La Lampadina Racconti – Un braccialetto di corallo rosa

di Vittorio Grimaldi
da”Otto limericks per Dorella e altre storie acide”

Edizioni Clichy

 

L’ultima domenica di agosto si celebra, a Cortina, la festa di Ra Bandes. Dalla Val Pusteria gli Schutzen, come d’uso, calano a valle, pur non essendo lurchi come i tedeschi medioevali o gli austriaci di oggi o scomunicati come i celebri arcivescovi dell’Engadina immortalati nella Canzone di Legnano. Le loro marce militari si confondono in un’unica babele di suoni quando, a sera, sfilano in calzettoni bianchi e calzoncini di cuoio con le stelle alpine disegnate sulle bretelle.
Rudolf ha diciassette anni. Fa il pastore ed il casiere e suona, come il dieci per cento dei suoi concittadini, in una banda della Vai Casies. Capelli scuri e lisci, occhi azzurri, guarda le nuvole mentre digita, ispirato, sui tasti della fisarmonica.
Oggi, con quattro amici: chitarra, flauto dolce, tromba e trombone, suona valzer, polche e mazurche in un angolo della terrazza dell’Averau, all’ombra delle Cinque Torri. Il belvedere del rifugio è affollato di turisti, ma Rudolf ha occhi solo per una signora seduta a un capotavola. Ha lunghi capelli dorati raccolti in uno chignon. La donna lo incuriosisce perché ha un’espressione profondamente annoiata dietro occhiali scuri dalla sottile montatura celeste. Indossa una giacca quasi bianca, di lana cotta.
Dal suo punto di vista Joseph intravede, sotto al tavolo, un braccialetto di corallo rosa, spinoso, fra l’orlo dei pantaloni azzurro chiaro stretti alla caviglia e le «sneakers» sui calzini cortissimi.
Rudolf è poco più di un bambino e non ha nessuna pratica di donne e di mode. Eppure, continuando a suonare fissa quella signora che non lo degna di uno sguardo, non solo perché gli pare bellissima ma perché ha la bizzarra sensazione che quel bracciale rosa, che stringe la sottile caviglia della donna, sia anacronistico: tutt’altro che fuori moda ma, in qualche modo, fuori posto. Nonostante l’inesperienza, Joseph percepisce che quell’ingenuo richiamo seduttivo e ribelle, forse adatto a una giovane, non lo è più per una signora, sia pure attraente che, per colpa di certe rughe attorno agli occhi, potrebbe avere la veneranda età di trenta o addirittura quaranta anni.
Il bracciale alla caviglia è fuori contesto anche guardando l’uomo che l’accompagna: un signore corpulento, di mezza età che mangia e beve senza ritegno e protesta a voce alta perché il servizio è lento, le pappardelle sono condite con i finferli anziché con i porcini, la birra è calda. Lei fissa il piatto davanti a sé con aria disgustata, senza toccarlo. Joseph nota che l’uomo, tra un boccone e l’altro, fra una protesta e l’altra, di tanto in tanto con la mano sinistra sfiora con una rapida carezza la mano della signora che è morbidamente adagiata sul tavolo, accanto al piatto. Il gesto è timido, quasi furtivo e lei ha l’aria di non accorgersene. Invece lo restituisce, a modo suo. Sposta quasi impercettibilmente l’avanbraccio fino ad afferrare con due dita il coltello posto accanto al suo piatto e, come giocherellando, entra con la lama, che è piuttosto larga, fra le dita grassocce dell’uomo, le divarica dolcemente e, sempre con la lama ne accarezza l’interno, piano piano.
L’uomo ha smesso di mangiare e di bere e di protestare. Lusingato subisce quel lieve titillamento guardando davanti a sé con un sorriso idiota. Quando Joseph attacca un valzer di Strauss la donna si accorge di lui. Alza gli occhi e finalmente lo guarda. Il volto corrucciato si apre a un sorriso incantevole e malizioso. Stringe meglio l’impugnatura del coltello, lo solleva di 5 centimetri e lo conficca con forza nel dorso della mano sinistra del suo anacronistico compagno.

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