PITTURA – Picasso, vita d’artista

Il periodo di Picasso forse più triste della sua vita fu quello denominato “blu”.
Con Freud, all’inizio del ‘900, si introduce il concetto scientifico di profondità della psiche. La scelta del colore blu è determinata dall’esigenza di rappresentare una dimensione non visiva, rappresenta appunto, la ricerca di valore spirituale. Picasso dipinge, come molto dei suoi coetanei in quel periodo, usando il colore azzurro, legato sopratutto all’introspezione.
In quell’arco temporale, il pittore si era abbandonato alla disperazione più totale, dipingeva personaggi della strada, con atteggiamenti depressi, profonde occhiaie, malinconici e tutti su sfondo blu, caratterizzante il suo stato d’animo. Aveva perso molti dei suoi ammiratori che lo vedevano come pittore oramai finito.
Ma cosa aveva acuito questa sua ricerca pittorica di dolorosa introspezione? Qualche anno prima del 1900, Picasso incontrò al famoso Els Quatre Gats café di Barcellona Carlos Casagemas un pittore spagnolo di medio successo, e con lui nel 1900 si trasferì a Parigi, condividendo poi con lui ogni aspetto della vita parigina, l’alloggio, le amicizie, la cultura, i divertimenti, gli amori e quant’altro. Insieme avevano assunto un atteggiamento spavaldo da bohemien, e fuori da ogni convenzione.

Ebbero le amanti più svariate che si scambiavano volentieri. Tra queste la più ambita era una modella ventenne, Laure Florentin Gargallo chiamata tra loro Germaine. Casagemas perse la testa per lei e forse per la troppa insistenza, fu in qualche modo rifiutato. Tra scherzi e lazzi tipici tra amici di quell’epoca fu ipotizzato che la ragione del rifiuto andasse cercato nella poca virilità di lui.
L’amicizia tra Picasso e Casagemas era comunque fortissima, Picasso si divertiva a disegnare l’amico esagerando su ogni particolarità fisica del suo corpo, lo disegnò anche nudo che si copriva le sue parti intime con le mani. Casagemas, forse in apparenza, non se la prendeva più di tanto. Tornarono insieme in Spagna poi Picasso rimase a Madrid mentre Casegemas tornò a Parigi, sperando di conquistare Germaine ma senza molte speranze: per Carlos si trattava di amore profondo, quasi un’ossessione, per Germaine si era trattato di una liason passeggera.
Il 17 febbraio del 1901, il dramma si sviluppò improvvisamente, nel locale l’Hippodrome, dove Casagemas aveva organizzato una cena con alcuni amici e con Germaine. La serata si era svolta in un modo insolito, ed era quasi alla fine. Casagemas era molto distratto e nervoso, forse aveva bevuto molto e alzatosi, mentre tutti pensavano ad un brindisi, gettò sul tavolo alcune lettere, forse quante restituite da Germaine.
Cominciò a parlare in modo sconnesso, tanto che la povera ragazza ebbe paura e ancora più quando vide tra le prime lettere una da inviare o inviata alla vicina stazione di polizia.
Ad una mossa incerta di Casagemas si rifugiò, piangendo, sotto il tavolo nel momento esatto in cui Casagemas estrasse la pistola sparando un colpo nella sua direzione. Casagemas terrorizzato di quanto aveva evidentemente progettato e fatto, non vide di averla mancata, girò l’arma alla sua tempia e premette una seconda volta il grilletto. Fu subito portato ad un vicino ospedale dove morì poco dopo.
La cosa fu immediatamente comunicata a Picasso.
Da quel momento il tormento dell’artista per l’amico lo portò alla disperazione, cercava di lenire il dolore, un alibi, qualcosa che potesse ripagare del tragico evento.
Tornò a Parigi e contattò subito Germaine con cui intrecciò una profonda relazione. Voleva dormire nel letto che era stato di Casagemas, e ripetere tutte le abitudini che aveva condiviso con l’amico, addirittura cominciò a  dipingere nello studio dell’amico.

Per fortuna con il tempo tutti i grandi dolori perdono di intensità. Finì, intorno al 1905, quella carica malinconica e ritrovò una sorta di tranquillità interiore.
Da qui inizia quel periodo rosa contraddistinto da colori più tenui e più caldi con l’inserimento del colore rosa nelle sue tele.
Picasso comincia a dipingere con maggiore indulgenza, con grazia, rivelando la sua delicata e grande sensibilità.

1 commento per “PITTURA – Picasso, vita d’artista

  1. Paola Libera
    3 Giugno 2019 at 13:44

    Ottimo ricordo, molto interessante

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