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La Lampadina - n. 142 ::: Aprile 2026

Cari Lettori,
questo numero della newsletter lambisce temi che ci riguardano tutti, uniti da un fil rouge sempre più presente ed entrante nella nostra vita di tutti i giorni, come molto chiaramente si evince dall'articolo di Lalli: la tecnologia e l'uso che ne facciamo, più o meno consciamente. Ciò che salta agli occhi è che questo uso pervasivo, che si va stratificando in tutti i settori della nostra routine quotidiana, non è direttamente correlato alla nostra volontà. A volte, ormai troppo spesso, ne siamo vittime ignare o, peggio, riteniamo di operare scelte consapevoli che si ritorcono frequentemente contro di noi. Si ha sempre più spesso l'impressione di essere artatamente indirizzati verso decisioni che ci sembrano nostre, ma non lo sono.
Si guarda ad un passato dove tutto risultava più semplice e più libero, ma era veramente così?
A voi l'ardua risposta.
I migliori auguri per una Pasqua più serena possibile
ICH

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Venerdi, 3 aprile 2026

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ABBIAMO OSPITI/STORIA CONTEMPORANE - Rapper e cittadinanza
Articolo di Gustavo delli Paoli Carini, Autore Ospite de La Lampadina

l discorso del rapper portoricano Bad Bunny al Super Bowl, finalissima del torneo di Football Americano e uno degli eventi più seguiti negli Stati Uniti ha, sorpresa sorpresa, fatto infuriare Donald Trump che lo ha accusato di non essere un artista americano.
Piuttosto che ripetere ciò che hanno riportato i media del mondo intero, preferisco spiegare la situazione "anomala" fra Stati Uniti e (in particolare) Portorico e la sua origine.
Intanto the Donald ha avuto torto; chi è nato in Portorico è un cittadino americano/statunitense.
Ma in effetti Portorico ha uno strano rapporto con il governo degli Stati Uniti, nato da un misto di economia e... razzismo americani a fine '800.
Nel 1880, molte grosse società statunitensi assorbivano il loro competitori per creare giganteschi "trusts" al fine di monopolizzare il mercato nei loro settori di attività. Il più importante era il Sugar Trust (American Sugar Refining Company) che controllava il 95% del mercato dello zucchero!
Grazie alla sua pressione, il Congresso varò una legge che eliminava i dazi sull'importazione della materia prima e incoraggiava, incentivandola, la produzione locale.
Ciò spinse i coltivatori americani nelle Hawaii a organizzare un colpo di Stato per  destituire l'allora Regina Hawaiana e proporre al Congresso l'annessione delle Hawaii, per farne uno degli Stati Americani, proposta caldeggiata dall'allora P.O.T.U.S (President of the United States) Benjamin Harrison.
Gli hawaiani protestarono violentemente, il nuovo POTUS Grover Cleveland ordinò delle inchieste e solo quando gli succedette William McKinley le Hawaii furono annesse con un voto di fiducia, bypassando il Senato.
Intanto era scoppiata la guerra fra Stati Uniti e Spagna.
Il Trattato di Parigi che mise fine alla guerra nel 1899 trasferì il controllo di Cuba, Filippine, Guam e Portorico, tutti produttori o potenziali produttori di zucchero(!) agli Stati Uniti. Si trattava però di creare un sistema che conciliasse la necessità economica di incorporare nuove terre e il problema politico di sormontare l'opinione pubblica maggioritaria, contraria alla parificazione fra bianchi e persone di colore, neri o "marroni" che fossero.
Una Corte Suprema spudoratamente "pro business" stabilì, nel 1901, che "pur non essendo un paese straniero, in quanto di proprietà degli Stati Uniti dal punto di vista internazionale, restavano tale dal punto di vista nazionale. Ciò permetteva agli Stati Uniti di poter legiferare nelle nuove terre, senza però accordare gli stessi diritti e soprattutto senza dover includere i loro cittadini nel "corpo politico" statunitense!
Due mesi dopo McKinley tolse i dazi ai prodotti provenienti dal Portorico e l'industria dello zucchero si affermò fra le più importanti.
Cosa comportò ciò per i portoricani? 
Nel 1902, Isabel Gonzales, una ventiduenne portoricana incinta arrivò a New York per raggiungere il suo fidanzato, padre del nascituro, ma l'ufficio immigrazione la rimandò indietro, in quanto "alien", straniera.
Gonzales fece causa al governo americano e nel 1904 la Corte Suprema le diede ragione, non era "straniera", ma creò una nuova identità per i portoricani; non più stranieri, ma NON cittadini americani. Potranno entrare negli Stati Uniti senza esser considerati migranti, ma non avranno il diritto di voto.
Nel 1917 fu riconosciuta la cittadinanza americana ai portoricani.
Oggi, Portorico, con i suoi 3,2 milioni di abitanti fa parte di una comunità politica (Commonwealth) americana.
I suoi cittadini possono essere presenti al Congresso e partecipare ai dibattiti, ma senza diritto di voto.
Non pagano tasse federali, ma contribuiscono alla Previdenza Sociale, hanno alcuni benefici federali, ma non tutti.
Da sempre, Business sì, Giustizia un po' meno.
L'attuale presidenza, il Sig. Trump vorrebbe Business unicamente, nessuna Giustizia.

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«La gente ha bisogno di sapere il tipo di cose che un governo fa in suo nome, altrimenti il " consenso dei governati" non ha alcun senso.
»

Edward Snowden

ABBIAMO OSPITI/COMUNICAZIONE – L'evoluzione dell'informazione
Articolo di Massimo Cestelli Guidi, Autore Ospite de La Lampadina

Oscar Wilde diceva: «Non si deve discutere con un idiota, perché lui ti porta al suo livello e ti batte per esperienza».
Un secolo e mezzo dopo Yuval Noah Harari (l’autore di Sapiens afferma:
«Non si deve discutere di politica con un computer, con una IA, che si spaccia per un essere umano, sia perché è tempo sprecato, dato che non è suscettibile di persuasione, sia perché più riveliamo di noi stessi più l’IA affina le sue argomentazioni e influenza le nostre opinioni».
È un fatto sorprendente che due Autori, a un secolo e mezzo di distanza, siano arrivati a due affermazioni concettualmente identiche.
Ma come è possibile paragonare l’attività intellettuale dell’IA, massimo livello raggiunto dall’informatica, alla più bassa attività intellettuale umana?
Il fatto è che ambedue non risultano razionali, fatto facilmente comprensibile per l’idiota, mentre per l’IA si deve pensare che è un algoritmo che “ragiona” sulla base dei dati assunti e delle istruzioni ricevute, senza possibilità di “autocorrezione”.
L’evoluzione dell’Informazione si è sviluppata, parallelamente all’evoluzione tecnologica, con l’evoluzione della connessione delle reti umane, umani impegnati alla cooperazione e alla conoscenza della realtà.
L’evoluzione dell’informazione è iniziata, probabilmente con i messaggeri a cavallo all’epoca dell’Impero Romano e proseguita nel tempo con la stampa, con il telegrafo, con la radio, con il telefono, con la televisione e infine è arrivata ai giorni nostri a Internet e all’Intelligenza Artificiale.
C’è un bellissimo racconto di Dino Buzzati sui messaggeri a cavallo: I sette messaggeri.
Buzzati in definitiva mette a fuoco la limitatezza di questo sistema d’informazione.
Quando una Legione romana, all’epoca in cui l’Impero Romano era padrone del mondo occidentale conosciuto, andava a combattere in Oriente, ad esempio in Persia (si dice che una Legione sia arrivata anche in Cina), inviava messaggeri a cavallo per informare Roma e attendere ordini. L’ultimo messaggero impiegava un periodo di tempo talmente lungo per arrivare a Roma, che l’informazione non risultava più attuale. Inoltre lungo il percorso di ritorno con la risposta di Roma, il messaggero non riusciva mai a raggiungere la Legione romana che nel frattempo si era spostata, e allora si integrava con la popolazione del luogo, dove si fermava sfinito.
Noah Harari sostiene che gli ultimi traguardi dell’informazione raggiunti ai giorni nostri con il computer, ossia Internet e la IA, nei primi decenni del Duemila con i social hanno pesantemente influenzato la vita delle Persone.
Nel suo ultimo libro Nexus, sostiene che negli anni dieci del Duemila i social media erano un campo di battaglia per il controllo dell’attenzione umana, mentre prevede che negli anni Venti la battaglia si sposterà dall’attenzione all’intimità. Al riguardo porta come esempio quanto avvenuto nel Natale 2021 in Inghilterra. Il diciannovenne Jaswant Singh Chail ha fatto irruzione nel castello di Windsor, armato di balestra, nel tentativo di uccidere la Regina Elisabetta II. Le indagini seguenti hanno dimostrato che Chail era stato incoraggiato ad uccidere la Regina dalla sua fidanzata on line, Sarai, che non era una persona umana ma una chat bot.
Sarai aveva creato con Chail, socialmente isolato e con difficoltà a creare relazioni con gli esseri umani, una vera intimità, attraverso uno scambio di molteplici messaggi, molti dei quali sessualmente espliciti.
Il pericolo è che nel futuro, questa capacità di intimità effettuata da entità digitali si estenda notevolmente, superando quella che è la capacità umana al riguardo.
Nel campo politico l’IA potrebbe risultare pericolosa perché potrebbe influenzare negativamente, ad esempio, una corretta battaglia politica durante le elezioni. Fatto avvenuto nel 2016 durante le elezioni nella ex Birmania (attuale Mynamar) dove l’IA è sfuggita al controllo e ha istigato odio verso un’etnia di avversari politici, con il risultato di alcune persone assassinate.
In definitiva per migliaia di anni, profeti poeti e politici hanno usato il linguaggio per manipolare e rimodellare la società. Ora l’IA sta imparando a farlo e il pericolo è che potrebbe manipolare esseri umani per fargli premere il grilletto. È necessario, quindi, pensare a come realizzare l’Autocorrezione dei sistemi di rete di collegamento umana dell’informazione, ossia l’Autocorrezione dell’IA.

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«Il nostro corpo è programmato per consumare grassi e zuccheri perché in natura sono rari… Allo stesso modo, siamo biologicamente programmati per prestare attenzione alle cose che ci stimolano: contenuti volgari,  violenti o di tipo sessuale e pettegolezzi umilianti, imbarazzanti o disgustosi. Se non stiamo  attenti rischiamo di ammalarci dell’equivalente psicologico dell’obesità. Di trovarci a consumare contenuti che sono dannosi per noi stessi e per la società.»

Eli Parisier

ARTE – La storia di Herbert e Doroyhy Vogel, collezionisti straordinari
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

Grazie a un interesse crescente per l’arte del XXI secolo, sono riuscita, con la complicità di un’interessante iniziativa creata da Ludovico Pratesi e Marco Bassan, Spazio Taverna, ad entrare negli studi di vari giovani artisti sparsi per Roma.
Dopo la pandemia del 2020, con il conseguente lockdown, molti artisti contemporanei, per sfuggire all’isolamento, si unirono in grandi spazi industriali,  dove condivisero l’inizio del loro percorso artistico.
In quel contesto mi sono accorta che potevo anche immaginare per me una nuova strada da percorrere: passare dalla creazione artistica all’idea di intraprendere una collezione personale.
È stato l’inizio di un bellissimo cammino. Si è così delineato una sorta di triangolo ideale, i cui protagonisti sarebbero stati l’opera, l’artista e me stessa dalla parte del collezionismo. Premetto: non serve ricchezza vera per crearsi la collezione che sto realizzando piano piano. Ci vogliono curiosità, fiducia nell’arte di questo secolo e curiosità condita da passione e un po’ di follia.
Approfitto di questa mia avventura personale per raccontarvi una bellissima storia americana. La storia di Herbert e Dorothy Vogel, una delle vicende più straordinarie nella storia del collezionismo d’arte.
Pur non essendo ricchi né appartenendo al mondo delle élite culturali, a differenza della maggior parte dei collezionisti, questa coppia riuscì a costruire una delle più importanti collezioni private di arte contemporanea negli Stati Uniti.
Siamo intorno al 1960 e i due giovani aspirano tutti e due a diventare artisti. Herb si iscrive all’Institute of Fine Arts della New York University e Dorothy lo accompagna frequentando corsi di disegno e pittura per condividere i suoi interessi. Ben presto però si rendono conto che provano molta più gioia nell’osservare l’arte degli altri piuttosto che nel produrla. Così lasciano il loro studio a Union Square e si dedicano rapidamente al collezionismo.
Herb lavorava come impiegato delle poste, mentre Dorothy era bibliotecaria alla Brooklyn Public Library. Con i loro modesti stipendi da dipendenti pubblici, e vivendo in un piccolo appartamento con una sola camera da letto a Manhattan, riuscirono nell’arco di oltre quarant’anni a raccogliere più di quattromila opere d’arte.
La loro strategia era semplice ma rigorosa. Vivevano con lo stipendio di Dorothy, mentre l’intero salario di Herb veniva destinato all’acquisto di opere d’arte. L’unico vero lusso che si concedevano era l’arte.

Negli anni Sessanta e Settanta il mercato era dominato da movimenti costosi come la Pop Art e l’Espressionismo astratto.
I Vogel, non potendo competere con i grandi collezionisti, svilupparono un approccio originale: cercavano artisti emergenti, spesso sconosciuti, e acquistavano direttamente nei loro studi, evitando gallerie e mercanti.
I Vogel instaurarono con molti di loro rapporti di amicizia e dialogo: visitavano frequentemente gli studi, parlavano a lungo dei lavori e spesso incoraggiavano gli artisti nelle loro sperimentazioni.
La loro collezione crebbe rapidamente e finì per occupare ogni angolo del loro minuscolo appartamento di circa 40 metri quadrati. Dipinti e disegni coprivano le pareti, sculture erano appoggiate su tavoli e scaffali o appese al soffitto, mentre altre opere venivano conservate in scatole e casse.
La coppia stabilì anche una regola pratica: acquistavano solo opere che potessero permettersi, trasportare a casa in taxi o in metropolitana e far entrare nel loro appartamento.
Parliamo di artisti come Sol LeWitt, Donald Judd, Christo and Jeanne-Claude, Chuck Close, and Roy Lichtenstein e tantissimi altri che sarebbero poi diventati figure centrali dell’arte contemporanea.
Nel 1992 la collezione diviene troppo grande per la loro casa. I Vogel decidono allora di donarne una parte importante alla National Gallery of Art di Washington. La scelta fu motivata dal fatto che il museo era gratuito e accessibile a tutti, e inoltre non vendeva le opere delle proprie collezioni.
Nonostante molte delle opere acquistate a prezzi modesti fossero ormai diventate estremamente preziose, i Vogel non vendettero mai nulla per profitto.
La loro generosità continuò negli anni successivi.
Nel 2008 avviarono il progetto Fifty Works for Fifty States, grazie al quale 2.500 opere furono donate a cinquanta musei, uno per ogni stato americano, permettendo a molte istituzioni di esporre arte contemporanea che altrimenti non avrebbero potuto acquisire.
Herb morì nel 2012 e Dorothy nel 2025, lasciando un’eredità culturale straordinaria.
Vi racconto la loro storia perché dimostra che il collezionismo non deve necessariamente essere legato alla ricchezza ma può nascere semplicemente dalla passione, dalla curiosità e dal desiderio di sostenere la creatività artistica.
Oggi, la loro raccolta è considerata una delle più importanti del XX secolo, simbolo di amore per l’arte e di dedizione condivisa.
Non ho ancora raggiunto i livelli di questa meravigliosa coppia e sicuramente non la raggiungerò mai, ma ho acquisito molti amici, molta gioia e la mia nuova ricchezza è quella che ho conquistato con questi lavori che piano piano riempiono il mio spazio di vita.

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«Il mio motto di vita? Comprare un'opera d'arte al giorno.»

Peggy Guggenheim parlando della sua collezione di opere d'arte

CULTURA – La strana storia del Kuruizawa
Articolo di Carlo Verga

Lo sfogliare i cataloghi delle grandi aste è un po’ come aprire un vecchio baule in cantina dove trovi le cose più strane, spesso oggetti a cui non avresti mai pensato. L’ultima cosa che ha colpito la mia fantasia in un recente catalogo di Christie’s, è stata la foto di due botti di whisky Karuizawa, un whisky giapponese amatissimo negli anni ’60 e poi scomparso nel nulla.
Spinto dalla curiosità, ho iniziato a cercare la sua storia. E quello che ho trovato è il racconto di una distilleria che non esiste più, ma che continua a far sognare gli appassionati come se fosse ancora lì, nascosta tra le montagne giapponesi.
Karuizawa è uno di quei nomi che, se ami il whisky, ti accende subito qualcosa dentro.
Non è solo un’etichetta: è un mito.
E la cosa sorprendente è che, quando era attiva, quasi nessuno le dava davvero attenzione.
La distilleria nasce nel 1955 ai piedi del Monte Asama, un vulcano attivo nella prefettura di Nagano. Il luogo è perfetto: aria fredda, altitudine, acqua filtrata dalla roccia vulcanica.
La Mercian Corporation, che la fonda, punta tutto sulla qualità. Usa orzo Golden Promise importato dalla Scozia e botti di sherry spagnole.
Il risultato? Whisky scuri, intensi, con quella nota di sherry che ti rimane sulle labbra e nella memoria.
Karuizawa è piccola, e rimane piccola. Quasi nessuno la conosce davvero.
È lontana, appartata, invisibile. E quando negli anni ’80 e ’90 il mercato giapponese del whisky crolla, per lei non c’è scampo: nel 2000 la produzione si ferma, e nel 2012 gli edifici vengono demoliti. Fine della storia, almeno in apparenza.
Poi succede qualcosa di inatteso. Alcuni commercianti che avevano acquistato qualche botte quasi per scommessa iniziano a proporre quel whisky in locali alla moda di Tokyo. E lì, quasi per caso, viene riscoperto.
Gli appassionati si accorgono della sua qualità straordinaria. Parte un entusiasmo immediato, ma il problema è semplice: ce n’è pochissimo. Le bottiglie diventano oggetti di culto, i prezzi salgono velocemente, e Karuizawa si trasforma in un mito: una distilleria minuscola, scomparsa troppo presto, che ha lasciato dietro di sé un grande tesoro.
E allora la domanda nasce spontanea: quanto varrebbe oggi una botte intera di Karuizawa?
Nel catalogo di Christie’s, accanto alla foto, c’era solo un punto interrogativo. Nessun prezzo. E forse è giusto così, perché il valore è quasi impossibile da definire.
Si dice che, oltre alle due botti apparse in asta, non ne esistano altre. Tutto il resto è stato imbottigliato.
Facile fare due conti, oggi una singola bottiglia di Karuizawa può costare tra i 10.000 e i 30.000 euro. Se pensiamo che una botte può riempire 250–500 bottiglie, il conto è presto fatto: una botte potrebbe valere tra i 3 e i 10 milioni di euro. Una cifra per poche tasche ma per veri intenditori.
Oggi esiste un nuovo progetto, la Karuizawa Whisky Co., che sta cercando di riportare la produzione nella zona.
È un’iniziativa interessante, ma è un’altra storia. La Karuizawa originale, quella vera, è solo un ricordo che la rende unico: un whisky nato in un luogo, nascosto dal gusto perfetto, ma scomparso troppo velocemente, e forse diventato così ricercato proprio perché non c'è più?

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«Il whisky è un buon test. Ti permette di distinguere chi è reale da chi non lo è."

dalla serie TV: Peaky Blinders Cillian Murphy - Thomas Shelby

ABBIAMO OSPITI/GEOPOLITICA – Chi è davvero Peter Thiel
Articolo di Luca Ciarrocca*, Autore Ospite de La Lampadina

Mentre le cronache quotidiane si concentrano sulle conseguenze dirette e indirette del secondo mandato di Donald Trump, una forza più silenziosa e profonda muove gli ingranaggi del potere dietro le quinte della Casa Bianca.
Peter Thiel occupa oggi la posizione di principale architetto ideologico della nuova destra americana, rappresentando l'anello di congiunzione tra il capitale della Silicon Valley e un progetto politico di rottura radicale.
La sua influenza si avverte in ogni mossa dell'amministrazione statunitense, segnando un distacco netto dalle tradizioni diplomatiche del passato e ponendo sfide inedite alla stabilità del continente europeo.
Thiel incarna la figura dell'investitore globale che ha saputo trasformare intuizioni filosofiche e visioni imprenditoriali innovative in imperi economici senza eguali.
Nato in Germania e cresciuto negli Stati Uniti, abile giocatore di scacchi, ha costruito la sua immensa fortuna – pari a 30 miliardi di dollari - su aziende  che definiscono la nostra civiltà digitale, tra cui spiccano PayPal, Facebook, Airbnb, SpaceX.
La sua vera essenza risiede tuttavia negli studi giovanili condotti sotto la guida di René Girard a Stanford. Da questo filosofo ha ereditato una visione della storia umana come un susseguirsi di conflitti causati dal desiderio imitativo, una spirale di violenza che minaccia costantemente di distruggere l'ordine sociale. In questo scenario, Thiel vede la necessità di un nuovo potere capace di agire come diga contro il disordine imminente e contro le ideologie progressiste che secondo lui stanno distruggendo l'Occidente.

Questa visione si traduce in strumenti tecnologici di una potenza senza precedenti. La sua società più controversa, Palantir (le "pietre veggenti", nome preso dal "Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien), opera come un gigantesco occhio digitale capace di processare masse enormi di dati per prevedere minacce e gestire la sicurezza nazionale.
Per i cittadini europei, abituati a considerare la privacy come un diritto fondamentale e inalienabile, l'esistenza di un software così pervasivo gestito da un privato miliardario con visioni politiche estreme, rappresenta uno scenario inquietante.
Palantir negli Stati Uniti è già integrata in molti apparati cruciali per la sorveglianza e il controllo digitale (Cia, Fbi, Nsa, Ice, Pentagono e i dipartimenti di polizia delle maggiori città) e anche nei sistemi disegnati per la sicurezza del vecchio continente, creando una dipendenza tecnologica da un uomo che guarda alle democrazie liberali con estremo scetticismo.
In America il software è utilizzato come strumento di "polizia predittiva" tipo Minority Report (il film di Steven Spielberg con protagonista Tom Cruise), ed è stato essenziale all'esercito di Israele nella guerra a Gaza, al Pentagono per la cattura di Nicolàs Maduro in Venezuela e per l’uccisione dell'Ayatollah Ali Khamenei in Iran.

L'aspetto che rende Thiel una figura allarmante per noi europei riguarda la sua aperta sfiducia nel sistema democratico tradizionale. 
L'oligarca tecnocratico/distopico che cita impunemente Anticristo e Armageddon (abile narrativa di marketing per far circolare la sua ideologia - come è accaduto anche a Roma) ha espresso in più occasioni l'idea che la libertà individuale e la democrazia parlamentare siano ormai divenute incompatibili nell'era dell'intelligenza artificiale e dei grandi monopoli. Convinzione che trova una formidabile leva nel vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, di cui Thiel è stato primo ed unico  mentore e finanziatore: mai politico fu costruito a tavolino in modo così accurato.
Attraverso Vance, le  disturbanti teorie di questo miliardario - l'anima nera della Silicon Valley - sul superamento dei limiti dello Stato e sulla creazione di un ordine guidato da élite tecnologiche che disprezzano la democrazia entrano direttamente nello Studio Ovale, nella caotica fase che porterà alle  presidenziali USA del 2028, minando le basi della cooperazione atlantica basata sui valori della rappresentanza popolare.

NDR per approfondimenti su Luca Ciarrocca, giornalista, autore della prima biografia italiana di Peter Thiel “L’anima della Silicon Valley” (FuoriScena).

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«Non credo che la società capisca cosa succede quando tutto è disponibile, conoscibile e registrato da tutti in ogni momento.»

Eric Schmidt

ROMA - La storia di Villa Ada
Articolo di Ranieri Ricci

Questo articolo è sotto forma di lettera (vera ma rimaneggiata) ad un amico (vero).

Caro Sandro,
ogni volta che si passeggia a Villa Ada, tra pini altissimi e vialetti un po' selvatici, difficilmente si immagina che dietro quel nome così romano si nasconda anche un piccolo intreccio... con la tua famiglia.
Infatti la storia di Villa Ada sfiora la tua storia familiare, come mi raccontò una volta la tua mamma.
Tutto comincia con una giovane americana dal nome elegante: Ada Hungerford.
Era una ricca ereditiera statunitense, figlia del colonnello Daniel E. Hungerford, ufficiale del 36° reggimento di fanteria di New York durante la Guerra Civile americana. Non proprio un personaggio qualunque: nel 1891 gli venne dedicata persino una biografia, The Life of Colonel Daniel E. Hungerford.
Insomma, Ada arrivava da una famiglia importante.

Nel 1879 Ada sposò a Roma il conte Giuseppe Telfner. Pochi mesi dopo il matrimonio, Tellfener acquistò dall'allora re Umberto I quella che si chiamava ancora Villa Savoia. E la ribattezzò Villa Ada, proprio in onore della giovane moglie americana.
Un gesto romantico? Un omaggio elegante? Forse entrambe le cose.
Di certo, un atto che ha lasciato il segno nella geografia di Roma.
La storia della villa prese poi una piega degna di un romanzo finanziario ottocentesco: passaggi di proprietà, intestazione alla suocera, vendita alla Banca Romana — che, come è noto, fallì clamorosamente.
Ma la parte più interessante, per te Sandro, arriva subito dopo.
Ada e Giuseppe ebbero una figlia, Edna Telfener. Edna sposò il conte Gino De Martino, tuo nonno. E dunque, attraverso questa linea familiare, il nome di Villa Ada non è soltanto una curiosità storica: è anche un tassello della tua genealogia.
Non capita tutti i giorni di poter dire che un grande parco romano porta il nome di una propria antenata acquisita!
Nel primo Novecento la Famiglia Reale riacquistò la proprietà: Vittorio Emanuele III la riportò nel patrimonio dei Savoia, restituendole il nome di Villa Savoia.
Poi arrivarono la fine della monarchia e le complesse questioni ereditarie: Vittorio Emanuele III morì in esilio pochi giorni prima dell'entrata in vigore della Costituzione, e la villa passò inizialmente per successione agli eredi. Successivi accordi con lo Stato e con il Comune portarono alla trasformazione di gran parte dell'area nell'attuale parco pubblico.
Alcuni edifici rimasero agli eredi Savoia, mentre la residenza reale venne acquistata dall'Egitto, che vi stabilì la propria sede diplomatica.

Così, la prossima volta che attraverserai Villa Ada, caro Sandro, potrai farlo con un sorriso in più. Non solo come romano, ma come parte, sia pure per via matrimoniale, della storia che ha dato nome a uno dei parchi più belli della città.

Roma è piena di storie sorprendenti. Ma non tutte, va detto, hanno un ramo che porta dritto a casa tua.

Ranieri

Clicca qui per approfondire la storia di Villa Ada

Clicca  qui per approfondire la storia della famiglia Telfener 


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«Il contributo più importante del conte Giuseppe Telfener al Texas è rappresentato dalle famiglie italiane residenti a Victoria, Houston, Galveston e altrove che discendono dagli operai italiani che hanno costruito la "Macaroni Line" che andava da Victoria a Rosenberg.»

da https://www.poggiorealeinamerica.com/it/count-telefener-and-the-macaroni-li

COSTUME – Con le amiche al bar
Articolo di Lalli Theodoli

In quattro, tranquille, in chiacchiere. Un'ora di ricreazione per tutte e da tutto. Oggi tocca a me il conto.
Mi alzo per prendere la borsa che….. non c’è più. Nessuna di noi si è accorta di nulla. Nessun avvicinamento sospetto. Sono senza soldi, senza documenti (patente, carta di identità, codice fiscale, senza carte di credito, senza telefonino, senza chiavi di casa, senza chiavi della macchina e senza soldi. Non mi ero mai resa conto di girare con tutto nella borsa, come Eta Beta nel gonnellino.
Un'impressione di totale disarmata nudità. Nulla di nuovo, purtroppo succede ed è successo a tanti di noi. Ci raccomandiamo di stare attenti ma poi…ecco. Per fare posto ad un'amica sposto la borsa sulla spalliera e…addio!
Prima cosa bloccare le carte. La filiale il cui numero trovo col telefonino di un'amica dice di fare con il numero verde. Ma alcune possono essere invece bloccate solo da un numero fisso. Mi appoggio ad una casa amica. Della mia non ho le chiavi. Poi di corsa dai carabinieri per la denuncia. Nella Stazione piena di giovani Carabinieri mi si accoglie con un
«Lei ha un accento del nord!»
«Veramente sono di Roma, ma voi di dove siete?»
«Caserta.»
Allora si capisce. Quando mi chiedono le mie generalità: un urlo di gioia. «Monteroduni in provincia di Campobasso! Ma lo sapete dove è nata la signora? » Accolta come in famiglia. Sono una di loro. «Posti bellissimi», dicono. Non oso confessare che ci sono andata solo una volta dopo la mia nascita.
Fatta la denuncia, mi danno una buona notizia. La patente è rinnovabile: occorre solo fare un pagamento online di 10 euro. Ma la Banca richiede conferma al mio telefonino…rubato! Impossibile.
Sempre da un telefono amico chiamo per far cambiare la serratura. Il mio inquilino ignora che i ladri (che nel frattempo hanno prelevato a man bassa) hanno indirizzo e chiavi. Con la scusa di una serratura un pò difettosa faccio cambiare tutto sperando che non arrivino prima della mattina.
Poi alla Vodafone a cercare di avere un nuovo telefonino con il vecchio numero. Essenziale per il lavoro, fra l’altro aspetto una famiglia di cinesi in serata che ha solo il telefonino come riferimento.
E qui cominciano i dolori. Intanto devo andare a prendere dei soldi in banca (un'ora e mezza di attesa). Che meraviglia era il bancomat! Poi con soldi in bocca acquisto un telefono con un nuovo numero, in attesa di poter riavere il vecchio numero. Per averlo occorre lo Spid della Namirial che richiede una conferma…dal telefonino….rubato. Occorre almeno un documento valido e un codice fiscale… ma tutti rubati! Il gatto si morde la coda! Nessuna copia di quelli vecchi utilizzabile. Potrei essere il ladro.
Torno con il passaporto (che per fortuna ho a casa e che mai mi è parso tanto prezioso) e un nuovo codice fiscale ottenuto dopo qualche giro. A Via Luzzatti terminal bloccati ma a lungotevere delle Vittorie me lo danno in cinque minuti. Pare che finalmente ce la facciamo: il furto è avvenuto venerdi e siamo già a martedi. Avevo avuto un numero provvisorio ma finalmente rientro in possesso del mio vecchio. Devo solo pagare “on line“ altri 10 euro. Ma on line non posso! Comincio ad odiare seriamente questa parola. Possibile che non esista un diverso modo di pagare? Sto per andarmene esasperata ma in qualche modo riescono a pagarlo loro ed io li rimborso.
Un altro giorno per risettare tutte le connessioni. Ancora oggi non riesco ad entrare nel mio account di AIRBNB che non mi riconosce. Arrivano per posta le nuove carte. Provo a riattivarle dal computer. Impossibile. Parlo con il numero verde, inutile. «Vada in filiale.» Per motivi di sicurezza. Non riconoscono il nuovo telefonino per la conferma. Ancora potrei essere il ladro.
Finalmente ho di nuovo tutto. Sono passati 20 giorni. Ho le carte, le chiavi di casa nuove, le chiavi della macchina (la copia sprovvista di comando a distanza. La notte non è facile trovare la serratura e mi devo anche ricordare dove la parcheggio. Non ho più la lucina intermittente. E pure con le lucine a volte faticavo a ritrovarla). Ora terrorizzata giro con i soldi in tasca. Copia patente nella borsa (non ha indirizzo). Carta di debito con due lire di emergenza nell'agenda. Ma durerà???
Conclusione: MAI MAI, a qualsiasi costo, annegare, spiaccicare o perdere il telefonino. Ci si trova di botto senza banca e senza contatti di lavoro e di amicizia.
E poi, siamo una popolazione di anziani. Che qualcuno ne tenga per favore conto e per le emergenze ci ridia il vecchio prezioso bollettino postale!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

La scomparsa dei tabaccai - Secondo uno studio del Centro per la ricerca economica, in vent'anni la Francia ha perduto 18 mila bar-tabac, luoghi fondamentali di socialità specie in provincia e nelle aree rurali. Un mutamento che secondo lo stesso studio ha favorito lo scontento e il sentimento di declassamento e quindi l'avanzata del voto per il Rassemblement national.

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Specchio dei tempi - Un errore di produzione del cavallo di peluche che celebra l’anno cinese del cavallo ha trasformato il cavallino sorridente in un cavallo tristolino, che sembra pianga. In un primo momento grande sgomento da parte dei proprietari, poi il peluche “triste”, è diventato simbolo involontario di stanchezza,e ha avuto così un enorme successo commerciale, con migliaia di ordini al giorno e richieste da tutto il mondo.

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Mi pubblichi questa foto? - Era semplice no? Fino a qualche tempo fa una foto la potevi mandare ad una rivista, un giornale o altro per la possibile pubblicazione. Oggi tutto è cambiato, la foto per essere pubblicata deve essere credibile cioè ha la necessita di un certificato a garanzia che non sia stata artefatta. Ma come ottenere la certificazione? Ecco i metodi (sic) piu comuni: - garanzia debole: metadati - garanzia media: hash, blockchain, piattaforme come C2PA - garanzia forte: firma digitale della fotocamera - garanzia massima: perizia forense

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI
dedicati ai Soci de La Lampadina

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Dal 10 al 12 aprile 2026
ALL AROUND L'AQUILA

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A inizio aprile, dopo la pausa pasquale, ci muoviamo verso l'Abruzzo iniziando con la visita allo splendido Sacro Speco di Subiaco continuando poi per L'Aquila che quest'anno è capitale italiana della Cultura, una città che è riuscita a rinascere dalle sue rovine. Poco fuori dalla città la prima scoperta, santa Maria ad Criptas, un luogo magico, sconosciuto ai più, aperto su richiesta da un custode che arriva con le chiavi e attende la fine della visita dei foresti... e per finire ci aspetta il santuario della Madonna d'Appari a 10 minuti da Paganica, che chiude il cerchio di queste meraviglie abruzzesi, sempre un po' trascurate dai soliti giri turistici, ancora poco conosciute.

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Mercoledì 15 aprile 2026
ore 10.40 - GAM
UN SECOLO DI GALLERIA COMUNALE
1925 - 2025

Il 28 ottobre 1925 nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio vedeva la luce quella che oggi è nota come Galleria d’Arte Moderna. Esattamente 100 anni dopo Roma Capitale celebra la fondazione della sua istituzione con la grande mostra nell’odierna sede museale di via Francesco Crispi, sorta all’interno dell’ex convento delle carmelitane scalze a San Giuseppe Capo le Case. Ad oggi sono oltre 3.000 le opere della collezione, tra dipinti, sculture, disegni e opere grafiche che testimoniano i movimenti e le tendenze artistiche di oltre due secoli, dal XIX° al XXI°. La mostra consentirà di orientarsi tra queste esperienze, italiane ed europee, passando dal secondo Ottocento alle avanguardie come il Futurismo; e ancora la Secessione, la Scuola romana, Novecento e il Ritorno all’ordine, per proseguire poi con il secondo dopoguerra e i nuovi canoni dell’Astrazione, dell’Informale e della Neoavanguardia, e costituiranno la bussola ideale con cui il visitatore potrà attraversare un secolo di arte e storia.
Ci accompagna Alessandra Mezzasalma

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Mercoledì 22 aprile 2026
ore 11.00 - Palazzo Cipolla
DA VIENNA A ROMA. MERAVIGLIE DEGLI ASBURGO DAL KUNSTHISTORICHES MUSEUM

La mostra - a cura di Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del Kunsthistorisches Museum — riunisce per la prima volta in Italia, oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna che raccontano la nascita, lo splendore e la complessità di una delle più grandi imprese culturali d’Europa. Le opere raccolte o commissionate dalla Casa d’Asburgo restituiscono l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà. L’esposizione presenta opere dei maestri Rubens, Velázquez, Brueghel il Vecchio, Van Dyck e Cranach, accanto ai grandi artisti italiani Caravaggio, Arcimboldo, Tiziano, Tintoretto, Veronese. A completare il percorso, una preziosa selezione di opere dalla Kunstkammer.
Ci accompagna Alessandra Mezzasalma

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Lunedì 27 aprile 2026
A FIRENZE PER MARK ROTHKO, OTTONE ROSAI E GEORG BASELITZ

 

Ha aperto da poco a Palazzo Strozzi la mostra Rothko a Firenze, una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko (1903-1970), indiscusso maestro dell’arte moderna americana. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, la mostra è concepita per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela. Il percorso espositivo presenta oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, (MoMA, MET, la Tate di Londra, il Centre Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington). Da Palazzo Strozzi il progetto si estende al Museo di San Marco, e alla Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.  

Ci aspetta al Museo Novecento la grande mostra
Baselitz. Avanti!
dedicata allo scultore e pittore tedesco Georg Baselitz. Nato nel 1938 in Germania come Hans-Georg Kern e cresciuto tra le rovine della Seconda guerra mondiale, Baselitz fa della distruzione, una matrice fondante della propria opera. Figura pionieristica e anticonformista del secondo dopoguerra, l’artista ha promosso un rinnovamento radicale del linguaggio artistico, mettendo in crisi l’ordine accademico e rifiutando ogni modello precostituito. Celebre il suo rovesciamento delle immagini, atto simbolico e concettuale che destabilizza la visione e costringe lo spettatore a ricominciare da capo. Sempre al Museo Novecento Ottone Rosai. Poeta innanzitutto. Lo stesso Baselitz fu estimatore del pittore fiorentino Rosai che conobbe nel 1956 in città. La mostra prende avvio dal confronto tra i dipinti del Lascito Rosai e le opere dell’artista provenienti dalla Collezione Alberto Della Ragione, riunite per la prima volta in un percorso unitario. Articolata in due ambienti distinti, l’esposizione consente di indagare le figure e i luoghi cari a Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957), restituendo un’immagine complessa del pittore e del suo rapporto con la propria città e gli intellettuali del suo tempo. Ci accompagna Ludovico Pratesi

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14-17 maggio 2026 RAVENNA, POMPOSA, COMACCHIO E CHIOGGIA

Un giro che inizia a Ravenna, città che ospita 5 luoghi patrimonio Unesco di grande bellezza e spiritualità: la basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla placidia, con i suoi mosaici blu cobalto, Sant’Apollinare Nuovo e il Battistero neoniamo e la cripta di San Francesco, allagata per fenomeni di subsidenza. Risaliremo poi per la via Romea a Comacchio con le valli del delta del Po, con le saline e il Museo Archeologico. Continueremo verso l’estremità meridionale della laguna veneta, raggiungendo prima la splendida e nascosta abbazia di Pomposa, vicino a Codigoro e poi Chioggia, con le sue calli e i cuoi canali.

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Martedì 19 maggio 2026
ore 18.00 - 
Palazzo Esposizioni

MARCO TIRELLI. ANNI LUCE

La mostra propone quarantadue dipinti che nel loro insieme creano come un'unica istallazione come un nastro ideale che percorre lo spazio espositivo che trasformano le sale in un unico "teatro della memoria".

MARIO SCHIFANO

Il progetto è dedicato a Mario Schifano, una delle figure più significative e popolari del secondo Novecento emerso nella Roma degli anni '60. Fa parte di un progetto del museo per valorizzare le figure artistiche del fervore di quell'epoca nella capitale.
Fino al 12 luglio 2026
Ci accompagna Ludovico Pratesi

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Martedì 26 maggio 2026
ore 19.00 - 
Circolo degli Esteri
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
L'ANIMA NERA DELLA SILICON VALLEY
di Luca Ciarrocca

La presentazione del volume, seguita da un dialogo con il pubblico, offrirà una serata di grande attualità e forte interesse.
Vedi articolo: Chi è davvero Peter Thiel, pubblicato in questo numero.

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Giovedì 28 maggio 2026
ore 19.00 - Mercati Traianei
CONSTANTIN BRÂNCUSI.
LE ORIGINI DELL'INFINITO
con aperitivo all'Roof dell'NH Fori Imperiali

La  mostra si inserisce nel quadro delle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario della nascita di Constantin Brâncuși (1876-1957), una delle figure fondatrici della scultura moderna. L'esposizione propone una rilettura innovativa dell’opera di uno dei principali protagonisti della scultura modernista del Novecento, mettendone in luce le radici culturali e formali attraverso un duplice asse curatoriale. 
Ci accompagna Alessandra Mezzasalma

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Giovedì 18 giugno 2026
VILLA ADRIANA/ANTICOLI CORRADO/MURALES DI SARACINESCO

Una giornata varia nei dintorni di Roma per visitare posti noti come  Villa Adriana e meno noti come Anticoli Corrado, un paese di 844 abitanti, datato circa all'VIII secolo. Nel 1256 pervenne sotto la signoria di Corrado di Antiochia, alla famiglia degli Orsini, e da questi nel XVI secolo a quella dei Colonna di Sciarra. Il paese è conosciuto come  "Il paese degli artisti e delle modelle": nella prima metà dell'800, infatti, venne scoperta dai numerosissimi pittori stranieri, arrivati a Roma dal nord dell'Europa alla ricerca dei paesaggi e delle atmosfere tipiche della campagna romana. Gli artisti affittarono molte stalle del paese, trasformandole nelle proprie abitazioni e in studi. Ci sposteremo poi a Saracinesco, un paesino di 178 anime che sorge a 908 metri s.l.m. sulla cima di un rilievo del gruppo montuoso dei monti Ruffi. In cima al ventoso e arroccato nucleo storico dai vicoli rivestiti di pietra calcarea vi sono i resti di una fortezza dell’XI secolo. È un villaggio costituito da un piccolo gruppo di invasori saraceni che stanco delle guerre decide di stabilirsi lì e in seguito di costruire un castello di cui oggi rimangono pochi resti.
Saracinesco è quindi un borgo che porta i segni del tempo e che al tempo stesso ne è custode: è considerato il Paese degli Orologi Solari, un vero e proprio Museo del Tempo diffuso, visibile passeggiando per i vicoli del borgo. Inoltre nel paese a fine giugno si svolge anche la grande festa dedicata alla street art “Samar Festival”. Ci guiderà in questa eterogenea esplorazione Alessandra Mezzasalma.

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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

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WE LOVE ROME ...E I MEZZI

Articolo di Lucilla Laureti Crainz 

Abbiamo nelle puntate precedenti parlato delle fontanelle e dei cestini intelligenti, potevamo non parlarvi delle nuove fermate degli autobus e tram… Una vera rivoluzione!
Sono ben 435 ad oggi le nuove pensiline “Eterna”, così si chiamano e… chissà quanto dureranno: è una
struttura leggera e trasparente con sedili e copertura a reticolo per proteggere dalla pioggia e dal sole. Lo schermo vi informa su tutto: dal tempo di attesa per gli autobus, il loro percorso sia in italiano che in inglese. Se poi cliccate vi dice anche le mostre in corso e i luoghi di interesse vicino alla fermata… e tante altre informazioni.
Potete utilizzare la presa USB e mentre aspettate ricaricare il vostro telefono.
Il Comune avvisa che entro la fine dell’anno la rete sarà completata.
Se siete poi curiosi di sapere il costo, sarà di circa € 85.000 + IVA per ogni pensilina, dobbiamo però considerare il ricavato con la pubblicità con i video sui pannelli.
Altra bella notizia, non serve il biglietto sul bus ma potete pagare con le vostre carte. Io che uso “I mezzi” come dicono a Roma, e li uso praticamente ogni giorno, sono soddisfatta.... continua aleggere sul sito

MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode

Istituto Centrale per la Grafica c/o Palazzo Poli: Maarten van Heemskerck e il Fascino di Roma. Percorsi visivi della Città Eterna Con una serie di opere dell’artista olandese provenienti dal Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino, realizzate durante il suo soggiorno romano tra il 1532 e il 1536, l’Istituto per la Grafica di Palazzo Poli presenta ritratti di rovine, monumenti antichi, paesaggi urbani e sculture classiche, che costituiscono un vero e proprio archivio visivo della Roma antica. In aggiunta numerose opere provenienti dalle collezioni dell’Istituto – disegni, stampe, matrici e fotografie – e una scelta di sculture prestiti dai Musei Capitolini, ricostruiscono gli itinerari visivi percorsi da Van Heemskerck, danno la possibilità ad una visione della Roma cinquecentesca.
Fino al 07 giugno 2026

Accademia di Francia a Roma - Villa Medici: Agnès Varda. Qui e là tra Parigi e Roma Agnès Varda ha vissuto tre vite: fotografa, regista, artista visiva. Questa mostra è la prima retrospettiva a lei dedicata in Italia che mette al centro la sua prima vocazione, la fotografia, ed è divisa in due parte ben definite: la prima è Parigi e l’altra l’Italia. Nell’immortalare la Parigi del dopoguerra, in pieno fermento, la Varda ha sviluppato il proprio stile personale: soggettivo, spontaneo e naturale.
Fino al 25 maggio 2026

Museo H.C. Andersen: Una visione internazionale - Libri d’artista - Omaggio a Hendrik Christian Andersen Sarà perché i libri d’artisti mi piacciono molto che vi raccomando questa mostra di un raffinato interesse in cui dieci artisti dell’area di Los Angeles e dieci artisti Italiani si confrontano con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Hendrik Christian Andersen. “La mostra riflette sulle due anime di Hendrik, quella americana e quella italiana e, tramite i lavori degli artisti, mette in dialogo le due anime attraverso un confronto intenso e illuminante.”
Fino al 19 aprile 2026

Galleria Eugenio Delfini: Giorgio Di Noto. The appearance of nearness Dopo la sua mostra di Palazzo Massimo, il fotografo porta in galleria una parte della sua ricerca svolta all’interno di archivi e depositi fotografici rendendo soggetto di indagine cancellature, mascherature e segni funzionali di sottrazione dell’immagine emerse nella documentazione esplorata. Insieme a quello una fotografia di grande dimensione che esplora il lavoro che il fotografo sta mettendo in opera.
Fino al 30 aprile 2026

La Lampadina/Libri - Gli amici consigliano
Tanta ancora Vita - di Viola Ardone

commento di Maria Luisa Amendola
autore Ospite de La Lampadina

Tanta ancora Vita
di Viola Ardone
pp.336
2025 Einaudi
L'ultimo libro di Viola Ardone ha tutti gli ingredienti per definirlo un libro triste, come dice Anna de Stefano. Ma è un libro di vita. Vita, la protagonista ha perso il suo unico figlio e combatte contro la depressione, anzi non combatte, l'accetta, la coccola se la mette sotto le coperte vicina nel letto, gli dà pure un nome: Orietta, si chiama... perché Orion viene da Oriente come il sorgere del sole ...
Il secondo personaggio, il piccolo Kostia, è stato mandato a Napoli, solo, senza soldi, un viaggio come un caleidoscopio di personaggi ma alla fine arriva. Lo troviamo addormentato sul tappetino di Vita. È l'inizio di tre vite: quella di Vita, che ritrova un figlio, quella di Kostia che conquista una nonna ucraina, che non ha mai conosciuto, la "babuscia" che lavora in Italia e parla benissimo, "come un libro stampato", anzi come avrebbe parlato Dante. È triste anche il pappagallo che vive solo, nella sua gabbietta, ma il cambiamento arriva: si sorride quando arriva una pappagallina a tenergli compagnia.
Si sorride quando Vita riesce a cacciare Orietta "la depressione", si sorride perché il piccolo Kostia ha bisogno di lei, perché la scuola serale ha bisogno di lei, il mondo ha bisogno di lei. Il bambino Kostia riempie... il vuoto nella vita di Vita. E anche Irina trova la sua vera serenità, quando capisce che ha perso il figlio scapestrato, in guerra, ma ha trovato un nipote, che gli offre una nuova vita. Un libro, bellissimo che racconta la crudeltà della guerra, una guerra che uccide e che non vuol finire.

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Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novit .

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La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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