TECNOLOGIA: droni!

La parola drone appare per la prima volta nel 1946 in Inghilterra e venne usato riferendosi ad un aereo telecomandato. Fino ad allora la parola drone significava solo “Fuco”, ape maschio. Il paragone forse è originato dal fatto che il fuco è l’elemento dell’alveare più sacrificabile rispetto alle api femmine proprio come lo è un aereo senza pilota rispetto ad uno con a bordo un umano che lo controlla.
Dunque i droni sono vere e proprie aeromobili a pilotaggio remoto o APR, sono velivoli caratterizzati dall’assenza di un pilota a bordo. Il suo volo è controllato da un computer, e sotto il controllo remoto di un navigatore (pilota) sul terreno.
L’dea di costruire un qualcosa che volasse in qualche modo pilotato, ma non a bordo, fu degli Austriaci quando nel 1849, provarono ad attaccare Venezia con dei palloni carichi di esplosivo lanciati da una nave. L’effetto fu particolare e il risultato sicuramente negativo, infatti alcuni palloni caddero su Venezia ma altri sospinti dal vinto colpirono le linee austriache.
Ma il vero successo iniziò con un piccolo elicottero prodotto dalla Radiplane Company nel 1935. Il suo ideatore certo Reginald Denny era certo che i modelli di elicottero radio controllati e ad a un costo ragionevole, potessero avere un ruolo importante per i test dell’artiglieria antiaerea. Ne fece una dimostrazione per l’esercito statunitense con un tipo denominato RP1. Fu un grande successo e l’esercito ne ordino 15.000 utilizzati fino alla seconda guerra mondiale.
Il grande progresso tecnologico dell’inizio degli anni 2000, ha spinto la ricerca in principal modo verso l’utilizzo militare, per tutte quelle situazioni particolarmente pericolose dove fosse sconsigliabile un intervento di capitale umano. Tutti abbiamo presente i kamikaze giapponesi che a bordo di siluri o aerei si gettavano sulle navi americane.
I primi ad utilizzar gli APR furono gli Americani contro il terrorismo islamico, era il 17 Aprile 2001. Durante il governo Bush si cominciarono ad utilizzare regolarmente in Afghanistan, ci furono 52 interventi che causarono la morte di 416 persone. Dopo i primi successi gli americani decisero di ritirare i propri distaccamenti dai paesi più pericolosi e di rafforzare sempre più la guerra al terrorismo con l’uso dei droni.

Ci sono state molte contestazioni in principal modo in Usa per l’utilizzo di queste armi micidiali, e contraria si è mostrata l’associazione per i diritti umani Amnesty International che, nel rapporto del 2013, “Sarò io il prossimo”? descrive gli attacchi statunitensi con i droni in Pakistan, e non esita a definire l’uccisione dei Pakistani, in raid con velivoli senza pilota, crimini di guerra ed esecuzioni extragiudiziali.
Comunque le contestazioni sono limitate e considerata la grande forza dei droni, i più dei paesi Industrializzati hanno continuato ad attrezzarsi con queste particolari armi.
Anche i soldati di Erdogan avranno i loro droni, in questo caso veri e propri kamikaze: Ankara ha avviato la produzione di una “flotta” di mini-droni killer. Sono lunghi circa un metro e possono essere lanciati da dispositivi portatili e controllati da un operatore remoto, sono condotti sull’obiettivo dall’intelligenza artificiale che attraverso algoritmi nel sistema, individuano, valutano la situazione, agganciano l’obiettivo e conducono il drone sul bersaglio in modalità ‘kamikaze’.


L’utilizzo degli APR ha avuto una grandissima crescita anche nelle applicazioni civili, ad esempio Stazioni di pronto soccorso, per l’invio di defibrillatori e medicine, in caso di incidenti, il loro intervento può avvenire in qualsiasi zona e in un tempo ragionevole.

Poi di prevenzione e intervento in emergenza incendi, per usi di sicurezza non militari, per sorveglianza di oleodotti, con finalità di telerilevamento e ricerca, impiegati nella sorveglianza aerea delle coltivazioni, in aerofotogrammetria, per effettuare riprese aeree cinematografiche, in operazioni di ricerca e salvataggio, nel controllo di linee elettriche, nel monitoraggio della fauna selvatica e più in generale, in tutti i casi in cui tali sistemi possano consentire l’esecuzione di missioni “noiose, sporche e pericolose” con costi minori rispetto ai velivoli tradizionali. Anche Amazon li sta collaudando per la consegna dei pacchi in luoghi difficili da raggiungere:

Infine è bene ricordare che le operazioni devono rispettare le stesse regole e le procedure degli aerei con pilota ed equipaggio di volo a bordo ed anche che l’utilizzo degli APR in ambito civile va sempre subordinato alla regolamentazione presente nel Paese in cui si ha intenzione di operare.

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