CULTURA – I castelli bordolesi

Il nome di Bordeaux  è sinonimo di qualità  per tutti gli amatori e conoscitori di vino: le denominazioni sono 60, gli ettari coltivati 112mila, i viticoltori circa 7.000 e il vino prodotto annualmente 5 milioni di ettolitri. (Per farsi una idea la produzione annua di tutta l’Italia si aggira sui 50 milioni di ettolitri).
Quando si parla dei vini di Bordeaux non si può fare a meno di parlare dei “castelli bordolesi” dato che la quasi totalità dei vini della zona, con solo poche eccezioni, porta il nome di un “castello”.
Con il termine “castello” si indicano sia l’impianto viticolo nel suo insieme sia l’edificio di abitazione dei proprietari.
Il “castello viticolo” risale al XVII secolo, ma solo certi edifici più antichi sono stati dei veri e propri  castelli nel senso architettonico del termine: il castello di Yquem, ad esempio, è conosciuto per i suoi vini sin dal XVI secolo ma la fortezza risale al Medio Evo.
I “castelli “ viticoli si sono moltiplicati soprattutto tra la metà del ‘700 e la fine dell’Ottocento, con un momento di particolare sviluppo nella seconda metà del secolo stesso, dopo la classificazione dei vini: le guide parlano solo di “qualche” castello nel 1850, questi diventano 500 nel 1870, un migliaio nel 1885 e 2000 nel 1914.
Questa moltiplicazione delle denominazioni è legata alla storia.
Prima della rivoluzione francese i soli proprietari terrieri erano “i signori” – e per questo ci sono delle abitazioni “storiche” molto belle – e il vino veniva venduto “sfuso” – solo delle migliori annate si specificava la provenienza. Nel 1857 è venuta alla luce la prima legge francese sui “marchi” e di qui la necessità di associare alla propria produzione un “marchio”.
Gli edifici sono dei tipi più svariati dalla “chartreuse” (castelletto del ‘700 secondo la terminologia locale) all’abitazione neoclassica o neogotica o di ispirazione orientale. E non sono una ostentazione di ricchezza dato che spesso sono di dimensioni modeste come una “masseria” nostrana.

Poiché l’enoturismo è di moda nei giorni attuali, i proprietari consci del potere di attrazione di una cantina esteticamente curata si sono affidati a degli architetti di fama per la loro ristrutturazione. E le loro cantine sono oggetto di visite su appuntamento o fanno parte di giri eno-turistici organizzati.
Visitare un “castello” significa scoprire tutte le tappe dell’elaborazione del vino: conoscere il territorio per comprendere le caratteristiche del vino, vedere i macchinari per meglio conoscere il processo di produzione, gustare il vino per interpretarne la storia e stabilire una relazione con il vignaiolo.
Nel primo approccio il proprietario parlerà della storia del “castello”, proseguirà raccontando le caratteristiche particolari del territorio: natura del suolo, esposizione, trattamenti. La visita proseguirà con il giro del “castello” – spesso un edificio storico ricco di aneddoti, ma talvolta ancora una casa privata abitata dai proprietari. Si prenderà poi conoscenza delle diverse sale di lavorazione attraverso le quali i grappoli entranti si trasformano nel vino imbottigliato.
La visita terminerà con la degustazione del vino e con il passaggio per la “boutique” dove si potranno acquistare i diversi vini prodotti.
Allora che dire? Bordeaux e i suoi castelli si meritano una visita.

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