CULTURA – Virdimura, una fimmina che diventa dutturissa. Una novita nella Sicilia di fine Trecento

Partecipando recentemente alla presentazione di un libro[1]*, ho scoperto una figura femminile straordinaria, ma poco conosciuta. Sto parlando di Virdimura, di origine ebraica, che cresce a Catania, capitale del Regno di Sicilia durante la dinastia aragonese. È figlia di un medico di nome Uria, che «educa la figlia alla conoscenza delle erbe e delle sue proprietà, del corpo umano e dei suoi organi».
La giovane donna eredita presto la passione per la medicina. Siamo nella fine del Trecento, in un periodo eccezionale di pace tra le culture cristiana, islamica ed ebraica e in quei giorni, Virdimura ottiene la storica “licenza per curare” dalla Real Casa di Sicilia. Ricordiamoci che spesso le donne che si avvicinavano alla professione medica venivano considerate streghe e fattucchiere anche se, in realtà, erano medici a tutti gli effetti. Perciò questo riconoscimento avveniva solo in seguito ad un accurato esame da parte di una “commissione regia” diretta dal protomedico della corte reale, un funzionario pubblico incaricato di controllare l’attività sanitaria dello stato.
La Licenza che le viene concessa segna un momento storico significativo, poiché diviene la prima donna medico autorizzata ufficialmente ad esercitare la professione nell’isola. Oltre che portare la testimonianza di numerosi pazienti guariti a seguito delle sue cure, deve sostenere, superandoli brillantemente, diversi esami per dimostrare l’estensione delle sue conoscenze. Viene proclamata ufficialmente dutturissa il 7 novembre del 1376. È senz’altro fondamentale ricevere un riconoscimento e un’autorizzazione precisa e individuale da parte delle istituzioni preposte a valutare la preparazione dei medici e a sorvegliare l’esercizio dell’arte medica. Conquistare Il titolo di Magistra non corrisponde ad ottenere un vero dottorato, cioè lei non avrebbe potuto insegnare nelle istituzioni pubbliche visto che il vero e proprio dottorato era all’epoca una dignitas che veniva assegnato solo a medici cristiani.
Nella Sicilia della fine del Trecento la popolazione è notoriamente più tollerante nei confronti degli ebrei rispetto ad altre regioni, visto che si mantiene saldamente il patto ecumenico stabilito dai Normanni che riconosce la religione ebraica come la seconda religione di stato. Nonostante ai medici ebrei fosse vietato per lungo tempo di esercitare la professione tra i cristiani, se uno di loro si guadagnava una reputazione di eccellenza, gli veniva concessa una speciale dispensa dal Re di Sicilia per curare i cristiani sull’intera isola. In una Sicilia multietnica, Virdimura, suo marito Pasquale, anche lui medico, e suo padre Uria, curano tutti senza distinzione di credo, considerando la cura come un dovere religioso. Sebbene la presenza di donne professioniste in vari campi, nella loro religione, sia comune, Virdimura rappresenta un esempio significativo poiché sarà la prima donna medico legalmente autorizzata a praticare la medicina in quella regione. Lei è già celebre in tutta l’isola per la sua competenza e per la sua attenzione particolare verso le donne e i più bisognosi. Non ha frequentato una Scuola Medica ma è come se si fosse formata in una “scuola privata” visto che da prestissimo aiuta il padre e il marito nel loro operato. Oltre ad essere un medico di talento, Virdimura è anche una figura influente nella sua comunità, impegnata nel promuovere la tolleranza e l’inclusione tra le diverse fedi religiose. Prima ancora di ottenere la tanto desiderata certificazione per «curare et praticare in scientia et arte medicina et fisice», si preoccupa dei più poveri che non disponevano denaro per curare la loro salute. Andare dal medico era un privilegio per pochi e Virdimura, fa del suo mestiere una missione. Come cita l’autrice del libro presentato, Simona Lo Jacono:
«questa donna coraggiosa crea un ospedale che è una vera e propria casa dove sani e malati vivono e collaborano insieme, abitanti di uno stesso luogo, di una stessa relazione. Non c’è distinzione di religione, c’è invece un senso del divino che conosce nell’umano l’eternità, e la bellezza. Virdimura guarisce e istruisce, anche quando viene accusata di prostituzione, anche quando il suo ospedale viene considerato un luogo empio».
Nonostante il passare dei secoli, il suo leggendario contributo alla medicina e alla società siciliana continua a essere ricordato e celebrato. In suo onore, è stato istituito il Premio Internazionale Virdimura, un riconoscimento dedicato alle donne che si distinguono per il loro impegno nel sociale e nella sanità.
[1]  Simona Lo Iacono, Virdimura, Guanda.

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