CULTURA – Creso e l'origine del denaro: tra storia e significato Articolo di Marguerite de Merode Ultimamente il presidente degli Stati Uniti ha deciso di far coniare una moneta commemorativa con il suo profilo, non destinata alla circolazione corrente, ma sicuramente utile per costruirsi un’immagine forte e “storica”, facendo leva sui simboli del passato. Nel corso della storia, infatti, il potere ha spesso utilizzato la coniazione per rafforzare la propria immagine, imprimendo volti, simboli e messaggi destinati a durare nel tempo. Pensiamo ad Alessandro Magno. Non fu il primo a comparire sulle monete, ma diffuse l’idea del ritratto del sovrano associato a un’aura divina. Dopo la sua morte, i Diadochi lo raffigurarono chiaramente come individuo con attributi divini, introducendo il modello del re divinizzato e riconoscibile che influenzò i sovrani ellenistici e poi i ritratti imperiali romani. Questa riflessione sull’uso delle monete anche come strumenti simbolici e politici ha acceso la mia curiosità sull’origine della moneta e, più in generale, sull’evoluzione del denaro, un tema che rimane, almeno per quanto mi riguarda, affascinante e in parte misterioso. Partendo dai primi scambi commerciali, dalle conchiglie fino ai pagamenti digitali, la moneta è probabilmente il sistema di fiducia reciproca più efficace mai inventato. Come dice Yuval Noah Harari, il denaro ha reso possibile la collaborazione tra miliardi di persone che non si conoscono. Grazie al denaro, le città sono cresciute, le economie si sono sviluppate e le società sono diventate sempre più complesse. Ma non è tutto positivo: oggi il denaro è così universale che ha messo sotto pressione molti valori tradizionali, trasformando sempre più aspetti della vita in qualcosa da comprare e vendere. Facciamo un grande passo indietro. Prima del denaro, nelle piccole comunità di cacciatori-raccoglitori, non esisteva il commercio come lo intendiamo oggi. I rapporti erano basati su scambi informali e su una rete di relazioni dirette: ci si aiutava reciprocamente senza bisogno di stabilire equivalenze precise tra beni. Con la diffusione e lo sviluppo dell’agricoltura, però, la popolazione aumenta e le comunità diventano più grandi e organizzate. Non tutti devono più occuparsi della produzione di cibo, e nasce così la specializzazione del lavoro. Compaiono nuove categorie: artigiani, sacerdoti, soldati. In questo contesto, gli scambi diventano più complessi. Il baratto rappresenta una prima soluzione, ma presenta limiti evidenti, come la difficoltà di trovare qualcuno disposto a scambiare esattamente ciò che si possiede con ciò di cui si ha bisogno. Da qui emerge una grande idea: usare un oggetto o un simbolo accettato da tutti come rappresentazione del valore. Nel corso del tempo sono stati impiegati i più diversi beni, tra cui le conchiglie (in particolare le cipree), utilizzate come rudimentale moneta per migliaia di anni. Non era un sistema perfetto. Un passo decisivo avviene con l’uso dei metalli, materiali resistenti e facili da trasportare. Già nel III millennio a.C., in Mesopotamia, si utilizzavano quantità di argento pesate come mezzo di pagamento: lo shekel (o siclo) era un’unità di peso, non una moneta coniata. Questo sistema risultava più pratico del baratto, ma richiedeva comunque di verificare ogni volta peso e purezza del metallo. La vera svolta arriva nel VII secolo a.C., nel regno della Lidia, in Asia Minore, con le prime monete storicamente documentate. Si trattava di piccoli pezzi di elettro (una lega naturale di oro e argento), marchiati da un’autorità che ne garantiva il valore. Come ricorda Erodoto, questi oggetti rappresentano una delle innovazioni più significative nella storia degli scambi. L’idea si diffonde rapidamente nel mondo greco, dove ogni città-stato inizia a coniare le proprie monete, spesso decorate con simboli religiosi o civici. Non è solo uno strumento economico, ma anche un mezzo per esprimere identità e prestigio. Anche Roma sviluppa un sistema monetario articolato e utilizza le monete come strumento di comunicazione politica, inserendo l’immagine degli imperatori. In questo modo le monete diventano non solo mezzo di scambio, ma anche veicolo di messaggi e di potere. Ogni moneta porta con sé due informazioni fondamentali: da un lato richiama il valore che rappresenta (legato alla quantità e alla qualità del metallo), dall’altro indica l’autorità che lo garantisce. In questo senso, funziona come un vero e proprio certificato di autenticità. Non a caso, come osserva Conti (2023), «la coniazione fa della moneta la lingua degli scambi e contribuisce alla figurazione del calcolo». Rimaneva però un problema: il rapporto tra oro e argento variava nel tempo, rendendo difficile stabilire valori stabili. La svolta arriva con Creso, che nel VI secolo a.C. introduce il primo sistema monetario bimetallico basato su monete d’oro puro e d’argento puro, le cosiddette creseidi, rendendo gli scambi più semplici e affidabili. Le sue monete circolarono ampiamente, contribuendo a fare della Lidia un centro commerciale di straordinaria ricchezza e diffondendo l’uso delle creseidi in gran parte del Mediterraneo. L’idea di Creso continua a vivere nelle monete di oggi: piccoli oggetti quotidiani che, con le effigi dei sovrani e i simboli del loro tempo, raccontano storie antiche e testimoniano la società che le ha create, mostrando quanto il loro segno sia ancora presente nel nostro quotidiano. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... 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Suze Orman |
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ABBIAMO OSPITI/STORIA – Un ragazzo di colore, principe a Firenze Articolo di Elvira Coppola Amabile Nella Firenze dei Medici un personaggio si distinse per l’appetito sessuale insaziabile. «Nubili, vedove o maritate, aristocratiche o popolane, giovani o attempate, all’occasione anche monache.» Viene evocata cosi la voglia di conquiste sempre nuove che ossessionava Alessandro de’Medici. Il soprannome di Il Moro gli fu dato per il colorito scuro della pelle. Dicono che fosse figlio naturale del Card. Giulio de’ Medici (futuro papa Clemente VII) e di una domestica mulatta. Divenne duca di Firenze nel 1532, a 22 anni, come prova tangibile dell’avvenuta rappacificazione, dopo gli orrori del Sacco di Roma, fra lo stesso Clemente VII e Carlo V, fresco d’incoronazione imperiale. La terza Repubblica Fiorentina, nata dall’insurrezione popolare del 1527 aveva visto la cacciata dei Medici, fino all’assedio del 1529-30 da parte delle truppe imperiali. Firenze, impoverita dai travagli bellici, riservò un’accoglienza festosa al suo nuovo principe, con l’eccezione dei rappresentanti delle famiglie rivali che preferirono prendere la strada dell’esilio. Una delusione! Fu l’inizio di un governo tirannico e in fine scontentò tutti, a partire dai tanti mariti, padri e fratelli feriti nell’onore dalla mancanza di scrupoli di Alessandro. Gli esiliati cercarono di ottenere giustizia, ma l’ambasceria del 1536 a Napoli, dove Carlo V si trovava di passaggio, ripartì solo con tante belle parole perché Alessandro fu confermato nei suoi poteri e ottenne pure la mano della tredicenne figlia naturale di Carlo V, Margherita d’Austria. Gli oppositori repubblicani dovettero ingegnarsi in altro modo per sbarazzarsi di quel principe tanto sgradito. Lorenzino de’ Medici, di un ramo minore, era animato da odio profondo nei confronti del cugino tanto più ricco, potente e famoso di lui. Lorenzino invidioso, vagheggiava di prendere il suo posto, e organizzò un tranello per ucciderlo. Il Moro non dubitava dell’assoluta fedeltà di un Medici. Al punto che aveva inserito nella cerchia dei suoi prossimi proprio il cugino Lorenzino, affidandogli il ruolo di procacciatore di donne. La sera del 5 gennaio del 1537 Lorenzino gli promise una preda speciale: Caterina Soderini, sposata Ginori, donna di gran classe, bella e affascinante. Gli disse solo che, essendo la Dama molto pudica, non avrebbe dovuto guardarla in volto, ma attenderne l’arrivo a letto, nudo. L’ingenuo Alessandro si prestò al gioco, cadendo in trappola. All’appuntamento, al posto dell’ignara Caterina, si presentò lo stesso Lorenzino accompagnato da un avanzo di galera detto Scoronconcolo, che per denaro avrebbe ammazzato pure sua madre. Fu richiesta la luce tenue di un caminetto acceso, per creare un’atmosfera complice, con la scusa che la dama era timida, per meglio ingannare il cugino. Celato dai veli non c’era la dama, ma Lorenzino. Proprio lui velato sferró il primo colpo di spada al torace del cugino, subito raggiunto da un altro fendente menato dal sicario e infine la pugnalata mortale alla gola, ancora una volta, fu assestata dallo scatenato Lorenzino. Quella per Firenze fu un’Epifania di sangue. La storia non ha mai registrato con clamore questo episodio della lunga e gloriosa dinastia dei Medici. Costoro coprirono Firenze di gloria. Tanto lustro da Firenze si estese fino alla Francia con il matrimonio della figlia di Lorenzo il Magnifico. Caterina, divenne regina di Francia. Tuttavia il fatto di sicuro é intrigante! Non poteva sfuggire al cinema! Difatti l’attore Alberto Boubakar Malanchino impersona il Duca Alessandro de’ Medici nel film Il Moro. Come non cogliere l’analogia con l’attualità. Oggi si indaga su quel torbido personaggio morto “suicida” in America. Sappiamo chi è. Non lo cito per non uscire dalla narrazione un po’ fiabesca che il cinema regala sempre ai fatti che la storia ci tramanda. L’illusione dello schermo talvolta è salvifica. Come se da spettatori restassimo estranei alla crudezza della realtà. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Il primo sciopero avvenne in Grecia e ne parla Aristofane nella Lisistrata. Fu uno sciopero sessuale.»
Joan Fuster |
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ATTUALITÀ – Quando la tecnologia trasforma la bicicletta Articolo di Carlo Verga La tecnologia e i cambiamenti oggi sono ovunque. Prendete la bicicletta, un mezzo di trasporto semplice, direi elementare. Due ruote, due pedali, un telaio essenziale, una catena che gira. Fine. O almeno così era. Per chi è cresciuto in un’altra generazione, la bici era davvero così. Le mie, da bambino, erano bici di guerra, ereditate dai genitori o dai fratelli più grandi: pesantissime, tutte nere, con quei freni a giunti di ferro e tacchetti che funzionavano “così così”. Erano solide, sì, ma anche un po’ tristi. E allora le riverniciavo di ogni colore possibile, spesso con le vernici avanzate dai barattoli quasi esausti dopo il “risettaggio” del giardino prima dell’estate. Erano bici che oggi definiremmo “pericolose”: frenavano quando volevano loro, pesavano come un motorino, e ogni salita era un’impresa. Ma avevano un fascino particolare che nessuna bici moderna potrà mai avere. E poi c’era il gioco che amavamo tanto: il cartoncino infilato tra i raggi. Bastava appoggiarlo al sostegn o della ruota e, quando pedalavi, faceva un rumore che nelle nostre teste era il rombo di un motore. In realtà sembrava più un insetto impazzito che una moto, ma per noi era il massimo. Un pezzo di cartone trasformava una bici nera in un bolide da corsa. Poi arrivò la mia prima “mezza corsa”: una Legnano di un colore indefinito tra il verde e il giallo. Al Circeo, su strade allora semideserte, mi sembrava di girare in una supercar. E se le nostre bici erano rudimentali, quelle di Coppi e Bartali non erano molto più evolute: un po’ più leggere, un cambio migliore, ma tecnologia zero. La differenza la facevano le gambe, il coraggio, la voglia di vincere. Tutto questo mi è tornato in mente leggendo delle nuove tecnologie delle biciclette da corsa di oggi, che permettono ai ciclisti di raggiungere la velocit à folle di 50 km/h. Le novità? Pensate: un dispositivo si chiama Gravaa, costa oltre quattromila euro e permette a chi guida la bici di alzare e abbassare la pressione degli pneumatici senza fermarsi, scendere di sella e utilizzare una pompa. Ci riesce grazie a un serbatoio di aria compressa posto sul mozzo e un comando elettronico sul manubrio. (NdR: l'azienda Graava ha dichiarato fallimento nel gennaio di quest'anno, vendite al di sotto delle aspettative). Poi, telai in carbonio, materiale da navi spaziali, che portano la bici a pesare circa 7 kg. Ruote sottilissime, come coltelli affilati. Cambi elettronici che rispondono in millesimi di secondo. Sensori di potenza, battito e glicemia, che trasformano la fatica in numeri. Computer di bordo che guidano la strategia metro dopo metro. Tute e caschi aerodinamici, studiati nelle gallerie del vento. E poi c’è un dettaglio che, per chi viene dalle bici di ferro, è quasi imbarazzante: i sellini moderni. Sottili come una lama, sospesi nel vuoto. Solo a guardarli fanno impressione; a sedercisi sopra, ancora di più. Sembrano progettati per un sederino minimo, non per un essere umano. Eppure, dicono, sono ergonomici, scientifici, ottimizzati. Noi, abituati ai selloni larghi e imbottiti, li guardiamo con un misto di rispetto e timore. In conclusione, se per sentirti più moderno vuoi una bici di oggi da cronometro con tutti gli accessori per vincere, pensa a metter via ventimila euro e oltre, il vantaggio è che la puoi ordinare online, beh io non sono certo di farlo. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza.»
Herbert George Wells |
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ABBIAMO OSPITI/MARKETING – Nostalgia canaglia Articolo di Giovanni Zezza* Faccio un piccolo coming out: come mi ripete sempre la mia amica Paola, sono un nostalgico. A 20 ricordavo con tenerezza i 15, a 30 i 20. A 40 sono in rewatch permanente: Cavalieri dello Zodiaco, Friends, Mila e Shiro, Sex & The City, pagine social su Non è La Rai e il Festivalbar. La suoneria del mio smartphone, quando non è silenzioso, è la musichetta di Super Mario Bros. E se non ci fosse Elodie, il mio Spotify sarebbe fermo al 2006. Non a caso, l’altro giorno sono saltato sul divano quando, durante una pubblicità, mentre avevo la testa sul telefono, ho sentito la sigla di Friends e mi sono accorto che pubblicizzava un qualche menu di McDonald’s con delle tazze a tema. Ma non sono rimasto stupito, perché ormai è un pattern ricorrente. Per l’attivazione dell’anno, quella di Sanremo di cui è main sponsor, TIM si è prima ribrandizzata in SIP e ha mandato in air l’iconico spot con Massimo Lopez, e poi ci ha costruito dei sequel contemporanei (se becco chi ha approvato “forte il fortino”…). E solo poche settimane prima, sempre McDonald’s mi aveva “sbloccato un ricordo” - nome della campagna - con uno spot dedicato a Occhi di Gatto con la sigla cantata da Cristina D’Avena. La stessa canzone che ha cantato a Sanremo nella serata delle cover con Le Bambole di Pezza. Da questa estate La Ruota della Fortuna fa lo stesso share della serie originale con Mike Bongiorno quando c’erano solo 6 reti tv, Scherzi a Parte(!) ha esordito con il 26% di share. Ma non è un caso che tutto questo funzioni. E non è solo perché “ah, i bei tempi”. C’è qualcosa di più strutturale, e ha a che fare con il modo in cui il nostro cervello processa il passato.
La nostalgia non è un’emozione semplice ma un groviglio emotivo. Chi la studia la definisce “bittersweet”: prevalentemente positiva, ma con una componente di perdita che la rende più intensa di un semplice ricordo piacevole. Quando sentiamo la sigla di Friends o rivediamo Massimo Lopez davanti al plotone, il nostro cervello attiva contemporaneamente il circuito della ricompensa e la memoria autobiografica, ma anche l’area che elabora il significato personale. Non è solo “mi piace”, è “questo parla di me”. Ed è per questo che funziona meglio di qualsiasi claim razionale. Ma c’è di più. La nostalgia abbassa le difese cognitive: quando siamo in quello stato emotivo, valutiamo meno criticamente il messaggio commerciale che ci arriva. Non perché diventiamo stupidi, ma perché l’emozione ci sposta da un piano razionale a uno emotivo, aumentando la disponibilità a spendere: la testa passa dai soldi alle relazioni, dai costi ai ricordi. E poi c’è il timing. La nostalgia esplode ciclicamente nei momenti di incertezza. Non è un caso che i revival si moltiplichino adesso: inflazione, guerre, sovraccarico informativo, polarizzazione. Sono almeno 6 anni che viviamo in uno stato di allerta costante. Ed è naturale che quando il presente è faticoso, il passato diventa un rifugio psicologico. “Una telefonata allunga la vita” non è solo un payoff geniale del ‘93. Nel 2026 è un modo gentile per dire: ricordi quando era tutto più semplice? E ci sentiamo meglio. A tutto questo va aggiunto il meccanismo social: condividere la reazione allo spot SIP o alla sigla di Occhi di Gatto diventa immediatamente un modo per dire chi sei. “Io c’ero”, “chi se lo ricorda?”, il tag al nostro amico che può capire. Il contenuto lo fornisce il passato, ma il driver reale è il bisogno di segnalare chi siamo e a quale generazione apparteniamo. Non è più solo nostalgia, è appartenenza ad una tribù. I brand e i broadcaster lo sanno. E il loop è perfetto: la nostalgia genera engagement immediato, a basso rischio creativo, con un ritorno emotivo enorme. Perché inventare qualcosa di nuovo quando puoi rimandare in onda uno spot del ‘93 e ottenere centinaia di migliaia di reaction in due ore? Tuttavia ogni volta che un brand o un broadcaster scelgono la nostalgia, stanno monetizzando equity passata. Non ne stanno costruendo di nuova. TIM con lo spot SIP non ha detto nulla su chi è oggi: ha ricordato al pubblico che una volta faceva pubblicità migliori, il che se ci pensiamo è un messaggio abbastanza pericoloso. La Ruota della Fortuna funziona da paura, ma Mediaset non ha creato un nuovo format, ne ha solo resuscitato uno vecchio. McDonald’s ci sblocca il ricordo, ma non ce ne crea uno nuovo. Eppure la nostalgia non è il problema. Il problema è fermarsi lì. I brand migliori non ci fanno solo ricordare chi eravamo ma ci aiutano a immaginare chi potremmo diventare. Ma se questo schema si ripete ovunque - nella pubblicità, nei palinsesti, nella musica, nei format - forse non sta raccontando solo qualcosa sul marketing. Sta raccontando qualcosa su di noi. Il marketing della nostalgia, infatti, funziona così bene con noi millennials perché siamo la generazione sandwich: abbastanza vecchi da avere un passato glorificabile e “diverso” dalla contemporaneità, abbastanza giovani da avere ancora (almeno) venticinque anni di vita professionale e di innovazioni davanti. Ci hanno raccontato che eravamo la generazione che avrebbe cambiato tutto ma nel frattempo il mondo ha cambiato le regole tre o quattro volte, e ogni volta ci siamo dovuti riadattare.
In questo contesto, guardare indietro non è solo piacevole. È rassicurante. È l’unico posto dove sappiamo già come va a finire. La nostalgia come momento - una dose ogni tanto - fa bene, è dimostrato che aumenta l’autostima e il senso di connessione. Quando però la nostalgia diventa il registro prevalente, smette di essere un piacere e diventa un sintomo. Di fatto, il messaggio che il sistema mediatico e commerciale ci manda ogni giorno è: il vostro momento migliore è già passato, accomodatevi e riguardatevelo. Non fraintendetemi: la nostalgia è un antidolorifico legittimo, soprattutto per una generazione come la nostra. Ma nessuno è mai guarito a forza di antidolorifici. Ogni volta che vedo una di queste campagne o mi esce l’ennesimo reel “la top ten del 1995”, non posso non chiedermi che futuro avrà una generazione che continua ad andare avanti con fatica, ma a cui continuano a suggerire di guardare nello specchietto retrovisore. *articolo pubblicato su https://giovannizezza.substack.com/ Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «La nostalgia è la nostra capacità di persuaderci che il passato è stato fondamentalmente felice, e che di conseguenza abbiamo fatto le scelte giuste.»
Joël Dicker |
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ABBIAMO OSPITI/EVOLUZIONE – Telepatia: la trasmissione del pensiero Articolo di Massimo Cestelli Guidi Nel lontano passato del genere umano, è veramente esistita la Telepatia, ossia la trasmissione del Pensiero da una mente ad un’altra? Mi ricordo che da ra gazzino quando con mia mamma pensavamo e volevamo la stessa cosa, mia mamma diceva: è Telepatia! In realtà non lo era, si trattava semplicemente di una affinità mentale riguardo opinioni o modo di agire. A metà degli anni Novanta la descrizione di un episodio di telepatia l’ho trovata in un libro scritto da un’americana trentenne, Marlo Morgan, che trovandosi per lavoro in Australia ha poi effettuato un’esperienza particolare con una tribù di aborigeni, rimasti nomadi e ancorati allo stile di vita dei primi Sapiens, raccoglitori e cacciatori. Il libro E venne chiamata Due Cuori (Mutant Message Down Under), è il racconto della Morgan, della sua esperienza di vita: quattro mesi con una tribù di aborigeni, percorrendo 1400 miglia nell’Outback, dovendosi adeguare al loro stile di vita. Durante questo vagabondaggio, la Morgan descrive un episodio che ha attirato la mia curiosità, perché si tratta di un fenomeno di trasmissione del pensiero a grande distanza. Un giorno uno dei cacciatori della tribù parte di buon mattino per andare a caccia, deve procacciare carne per tutta la tribù. Dopo circa due ore la Morgan vede il Capo Tribù, fermo e intensamente concentrato, e chiede chiarimenti ad uno dei cacciatori. Lui la ammonisce di non parlare, perché il Capo proprio in quel momento sta comunicando a grande distanza con il cacciatore partito la mattina. Il cacciatore sta chiedendo al Capo il permesso di poter tagliare la coda del canguro che aveva cacciato, perché il canguro sarebbe risultato troppo pesante da trasportare nei circa 30 Km del ritorno. Il Capo gli dà il suo assenso e quando il cacciatore torna dopo più di un’ora, il grosso canguro è privo della coda. La Morgan era stata quindi testimone di un fenomeno di trasmissione del pensiero fra esseri umani, ossia di telepatia a grande distanza. È probabile ritenere che in tempi arcaici, la comunicazione a distanza, che noi oggi attuiamo con i telefoni cellulari, potesse avvenire in modo naturale sfruttando un senso che all’epoca avevano gli umani. Quando ho letto il libro non avevo elementi scientifici per valutare l’attendibilità dell’episodio, e neanche della modalità di trasportare il pensiero da una mente all’altra. In tempi recenti, consultando Internet, sui recenti progressi scientifici nel campo delle trasmissioni di fenomeni fisici tramite onde, e esaminando le critiche al libro della Morgan, susseguenti la pubblicazione del libro, per accertarne l’attendibilità, mi sono reso conto di una seria probabilità che sia esistito il fenomeno di telepatia fra i Sapiens di qualche millennio fa. Le critiche al libro scritto dalla Morgan riguardavano alcuni dettagli di fantasia inseriti nel testo, come ad esempio vestire di piume colorate gli Aborigeni durane le loro cerimonie. Non ho trovato però che da qualcuno fosse messo in dubbio l’episodio di telepatia. Come avveniva la trasmissione del pensiero da una mente ad un’altra? Molto probabilmente si ritiene attraverso un fenomeno ondulatorio, del tipo di quelli che nella nostra civiltà tecnologica ci circondano in ogni istante. Per citarne alcuni, i fenomeni che si trasmettono tramite onde sono ad esempio: il suono, la luce (fenomeni percepiti direttamente), la radio, le microonde, le onde elettromagnetiche dei telefoni cellulari, della TV, del GPS (fenomeni questi non percepiti dai nostri sensi). Recenti scoperte scientifiche hanno individuato gli effetti delle onde cerebrali, onde vibratorie che potrebbero, in particolari condizioni ambientali e per particolari soggetti, far passare il pensiero da una mente ad un’altra. Particolari cond izioni ambientali sono quelle dei grandi deserti australiani, privi di qualsiasi tipo di fenomeni ondulatori, ambiente ideale per la trasmissione delle onde cerebrali anche a grande distanza. Gli Aborigeni australiani sono umani particolari, che hanno popolato per 50.000 – 60.000 anni l’Australia, restando tale continente al di fuori della nostra civiltà fino alla fine del XVIII secolo, quando vi approdò la prima flotta di detenuti partita dall’Inghilterra. Negli anni Novanta del secolo scorso, alcune tribù di aborigeni vivevano ancora nel deserto come nei millenni precedenti, e alcuni soggetti avrebbero potuto mantenere questo “sesto senso” della trasmissione delle onde cerebrali. In definitiva i Sapiens in 70.000 anni hanno perso molto del potere dei sensi che possedevano, ed hanno sopperito a questo fatto, con lo sviluppo tecnologico, realizzando accessori e meccanismi di aiuto per potenziare i sensi, come ad esempio gli occhiali da vista e gli apparecchi acustici. Per la trasmissione del pensiero, avendo perso il “sesto senso”, ossia la facoltà della telepatia, hanno inventato la Radio, il Telefono la Televisione ecc. Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | «La telepatia, con tutti che dicono tutto a tutti in continuazione, sarebbe il peggior incubo. Raggiunto continuamente dai messaggi di migliaia di altre persone, nessuno riuscirebbe più a pensare. La moltiplicazione del pensiero attraverso la telepatia, segnerebbe paradossalmente la fine del pensiero.»
Fabrizio Caramagna |
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COSTUME - Tu quoque... Articolo di Lalli Theodoli Ne stiamo uscendo con le ossa rotte. Un turbinio di recite per la chiusura dell’anno scolastico e dei corsi su svariate attività dei piccoli. Per cui svariate volte nelle scuole, e tante altre presenze per saggi di ginnastica, danza e quanto altro. Calendario densissimo. Ma non basta. La chiusura estiva coinvolge anche tanti adulti che durante l’inverno hanno messo su delle recite. Ci andiamo. Le esibizioni un successo. Bravi e molto divertenti. Finito così? Basta esibizioni da seguire? NO! Ora tocca a noi! Seguiamo un corso di ballo/ginnastica, siamo un gruppo molto affiatato di non più giovani anzi decisamente anziane (se non di più). Ci troviamo una volta a settimana alla nostra lezione all’aperto. Ci divertiamo, ci fa bene. Il nostro maestro ballerino ha una pazienza fantastica. Ci prende bonariamente in giro. Siamo circa una dozzina.
Quello che lui ci mostra eseguendo i suoi passi non ha nulla a che fare con quello che poi facciamo noi. «Siate meno rigide. Più morbide, più sexy». Sexy? Che roba è? Non ce lo ricordiamo. Alcune fra di noi seriamente impegnate...altre meno. A volte MA viene richiamata all’ordine mentre nelle retrovie esegue delle coreografie di sua assoluta fantasia che nulla hanno a che fare con quello che cerchiamo di fare noi. Sembra che segua una diversa lezione mentre vaga come Ofelia. Invece BE saltellando non sta zitta un momento: si sente la sua voce per tutta la durata della lezione. Ci confessa che il marito è invece molto silenzioso. Per forza!Come negli anni passati alla fine del lavoro invernale anche per noi…il saggio.In un grande teatro si esibiscono tutte le classi che il nostro maestro segue. Sua la regia e le coreografie e il disegno dei costumi.Le altre classi sono di ben diversa età. Giovani in body con piume e strass che ballano benissimo e ci guardano con stupita curiosità. Lo scorso anno avevamo un costume molto castigato. Maestro pietoso. Un grandissimo cappello ci copriva la faccia ed una lunga tunica con pantaloni ci nascondeva. Ci sentivamo protette e…nascoste. Quest’anno una blusa di paillettes luccicanti e larghi pantaloni. Siamo allo scoperto. Nessuna pietà. Nel video del saggio dello scorso anno, nell’angolo del palco in fondo dove in genere sto io, si vedeva una di noi eseguire …cose diverse nascosta sotto il cappellone. Guardandolo ho dapprim a pensato con orrore di essere io...poi ho riconosciuto MA che anche per il saggio non rinuncia alle sue personali performances. Quest’anno non partecipa. Ci dice che in famiglia le hanno amorevolmente suggerito di lasciar perdere. Alcuni figli che vengono coinvolti arrivano con mazzi di fiori insieme a nipoti esterefatti, alcuni consorti vorrebbero invece nascondersi e scomparire o fingere di non avere a che fare con noi. La pioggia di quest’anno ha eliminato molti appuntamenti per le nostre prove. Non siamo pronte e siamo veramente preoccupate. Ripassiamo il video con i passi da eseguire e che conosciamo bene, ma non nella giusta sequenza. Sappiamo che quel giorno fatidico saremo sì ansiose ma anche divertite ed entusiaste. Ma … cosa avrei pensato nel vedere mia nonna ultra ottantenne luccicante di paillettes saltellare su un palco con altre incoscienti coetanee?
Vota e/o commenta questo articolo da qui Fai leggere questo articolo ad un tuo amico... Torna all'indice | FLASH NEWS! Un po' qua, un po' l ... Premio miglior lumaca dell'anno - ll Museo di Storia Naturale di Francoforte ha incoronato la “lumaca dell’anno”: la lumaca vampiro mediterranea, tre centimetri di audacia biologica. È l’unica specie italiana del genere e si nutre del sangue dei pesci addormentati. Ha superato decine di concorrenti da tutto il mondo.
* Luna, tutti la vogliono! - USA, Cina e India accelerano verso una presenza stabile sul nostro satellite. Gli Stati Uniti puntano a una base al Polo Sud entro il 2030 con Artemis; la Cina prepara la stazione scientifica ILRS per il 2035; l’India rafforza le missioni robotiche per entrare nella futura infrastruttura internazionale. Una stazione lunare sarà laboratorio permanente, miniera di ghiaccio e materiali, e trampolino per le missioni verso Marte.
* La speculazione nel mondo dell’arte - Con il declino degli NFT come strumenti speculativi, la nuova frontiera potrebbe essere la finanziarizzazione degli eventi culturali, tramite scommesse e derivati. Questo apre opportunità ma anche rischi seri, soprattutto di insider trading sull’ascesa degli artisti coinvolti.
*** APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina. *****************
Giovedì 18 giugno 2026 - ore 18.30 Centro Culturale Turco "Yunus Emre" a Roma ANATOLIAN LEOPARD di EMRE KAYIŞ 
Nello zoo più antico della Turchia, un direttore solitario e una segretaria trascurata formano un legame improbabile. Faranno di tutto per impedire il processo di privatizzazione dello zoo orchestrando fughe di animali, e mettondo in azione un’assurda farsa fuori controllo. Nella grigia capitale turca, si aggira l'ombra di un leopardo anatolico.... Il film, un giallo poliziesco del 2021, è stato presentato a molte festival cinematografici vincendo diversi premi, al Toronto international Film Festival, all'Antalya Golden Orange Film Festival, all'ischia Film Festival e altri. Il film in lingua originale è sottotitolato in italiano.
L’appuntamento fa parte di Cinema Illuminato, incontri con il cinema d’autore, promosso e gestito da La Lampadina Periodiche Illuminazioni: una serie di proiezioni cinematografiche di qualità da offrire nel corso dell’anno ai nostri associati. Entrata su invito. ***************** 23 giugno 2026 - ore 11.00 MUSEO DELL'ALTO MEDIOEVO - EUR
 Andremo a visitare con Alessandro Viscogliosi il museo che ha sede nel Palazzo delle Scienze all’Eur e fa parte del Museo delle Civiltà. Il Museo nasce con l'obiettivo di dotare Roma di un museo archeologico dell’età postclassica e di promuovere la ricerca su un periodo strategico per lo studio della trasformazione del mondo antico.
Le collezioni raccolgono tantissime opere della Roma tardoantica (IV-VI sec.), dell’occupazione longobarda in Umbria e nelle Marche (VI-VII sec.) a cui risalgono armi, gioielli, avori, vetri e vasellame di bronzo e ceramica, e ancora l'età carolingia, la collezione “copta” costituita da rilievi e tessuti che offrono una esemplificazione significativa della produzione artistica dell’Egitto tardoantico e altomedievale (V-X sec.). Vedremo anche la ricostruzione integrale della straordinaria decorazione a intarsio di marmi colorati (opus sectile) che ornava una sala della domus monumentale fuori Porta Marina ad Ostia Antica risalente alla fine del IV secolo d.C. Si tratta dell’unico esemplare di decorazione in opus sectile tardoantico quasi completamente recuperato. ***************** 10 - 13 settembre 2026 VENEZIA 61ESIMA BIENNALE D'ARTE, HOMO FABER E OLTRE
 Come di tradizione torna il nostro appuntamento a Venezia per visitare la 61a della Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, quest'anno titolata In Minor Keys, curata da Koyo Kouoh. Ci accompagna Ludovico Pratesi anche nelle esposizioni off, in giro per la città lagunare, ma c'è da vedere anche Homo Faber, ospitata dal 1° al 30 settembre 2026, nella la splendida cornice della Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore: si tratta della quarta edizione della prestigiosa rassegna internazionale dedicata all’eccellenza dell’alto artigianato contemporaneo. Il tema di quest’anno, “An Island of Light”, accompagna i visitatori in un affascinante viaggio sensoriale alla scoperta del profondo legame tra luce, materiali e mano artigiana. Curata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship e diretta artisticamente dalla celebre designer e artista britannica Es Devlin, l’edizione 2026 trasformerà gli storici spazi della Fondazione in un percorso immersivo fatto di installazioni spettacolari, riflessi, movimento e creatività. Insomma un appuntamento da non perdere! *** Evento posticipato a settembre VILLA ADRIANA/ANTICOLI CORRADO/MURALES DI SARACINESCO 
Una giornata varia nei dintorni di Roma per visitare posti noti come Villa Adriana e meno noti come Anticoli Corrado, un paese di 844 abitanti, datato circa all'VIII secolo e famoso per essere diventato "Il paese degli artisti e delle modelle": nella prima metà dell'800, infatti, venne scoperta dai numerosissimi pittori stranieri, arrivati a Roma dal nord dell'Europa alla ricerca dei paesaggi e delle atmosfere tipiche della campagna romana. poi per essere diventato il paese delle modelle. Ci recehermo pi anche a Saracinesco, un paesino di 178 anime che sorge a 908 metri sul livello del mare sulla cima di un rilievo del gruppo montuoso dei monti Ruffi. Un borgo che porta i segni del tempo e che al tempo stesso ne è custode. Il paese infatti è considerato il Paese degli Orologi Solari, un vero e proprio Museo del Tempo diffuso, visibile passeggiando per i vicoli del borgo. Inoltre Saracinesco è noto anche per essere decorato da molti murales artisti di fama internazionale e dedicati alla storia e alle tradizioni del piccolo borgo montano. Ci guiderà in questa eterogenea esplorazione Alessandra Mezzasalma *****************Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a appuntamenti@lalampadina.net |
*** E ANCORA FLASH NEWS! Il futuro in agenda - Il calendario delle previsioni tecnologiche e sociali sembra uscito da un think tank futurista: 2030 – la Cina lancia un razzo verso la Luna; la depressione diventa la malattia più diffusa. 2031 – le coppie sposate scendono sotto la maggioranza in Europa. 2032 – inaugurazione del ponte sullo Stretto di Messina. 2033 – debutta il primo aereo passeggeri ipersonico. 2034 – un miliardo di robot di servizio nel mondo. 2035 – auto autonome dominanti e robot impiegati nei conflitti. 2037 – le auto elettriche raggiungono il 100% del mercato in molti Paesi. 2040 – i primi reattori a fusione diventano economicamente sostenibili. 2041 – entrano in funzione le centrali solari in orbita terrestre.
* Da TikTok ad UpScrolled - Dopo la vendita di TikTok al gruppo guidato da Oracle, la piattaforma sta scendendo velocemente nei consensi per problemi tecnici e accuse di censura. Gli utenti migrano in massa verso UpScrolled, un social nato nel 2025 che promette totale trasparenza e nessun censura. L’app è rapidamente salita ai vertici degli appassionati statunitensi e australiani. Il fondatore, Issam Hijazi, ha confermato l’entusiasmo e annunciato potenziamenti per gestire l’afflusso di nuovi utenti.
* Previsioni - Al New Year’s Forum 2026 di Roma sono state presentate le previsioni di 300 opinion leader: quasi la metà vede il 2026 come un anno di rinascita e il 69% prevede un’Europa più unita, pur con qualche paura che le tensioni politiche possano minacciare il mondo. Per noi Italiani, priorità assolute sono crescita economica, maggiore integrazione europea e rapporti più stretti con Cina e Medio Oriente, meno con gli Stati Uniti e quasi nulli con la Russia. Bene per l’ottimismo del 2026, però si prevede che le future generazioni vivranno peggio. L’intelligenza artificiale trasformerà il lavoro, sarà più innovativa che distruttiva, ma decisiva per il benessere della società. Previsioni...
*** Gli Enhanced Games, ribattezzati «Olimpiadi del doping», hanno permesso agli atleti di usare liberamente sostanze e tecnologie vietate nello sport ufficiale. Nonostante testosterone, ormoni della crescita e altri stimolanti, i risultati sono stati modesti: solo il greco Kristian Gkolomeev ha superato di poco un record mondiale nei 50 metri stile libero. L’evento, finanziato da investitori legati alla Silicon Valley e all’area Maga — tra cui Christian Angermayer, Peter Thiel e Donald Trump Jr. — punta a sdoganare il potenziamento artificiale e promuovere un’ideologia transumanista che vede la tecnologia come mezzo per superare i limiti umani. Gli organizzatori lo considerano solo l’inizio di un progetto commerciale e culturale molto più ampio.
*** La Lampadina Libri 
Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli edito da Mondadori 2022 pp. 240 Romanzo scorrevole e coinvolgente di Giuliano da Empoli.
È la
voce di un consigliere immaginario
dall'interno del Cremlino a raccontarci
dell'ascesa di Putin, la distanza
fisica, culturale ed emotiva del
suo potere, un freddo, calcolatore,
con il forte controllo delle emozioni...
Un'immagine vicina ad una concezione
di uomo robot.
È la premessa di un mondo che
potrebbe basarsi in futuro esclusivamente
sui robot e l'intelligenza artificiale
ma... con quali conseguenze?
Il primo passo verso la concezione
fredda e senza scrupoli del potere,
risale alla repressione di piazza
Tienanmen nel 1989 la Cina attese
un paio di giorni prima di intervenire
sulla piazza e la ragione del
ritardo fu solo dovuto alla richiesta
ed impiego di militari provenienti
da regioni lontane, senza alcun
legame o rapporto con la popolazione
di Pechino.
Questa scelta aveva un obiettivo
preciso: ridurre l'empatia e aumentare
l'obbedienza alle cariche superiori.
Un soldato che non conosce la
città e non capisce la lingua
dei manifestanti è meno incline
a rendersi disponibile e quindi
più determinato nel reprimere
i rivoltosi.
Ieri erano sufficienti soldati
"estranei" ad una repressione
per avere ciò che il potere voleva,
oggi lo stesso risultato lo si
può ottenere con strumenti più
sofisticati l’IA, droni, algoritmi,
robot, sistemi di sorveglianza
assolutamente privi di ogni umanità,
non esitano, non provano paura,
non si interrogano sulla giustizia
di un ordine.
La tecnologia, quindi, diventa
un mezzo per rendere il potere
più efficiente e meno umano.
Nel penultimo capitolo, Il
mago del Cremlino abbandonata
la storia dell’ascesa di Putin,
si domanda se sarà ancora la politica
a decidere, o avanzerà qualcosa
di più oscuro, una tentazione
di costruire un potere che si
prolunghi nel tempo senza interruzioni.
In altre parole, una evoluzione
tecnologica che permetta ai robot
di riprodursi e portare a ricercare
loro stessi il loro capo supremo,
un'autorità assoluta, indiscutibile
alla quale ubbidire...
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*** Soft wall- Michi‑Han.com è un progetto giapponese che crea installazioni leggere e contemplative per la casa, come la collezione Wander Wall, fatta di elementi sospesi e poetici. Per tutti gli amici super protettivi verso i cani di "famiglia" realizza anche una tenda semitrasparente, un velo morbido che definisce uno spazio calmo senza chiuderlo, seguendo la loro idea di soft boundaries. Un design che attenua, suggerisce, armonizza, trasformando ogni angolo in un gesto di quiete per il vostro boby. *** SWARM‑Biotactics.com è una startup europea che sviluppa sciami di insetti potenziati con micro‑sensori e AI, capaci di entrare in spazi dove droni e robot non arrivano. Questi "bio‑cyborg" vengono usati per ricognizione silenziosa, ricerca in ambienti ostili e operazioni tattiche ad alto rischio. La loro tecnologia mostra una nuova frontiera: l'unione tra organismi viventi e intelligenza artificiale come strumento operativo. È qualcosa di inquietante guardare il sito internet della start up, ci si ritrova in molte scene di film di fantascienza, e come spesso accade, ci siamo arrivati anche nella realtà.
*** La Lampadina/Pensieri e parole di Simonetta Verga Pacini

Un sabato mattina al mega centro commerciale se non altro fa meno caldo, giriamo tra i negozi IKEA, Decathlon e Leroy Merlin ecc da un ora, per camminare... NA' fatica... mi guardo intorno, la Fauna è variopinta eterogenea. Di formati diversi curiosi e diversamente paludati. Pettinature che variano dal caucasico l’indiano neandertaliano, il cercopiteco e lo striato. Poi considerata la stagion i piedi! Per la maggior parte in libertà ahimè! Spesso più larghi che lunghi. Sabot ricoperti di lustrini cercando di farli bassare per Chanel. Più svariati modelli da tennis con suole che ricordano il cingolato. Sandali con tacchi vertiginosi e alcuni con basi che ricordano il comò. Le dita dei proprietari: beh, sorvolo ... ungulati o arancini. Stiamo tornando mi sento con il mio sposo una coppia regale. Però serve per ricredersi su se stessi! Commenta da qui... |
MOSTRE Ecco le segnalazioni di Marguerite de Merode Ho deciso di portarvi insieme ad una collezionista, a Roma, in alcune gallerie che presentano artisti di cui lei, spesso, si è innamorata e di cui ha anche acquistato opere. Seguitela nel suo girovagare. La nuova Pesa: Francesca Cornacchini - The Void Is Practice
Personale dell’artista, che interverrà sullo spazio della galleria, alterandolo e riscrivendolo attraverso pittura, fotografia e installazione. Con il giovane direttore artistico, Matteo Di Stefano, il programma della Galleria si è rinnovato e i suoi artisti si sono spesso dimostrati molto interessanti. Fino al 10 luglio 2026 ADA Sette mesi di Cyryl Polaczek «I miei dipinti di solito richiedono tempo. C’è chi riesce a finirli in pochi giorni, a me invece richiedono settimane o mesi. È finalmente arrivato il caldo mese di giugno, ma questi li ho dipinti durante la stagione fredda». Sono nature morte, del quotidiano dell’artista. Questa galleria è una delle gallerie che, negli ultimi anni, ha costruito il programma più coerente tra le realtà indipendenti romane. Fino al 29 luglio 2026 Ex Elettrofonica: Strutture Impermanenti
È una mostra collettiva costruita attorno all'idea di precarietà, trasformazione e architetture temporanee. La Galleria di Vicolo Sant’Onofrio è molto dinamica e propositiva. Fino al 26 giugno 2026
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Sara Zanin: Guglielmo
Maggini - Nel tuo affondare, la mia forma
La gallerista, che promuove arte giovane
italiana e internazionale, propone una personale
di Giuseppe Maggini, l’artista ultimo vincitore
del Talent Price, a cura di Giuseppe Armogida.
In mostra un corpus inedito dei suoi lavori
realizzati tra il 2025 e il 2026 in cui si
intrecciano ceramica e resina.
Fino al
10 luglio 2026
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