STORIA – Il papa

A torto o a ragione sono considerato il più esperto di “cose religiose” della redazione de La Lampadina. Mi è stato chiesto di scrivere un articolo avente come argomento “il papato”, il più possibile “neutro” senza apprezzamenti o critiche “di parte”. L’impresa non è facile, considerato anche il limite di spazio assegnato a ogni nostro articolo.
Per molti il papa è quell’uomo vestito di bianco, che vive in Vaticano, che è il Capo supremo della Chiesa Cattolica, al quale tutti dovrebbero obbedienza assoluta e tutto quello che dice dovrebbe essere creduto senza farsi tante domande e che ogni domenica si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico a Piazza S. Pietro per rivolgere alcune parole a una folla più o meno numerosa, di pellegrini e di turisti in visita alla Città eterna.
I papi «ufficiali» sono stati, fino ad oggi, 266 in una serie che parte dall’anno 30 (o 33). Il primo papa – che non veniva chiamato “papa”, non vestiva di bianco e non abitava in Vaticano – fu Cefa o Simone, poi chiamato Pietro, un pescatore della Galilea, regione a nord della terra di Canaan (il termine Palestina è stato usato da scrittori greci e adottato dai Romani per la loro provincia, il termine terra di Israele è invece di origine ebraica); Pietro si trasferì a Roma dove morì martire nel 67 in seguito alle persecuzioni dell’imperatore Nerone.
Pietro era riconosciuto essere il più autorevole dei discepoli di Gesù di Nazaret, al quale Gesù stesso aveva conferito il “primato” nei confronti dei discepoli e considerato governare la comunità di Roma. Il modo nel quale abbia esercitato questo primato su tutti i seguaci della nuova religione, peraltro in numero assai ridotto e disperso nel territorio dell’impero Romano con prevalenza in Medio Oriente, non è noto per mancanza di fonti storiche. I suoi successori, successivamente chiamati “Vescovi”, vennero considerati ereditare insieme alla guida dei fedeli di Roma anche il “primato” su tutte le Chiese. Queste erano allora costituita da una serie di “comunità” poco numerose, presenti soprattutto nelle città, che si riunivano per i loro incontri nelle case degli aderenti più abbienti, non essendo possibile legalmente disporre di luoghi di culto dedicati.
Questa situazione andò avanti per circa tre secoli durante i quali questa “preminenza” del Vescovo di Roma dai contorni non ben definiti, ma più o meno pacificamente accettata da tutti, ebbe modo di manifestarsi in occasione di controversie di vario genere che interessarono i credenti.
Le cose cambiarono con il famoso editto di Costantino del 313 con il quale l’imperatore autorizzava l’esercizio della nuova religione, che era allora seguita da circa un 10% della popolazione. Gli sviluppi furono abbastanza tumultuosi, i “capi” cominciarono ad avere un ruolo pubblico, su tutto il territorio si costruirono edifici di culto, gli aderenti si moltiplicarono al punto che pochi decenni dopo, nel 380, il Cristianesimo venne riconosciuto “religione di Stato dell’Impero Romano”. I contorni del “primato” del Vescovo di Roma cominciarono a essere delineati più precisamente: si distinse un primato “di onore” su tutte le Chiese e un primato di “giurisdizione” (potere di decidere) esercitato peraltro solo su una parte del territorio, essendo la “giurisdizione” suddivisa con le altre Chiese Patriarcali (Antiochia, Alessandria ecc). Il termine “papa” (che deriva da “padre” come nella lingua moderna “papà”) venne utilizzato per la prima volta per il vescovo di Roma anche se non in modo esclusivo.
La definizione del “primato” si articolò e si sviluppò nei secoli successivi influenzato anche dagli eventi storici (divisione definitiva dell’Impero Romano, fine dell’Impero romano di Occidente e caos politico conseguente, avvento dell’Islam con la quasi totale scomparsa di Chiese Patriarcali, declino dell’Impero bizantino). Il “primato” del Vescovo di Roma si affermò anche dottrinalmente essere “di giurisdizione” su tutte le Chiese. Questa definizione, insieme a questioni dottrinali, fu una delle cause principali del Grande Scisma (divisione) che permane ancora oggi, tra “Chiesa Cattolica” (Universale) e Chiesa Ortodossa.
Nei secoli successivi il concetto di “primato” del Papa, a motivo della commistione tra vita religiosa e vita civile caratteristica del Medio Evo, tende ad affermarsi anche in campo civile: è il Papa a incoronare l’Imperatore Carlo Magno, è dal Papa che si fanno legittimare e consacrare i Re (la dinastia carolingia si sostituisce in Francia alla dinastia merovingia con la esplicita legittimazione del Papa ecc), i Vescovi sono sia funzionari statali facenti capo al sovrano che ministri religiosi facenti capo al Papa. Il Papa è anche il Sovrano di un territorio ed è attivo partecipante nelle vicende storiche. L’acme di questa giustificazione “teorica” del primato spirituale e temporale lo raggiunge il papa Bonifacio VIII con la bolla “Unam Sanctam”
La controversia tra papato e potere civile circa il primato “temporale” attraversa tutto il secondo millennio. In una prima fase la preminenza è del Papa (si pensi al fatto di Canossa e, più tardi, che è il Papa a decidere la ripartizione dei nuovi territori tra spagnoli e portoghesi), in un secondo tempo , iniziando con la Riforma protestante e successivamente con la Rivoluzione Francese, è l’affermarsi di regimi “laici” in tutto il mondo occidentale che restringe l’autorità del Papa al solo ambito “spirituale” con esclusione di qualsiasi interferenza nel dominio della vita civile. Questa controversia è ancora presente in una forma più o meno sotterranea e riguarda la dimensione “politica” del papato. La controversia è peraltro inevitabile dato che il pensiero cattolico è inconciliabile con il pensiero “laico” che confina il “religioso” solo nella sfera privata personale e riconosce al papa solo una autorità morale, comunque al pari di altre.
Tramontata ogni pretesa di “primato temporale”, anche il “primato spiritale” del Papa, tende a essere oggi messo in discussione e ridefinito, sia nel tentativo di sanare le divisioni tra Chiesa Cattolica e le altre confessioni cristiane (ortodosse e protestanti) sia, all’interno stesso della Chiesa Cattolica, perché dopo le devastanti esperienze che l’umanità ha vissuto nel secolo scorso con i regimi autoritari, l’uomo contemporaneo – e la Chiesa è una comunità di uomini che partecipa con gli altri allo “spirito” del tempo – mal si adatta ad accettare qualunque declinazione del “principio” di autorità che il Papa, con il suo “primato” incarna. È in questa chiave che si possono leggere i movimenti che desiderano dare alla Chiesa” della Chiesa. assetti più “democratici”.
Il concetto e il ruolo assunto dal Papato, pur attestandosi su alcuni punti fermi, si è dunque evoluto nel corso della Storia e continua ad evolversi. Non c’è da rimanerne sorpresi data la natura di “servizio” che è all’origine della Istituzione e che in contesti diversi non può non esercitarsi se non in forme diverse

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