ABBIAMO OSPITI – LIBRI: la sua vita è un romanzo. Anzi due.

Di padre in figlio, la saga continua…

Tivadar Soros (1894-1968), padre di Paul e del più noto George, fu protagonista di due straordinarie vicende che ha poi raccontato in altrettanti libri, ora tradotti anche in italiano. Se grande è stata la gioia dei fratelli Soros per queste nuove pubblicazioni, in Italia quasi non se n’è avuta eco: l’editore Gaspari è un piccolo editore di nicchia, specializzato in diaristica di guerra; e Tivadar Soros, come autore, non è così noto da meritare squilli di tromba sui principali giornali.

Tivadar Soros

La sua avventura siberiana Soros l’aveva raccontata in un breve libro dal titolo Modernaj Robinzonoj, la cui versione italiana è la prima traduzione mai pubblicata. Dato peculiare, il memoriale non fu scritto in ungherese (lingua originale di Soros) ma in esperanto. In inglese il libro sarebbe venuto alla luce negli anni Sessanta, quando Flora Fraser, nuora di suo figlio Paul, scrittrice e figlia di un’ancor più nota scrittrice (Antonia Fraser, moglie di Harold Pinter) lo scoprì  in un cassetto insieme a un altro dal titolo Maskerado. Per entrambi i testi vi era anche un tentativo di traduzione in inglese, ma piuttosto infelice e parziale; così l’intraprendente Flora si rivolse a un esperantista che li traducesse correttamente. Dei due solo Maskerado venne pubblicato, prima in inglese e poi in altre lingue.
Robinson in Siberia è la storia, semplice e concisa, di un ragazzo avventuroso, idealista e testardo. Siamo nel 1920, in un campo di prigionia situato all’estremo margine orientale della Siberia; da qui, poche ma avvincenti pagine ci conducono con l’autore attraverso la Russia lacerata dalla guerra e incerta sul suo destino. La meta è l’Europa, e il primo passo la fuga dal campo; poi un viaggio con la Transiberiana porta gli evasi – l’autore e i suoi compagni – da Khabarovsk fino alla regione solitaria e remota dei monti a nord dell’Amur. Da qui, a piedi per passi e valli, i fuggiaschi raggiungono il fiume Vitim che scorre in direzione dell’Artico; e a bordo di zattere, sfidando correnti e cascate, arrivano al mondo cosiddetto civile.
Ballo in maschera a Budapest è invece il resoconto dei 10 mesi vissuti da Soros nel suo paese durante l’occupazione tedesca. “La vita è bella”, sostiene convinto Tivadar, “ma perché lo sia, bisogna aver fortuna”. Lui la sua fortuna comincia a forgiarsela nel marzo del 1944, sfruttando l’esperienza maturata in Siberia. I nazisti, già con l’intento di giungere alla programmata ‘soluzione finale’, hanno invaso l’Ungheria; e Tivadar, con una partecipazione al rischio che rasenta la leggerezza, strappa alla morte, oltre alla famiglia amatissima, un gran numero d’individui, ebrei come lui. Lo fa con coraggio e con semplicità; perché è proprio la semplicità a permettergli di mantenere integri i lati migliori del suo carattere, come la sollecitudine per i propri cari, la partecipazione alle sofferenze degli altri e, alla base di tutto, una naturale propensione al sorriso.

Articolo di Margherita Bracci Testasecca – Autore ospite de La Lampadina

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