La Lampadina – Racconti: Una contessa, la vera regina di Capri: Edda Ciano

dal libro “Capri 1939. L’isola in bianco e nero” 

di Marcella Leone de Andreis

 

Una contessa, la vera regina di Capri
Edda Ciano è una che la mattina dorme fino a mezzogiorno. In casa, tutti si chiedono preoccupati di quale umore si sveglierà. I suoi figli in genere sono già al mare. La loro vita, che già in città è rigorosamente separata da quella dei genitori, si allontana ancora di più dal mondo degli adulti, misteriosa nei suoi tempi, nei suoi riti, nelle sue parole. Edda arriva alla spiaggia quando per loro e già ora di risalire per il pranzo. Rincasa quando i bambini escono per la passeggiata pomeridiana; riposa quando loro tornano; esce di notte quando loro dormono. Fa lunghi e complicati solitari con piccole carte decorate da draghi che si è portata dalla Cina, a volte chiacchiera in inglese con le amiche. Non è molto espansiva. Fabrizio Ciano, per tutti Ciccino, non ne soffre. Dovunque vada, in spiaggia o in giro per Capri, è oggetto di mille attenzioni. A otto anni ha chiare alcune cose fondamentali: suo nonno Benito Mussolini è l’uomo più importante d’Italia, il numero uno; subito dopo viene suo padre, il numero due. Gli uomini più potenti del Paese non gli fanno alcuna impressione e gli pare normale parlare a tu per tu con i principi di Casa Savoia che a Capri frequentano gli stessi ambienti dei genitori con i quali sono in stretti rapporti. L’unico neo, di quella sua vita di bambino dorato e lo ricorderà per anni come un incubo — è la mano lunga e nodosa della governante, Greta Moerbitz, una tedesca tutta d’un pezzo, che picchia lui e sua sorella per ogni nonnulla. Solo il fratellino Marzio, soprannominato Mowgli, come il figlio della giungla, e più. italianamente Mogolotto, si salva dalle sue grinfie perchè è ancora troppo piccolo. La signorina parla con i figli dei Ciano in tedesco. La mamma la capisce appena, il padre per niente. E tutti e due la sopportano a stento. Ma, dati i tempi e le alleanze politiche, la severa governante fa comodo come interprete durante i ricevimenti privati sempre più frequentati, sia a Roma che a Capri, da ospiti tedeschi. Qualche anno dopo, quando riuscirà a licenziarla, un’Edda esultante ne darà notizia per lettera al marito, uno squarcio di vita familiare che finirà col passare alla storia tra questioni ben più drammatiche perché il ministro degli Esteri ne parlerà addirittura nel suo diario.
Edda va pazza per Capri: per lei è stato amore a prima vista fin da quando ci era stata la prima volta da ragazza. E ci è voluta tornare nel 1930, sposa ventenne in viaggio di nozze. Ospite del barone Fassini nella più bella suite dell’albergo più suggestivo dell’Isola, il Quisisana, è rimasta stordita dai colori, dai profumi, dall’aria anticonformista di Capri. Da allora, ha sempre fatto in modo di alternare viaggi e vacanze in giro per l’Italia e per il mondo a lunghi periodi trascorsi sull’Isola. Quell’estate del ’39, Edda è particolarmente felice perchè la sta trascorrendo nella sua nuova villa sul Castiglione. Contrariamente alla moglie, Ciano non è un appassionato dell’Isola. II genero del duce non si sente affatto legato a Capri. Fosse per lui, non si sposterebbe dalla Versilia, dalla sua Bella e comoda villa di Antignano oppure dalla mondana Viareggio, dove ama mescolarsi agli scrittori e agli intellettuali che gravitano dal 1929 intorno a uno dei più prestigiosi premi letterari d’Italia, il Viareggio, fondato da Leonida Repaci. D’estate i figli lo vedono raramente, per loro il padre lavora sempre al Ministero e non prende mai vacanze; ma ogni volta che arriva è una festa perchè tutti gli si fanno intorno, lo salutano, gli battono le mani. In occasione dell’arrivo del marito, a Edda è toccato buttarsi giù dal letto per accoglierlo trafelata in riva al mare, caracollando lievemente sui sandali dalla suola a zeppa che il calzolaio Ferragamo di Firenze le ha fatto su misura e che sono l’ultimo grido della moda.

Di solito preferisce scendere a Marina Piccola in carrozzella o con il piccolo autobus di linea, godendosi gli omaggi deferenti, e a quel che pare sinceri, dei capresi. Quel giorno, per fare più in fretta, mobilita Luigi De Gregorio, della nota famiglia dei tassisti di Capri, che, orgoglioso della sua cabriolet nera, una “Fiat”, con l’accento ben calcato sulla “a”, come dice lui, modello 521 e 3.000 di cilindrata, si mette al servizio di Ciano ogni volta che questi si affaccia sull’Isola e lo aspetta per ore dovunque si rechi. Giunta in spiaggia, Edda si cambia rapidamente nella cabina che Maria Mellino le riserva da anni, la 101, e si infila in un pagliaccetto castigato in modo che Galeazzo non si arrabbi. Di norma la figlia del duce indossa costumi a due pezzi, a cui l’ultimo grido della moda lanciata per l’estate della sartoria Montorsi, che veste le più importanti dame della Capitale, impone di abbinare un sarong, un grande scialle della stessa fantasia, annodato con nonchalance sui fianchi, che Edda ha diritti e mascolini, così diversi da quelli rotondi, simbolo di fertilità e patriottismo, che costituiscono l’ideale di ogni perfetta Italiana.

Come ogni brava fascista, comunque, la figlia del duce applica con zelo alcune delle direttive del regime: salvo che in privato, fa sempre il saluto romano e si rivolge a tutti usando iI voi. Esibisce con orgoglio una fede nuziale di vile metallo in sostituzione di quella d’oro che ha donato alla patria come hanno fatto milioni di italiani per sostenere il regime durante guerra d’Africa. E pazienza se il braccio nudo rivela un pesante bracciale d’oro appena uscito dall’esclusiva gioielleria Bulgari. La primogenita di Mussolini, che pure sotto diversi aspetti e un tipo spregiudicato e alla mano, ha un culto quasi sacro delle prerogative del padre in quanto capo del Governo al punto che i suoi figli chiamano il nonno “nonno duce”. Marino Canale, comandante della motonave Principessa di Piemonte, modi da gentiluomo e molto popolare tra gli isolani e i forestieri, era incorso una volta in uno spiacevole incidente “diplomatico” quando si era permesso di chiederle familiarmente: «Contessa, come sta papà? «Non intenderete per caso parlare del duce?» gli aveva risposto gelida Edda fulminandolo.

Grandi occhiali scuri consentono alla contessa di nascondere le occhiaie profonde, segno delle troppe serate trascorse tirando tardi tra balli scatenati, partite di poker e pinnacolo, molti bicchieri di gin e troppe sigarette americane, le Chesterfield dal sapore un po’ oppiato, un lusso che in quei tempi sono in pochi a potersi permettere. I pettegolezzi su di lei si sprecano, ovunque vada e qualunque cosa faccia. Gli agenti dell’Ovra la spiano sulle rocce, al mare, al night, e fin dentro il letto, riempiono fogli di informative che finiscono in cartelline verdi con su scritto «Riservato per il duce». Le indagini comprendono anche ciò che si dice di lei. Fra le decine di segnalazioni ce ne sono alcune compromettenti. Più che per Edda, di cui ormai si è detto tutto, per chi spettegola su di lei. È il caso per esempio della moglie del potente prefetto di Napoli, Giovan Battista Marziali, sorpresa il 15 luglio 1939 dagli agenti dell’Ovra in un gruppo di signore napoletane, fra cui anche la moglie del console della Milizia Giovanni Mosconi, che parla male della figlia del duce, criticandola sotto vari aspetti: ciò induce la spia della Polizia politica a preannunciare «più ampie indagini”.

Il matrimonio tra Edda e Galeazzo, non è un segreto, ha perso ormai da un pezzo la passione, e sia lei che lui si ritengono piuttosto lontani dal conformismo coniugale piccolo borghese propagandato dal fascismo.

AII’interno della coppia più famosa, testimonia Marozia Borromeo d’Adda, ciascuno dei coniugi vive la propria vita ma la famiglia resta ancoraggio fisso, irrinunciabile per entrambi. Edda ha una quantità di flirt, come del resto Galeazzo. Ma sono gentili l’una con l’altro e molto affezionati ai bambini. Nel complesso vanno avanti benissimo. La figlia del duce, è una donna dal carattere forte e un’anticonformista, dice sempre quello che pensa, si circonda di amici stravaganti e non bada alle convenienze sociali, scrolla le spalle con noncuranza quando le arriva alle orecchie il racconto dell’ultima avventura del marito. Pur non rispettando appieno i canoni della bellezza classica, Ia contessa Ciano è una donna affascinante. Gli occhi tondi e penetranti come quelli del padre, la figura magra e scattante, la voce bassa e armoniosa, leggermente rauca, simile a quella della famosa cantante Zarah Leander, priva di qualsiasi accento, il naso aquilino che lei detesta ma che dona personalità al suo volto, tutte queste caratteristiche fanno di lei una delle giovani donne più corteggiate del momento. Informato dalle spie, il duce è al corrente di tutto e in genere non batte ciglio. Ne’ Raimondo Lanza di Trabia, il bellissimo principe siciliano fidanzato con Susanna Agnelli, in odore di flirt con Edda, ne’ il marchese fiorentino Emilio Pucci, per il quale pare che lei voglia separarsi o addirittura divorziare, vengono minimamente scoraggiati o importunati. Ma quando un eccentrico napoletano, Pietro Capuano, chiamato da tutti Chantecler, figlio di un piccolo gioielliere, un tipo che gira per Capri in pantaloni rossi, lanciando inconsapevolmente una moda che resisterà per decenni, e a qualche festa si traveste da donna, si permette di corteggiare la figlia del duce, Ia Polizia politica interviene immediatamente, lo marca stretto e gli impedisce di mettere piede sull’Isola quando c’è anche Edda. Tenuto sotto stretto controllo, si salva a stento dalla deportazione a Carbonia, il luogo in cui dissidenti politici, criminali comuni e omosessuali notori vengono “rieducati” lavorando in miniera. A salvarlo è naturalmente la contessa Ciano, che interviene per risparmiare al suo amico la condanna al confino nel piccolo centro sardo.

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