CULTURA – Aimée du Buc de Rivery. Il mistero della leggendaria imperatrice dell’Impero Ottomano

Il 2 dicembre 1804 Parigi in festa accoglie Papa Pio VII. È venuto nella capitale francese per presenziare all’incoronazione dell’Imperatore. Napoleone I quel giorno si auto-incorona e incorona sua moglie, Marie Josèphe Rose Tascher de La Pagerie, conosciuta come Joséphine de Beauharnais.
Joséphine incarna tutto il successo delle famiglie della nobiltà francese che si sono installate un secolo prima nelle colonie delle Antille. Nel 1635 i francesi prendono possesso dell’isola della Martinica. S’insediano decimando la maggior parte della popolazione indigena e, piano piano, con la coltivazione della canna da zucchero, la rendono estremamente produttiva.
Joséphine, cresciuta in una grande proprietà della Martinica, ha una cugina, Aimée du Buc de Rivery, creola come lei. Una veggente predice, a tutte due, destini straordinari. All’inizio della seconda metà del XVII secolo, la famiglia du Buc, di origine normanna, si stabilisce nella colonia. La loro piantagione di canna da zucchero a Pointe-La-Rose li rende particolarmente ricchi. Aimé cresce lontano dai primi tumulti che presto danno inizio alla Rivoluzione francese e frequenta la buona società coloniale dell’isola. “Qui fut-elle et quel fut ce destin qui embauma à jamais de vanille-bourbon le Topkapi“?
A dodici anni viene mandata a Nantes per completare la sua educazione. Quando arriva sul continente la Francia è devastata dalla Rivoluzione, il regno è collassato. Nel frattempo un temporale che interesserà tutto il paese ha distrutto la raccolta di grano. La Francia è in piena carestia e Aimé deve tornarsene subito in Martinica. Sulla via del ritorno, a luglio, la sua nave, danneggiata da una mareggiata, viene attaccata dai pirati barbareschi al largo dell’isola di Maiorca. Fatta prigioniera, Aimé è portata ad Algeri, governata dai turchi, per essere venduta come schiava.
Ma Il destino ha altri piani per la giovane ragazza.
Il Bey di Algeri affascinato dalla sua bellezza decide di comprarla e di farne dono ad Abdülhamid I, Sultano dell’Impero Ottomano. Aimé è portata in nave a Costantinopoli dove cambia nome e diventa Nakshedil, o “la bella”.
Entra a far parte dell’harem, il serraglio del Topkapi, dove insieme con le altre concubine impara la storia, la geografia, la poesia, il ricamo e la danza.
Estremamente intelligente e astuta, seduce il sultano che la prende come quarta sposa e diventa valide sultan in 1808, ovvero madre adottiva del futuro sultano, Mahmud II, Imperatrice dell’Impero Ottomano.
Deceduto Abdul Hamid, diventa la confidente del sultano Selim III, suo erede, e lo incoraggia a modernizzare il paese attraverso profonde riforme. Ma fu veramente lei l’ispiratrice della politica pro-francese del successore di Abdul-Hamid?
Quello che vi ho appena raccontato sarà solo una romantica leggenda a cui ci stavamo già tutti affezionando?
La verità, a quanto pare, è un po’ diversa. In realtà, la storia della ricca ereditiera francese diventata sultana è iniziata già nel XVI secolo. Si diceva già allora che una principessa francese si fosse sposata con la famiglia reale ottomana.In ogni caso, la nostra affascinante Aimé è veramente esistita e mi piace pensare che la storia sia vera in tutto e per tutto.
È comunque vero che dall’800 si crea una profonda attrazione Oriente-Occidente. Dal mondo ottomano parte infatti un grande movimento filoccidentale e dal loro canto gli europei si plasmano all’orientalismo. La Turchia viene visitata o rivisitata da avanguardia di intellettuali: scienziati, venuti tra l’altro per studiare l’impianto moderno e antico di Costantinopli e le correnti del Bosforo, letterati arrivati grazie al nuovo collegamento dell’Orient-Expres: “Istanbul non è soltanto una città, ma un intero mondo modellato dalla storia”.
Purtroppo, due secoli dopo, di quello che potrebbe essere forse nato da una bella favola, rimane poco. Istanbul è di nuovo assediata dall’integralismo e lo spirito d’unione con l’Occidente sembra stia scivolando via inesorabilmente.

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Gustavo delli Paoli Carini
16 Novembre 2020 10:39

Un affascinante mèlange di favola e realtà. Come non rimpiangere un’epoca di avvicinamento fra la Turchia e l’Europa. Oltretutto forse Istanbul e Roma sono le città più belle e ricche di Storia, culture e varietà del mondo.

Reply to  Gustavo delli Paoli Carini
16 Novembre 2020 12:08

Grazie per il suo commento. Come ha ragione. Sono stata numerose volte ad Istambul per l’affascinante biennale di arte contemporanea e ogni volta sono rimasta colpita di quella ricchezza storica e culturale, come dice lei, ad ogni angolo di strada. C’era una forza, un’energia magica, che ogni volta si rinnovava. Purtroppo, con il clima politico ostile, non ci torno più e ora l’inquietudine si è installata al posto di una grande civiltà. È davvero un peccato. Con la storia di Aimé du Buc mi sono divertita a ridare un tocco di magia del passato a questa grande città.