TECNOLOGIA: da brivido

Un microchipGiorni fa è apparso sul Sole 24 ore un articolo che fornisce qualche informazione sul prevedibile sviluppo dei “chip”, scritto da David Johnson il “futurologo” della INTEL – la società leader nel settore della produzione di microchip –
Per coloro che non sono addentro ai termini elettronici, questa è la definizione per “chip”: “scheggia, coriandolo, frammento”. Piastrina di silicio contenente circuiti integrati. All’interno di un chip possono trovare posto milioni di componenti elettronici. I computer contengono moltissimi chips, di tipi e funzioni differenti il più noto dei quali è, probabilmente, il microprocessore.
La miniaturizzazione dei chip è stata la causa prima della riduzione di volume dei “computer”. Ricordo ancora come negli anni Sessanta nelle aziende più informatizzate c’erano delle sale intere, tenute a temperatura costante da impianti di refrigerazione, con operatori in camice bianco come se si fosse in una sala di ospedale, dove era installato il “mainframe”, il “cervellone”, l’elaboratore centrale.
La capacità di calcolo di quegli elaboratori era di molto inferiore a quella dello smart-phone di ultima generazione che teniamo in tasca!
Un certo Moore definì anni fa una legge empirica che diceva così: “le prestazione dei processori raddoppiano ogni 18 mesi”; fino ad oggi questa legge empirica risulta confermata e secondo David Johnson lo sarà ancora nel 2020. (anche se ovviamente non potrà esserlo all’infinito).
Questo vuol dire che la “capacità di calcolo” diventerà praticamente irrilevante: non costituirà più un problema, neanche a livello di costo.
Scenari ancora più avveniristici si affacciano oltre il 2020: da un lato “il quantum computing”, che sfrutta le caratteristiche della fisica quantistica (un accenno ne abbiamo fatto in un numero passato della Lampadina), si integrerà con il silicio allontanando i confini “fisici” di questo e dall’altro i microprocessori potranno passare da supporti al silicio a supporti “biologici” (“batteri” sintetici programmabili!: pare incredibile ma, riporta questo articolo, alcuni scienziati hanno codificato nel DNA di un batterio sintetico un sonetto di Shakespeare e il celebre discorso di Luther King “I have a dream”, poi lo hanno sintetizzato al contrario e hanno reso il testo di nuovo leggibile).Il quantum computing
Scenari assolutamente fantascientifici. Chip, di costo prossimo allo zero, potranno essere installati ovunque: “la giacca controllerà la temperatura corporea, la finestra registrerà i dati ambientali, il frigorifero segnalerà quando le uova sono scadute”.
Ma la domanda cruciale è: che cosa ce ne faremo di tutto questo?
Non nego che la cosa mi inquieta non poco.
La capacità di calcolo aumenta esponenzialmente, la capacità di immagazzinare dati aumenta esponenzialmente: l’uomo vivrà immerso in un oceano di informazioni, ma avrà sempre e solo il suo cervello e la sua cultura per utilizzarli in modo appropriato.
Già oggi è possibile archiviare nel proprio tablet quasi tutta la letteratura mondiale digitalizzata, la musica passata e presente, i film più famosi ecc. Io ho “scaricato” tutti i classici: la Divina Commedia, l’Iliade, L’Odissea, I promessi Sposi ecc; i documenti che più mi interessano ecc.: ma sono un’utilità solo potenziale perché NON HO IL TEMPO per leggerli né la CULTURA sufficiente per apprezzarli appieno!
E cosa si farà della capacità di controllo miniaturizzata? Già oggi si vedono nei telefilm estrarre da sotto la pelle di un cadavere dei “microchip” di silicio attraverso i quali qualche estraneo ne “controllava” i movimenti o influiva sulle sue “azioni”, quando in vita…, cosa potrà essere un domani quando basterà magari un “batterio sintetizzato” introdotto nel nostro organismo attraverso un innocuo boccone di carne?
E’ di questi giorni la notizia che potenzialmente tutte le nostre conversazioni telefoniche e telematiche possono già essere intercettate e archiviate per un uso fuori dal nostro controllo. E che ci sono telecamere a ogni angolo di strada e che tutti i nostri movimenti sono tracciati dalle “cellule” del telefonino.
Brrr. Sento un brivido che mi corre lungo la schiena!

1 commento per “TECNOLOGIA: da brivido

  1. Alessandro
    9 Dicembre 2013 at 19:19

    Hai proprio ragione, fa venire i brividi. Perchè se anche fosse vero che tutta questa tecnologia venga almeno inizialmente sviluppata “a fin di bene” non è detto poi che chi la impiega avrà gli stessi fini. È appena venuto fuori, per esempio, che gli impiegati della NSA spesso utilizzavano queste sofisticate tecnologie antiterroristiche per spiare la moglie o la ex fidanzata……..alla faccia della Sicurezza Nazionale.

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