ATTUALITÀ – Quando la tecnologia trasforma la bicicletta

La tecnologia e i cambiamenti oggi sono ovunque. Prendete la bicicletta, un mezzo di trasporto semplice, direi elementare. Due ruote, due pedali, un telaio essenziale, una catena che gira. Fine. O almeno così era.
Per chi è cresciuto in un’altra generazione, la bici era davvero così. Le mie, da bambino, erano bici di guerra, ereditate dai genitori o dai fratelli più grandi: pesantissime, tutte nere, con quei freni a giunti di ferro e tacchetti che funzionavano “così così”. Erano solide, sì, ma anche un po’ tristi. E allora le riverniciavo di ogni colore possibile, spesso con le vernici avanzate dai barattoli quasi esausti dopo il “risettaggio” del giardino prima dell’estate.
Erano bici che oggi definiremmo “pericolose”: frenavano quando volevano loro, pesavano come un motorino, e ogni salita era un’impresa. Ma avevano un fascino particolare che nessuna bici moderna potrà mai avere.
E poi c’era il gioco che amavamo tanto: il cartoncino infilato tra i raggi. Bastava appoggiarlo al sostegno della ruota e, quando pedalavi, faceva un rumore che nelle nostre teste era il rombo di un motore. In realtà sembrava più un insetto impazzito che una moto, ma per noi era il massimo. Un pezzo di cartone trasformava una bici nera in un bolide da corsa.
Poi arrivò la mia prima “mezza corsa”: una Legnano di un colore indefinito tra il verde e il giallo. Al Circeo, su strade allora semideserte, mi sembrava di girare in una supercar.
E se le nostre bici erano rudimentali, quelle di Coppi e Bartali non erano molto più evolute: un po’ più leggere, un cambio migliore, ma tecnologia zero. La differenza la facevano le gambe, il coraggio, la voglia di vincere.
Tutto questo mi è tornato in mente leggendo delle nuove tecnologie delle biciclette da corsa di oggi, che permettono ai ciclisti di raggiungere la velocità folle di 50 km/h.
Le novità? Pensate: un dispositivo si chiama Gravaa, costa oltre quattromila euro e permette a chi guida la bici di alzare e abbassare la pressione degli pneumatici senza fermarsi, scendere di sella e utilizzare una pompa. Ci riesce grazie a un serbatoio di aria compressa posto sul mozzo e un comando elettronico sul manubrio.(NdR: l’azienda Graava ha dichiarato fallimento nel gennaio di quest’anno, vendite al di sotto delle aspettative).Poi, telai in carbonio, materiale da navi spaziali, che portano la bici a pesare circa 7 kg.
Ruote sottilissime, come coltelli affilati.
Cambi elettronici che rispondono in millesimi di secondo.
Sensori di potenza, battito e glicemia, che trasformano la fatica in numeri.
Computer di bordo che guidano la strategia metro dopo metro.
Tute e caschi aerodinamici, studiati nelle gallerie del vento.
E poi c’è un dettaglio che, per chi viene dalle bici di ferro, è quasi imbarazzante: i sellini moderni. Sottili come una lama, sospesi nel vuoto. Solo a guardarli fanno impressione; a sedercisi sopra, ancora di più. Sembrano progettati per un sederino minimo, non per un essere umano. Eppure, dicono, sono ergonomici, scientifici, ottimizzati. Noi, abituati ai selloni larghi e imbottiti, li guardiamo con un misto di rispetto e timore.
In conclusione, se per sentirti più moderno vuoi una bici di oggi da cronometro con tutti gli accessori per vincere, pensa a metter via ventimila euro e oltre, il vantaggio è che la puoi ordinare online, beh io non sono certo di farlo.

 

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1 Comment
Toni Armellini
8 Giugno 2026 17:38

Ciao Carlo, bello il tuo pezzo oggi sulla bici!
Me le ricordo bene anche io quelle strade bianche su cui facevamo le corse…poi c’era l’unica asfaltata da Sabaudia a La Cona, che ci dava l’ebbrezza della velocita’
Un abbraccio e a presto T