ARTE – Giulia Lama: la prima artista a produrre importanti commissioni per la Chiesa

“Giulia Lama, veneziana, molto erudita nelle filosofie, ed assai valorosa Pittrice, cosicché le principali Chiese cercano avere delle opere sue, ed in particolar qualche Palla, nella cui maniera di dipingere acquistassi ella grandissimo onore”. Luisa Bergalli, Venezia 1726

È difficile capire quale siano le dinamiche che rendono possibile la notorietà di un artista, nel corso della storia. Quando l’artista è una donna, specialmente intorno all’inizio del Settecento, si parte sicuramente svantaggiati.
Nella Chiesa di San Marziale, al centro di Venezia, sopra uno degli altari, sono state scoperte due tele di notevole qualità, inchiodate alla parete della chiesa per diverse centinaia di anni e mai prese in considerazione. I dipinti sono di un’artista donna di nome Giulia Lama, una delle figure più enigmatiche e allo stesso tempo affascinanti del primo Settecento veneziano. Sembra sia stata la prima artista donna a Venezia a produrre importanti commissioni per la chiesa. Figlia d’arte, suo padre, Agostino, era pittore lui stesso oltre che mercante d’arte e perito.
A dispetto delle sue colleghe impegnate nella produzione di generi “femminili” come il ritratto o la miniatura, Giulia si cimenta nella pittura di storia. Ha uno stile autonomo rispetto agli altri pittori contemporanei, dipinge con carattere e toni chiaroscuri forti. Di mestiere è ricamatrice e merlettaia ma sa anche di filosofia e matematica. Frequenta circoli scientifici e umanistici e scrive poesie. Compie la sua esistenza interamente nella parrocchia di Santa Maria Formosa senza mai lasciare Venezia. Di lei si sa poco. Con sicurezza le sono state attribuite tre pale d’altare, due delle quali sopravvissute (Crocifissione con santi in San Vitale e Madonna in Gloria con due Santi in Santa Maria Formosa); un autoritratto oggi negli Uffizi e un bel ritratto della pittrice eseguito da Giovanni Battista Piazzetta.

Non era bella d’aspetto, ma sembra avesse un temperamento forte e malinconico. Il Piazzetta è uno dei pochi colleghi che le hanno dimostrato sincero apprezzamento.
Sulla base delle sole quattro opere identificate, gli studiosi hanno attribuito alla pittrice, in seguito, ventisei dipinti precedentemente assegnati ad altri noti artisti, e circa duecento disegni, inclusi studi per le sue pale d’altare con alcuni notevoli nudi femminili e maschili. I pittori maschi potrebbero essere stati disposti a perdere una commissione redditizia per uno del loro stesso sesso, ma perderne uno per una donna era considerato imperdonabile e fu apertamente ostacolata. Il Settecento è il secolo dell’istituzione dei primi musei pubblici, delle istituzioni scientifiche, delle accademie, in cui molto raramente entrano anche le donne. Sicuramente fu molto osteggiata dal potere maschile, scrivono le cronache del tempo, un’affermazione che alla luce del sessismo del XVIII secolo non sorprende.
Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr di Venezia possiede una bella collezione delle sue opere grafiche. Tutti studi di nudo tratti dal vero. Una prassi non certo convenzionale per una donna dell’epoca, che tuttavia ci rivela appieno una personalità autonoma e anticonvenzionale. Sono corpi nudi studiati, analizzati, interiorizzati, restituiti sulla carta da disegno con un tratto in gessetto rosso o nero, con lumeggiature di gesso bianco, che esprimono vitalità e forza.
Morta nel 1747 per “febbre acuta con affetto cutaneo, che degenerò in convulsivo”, venne sepolta nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Non si sposò, né ebbe figli e visse sempre nella casa di famiglia, in calle Lunga, in cui era nata 66 anni prima. Sembra che il suo indiscutibile valore sia stato ora finalmente riconosciuto.

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