone. Il tutto però comincia il 13 aprile, giorno 1 di 184, ogni giorno una sfida unica per presentare l’Italia sotto tutti i suoi aspetti ad un pubblico prevalentemente locale. Expo 2025 Osaka, Kansai, Japan, fortunatamente abbreviabile a Expo 2025 cominciò sotto la pioggia del 13 aprile, il primo giorno di evento per tutti e 158 i paesi rappresentati, più tutti i padiglioni di sponsor ed istituzioni. Il tema di questo Expo era Designing Future Societies for Our Lives; come si svilupperà la società del futuro? Come saranno le città, le tecnologie? Come sarà la vita? Questo tema era suddiviso in tre sotto-temi: Connecting Lives, Empowering Lives e Saving Lives, che dividevano l’Expo in tre aree distinte, con il Padiglione Italia situato nel settore Saving Lives. Dopo poche settimane, il Padiglione Italia era già al centro dell’attenzione. La Golden Week, festività giapponese quest’anno tenutasi dal 29 aprile al 6 maggio, portò un aumento di visitatori all’Expo e dunque un boom di video sui social network, fonte principale di informazioni e ricerca per il pubblico. Il pubblico imparò che il Padiglione Italia, al contrario di altri padiglioni, non mostrava “video/foto di un opera famosa” o “video che raccontava la cultura/tradizioni del paese.” Il Padiglione Italia mostrava le opere originali, gli artigiani in persona, performance dal vivo, e raccontava la propria cultura ed il proprio stile di vita con il “tangibile”, molto più apprezzato dal pubblico giapponese rispetto al “digitale” degli altri padiglioni. L’idea della Città Ideale del padiglione era di ricreare la tradizionale città medievale, una piazza principale, i portici, l’anfiteatro, un ampio “museo all’aria aperta” rinchiuso nella sala principale, ed infine il giardino all’Italiana sul tetto. Per “disegnare la società del futuro” siamo andati a ripescare l’autentica bellezza Italiana che porta milioni di persone a visitare il nostro paese ogni anno. Un'altra caratteristica che ha distinto il nostro padiglione sono stati gli eventi, economici, istituzionali, culturali e concerti nelle arene di Expo. Tramite un sistema di prenotazioni gratuito il pubblico aveva l’opportunità di assistere a delle esperienze uniche, in totale sono stati 791, una media di più di quattro al giorno. Il Padiglione Italia si è lanciato, usando tutto ciò che il paese ha da dare, ed ha sconfitto altri giganti globali con budget complessivi ben più alti. Abbiamo dimostrato che alla fine dei conti, quando si parla di stile di vita, quello che facciamo da secoli non è dopotutto così male.
Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Dagli italiani ho imparato qualcosa ma è difficile dire che cosa. Perché da loro si può imparare soltanto dopo avere buttato via ogni idea che ci siamo fatti prima. Non sono le bellezze, né gli alberi di aranci, nemmeno la splendida architettura, ma il modo di vivere. Qui ho imparato a vivere.»
Ingeborg Bachmann |
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ARTE – Adèle d’Affry e la sua medusa: una scultrice controcorrente nell'Ottocento europeo Articolo di Marguerite de Merode Pratesi Durante una recente visita al Victoria and Albert Museum di Londra, mi sono imbattuta, appena entrata, in un’opera che mi ha immediatamente attratta: un busto di notevole fattura, intitolata ad una delle tre sorelle Gorgoni, la Medusa, unica mortale.  La figura tratta dalla mitologia greca è resa con una forte intensità emotiva. Il volto trasmette tensione, dolore, forse anche stupore, mentre i serpenti che si intrecciano tra i capelli danno dinamismo e drammaticità all’intera composizione. È un’opera che colpisce per la forza espressiva, ma la vera rivelazione arriva quando leggo il nome dell’autrice: Adèle d’Affry, una donna. E siamo nel 1885. Nel corso dell’Ottocento, una donna che desiderava diventare scultrice si trovava a confrontarsi con forti ostacoli sociali e culturali. La scultura era considerata un’arte "maschile", perché richiedeva forza fisica, lavoro con materiali pesanti e lo studio dell’anatomia umana, incluso il nudo, che alle donne era spesso proibito per motivi morali. La mentalità dell’epoca assegnava alle donne un ruolo domestico e subordinato: ci si aspettava che si dedicassero alla casa, alla famiglia e, al massimo, a forme d’arte più “gentili”, come la pittura floreale o il disegno. Entrare nel mondo della scultura significava quindi infrangere convenzioni molto radicate. Adèle d’Affry, invece, decide di sfidare queste convenzioni con determinazione e intelligenza, scegliendo proprio la scultura come mezzo espressivo. Nata in Svizzera nel 1836 da una famiglia aristocratica, Adèle manifesta fin da giovanissima un deciso talento artistico. Già a 14 anni dichiara con sicurezza che diventerà artista. Una scelta coraggiosa e insolita per una donna del suo rango e del suo tempo. Appena le viene concesso, comincia a studiare disegno e pittura tra Friburgo e Nizza, per poi trasferirsi a Roma, dove entra in contatto con il ricco patrimonio artistico dell’antichità e del Rinascimento. È in questo contesto che elegge Michelangelo come suo maestro ideale e fonte d’ispirazione spirituale. Nel 1857 incontra Carlo Colonna, Duca di Castiglione Altibrandi, e si sposano quasi subito. Purtroppo, appena otto mesi dopo, la febbre tifoidea stronca Carlo in poche ore, mentre i due sposi si trovavano a Parigi. Questo tristissimo evento segna profondamente la sua vita e la spinge a riprendere con determinazione la carriera artistica, realizzando una scultura funeraria del marito e un suo autoritratto. Saranno opere che determineranno l’inizio di un percorso scultoreo più maturo, aprendole le porte del mondo dell’arte. Si stabilisce a Parigi, dove apre un atelier sul Cours-la-Reine. Qui sviluppa uno stile originale, coltiva relazioni intellettuali e artistiche importanti, da George Sand a Delacroix, da Manet a Berthe Morisot, e frequenta quotidianamente il Louvre per studiare i grandi maestri. Ma nonostante il talento e la determinazione, le porte delle istituzioni ufficiali le restano chiuse. Quando l’École des Beaux-Arts rifiuta la sua domanda d’ammissione per il solo fatto di essere donna, Adèle capisce che dovrà giocare secondo altre regole. Così, nel 1863, adotta uno pseudonimo maschile: Marcello, in omaggio a un suo antenato italiano, ma anche come strategia per farsi strada in un mondo che non è ancora pronto ad accogliere artiste donne nel pieno della loro autorità creativa. Il suo stile unisce rigore tecnico e profondità psicologica. I suoi busti e ritratti non si limitano alla resa formale: trasmettono stati d’animo, interiorità, dolore e grande umanità. Medusa, con il suo volto tragico e quasi vulnerabile, ne è un esempio emblematico: non è il mostro terrificante della tradizione, ma una figura femminile complessa, umana, che forse riflette anche la condizione della stessa artista.  Negli ultimi anni di vita, Adèle si ammala di tubercolosi ed è costretta ad abbandonare gradualmente la scultura. Si dedica allora al disegno e alla pittura, senza mai smettere di creare. Muore il 16 luglio 1879 a Castellammare di Stabia, in Italia, all’età di 43 anni. Oggi Adèle d’Affry è riconosciuta come una figura pionieristica dell’arte europea del XIX secolo. Il suo coraggio, la sua determinazione e la forza delle sue opere l’hanno resa un simbolo di emancipazione femminile nell’arte. Attraverso il suo lavoro, ha saputo trasformare i vincoli sociali in una spinta creativa, lasciandoci un’eredità potente e attuale. La sua Medusa, non è solo un’icona mitologica, ma la metafora di una donna che sfida lo sguardo del mondo e riesce, con la forza dell’arte, a scolpire il proprio destino. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Perseo, che leva alta la testa di Medusa col suo corpo patetico contorto ai suoi piedi, è l’epitome della tristezza, e mi fece pensare al mistico verso di Oscar Wilde: «Perché ogni uomo uccide ciò che ama». Nella lotta di quell’eterno mistero, il bene e il male, il suo scopo era stato raggiunto.»
Charlie Chaplin |
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ABBIAMO OSPITI/CULTURA - Halloween tra passione ed indignazione Articolo di Elvira Coppola Amabile, Autore Ospite de La Lampadina Riferendomi alle reazioni di molti sulla diffusione di questa festa ho scoperto che non è solo il “mercato” esasperato dalla frenesia di una fascia commerciale sempre pronta a ghermire opportunità di guadagno. C’è tanto di più. Provo a fare una carrellata tra notizie di antiche tradizioni. Halloween nasce dal Samhain, una festa celtica celebrata oltre duemila anni fa tra il 31 ottobre e il 1° novembre. In quel periodo dell’anno i Celti segnavano la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, cioè il passaggio dal tempo della luce a quello del buio. Era una ricorrenza agricola e stagionale, un momento per ringraziare la terra e per ricordare i defunti, credendo che in quella notte il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti fosse più sottile. Con il tempo, il cristianesimo si è sovrapposto a queste tradizioni. Quando la Chiesa arrivò nei territori celtici, cercò di cristianizzare le feste popolari. Così nacquero la festa di Ognissanti (1° novembre) e la Commemorazione dei Defunti (2 novembre). Il nome Halloween deriva proprio da All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Ognissanti. Nel corso dei secoli, soprattutto negli Stati Uniti, la festa ha perso il suo significato spirituale ed è diventata un’occasione di gioia, travestimenti e giochi per bambini, una tradizione popolare come tante altre. Oggi Halloween è una festa laica, fatta di folklore, fantasia e simbologia autunnale: zucche, foglie secche, racconti misteriosi e un pizzico di ironia sulla paura e sulla morte ed è una festa sdoganata in tutto il mondo, e quindi anche in Italia. Capisco che molti cristiani possano percepirla come una festa estranea alla fede, ma in realtà Halloween non ha nulla di satanico o anticristiano. È solo una tradizione antica che ha cambiato volto nel tempo, diventando una celebrazione culturale del mistero, dell’autunno e della memoria. Uno strumento per vendere oggetti che vi si ispirano. Come con le feste del papà della mamma Natale Pasqua e tutte le altre che ben conosciamo. Anche da noi si ricorreva alle zucche per caratterizzare il passaggio dall’autunno all’inverno. I contadini svuotavano le zucche le intagliavano e le ponevano sui davanzali con la candela accesa. Proprio come quelle di plastica che si trovano in giro oggi. Per tenere lontano gli spiriti cattivi dicevano. Erano le nostre tradizioni prima che Halloween diventasse popolare e commerciale. Napoli aveva una sua tradizione, quella delle cascettelle de muorte, molto simile al "dolcetto o scherzetto" di tradizione anglosassone. A partire dal dopoguerra fino agli anni '70, i bambini napoletani usavano andare in giro con una scatola di cartone, sopra una fessura e un disegno a cape ‘e muorte cioè un teschio o una croce. Era quella 'A cascettella de muorte, e tra risa smorfie e sghignazzi ripetevano le filastrocche. I passanti divertiti infilavano una monetina nella scatola… Ne avrebbero comprato caramelle e dolcetti. SIGNURÌ ‘E MUORTE SOTT ‘Â PÉTTOLA CHE NCE PUORTE E NCE PUORTE ‘E CUNFETTIÉLLE SIGNURÌ ‘E MURTICIÉLLE In alcune zone della Campania interna, invece di “dolcetto o scherzetto“, i bambini usavano gridare: “Cicci muorti!“. Ma perché ci si scambiano dolci in questo periodo? I dolci dei morti simboleggiano i doni che i defunti portano dal cielo e contemporaneamente l’offerta da parte dei vivi per il loro viaggio, perché proprio in questa notte i defunti verrebbero a farci visita e bisogna accoglierli e placare le loro anime con delle offerte. Un modo per esorcizzare la paura dell’ignoto e della morte in modo che non sembri un addio triste ma una festa. Infatti la sera prima si usava lasciare le tavole imbandite per dare ristoro ai defunti che andavano in visita per le case. Probabilmente da qui deriva anche la credenza scaramantica di non lasciare la tavola imbandita, durante la notte, nel resto dell’anno.  A Napoli ed in tutta la Campania, si preparavano e si preparano tutt’oggi, i “Torroni dei morti”, morbidissimi e al cioccolato con la forma di una cassa da morto e per questo motivo chiamati dai napoletani “morticini”. In tutt’Italia le tradizioni antiche addolciscono la tristezza o la paura della morte con dolci particolare. Li lasciano ai bimbi come dono dei cari spariti per tenerli vicini in un legame infinito fatto di dolcezza e non solo di assenza. Le fave dei morti in Umbria. Il grano dei morti nelle Puglie. Le ossa dei morti in Sicilia. La cuccìa tra Calabria e Sicilia. Se qualcuno volesse aggiungere un ricordo o una tradizione sarebbe simpatico accoglierli così che La Lampadina possa illuminarli. Anche le ricette sarebbe carino raccogliere se interessano. Un invito? Un suggerimento? Non so! Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Non c’è niente di più divertente di Halloween. Questa festa sarcastica riflette una domanda infernale di vendetta da parte dei bambini sul mondo degli adulti.”
Jean Baudrillard |
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ABBIAMO OSPITI/SCIENZE – Il passato? Non è come te lo ricordi Articolo di Beatrice Cito Filomarino, Autore Ospite de La Lampadina Vi è mai capitato di incontrare amici e ricordare una vacanza condivisa od un viaggio avventuroso, del tipo «ti ricordi quella volta che…?», per poi scoprire che, secondo voi, diluviava, mentre stando alla vostra amica il tempo non era poi così male, che vi eravate perse, mentre per lei stavate solo facendo un lungo percorso, che avevate incontrato quattro ragazzi, mentre, secondo lei, erano solo due? La realtà è che i ricordi, la memoria, non sono fissi ed immutabili, anzi, ogni volta che ricordiamo, rielaboriamo ed aggiungiamo, in buona fede si intende, qualche tocco creativo, che rende più accattivante il racconto (pare ora si debba dire story telling!). In poche parole, ogni volta che recuperiamo un ricordo, lo modifichiamo sulla base dei nostri vissuti, delle nostre emozioni e degli stimoli a cui siamo stati esposti: racconti altrui, fotografie, nuove esperienze, ma anche la nostra evoluzione personale. Col tempo, possiamo infatti diventare più consapevoli e saggi, piuttosto che più rigidi e melanconici, e questi cambiamenti possono influire su cosa e come ricordiamo. Una fotografia può confermare dettagli che avevamo dimenticato, ma anche aggiungerne alcuni che non avevamo mai visto, così come il racconto di un amico può modificare il nostro ricordo, riscrivendolo.  Le neuroscienze e numerosi esperimenti, confermano come persone che hanno condiviso la stessa esperienza possono ricordarla in modo anche parecchio diverso. La psicologa Elizabeth Loftus ha dimostrato come sia facile attivare falsi ricordi semplicemente suggerendo dettagli plausibili, o usando domande con formulazioni diverse (effetto disinformazione). I partecipanti al suo esperimento, Reconstruction of an Automobile Destruction, del 1974, dopo aver visto lo stesso video di un incidente stradale, avevano dovuto rispondere allo stesso questionario e le loro risposte erano risultate diverse a seconda dei verbi utilizzati nelle domande. La velocità percepita era infatti stata notevolmente superiore là dove la domanda parlava di schianto, rispetto a quella in cui si accennava al contatto fra i due mezzi. Similmente, a seguire la tragedia dell’11 settembre 2001, gli psicologi Jennifer Talarico e James Rubin hanno studiato i ricordi dell’incidente nel corso del tempo, riscontrando come questi si modificavano, come qualsiasi altro ricordo, ma anche come la certezza degli intervistati non vacillasse. A fronte della domanda in cui si chiedeva loro se avessero visto in tv il primo aereo che aveva colpito la torre, la maggior parte confermava, anche se questo video non era stato ancora trasmesso. Il neuroscienziato Karim Nader ha dimostrato come l’atto stesso di ricordare rende il ricordo malleabile per un breve lasso di tempo, prima che venga nuovamente archiviato dal nostro cervello e quindi conferma come possiamo essere facilmente influenzati da parole, immagini e racconti (effetto di riconsolidazione della memoria). Nei suoi esperimenti Nader ha indotto persone a ricordare episodi dell’infanzia mai vissuti, come l’essersi persi in un supermercato, o aver visto una certa persona o luogo. La nostra memoria segue un percorso costruttivo, più che riproduttivo, non è quindi un archivio statico e passivo, ma rassomiglia più all’attività di un cantastorie che modifica il racconto ad ogni nuova cantata e fino a qui, se si tratta di passare una serata con amici, tutto bene, ma diversa è la situazione in tribunale in cui testimoni oculari possono essere genuinamente convinti di aver visto cose che non hanno in realtà visto. Un altro aspetto incredibile è che la sicurezza soggettiva di un ricordo tende a non coincidere con l’accuratezza oggettiva, in altre parole, tendiamo ad essere molto sicuri dei nostri ricordi, anche quando sono sbagliati. In sintesi, ecco le principali “trappole” che ci tende la nostra memoria: - Ricordiamo più le emozioni, che i fatti, quindi la felicità media dell’evento, ha la meglio sui dettagli.
- La certezza del nostro ricordo non è prova di verità.
- Il nostro cervello, per mantenere l’efficienza, potremmo dire per evitare overload, fa una specie di taglia e incolla, comprimendo esperienze simili in un unico ricordo. Quindi i vissuti di due diversi viaggi possono fondersi felicemente e convintamente.
- Immaginare è quasi ricordare. Più si immagina vivamente, più quanto evocato tende ad inserirsi nei nostri ricordi (imagination inflation)
- Col passare del tempo, la nostra memoria subisce una selezione naturale: i dettagli si perdono, le emozioni restano. Non solo, con l’avanzare dell’età, il nostro cervello predilige i ricordi che rinforzano l’immagine positiva di noi stessi; facciamo quindi una sorta di editing spontaneo, smussando i momenti difficili ed illuminando quelli felici.
In poche parole, siamo tutti molto sicuri dei nostri ricordi…anche quando sono sbagliati. Quindi, la prossima volta che qualcuno ti dice «non è andata così!», non litigare: sorridi, annuisci… e pensa che forse avete vissuto lo stesso viaggio, ma con sceneggiature diverse. E se alla fine resta una risata, allora sì, quel momento è stato davvero indimenticabile… qualunque forma abbia preso nella memoria.
Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Gli anni della storia sembrano lunghi e lontani, ma in realtà non sono che un soffio, e gli avvenimenti apparentemente dispersi in quella dimensione della storia che è il tempo sono in realtà vicini e collegati da quel misterioso robustissimo filo che è la memoria degli uomini.»
Andrea Rossi |
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COSTUME - Dal dottore Articolo di Lalli Theodoli Stiamo in molti nella sala d’attesa, le sedie bastano appena e sappiamo che spesso c’è molto da aspettare. Inevitabile scambiare qualche parola. Con alcuni ci siamo già visti in precedenti visite e così chiediamo aggiornamenti sulla salute dei nostri ammalati. Una signora non smette di abbracciare e baciare la sua Flo. Riccioli biondi e fiocchetti. Ha avuto mesi di grandi ansie per la sua salute ma ora è tranquilla.  Queste dottoresse sono fantastiche. Un signore tiene in braccio anche lui il suo Bruno che oramai peserà almeno quaranta kili, ma pensa di essere ancora un bebè. Ci racconta che lo raggiunge la notte piano piano sul letto, non vuole dormire da solo. Non ha il coraggio di mandarlo via nonostante venga inesorabilmente spinto sull’estremo bordo del materasso. Una signora esausta. «Finalmente ora dormo. Ugo non è più geloso del nuovo arrivato. Si è abituato a non essere l’unico e si è finalmente adattato. Ma mi occorreranno molti giorni per riprendere il riposo perso». Arriva Bubi con un armamentario alla gamba. Caduto per le scale l’hanno dovuto operare ma ora sta meglio e non piange più la notte. Una fatica sollevarlo per gli spostamenti ma fra venti giorni leveranno il tutore finalmente. Arriva Sacha. «Che nome carino. Come mai questa scelta?» «Aveva questo nome quando lo abbiamo preso con noi. Lo abbiamo mantenuto.» «Adottato?» Ci si scambiano foto. «Guardi qui è quando aveva solo un anno. Era un tesoro. Poi è diventato una peste. Il salotto a soqquadro per dispetto ogni volta che non lo portiamo con noi, e al ritorno muso lungo ed indifferenza totale. Ce la fa pagare.» Alcuni non temono le dottoresse. Non hanno subito medicazioni dolorose o noiose iniezioni. Altri fanno gran resistenza e non vogliono entrare. Brutti ricordi di cure dolorose incidono sul loro comportamento- «Forza Charles vedrai non ti fanno nulla. Ti ricordi l’altra volta? È andato tutto bene.» Tutti noi lo incoraggiamo e, alla fine, entra nell’ambulatorio. La fila si assottiglia. Fra poco finalmente tocca a noi. «La sua mangia? O fa storie?» «No mangia tutto. Non ne ha mai abbastanza. Una fatica tenerla lontano dal cibo ma il dottore si è raccomandato di non farla ingrassare.» «È socievole il suo o è timido e scontroso e non vuole fare amicizia con nessuno come la mia?» «È il re del quartiere. Tutti gli vogliono bene e lui a tutti è affezionato». Ecco finalmente il nostro turno. L’ora è volata. Zoe entra tranquilla carezzata dalle dottoresse, Sabrina e Francesca, che le fanno molte feste. Non siamo nella sala d’attesa del Bambino Gesù ma nella sala d’attesa delle veterinarie di Flo, Bruno, Ugo, Bubi, Sacha, Charles e Zoe. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | La Lampadina è su Facebook |
FLASH NEWS! Un po' qua, un po' là... Caro, mi regali un anello? - Quanto valgono gli anelli di Bulgari? 1 - Bvlgari 15.15 Carat Emerald and Diamond Ring - $441,400 2 - Bvlgari 5.51 Carat Emerald and Diamond Ring - $261,500 3 - Bvlgari 5.48 Carat Emerald and Diamond Ring - $257,400 4 - Bvlgari 6.87 Carat Diamond Ring - $243,300 5 - Bvlgari 5.30 Carat Emerald and Diamond Ring - $162,000. CV * Non sono solo figurine! - Una passione nata negli anni ’90 sta vivendo una seconda giovinezza… ma con risvolti sorprendenti. Le carte Pokémon, un tempo semplice passatempo per bambini, oggi valgono migliaia — a volte milioni — di euro. E dove girano cifre da capogiro, non mancano tensioni, truffe e persino episodi di violenza. Il mercato delle carte Pokémon è globale e in crescita: si stima che il giro d’affari del brand supererà i 20 miliardi di dollari entro il 2030. Alcune carte, come la “Pikachu Illustrator Holo”, sono state vendute per oltre 5 milioni di dollari. Dai tornei internazionali a Pokémon GO, il mondo Pokémon ha saputo reinventarsi, coinvolgendo milioni di appassionati in tutto il mondo. In Italia, uno studente su sette acquista regolarmente carte collezionabili, spesso come investimento. Ma attenzione: la caccia al “mostro” più raro può trasformarsi in una roulette russa. Furti, risse, riciclaggio e truffe sono ormai parte del lato oscuro di questa passione. Ogni bustina aperta può nascondere una sorpresa… non sempre piacevole. CV * Formaggi italiani al top! - l Mondial du Fromage et des Produits Laitiers 2025 in Francia ha visto sfidarsi quasi duemila formaggi provenienti da tutto il mondo, giudicati da oltre trecento esperti internazionali. L’Italia ne esce da protagonista con un bottino straordinario: 56 medaglie complessive, di cui 11 d’oro, 20 d’argento e 25 di bronzo. Un risultato che racconta la vitalità e la ricchezza del nostro patrimonio caseario, capace di unire Dop storiche e creazioni innovative. CV
*** WE LOVE ROMA Le giardiniere di Lucilla Laureti Crainz e Maria Pia d'Agostinis
Era il
numero di aprile del 2024 quando
nella nostra rubrica vi consigliavamo
di iscrivervi al corso di giardinaggio
che il Servizio giardini del comune
di Roma organizza ogni anno. La
data per l'iscrizione era il 2 maggio
alle 12.00 e mi raccomandavo di
non tardare per le molte affluenze...
bene! Ci siamo iscritte in 4 e siamo
andate! Maria Pia, sicuramente la
più assidua ve ne parlerà: «il
corso, organizzato con passione
e competenza da giardinieri del
comune di Roma, è stato molto interessante:
la teoria, che si è svolta in una
bella struttura nel parco tra le
terme di Caracalla e Porta San Sebastiano,
ha spaziato tra potature, tipi di
terreno, concimi, prodotti per combattere
insetti e funghi dannosi per le
piante fino ai metodi di riproduzione
delle stesse, utilizzando le talee
piuttosto che i semi, arrivando
perfino alla margotta aerea. Per
consolidare la teoria con attività
sul campo ci siamo ritrovate
a potare le rose al roseto di Roma...
Continua
a leggere sul sito...
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Dove ho messo il portafoglio? - Oltre i tracciatori per borse e chiavi, ora uno nuovo che consente di localizzare il portafoglio in caso di furto e ha la forma di una carta di credito, è sottilissimo. Si chiama supporta un tracciamento fino a 40 metri ed è compatibile con l'app Dov'è di Apple. Quando il dispositivo esce dal raggio d'azione, l'iPhone segnala automaticamente l'ultima posizione registrata. Ha uno spessore di 1,6 mm e l'altoparlante integrato, emette un suono potente per il ritrovamento. Ha un autonomia di qualche anno. Costa circa 20 euro. CV ***
APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE LA LAMPADINA ::: PERIODICHE ILLUMINAZIONI Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina Martedì 25 novembre 2025 ore 18.00 18a QUADRIENNALE D'ARTE ROMA. FANTASTICA Palazzo delle esposizoni - Roma
Appuntamento
con Ludovico Pratesi per inoltraci
nella visita della 18a edizione
della Quadriennale di Roma che propone
un racconto della scena artistica
italiana post Duemila scandito in
cinque capitoli, esito dei punti
di vista offerti dai cinque curatori:
Luca Massimo Barbero, Francesco
Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera,
Francesco Stocchi e Alessandra Troncone.
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Lunedì 15 dicembre 2025 ore 19.30 - Cinema Caravaggio APPUNTAMENTO CON IL CINEMA ILLUMINATO È PASSATO IL GIORNO (Gün Keçdi) di Arif Babayev
Il
film è del 1971, girato dal regista
e attore Arif Babayev. Si tratta
dell'adattamento cinematografico
del romanzo Georgian Surname,
dello scrittore azero Anar Rzayev.
che pubblicò la novella nel 1967
e ne curò egli stesso l'adattamento
per il grande schermo. Il film narra
la storia di un uomo e una donna,
amici di infanzia, che si incrontrano
nella Baku degli anni Settanta,
e riflettono sul loro passato di
amore sentito ma mai manifestato. Il
film ebbe molto successo di pubblico
e di critica all'uscita ed è considerato
uno dei più bei film azeri (all'epoca
sovietici) degli anni Settanta. Il
film è presentato in collaborazione
con l'Ambasciata dell'Azerbajan
a Roma.
L’appuntamento fa parte di Cinema
Illuminato, incontri con
il cinema d’autore, promosso
e gestito da La Lampadina Periodiche Illuminazioni:
una serie di proiezioni cinematografiche
di qualità da offrire nel corso
dell’anno ai nostri associati.
Entrata su invito.
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15 e 16 gennaio 2026 Firenze-Beato Angelico e non solo
Abbiamo
organizzato la visita della mostra
Beato Angelico a Palazzo
Strozzi e al museo di San Marco
a Firenze, ma decidendo di dormire
a Firenze una notte per vedere anche
Toulouse Lautrec agli Innocenti
e forse casa Buonarroti... ma tanto
a Firenze, c'è solo l'imbarazzo
della scelta.
Con Alessandra Mezzasalma
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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a appuntamenti@lalampadina.net
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Che romanticismo! - Nel libro di Tommaso Ghidini Homo celesti si parla dello spazio e dei viaggi extraterrestri, lettura molto piacevole, ma una cosa mi ha fatto sorridere e penso alle nostre illusioni... Sulle diciamo astronavi, i rifiuti umani liquidi vengono ritrattati e poi considerati acqua potabile. I rifiuti più pesanti poi vengono espulsi e quando arrivano nell'atmosfera terrestre prendono fuoco e di disintegrano e appaiono come stelle cadenti...vedi il romanticismo?... Che bello amor mio, guarda! Una stella cadente! in realtà potrebbe essere una popò umana che prende fuoco e si disintegra... Ha ha ha! CV
*** ALL'OLIMPICO CON LA LAMPADINA  Queste le proposte del teatro Olimpico di Roma per il mese di novembre-dicembre 2025: 27 - 30 novembre FAME - SARANNO FAMOSI

Saranno Famosi è un fenomeno intramontabile della cultura pop, un titolo entrato nell’immaginario della gente come sinonimo di desiderio di realizzare il proprio sogno nel mondo dello spettacolo. Fabrizio di Fiore Entertainment con la compagnia Roma City Musical portano in scena un musical coinvolgente con nuovi brani, orchestrazioni moderne, nuove coreografie in collaborazione con un team di straordinari talenti della tv e del teatro musicale italiano. Questa nuova versione è firmata da Luciano Cannito, che unisce l’esperienza di regista a quella di coreografo internazionale e sposta l’azione dagli anni Ottanta ai nostri giorni, per rendere lo spettacolo più vicino alle nuove generazioni, e più facilmente identificabile nel pubblico di oggi. Spettacoli giovedì e venerdì 20.30 sabato ore 15.30 e 20.30 domenica ore 15.00 e 19.00 ************* 1 - 3 dicembre CANTO LIBERO - OMAGGIO A BATTISTI & MOGOL - IL TOUR DEL DECENNALE Uno spettacolo acclamato da ormai 10 anni nei teatri italiani. Un tuffo nelle canzoni più belle del mitico duo battisti & Mogol che ha cambiato la storia della musica italiana, interpretate magicamente da una band di 10 musicisti straordinari in uno spettacolo curato nei minimi particolari. La band propone uno spettacolo che oltre alla semplice esecuzione di cover dei brani dei classici del repertorio dei due rilegge gli originali facendo emergere anche tutta l’anima blues e rock che Battisti aveva. Spettacoli ore 20.30 ************* 5- 8 dicembre C'ERA UNA VOLTA...IMMERSIVE SHOW Le più belle colonne sonore dei film Disney

“C’era una volta…” queste parole danno inizio a una magia, quella delle musiche Disney diventa uno show imperdibile, un concerto originale che spazia dal classico al pop, con l’immersività degli effetti speciali, per gli appassionati di ogni età che si sono emozionati, commossi, che hanno riso e imparato dai film Disney che sono diventati dei cult: da “Il Libro della Giungla” agli “Aristogatti” da “Aladdin” a “La Bella e La Bestia”, “Il Re Leone”, “Hercules”, “Pocahontas” fino all’amatissima “Frozen” e molto altro ancora. Lo spettacolo debutta al Teatro Olimpico di Roma il 5, 6 (doppio spettacolo), il 7 e l’8 dicembre Spettacoli 5 dicembre 20.30, 6 dicembre ore 17.00 e 20.30, 7 e 8 dicembre ore 17.00 Guarda la promo ************* 11 - 14 dicembre
LO SCHIACCIANOCI 
Il Balletto di Milano firma una sorprendente rivisitazione del celebre capolavoro natalizio, fondendo la magia della tradizione classica con l’eleganza senza tempo dello stile Art Déco. Costumi scintillanti, scenografie sontuose e un tocco rétro trasformano ogni scena in un autentico gioiello visivo. Lo Schiaccianoci del Balletto di Milano è molto più di un balletto: è un viaggio emozionante in un mondo di sogno, dove l’eleganza rétro incontra la magia natalizia. Un connubio perfetto per incantare occhi, cuore e anima. Spettacolo in collaborazione con Accademia Filarmonica Romana. Spettacoli giovedì e venerdì 20.30 - sabato ore 16.30 e 20.30 - domenica ore 16.00 Guarda la promo ************* Per info sulle promozioni dedicate a La Lampadina, contattate il teatro Olimpico Info&Biglietti: biglietti@teatroolimpico.it |
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MOSTRE Ecco le segnalazioni di Marguerite de Merode
Palazzo
delle Esposizione: 18ª Quadriennale
d'arte “Fantastica” La diciottesima edizione
della Quadriennale d’arte di Roma dal titolo,
“Fantastica,” è un omaggio alla capacità
dell’arte di dischiudere nuovi orizzonti,
e propone un racconto della scena artistica
italiana post Duemila scandito in cinque capitoli,
esito dei punti di vista offerti dai cinque
curatori: Luca Massimo Barbero, Francesco
Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco
Stocchi e Alessandra Troncone. In questo contesto
sono stati selezionati 54 artiste e artisti,
viventi, di cui 16 under 35. La Lampadina
andrà a visitare la mostra con la guida di
Ludovico Pratesi il 25 novembre 2025.
Fino al
18 gennaio 2026
Biblioteca
Herziana: Chi esce entra - A Tribute
Exhibition to a Disappearing Building Prendete
l’occasione di questa mostra per entrare nella
grande bocca di Via Gregoriana 9, per visitare
un progetto site-specific senza precedenti,
curato da Simon Würsten Marin. Riunendo oltre
venti artisti italiani e internazionali attivi
nei campi della scultura, pittura, fotografia,
installazione, video e performance, la mostra
rende omaggio alla funzione originaria dell’edificio
mettendo le loro opere in un dialogo sensoriale
e riflessivo con la sua architettura.
Fino al 23 novembre
Accademia
di Francia a Roma - Villa Medici:
Luoghi Sacri Condivisi. Viaggio tra le religioni
In
occasione del Giubileo 2025, l’Accademia di
Francia a Roma – Villa Medici presenta la
mostra Luoghi Sacri Condivisi, curata da Dionigi
Albera, Raphaël Bories e Manoël Pénicaud.
Un viaggio attraverso gli itinerari del sacro,
da Gentile da Fabriano a Chagall, passando
per Le Corbusier, dieci anni dopo il suo esordio
al Mucem di Marsiglia e dopo un ampio percorso
internazionale. La mostra si arricchisce grazie
a prestiti eccezionali provenienti dai Musei
Vaticani, dal Museo del Louvre, dal Mucem
– Musée des Civilisations de l’Europe et de
la Méditerranée, dal MAXXI e dal Museo Ebraico
di Roma.
Fino al 19 gennaio 2026
Museo
Nazionale Romano Palazzo Massimo:
Hidden Collections. Giorgio Di Noto L’Artista
fotografo offre uno spunto di riflessione
sul legame tra archeologia, archivi e fotografia,
intesi come strumenti attraverso cui si seleziona,
si interpreta e si costruisce la memoria,
in bilico tra realtà documentaria e invenzione
creativa. Di Noto rivolge la sua attenzione
a quegli spazi solitamente nascosti al pubblico,
come gli archivi fotografici, i magazzini
e i laboratori di restauro, considerandoli
come luoghi di sedimentazione, dove il passato
non viene esposto ma custodito e preparato
per una possibile visione futura.
Fino al
11 gennaio 2026 |
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