ARCHITETTURA:Adalberto Libera: l’architettura razionalista

È nato centodieci anni fa, morto cinquanta anni fa e il Mart di Rovereto lo celebra con un interessante mostra. Quale migliore occasione per parlare di Adalberto Libera uno dei più significativi rappresentanti dell’architettura italiana del Novecento.

Adalberto Libera
Lo hanno definito un mago della forma, un grande innovatore, l’architetto per eccellenza del razionalismo europeo. Uno straordinario disegnatore capace di rendere con matita e acquarelli e con una sola prospettiva, il perfetto riassunto del suo progetto.
Libera è senz’altro, nel gruppo degli architetti che hanno creato nel secolo scorso l’eccellenza italiana, quello che, più che mai, si adatta al mondo contemporaneo. La semplicità, l’integrità, l’essenzialità dei suoi progetti dai grandi valori simbolici e ideali rimangono tuttora perfetti con la loro essenzialità.
Molto attivo nella propagazione del suo pensiero, l’architetto Libera, entra a far parte, nel 1927, del Gruppo 7 che svolge un’opera di diffusione dei principi razionalisti, organizza la Prima Esposizione italiana di architettura razionale e fonda il gruppo razionalista romano di cui è segretario generale.
L’architetto, nato a Trento nel 1903, rimane comunque un individualista, la sua ricerca “si snoda a partire da un’idea-forma capace di racchiudere in sé le soluzioni plastiche, di ordinarle, controllarle, organizzarle, fino a renderle funzionali.” La funzione non è il punto di partenza, ma la verifica della possibilità di combinare razionalmente determinate forme» (Ciucci 1989).
Libera è quello che ha progettato le opere più notevoli e sintomatiche del fascismo perché poté beneficiare dell’appoggio politico del Regime all’architettura moderna anche se spesso in violente polemiche con le istituzioni accademiche. Riesce a superare indenne il crollo del fascIl Palazzo delle Posteismo continuando attivamente a progettare fino alla fine della sua vita e, dopo la guerra, la sua grande personalità ha la capacità di ricercare le derivazioni del Razionalismo di là delle motivazioni storiche del recente passato per costruire una nuova immagine dell’Italia del futuro.?
Di lui vanno ricordato numerosi allestimenti nelle mostre e padiglioni italiani durante il fascismo, il Palazzo delle Poste di Roma, il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi all’Eur, vari edifici nello sviluppo di Roma degli anni cinquanta: il cinema Airone (1952-56), la sede dell’INA Casa (1957-58) e il palazzo per uffici di via Torino (1956-58); numerosi interventi in campo urbanistico: il piano regolatore di Bolzano (1929) e di Aprilia (1936), la sistemazione del litorale di Castelfusano (1933-34) e alcuni quartieri romani (Villaggio Olimpico, 1957-60) e tante altre importanti opere in giro per l’Italia.

Va infine ricordato un esempio unico di architettura: la Villa Malaparte che domina il mare di Capri. Bisogna premettere che, conoscendo l’ingombrante estro di Curzio Malaparte, non si può escludere un suo intervento nella realizzazione dell’edificio.
Comunque la villa che si affaccia sui faraglioni di Capri, una casa bassa e rossa, quasi nascosta tra le rocce ma così presente e particolare, servirà d’esempio a numerose future emulazioni. Un’architettura che apre un nuovo dialogo con il paesaggio e la natura in cui esiste. “La casa di Malaparte a Capri, come la pensò Libera, è una casa di riti e di rituali, una casa che immediatamente ci riporta, con brivido, ai misteri e ai sacrifici egei: un gioco anotico in una luce italiana” John Hejduk.
Quando viene a mancare all’età di solo sessant’anni la sua affascinante personalità farà scrivere a Federico Zeri nel marzo del 1963 “La scomparsa di Adalberto Libera ha privato l’Italia, oltre di autentico artista, di un riferimento culturale e di un maestro”.
Hanno detto anche di lui che era di un artista sofisticato, capace di immaginare una modernità a misura d’uomo, non arrogante con una capacità lucida di realizzare opere non solo belle da vedere ma belle da vivere.

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