COSTUME – Chiacchiere in redazione: Lucilla e Lalli parlano di partenze

Articolo di Lalli Theodoli e Lucilla Crainz

Lucilla – Subito dopo aver deciso dove andare ed aver controllato il clima, il turista prepara il bagaglio.
La prima regola: portare poche cose. Valigia piccola, mai piena. Spesso oltre tutto si fanno acquisti durante i viaggi e non si può girare poi pieni di pacchi. Vestiti abbinati per colore. Necessaire per toilette con prodotti in mini formato. Abbastanza per il breve soggiorno senza portare contenitori enormi.

Lalli. Sì, di solito, la preparazione per la partenza è perfettamente razionale, ma poi le ansie sono vincenti:…e se dovessimo andare a una festa? Aggiungiamo un vestito elegante. Ce ne basterà uno? A camminare? Un paio di scarpe extra comode. A fare un bagno in piscina? Due costumi (interi per carità). Poche le camicie. Aggiungiamone due nel caso si macchiassero a tavola. E così aggiunte su aggiunte per avere la certezza di essere pronti a tutto, la valigia si gonfia inesorabile sotto i nostri occhi.

Lucilla – Gli italiani in viaggio si riconoscevano un tempo per la loro eleganza. Soprattutto da magnifiche scarpe. Per cui ora teniamo alta la bandiera: no al borsello, no ai pantaloni pinocchietto. L’eleganza a volte premia. Grazie ad un aspetto curato Io sono stata prelevata dalla turistica e passata in business e in una altra occasione invitata nel palco VIP. Certo complicato essere eleganti per le musulmane totalmente coperte: l‘accento va allora dato a scarpe e borse che ne fuori escono: dovutamente firmate.

Lalli – Eleganti sempre in viaggio? A volte si sbaglia. Tanti anni fa, fine luglio, biglietto in cuccetta per Torino. Non prendevo una cuccetta da secoli ma non avevo trovato altro. La sera sulla banchina della stazione Termini fuori dal vagone vagava un mucchio di giovani. Eleganti non direi. Infradito, canottiere e costume da bagno o, forse, boxer. Li guardavo alzando il sopracciglio orripilata. Volevo che vedessero la mia totale disapprovazione. “E CHE MODO DI VIAGGIARE è questo?”
Nella notte ho condiviso la cabina dei canottierati. Avevo una cuccetta alta per fortuna. Mi sono sdraiata con attenzione per non stropicciare pantaloni e camicia con cui avrei dovuto girare il giorno dopo.
“Signora possiamo aprire il finestrino?” Per non fare la rompiscatole “Sì certo nessun problema!” Non lo hanno aperto, lo hanno spalancato. Ero in direzione di marcia. Un turbine di vento bollente mi ha travolto. Il lenzuolo di carta svolazzando impazzito cercava di strangolarmi. Impossibile domarlo. Alla fine siamo giunti, io e il lenzuolo, ad un compromesso: sciarpa attorno al collo. Non ho dormito un attimo quella notte, soprattutto perchè nel turbine di aria e di caldo cercavo di stare immobile per non ciancicarmi oltre misura.
La mattina prestissimo un gran via vai dentro e fuori dalla cabina. I canottierati si erano trasformati in un gruppo di perfetti dirigenti in giacca e cravatta. Questa volta erano LORO a guardarmi orripilati.
Io, tutta stropicciata, come uscita dalla centrifuga, sono scesa dal treno strisciando vergognosa. Certamente nessuno mi avrebbe passata in business o, tanto meno, nel palco delle autorità.

Se mai ci fosse una prossima volta mi aggirerò alla partenza in zoccoli e copri costume sulla banchina Termini e agli sguardi orrificati dei presenti non reagirò. So bene oramai come fare per essere elegante… l’indomani.

Subscribe
Notificami

1 Comment
Inline Feedbacks
View all comments
Monica Lariviere
28 Giugno 2022 9:40

Divertentissimo!