COMUNICAZIONE: ancora sulla manipolazione del consenso ma… sul web!

Popolo della rete, attenzione: anche sul web la libertà può essere un’utopia.
In alcuni miei precedenti pezzi, ho già avuto modo di trattare la tematica della “manipolazione del consenso” da parte dei mass media, attraverso il metodo dell’agenda setting.
Ma per fortuna c’è il web, direte, dove siamo liberi di attingere a più fonti d’informazione, formarci un’opinione davvero libera ed esprimerla nel modo che ci è più congeniale.

NL33 - manipolazione consenso su web - schema manipolazione sul webChiunque davvero la pensi così, si faccia dire che è un po’ naif.
Perché se, da un lato, è vero che le fonti ci sono, dall’altro queste sono talmente tante da diventare praticamente inutilizzabili.
Ma soprattutto perché anche sul web tematiche e fatti vengono priorizzati nell’agenda degli utenti seguendo un disegno di “persuasori occulti”.
Voglio farvi un esempio, che possiamo considerare “positivo”, ma che è esemplificativo di quanto potrebbe accadere anche in direzione opposta.
Mi riferisco al caso mediatico della scorsa estate, il noto “Ice Bucket Challenge”, una moderna catena di Sant’Antonio nella quale un individuo si dava una secchiata d’acqua gelida e allo stesso tempo “nominava” degli amici che entro 24 ore potevano scegliere se fare una donazione alla fondazione per la ricerca contro la SLA o sottoporsi allo stesso trattamento. Il tutto ovviamente filmato e condiviso sui social network.
Nessuno sa come sia nato ma nell’arco di un mese e mezzo la SLA è divenuta un argomento molto caldo a livello mediatico. Tutti hanno pensato che i 50 euro di Luciana Littizzetto fossero un insulto alla ricerca e alla gente che soffre. Le donazioni sono schizzate e hanno raggiunto nell’arco del periodo estivo la stessa cifra normalmente raccolta in un anno intero.NL33 - manipolazione consenso su web - ice-bucket-challenge

Fantastico, si è fatto del bene e ci si è divertiti.
Sì, salvo che questa attività esisteva già da prima senza che nessuno ne fosse a conoscenza fino a che un bel giorno una tv americana non l’ha presentata: da lì il fenomeno è impazzito mettendo insieme nobiltà della causa, follia del gesto che divertiva tutti, vip e meno vip e il narcisismo che accomuna tutti gli utenti dei social.
Fantastico, si è fatto del bene e ci si è divertiti.
Salvo che… riflettiamo: l’attenzione di 28 milioni di persone che hanno condiviso 2.4 milioni di video è stata focalizzata e più di 20 milioni di dollari in tre settimane sono stati raccolti attraverso l’iniziativa di un digital PR!
Siamo sicuri che le priorità della nostra agenda, che oggi si compone attingendo ai mass media tradizionali come al web, non sia “guidabile” utilizzando i nostri profili e le nostre informazioni su Facebook o su Twitter o le ricerche che facciamo su “Google”?
Abbiamo donato? Ci siamo chiesti perché lo abbiamo fatto per la ricerca sulla SLA e non per la ricerca sull’AIDS che miete decine di migliaia di vittime in Africa?
La risposta è semplice: perché nessuno parla dell’AIDS in Africa.
E noi non ce ne interessiamo.
Perché è fuori dalla nostra agenda di priorità.

NL33 - manipolazione consenso su web - illusione della sceltaPredicare la totale libertà da condizionamenti mediatici nella gestione delle nostre priorità è un’utopia.
L’unica cosa che davvero possiamo e, a mio avviso, dovremmo fare è allenare noi e i nostri figli a guardare con occhio critico la realtà.
A non prendere per buona nessuna posizione, a contestare e approfondire personalmente ogni notizia, a non credere fino in fondo a nulla di non verificato personalmente.
O sapendo, quando lo facciamo, che si tratta di un atto di fede.

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