ABBIAMO OSPITI – SPORT?: una partita di rugby

Articolo di Vittorio Grimaldi – Autore Ospite de La Lampadina

L’ambiente è sportivo, gli accadimenti non solo…

Il 12 ottobre 1980 si gioca la finale, fra Cordoba e Buenos Aires del Torneo De Selecciones di rugby a 15. Quasi tutti i giocatori della Unión Cordobesa e della selezione della capitale sono Pumas. Quasi tutti studiano al Collegio Nacional di Buenos Aires o a quello di Monserrat e alle università delle Manzane Jesuitiche di Obisbo Trejo a Cordoba e di Sant’Ignazio a Buenos Aires. Il che, per la giunta, significa che sono tutti comunisti.
La federazione sa che i suoi giocatori non piacciono al regime e, Un placcaggioper non dare nell’occhio, ha scelto per la finale il piccolo stadio del Marabunta Rugby Club nel sobborgo di Cipolletti.
Le scalinate sono gremite di gente ma si sa che, mischiati fra il pubblico, ci sono gli agenti delle forze di sicurezza di Buenos Aires che, per l’occasione ospitano i loro colleghi della D2 che è la divisione speciale della polizia di Cordoba nota per aver inventato e più volte sperimentato sui giovani indisciplinati l’elegante supplizio della cravatta: con la lingua che viene fatta penzolare da un taglio alla gola praticato da un chirurgo sadico ma esperto.
Alla fine del primo tempo la Selezione della capitale ha un vantaggio di 31 punti sul Cordoba, per 7 mete, 4 delle quali segnate da Jorge Menotti, uno studente di scienze politiche di venti anni, seconda linea. Le mete sono trasformate dai calci di Antonio Bettanin, fuori corso di medicina, mediano di mischia.
Mentre le squadre si avviano al riposo un signore che indossa un impermeabile chiaro si avvicina a Miguel Sinigaglia, coach del Buenos Aires. Gli porge un foglietto. È una lista con soli tre nomi: quello di Roberto Lucas, terza linea, capitano del Cordoba che vanta 22 caps nei Pumas; e quelli dei due eroi del giorno, Jorge Menotti e Antonio Bettanin. Sinigaglia impallidisce ma sa che può solo obbedire. L’uomo gli da pochi ordini secchi, sottovoce. Perché nessuno si accorga dei fermi, i giocatori verranno prelevati a fine partita dal sottopassaggio di cemento che collega il campo di gioco agli spogliatoi e alle docce.
Il fischio finale segnala il “cappotto” del Cordoba che perde 56 a 3. Il capitano del Cordoba stringe qualche mano, scambia la maglia con Jorge Menotti e, con le lacrime agli occhi per l’umiliazione subita, scappa nel sottopassaggio. Lì qualcuno gli mette una coperta sulle spalle. Poi viene fatto uscire da un portoncino laterale e spinto a forza dentro una Ford Falcon.
Sul campo i giocatori boarensi raccolgono, in fila indiana, l’applauso degli avversari. Poi fanno il giro d’onore alzando la coppa davanti ai tifosi entusiasti. Infine rientrano anche loro, alla spicciolata, infangati, esausti e sorridenti. Jorge avvolge con un braccio le spalle di Antonio in un gesto affettuoso e protettivo, di gratitudine, perché quasi tutte le sue mete sono il frutto delle azioni impostate dal piccolo mediano di mischia.
L’individuo con l’impermeabile bianco e la faccia di faina è soddisfatto perché la prima fase dell’operazione si è svolta senza intoppi e senza clamore con la consegna del capitano del Cordoba ai colleghi della D2.
Jorge e Antonio avanzano nel corridoio controluce. Sembrano Obelix e Asterix.
L’uomo dall’impermeabile chiaro, un ex poliziotto addetto al traffico che ha trovato il suo momento di gloria facendo la spia per la giunta, gli va incontro estraendo il distintivo delle forze di sicurezza, un pataccone dorato copiato dalla polizia di New York ed esibito con la stessa arroganza. Per lui il rugby è complicato e noioso. Non è possibile, soprattutto per chi ama il football, conoscere tutte le sue regole. A parte, ovviamente, i cosiddetti “fondamentali”. Tra questi, accessibile a tutti, c’è, nel rugby moderno il peso dei giocatori. Purtroppo per lui, è tardi quando lo spione si accorge che, assieme al distintivo, può opporre solo 70 kg ai 200 e più della media ponderata di Jorge e Antonio. Appena Antonio lo vede si scioglie rapidamente dall’abbraccio di Jorge e scatta in avanti, abbassandosi ancora, come è abituato a fare quando si insinua come una talpa nei raggruppamenti avversari. Lì punta alla palla ovale attento a non far male a nessuno. Qui sferra una tremenda testata al basso ventre del poliziotto che si accascia a terra ululando.
Quando sentirono quell’urlo disumano gli agenti delle forze speciali che erano rimasti accanto alle loro Falcon, fuori dallo stadio, si precipitarono nel sottopassaggio appena rischiarato dalla luce livida delle lampade al neon che, semiesaurite, lampeggiavano illuminando una scritta semicancellata ma ancora ben visibile su un muro costellato di disegni osceni: “Si Evita vivierà seria montonera”. lezioni di anatomia di Rembrandt
Il loro compagno giaceva sul pavimento di gres in posizione fetale, un rivolo di bava usciva dalle labbra semi aperte in un borbottio continuo e incoerente.
La scena era surreale. Una ventina di energumeni formavano un cerchio intorno a quel corpo sofferente, come se fossero di fronte ad un teatro anatomico di scuola fiamminga. Tuttavia, nessuna ulteriore analogia sembra possibile: infatti i giocatori non erano pingui, né rosei, né indossavano broccati e colletti finemente ricamati come i medici olandesi del ‘600. Molti erano ancora nei calzoncini sudici della partita, altri avevano le maglie strappate, alcuni appena usciti dalle docce, erano ancora insaponati. Presumibilmente non avevano alcun interesse scientifico per quel paziente né si può pretendere che esprimessero umana pietà per chi aveva appena risucchiato (“chupado”) il loro capitano in un girone infernale. Guardavano silenziosi e seri mentre l’uomo veniva caricato su una barella. Un reparto di militari armato di pistole mitragliatrici procedette alla loro identificazione spuntando i nomi dall’elenco dei giocatori delle due squadre.
Oltre a Roberto Lucas mancavano all’appello Jorge Menotti e Antonio Bettanin.
Vittorio Grimaldi

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