LA LAMPADINA/RACCONTI – Covid 1

Covid 1
di Vittorio Grimaldi

È notte e fa caldo quando squilla il telefono. Sono i giorni della quarantena. Delle terapie intensive. Negli ospedali non c’è posto per i vecchi che tanto muoiono lo stesso. Si parla di immunità di gregge. Chi è giovane riesce a dormire. Chi è vecchio telefona a chi capita, spesso molto tardi, di notte.

***

Dice: “Sono il Notaio Rimoldi… parlo con l’avvocato?”
“Beppe, sono passati tanti anni eppure non sei cambiato! A proposito, è morto Arbasino, tout se tient, sei il solito stronzo… ma sono le tre di notte! Da dove chiami?”
Dice: “Meglio uno stronzo da Nibionno, alle tre di notte, che una casalinga da Voghera alle tre del pomeriggio!”
“Su questo posso convenire anche se le carampane ormai hanno raggiunto la pace dei sensi e non mi chiamano più. Allora, che ci fa a Nibionno un venerato maestro come te?”
Dice: “Sono in pensione. Mio figlio ha superato l’esame ed è finito qui”.
“Bello! Oh Dio, no! Che palle… Nibionno è dalla parte sbagliata del lago. Io conosco Cernobbio, … Villa d’Este…. il seminario Ambrosetti: quelle robe lì, tipiche dei soliti stronzi, specie se fanno i notai o gli avvocati come te o me”.
Dice: “Sbagliato sei tu! Hai mai sentito parlare di quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”.
“Oh Dio, notaio! L’incipit dei Promessi Sposi dura ben due pagine, fino a quando Don Abbondio torna bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628. Caschi male! È dai tempi del liceo che ti frego in italiano. Però adesso mi hai svegliato e sono curioso. A parte gli scherzi, mi sai spiegare perché nel cuore di una notte di mezza estate, nel colmo della peste o, se vuoi del Coronavirus, uno come te, che, nella fattispecie, è un illustre giurista, decide di telefonare a uno come me che non è più una brillante promessa e che non è mai diventato un venerato maestro”.
Dice: “Forse perché tu facevi parte di quel ridotto di amici solito a straviziare insieme per passare la malinconia e ogni volta ce n’eran di nuovi e ne mancava de’ vecchi”.
“Beppe, falla corta! Chi è morto stavolta?”
Dice: “I soliti quarantini. Fra tanti il gestore del rifugio dello Sci-CAI su al Livrio dove andavamo a sciare d’estate… lì o sul ghiacciaio della Bremva. Ricordi? Cantavamo di qua, di là dal Piave ci stava un’osteria”.
“Eravamo bambini viziati… a Nibionno però non c’era un’osteria… c’era una farmacia.”
Dice:” Quella c’è ancora. La reale farmacia Molteni. Famosa. Un giorno la Regina Margherita si fermò lì per un mal di testa e comprò un cachet Fiat: quello con il faccione di un gigante che nei manifesti, con le mani a rombo intorno a una grossa pasticca, prometteva di farti un culo così per farti passare il dolore.”
“Quella farmacia era famosa anche per Vanna, la figlia del Molteni: sulla neve molle del ghiacciaio sciava da Dio”.
Dice: ”È per lei che ti ho chiamato. Mica per la Regina Margherita e per il cachet Fiat. Volevo dirti che anche Vanna se n’è andata per il Covid.”
“Beppe mi sbagliavo! Neanche tu puoi vantarti di essere diventato un venerato maestro … per me sei rimasto il solito irredimibile stronzo!”.

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