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La Lampadina - n. 122 ::: Giugno/Luglio 2023

Cari Lettori,
siamo giunti al meritato riposo estivo, chi prima, chi poi, si fermerà per ricaricare le batterie e ritornare a settembre con nuova linfa ed energia! Anche La Lampadina a luglio e agosto si concentrerà sulla programmazione degli appuntamenti di settembre e di inizio autunno. 
Per questo "tiepido" periodo di ozio, vi proponiamo la lettura di alcuni pezzi che speriamo forieri di spunti e meditazioni.
Carlotta approfondisce la figura di Anna Achmatova, la poetessa russa che attraversa con voce e silenzio un'importante evo della storia russa. Elvira ci porta in una Roma cinquecentesca dove si incrociano credenze popolari, superstizione e devozione.
Maria Grazia ci guida sui sentieri dell'arte contemporanea in quel difficile tracciato che tenta di unire il contemporaneo a quello che contemporaneo fu. Beppe si occupa di narrazione, di manipolazioone del consenso, anche in settori del sapere ormai acquisiti. Carlo anche si interessa di conoscenza e sapere ma gestite da un'intelligenza artificiale: potente, pervasiva, utile amica? Lalli ci racconta di cosa di solito accade a maggio e giugno in ambito parascolastico e come suo solito, trasla i concetti. Il racconto di Paola invece ci conduce nel delicato settore dell'insegnamento, dell'origine della fiducia in se stessi e della possibilità di vivere una favola, da protagonista.
Leggete più che potete in questi mesi, abbiate cura di voi e nutrite la costra intelligenza creativa. Ci vediamo a settembre!
 

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Martedi, 4 luglio 2023

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


POESIA - Nascondere le poesie sotto i ciscini dei divani di casa: qualche notizia su Anna Achmatova
Articolo di Carlotta Staderini Chiatante

Anna Gorenko nasce nei pressi di Odessa nel 1889. Nasce esattamente 10 anni dopo l’uomo che causerà a lei, alla sua famiglia ed a molti, molti altri grandi sofferenze: Stalin.
Anna nasce in una famiglia aristocratica. Il padre, ingegnere navale, si accorge che sua figlia Anna di anni 17, scrive e pubblica poesie che parlano di sentimenti, trovando le riviste di poesie sotto i cuscini dei divani di casa. L’ingegner Gorenko non desidera che il suo nome venga “infangato” da quelle sciocche poesie. Anna replica immediatamente che sceglierà un altro cognome per firmare le sue poesie. Sceglierà il cognome di una sua bisnonna, principessa tartara, che aveva sposato un discendente di Gengis Khan e così diventa Anna Achmatova. Le cinque “a” del suo nome lo rendevano un incantesimo.
Anna era alta, magra, con lunghe gambe e lunghe braccia sottili, un viso illuminato da occhi sensibili, naso aquilino. 
Era l’immagine della femminilità dominante e misteriosa. Il premio Nobel Josif Brodsky diceva che era arrivata “attrezzata di tutto punto e non somigliò mai a nessuno. Aveva il dono della parola in un universo sordo e muto”.
Con la famiglia visse da bambina a Carskoe Selo, piccolo ma prezioso villaggio vicino a San Pietroburgo, dove il Palazzo bianco e dorato costruito da Rastrelli per Caterina II aveva anche un parco magnifico ricco di statue ispirate alla mitologia e poi vi aleggiava lo spirito di Puskin, su cui in futuro Anna scriverà un saggio. Lì Anna imparò il francese ed a leggere Tolstoj. Poi la famiglia si trasferisce a San Pietroburgo capitale dell’impero degli Zar.
La Russia dei primi del Novecento è un paese molto arretrato nelle campagne con un popolo di analfabeti. Al tempo stesso nella capitale, l’aristocrazia è colta e internazionale. La città è sofisticata, costruita da architetti italiani e ospita una élite intellettuale, che non prevede di essere spazzata via. Anna sposerà un ragazzo del suo ambiente, Nicolaj Gumiliev, poeta famoso che aveva viaggiato molto tra Africa e Parigi. Nicolaj pubblica una rivista letteraria dove Anna pubblicherà le sue poesie. Lui le aveva fatto una corte spietata tentando anche il suicidio per lei. Anna lo sposa con una convinzione modesta. Sarà un matrimonio difficile, dai tradimenti frequenti ed infelice, che terminerà nel 1918. Nascerà un figlio, Lev, con cui Anna avrà rapporti difficili.
Il 1914 è la fine del mondo: Anna e Nicolaj capiscono che è una tragedia da cui non si uscirà più. “Invecchiammo di 100 anni e accadde/ nel corso di un’ora sola” scriverà Anna.
Gli amori di Anna furono tutti infelici. Ebbe tre mariti di cui uno fu giustiziato come controrivoluzionario e l’ultimo marito, Punin, morì in un lager staliniano. Amò e fu riamata da Modigliani che incontrò a Parigi una prima volta durante il viaggio di nozze con Gumiliev , e poi successivamente tornò a Parigi dove con Modì condivideva la passione per le poesie di Verlaine, Mallarmé, Baudelaire. Lui fece diversi ritratti di lei e glieli regalò. I più furono smarriti da Anna tra un conflitto mondiale, una rivoluzione bolscevica, diversi altri pensieri ed i traslochi. Tutti, tranne uno.
Il figlio Lev diventerà un professore universitario in Unione Sovietica dove insegnerà. Fu molto controverso in Unione Sovietica a causa di una sua teoria che sosteneva che la civiltà russa è figlia dell’Asia oltre che dell’Europa. Questa convinzione che ha ancora oggi una rilevanza politica fu alla base delle persecuzioni che subì. Oggi in Kazakistan esiste un’università intitolata a Lev Gumiliev. Lev fu imprigionato diverse volte nel periodo delle purghe staliniane fino alla condanna nel 1949 a 15 anni di lavori forzati. Fu liberato nel 1956. Durante la sua incarcerazione, Anna racconterà in “Requiem” l’esperienza dei mesi in coda nel gelo davanti alla prigione “Tre Croci” dove si trovava Lev e molti altri. Le madri, sorelle, mogli, erano in fila per ore ed ore per poter consegnare in guardiola un pacco per i loro cari: se il pacco era accettato era segno che il prigioniero era vivo, in caso contrario, deceduto. “Ho passato diciassette mesi in fila davanti alle carceri di Leningrado.
Una volta una donna mi riconobbe. Una donna dalle labbra livide che stava dietro di me si riscosse dal torpore che era caratteristica di tutti noi e mi domandò in un orecchio: - Ma questo lei può descriverlo? E io dissi: Posso. Allora una specie di sorriso scivolò lungo quello che un tempo era stato il suo volto”. È proprio questa la volta in cui Anna comprende di essere la voce di un intero popolo. Attraverso “Requiem” Anna diventa consapevolmente la testimone di un intero popolo sofferente. Le sue poesie sono in metrica e rima. 
Anna non cercò mai di emigrare, restò fedele al suo paese. I suoi amici Pasternak e Marina Cvetaeva la sostengono anche quando nel 1946 viene espulsa dall’Unione degli Scrittori e privata della tessera alimentare. Il regime comunista non le fece più pubblicare nulla fino a quando non morì Stalin. Si mantenne traducendo moltissimo, Victor Hugo e Leopardi avendo studiato l’italiano e Dante in particolare con Mandel’stam, l’amico poeta che era stato mandato al confino nel 1936 e che lei andrà a trovare e scriverà: “Ma nella stanza del poeta in disgrazia /vegliano a turno la paura e la musa./ Ed una notte avanza che non conosce l’aurora”.
Non fu mai arrestata forse perchè era troppo famosa o forse perché era utile politicamente. Anna non è nei manuali di storia ma ne è protagonista. La sua voce è una testimonianza storica. Una delle voci più importanti della poesia novecentesca.
Certamente viene da chiedersi come sia mai possibile che un paese come la Russia poi Unione Sovietica, passato nel tritacarne del Novecento, un paese che ha una così forte alchimia di dolori infiniti, possa annoverare così tanti poeti e scrittori eccelsi, con il coraggio di scrivere versi nel mezzo dell’orrore del Novecento. Certamente nella poesia russa vi è una dimensione religiosa e mistica. Anna, donna credente, scriverà una poesia patriottica durante il conflitto mondiale in cui chiederà al Creatore di sacrificare lei, il marito e il figlio, ma di salvare la Russia! La sua amica Marina Cvetaeva, dopo averla letta, si mise a gridare “Ma cosa ha scritto Anna? Non sai forse che la poesia si avvera sempre!” Davanti alla prigione Tre Croci di San Pietroburgo c’è una statua di Anna Achmatova.

La sua esperienza nel gelo in fila davanti alla prigione le fa scrivere: “Se mi farete un monumento fatemelo qui dove sono stata in piedi 300 ore e dove non mi hanno aperto i chiavistelli. Requiem è quello che lascio alle donne che erano con me”.
La profezia si è avverata. Nel 1940 cade Parigi ed Anna scriverà dolente “Vi avverto che vivo per l’ultima volta”. La sua è una grande disperazione. Nel 1941, la Wehrmacht invade la Russia ed Anna verrà invitata alla radio, dato che è celebre in tutto il paese, per incoraggiare la popolazione a resistere. Alcuni privilegiati, tra cui Anna verranno evacuati da Leningrado, che gli occupanti faranno morire di fame. Rientra a Leningrado nel 1945 e nel 1946 viene nuovamente attaccata come residuo di una vecchia cultura aristocratica, un relitto del passato. Occorre ripulire la cultura sovietica dalle influenze del capitalismo. Viene espulsa nuovamente dall’Unione Scrittori. Bisognerà aspettare la morte di Stalin per poter rivedere in giro i suoi libri. Nei suoi ultimi dieci anni di vita viene considerata la più grande poetessa dell’Unione Sovietica. Le viene assegnata una dacia e avrà il permesso di viaggiare e verrà in Italia. Sarà candidata al Nobel per la letteratura. Ad un certo punto Anna decide di fare testamento. Si fa accompagnare dal notaio da un giovanissimo poeta. Uscendo dallo studio notarile sussurrerà al suo giovane poeta: ”Quando morirò mettiti sotto il braccio il disegno di Modì e fila via!” Morirà a 77 anni per un attacco cardiaco.

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"Mi ha domandato se scrivere versi sia facile o difficile. Ho risposto: 'O qualcuno li detta, e allora è assolutamente facile, ma quando non sono dettati è semplicemente impossibile'".

Anna Achmatova

ABBIAMO OSPITI/ROMA – La Madonnina e la scimmia
Articolo di Elvira Amabile Coppola, Autore ospite de La Lampadina

Spilla in oro e smalto con gemma in cristallo di rocca. è incisa di una Nereide che cavalca due delfini. Sul bordo, la firma del noto incisore ottocentesco: BERINI INCLe passeggiate romane continuano. Sempre trovo spunti curiosi in giro per questa vecchia città bambina.
Questa volta sono restata affascinata da una storia gentile dove il carattere dissacrante dei romani e lo spirito canzonatorio si trasformano in una devozione che sfiora la superstizione.
Vicino Piazza Navona c 'è una torre medioevale.
S’intravede la sagoma d'una scimmietta dietro i vetri d'una finestra. Sulla cima della torre c’è un lampioncino che illumina una bella statua della Madonna in marmo bianco appoggiata su una falce di luna con le punte all'insù e circondata da otto punte stellate fiammeggianti, emblema della famiglia Scapucci.
Si racconta che la scimmia faccia la guardia alla Madonnina.
La curiosità si è accesa. Ho cominciato ad indagare. La torre è antichissima, risale addirittura al 1200.
A quel tempo apparteneva alla famiglia Frangipane. Difatti alcuni la chiamano "torre Frangipane".
Era poi passata ai Crescenzi, alla Confraternita del Confalone, Congregazione Carità, famiglia Scapucci. Siamo nel '500. Con i signori della torre viveva una scimmietta. Forse per una moda esotica, forse perché commerciavano con i paesi orientali, la scimmietta era libera di scorrazzare e rallegrare con qualche birichinata la quotidianità di questa famigliola -tipico delle scimmiette che si adattano a vivere in cattività relazionarsi in modo buffo con i padroni-. L'avevano chiamata Hylda.
La famiglia Scapucci era stata allietata da una nascita. Mentre il neonato stava nella sua culla con grande costernazione della mamma la scimmietta lo prende in braccio e scappa via arrampicandosi agilmente fino alla cima alla torre. Spavento disperazione urla della mamma e dei vicini!
Aumenta il terrore che la scimmia allarmata dalle grida lasci cadere il piccolino. Tutti angosciati.
Non sanno cosa fare. L'unica è pregare la Madonna.
E alla Madonna si affidano trepidando.
Il papà precipitatosi immediatamente pensa bene di fischiare come faceva di solito per richiamare la scimmietta. Fortunatamente la scimmia risponde al richiamo e riporta illeso il neonato.
Salvataggio miracoloso!
E il miracolo attribuito alla Madonnina!
Per ringraziare la Madonna gli Scapucci le fecero scolpire una bella statua di marmo pregiato illuminata da una lampada e stabilirono che restasse sempre accesa Nel contratto di compravendita fecero stilare una clausola che obbligava tutti i proprietari che si sarebbero succeduti anche in avvenire a non lasciare mai spegnere la lampada, pena la perdita del possesso della torre.
Dagli Scapucci furono effettuati restauri e rimaneggiamenti come i marcapiani di travertino e la corona di beccatelli che rifinisce la parte finale. Nonché la cura della statua. Storia e leggenda vedono versioni varie dell'accaduto, come spesso su episodi tramandati di bocca in bocca.
Non so se la condizione di perdita del possesso sia ancora valida fatto sta che la Madonnina con la sua lampada illuminata sta sempre li. Per devozione o scaramanzia qualcuno fa attenzione a non farla spegnere.
Tra via dei Pianellari e via dell'Orso dove s'incrocia via dei Portoghesi alzando lo sguardo sulla torre si vede la finestra con la sagoma della scimmietta e la Madonnina su su in cima.
Si proteggono? Ci proteggono? Mi piace pensarlo.
Questa delicata leggenda romana nell'Ottocento impressionò uno scrittore americano Nathaniel Hawthorne, l'autore de “La lettera scarlatta”, che la descrisse nel romanzo "II fauno di marmo".
Anche Giggi Zannazzo studioso di tradizioni e costumi popolari dell’'800 raccontò questa storiella in dialetto romanesco.
AI museo di Roma in Trastevere, della serie Roma sparita, c'è un garbato acquarello di Ettore Franz Roesler raffigurante lo scorcio con la torre.
Nell'800 la leggenda della torre aveva evidentemente colpito diversi artisti e difatti la troviamo nelle loro opere.

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"Viviamo su un pianeta blu che gira intorno a una palla di fuoco accanto a una luna che muove il mare, e non crediamo nei miracoli?

Anonimo

ABBIAMO OSPITI/ARTE - Arte contemporanea a Roma
Articolo di Maria Grazia Tolomeo, Autore Ospite de La Lampadina

Siamo in un tempo complicato in cui regnano il dubbio, l‘incertezza, l’indeterminazione. La potenza immaginativa degli artisti è un laboratorio di idee che può dare voce a ciò che per noi è inesprimibile. Solo gli artisti infatti possono cambiare la visione del modo e aiutarci ad andare più sicuri verso il futuro.
L’occasione di riflettere sul loro pensiero è particolarmente felice oggi per la contemporanea presenza a Roma di importanti protagonisti dell’arte contemporanea ospitati in alcune delle più prestigiose istituzioni museali. Giulio Paolini, uno degli artisti del gruppo dell’Arte Povera, espone nelle sale dell’Accademia di San Luca una mostra dal titolo “A Come Accademia” proponendo un metodo chiaro, razionale, poetico che emerge dalle sue installazioni, piccole magiche rigorose architetture, nelle quali sono presenti gli elementi costitutivi del lavoro dell’artista.
Cornici, cavalletti, modelli raccontano l’origine dell’opera d’arte rimandando a regole certe che aiutino a contrastare la mutabilità continua del tempo. Una Musa, colta nell’attimo di lanciare cornici vuote nello spazio, ci accoglie dalla bandiera issata sul portone dell’Accademia. Di sala in sala emerge il senso della storia, il confronto con l’antico, la riflessione sull’enigma delle immagini, la necessità dell’atto espositivo, lo sguardo finale di colui che guarda. Percorso sempre a rischio fallimento. Paolini invita a servirsi di regole condivise per arrivare a fronteggiare le difficoltà e a prevenirle.
Giuseppe Penone, anche lui proveniente dal gruppo dell’Arte Povera, esprime il suo pensiero nelle sale della magnifica Galleria Borghese, mettendosi a confronto con la scultura di Gian Lorenzo Bernini nella mostra dal titolo “Gesti universali” (prorogata fino al 9 luglio 2023).
Non crea oggetti, forme, decorazioni o abbellimenti ma si immerge nella mutazione continua dovuta al passaggio del tempo, in quella metamorfosi che travolge la natura. Per fare questo deve letteralmente tuffarsi in un mucchio di foglie e respirare con esse. Deve scarnificare gli alberi per ritrovare al loro interno i momenti della crescita ritrovando quella composizione continua che il tempo attua sulle cose e della quale ogni albero conserva le tracce. Usa il tatto, privilegiato rispetto agli altri organi, per scoprire i segreti della metamorfosi. E proprio questo utilizzo delle mani lo fa sentire scultore e lo avvicina a Bernini, vero protagonista di questo museo, in quel meraviglioso lavoro percepibile nella morbidezza della pelle del giovane Ascanio, nel vigore di quella di Enea, nelle pieghe rugose del vecchio Anchise, nella mano rapace con cui Plutone trascina Proserpina nell’Ade. Segno eterno che crea un innesco fossile sui materiali utilizzati.
Penone aveva lasciato, in uno dei suoi lavori iniziali, una sua mano fusa nel bronzo aderente alla corteccia di un albero, impronta che l’albero conserverà per sempre, così da unirsi e conservarsi nella crescita. L’albero-scultura è sceso dal piedistallo per essere un elemento vivo della natura. Penone ci invita ad essere anche noi natura nella sua metamorfosi continua, nell’aderire al cambiamento, al flusso continuo del tempo.
Il più giovane Francesco Vezzoli ha realizzato nelle sale del Palazzo delle Esposizioni una mostra di grande impatto visivo dal titolo “Vita dulcis. Paura e desiderio nell’ Impero Romano”.
Vezzoli ci insegna fin dall’inizio del suo percorso artistico a sfruttare questo tempo complesso, ad abbracciare il flusso delle informazioni e se possibile a resistere alla loro capacità di sconvolgerci. Le immagini si moltiplicano, si rigenerano come le cellule care all’evoluzionismo di Darwin adattandosi ai tempi. Vezzoli utilizza tutte le immagini a sua disposizione proponendo un mondo surreale fatto di antichità e di contemporaneo, di memoria e di invenzione, sfrutta la forza del cinema, della televisione, dei Media, della società dello spettacolo. Nei suoi primi lavori il protagonista è lui stesso che ricama di fronte a personaggi famosi proponendo un lavoro privato ma reale, artigianale, da contrapporre all’invadenza del mondo immateriale.
Il suo racconto si allarga in seguito alla società dello spettacolo attraverso l’uso del video, della fotografia per riflettere con irriverenza sui meccanismi del potere, della società, della politica ma anche del trash, del glamour. Nella mostra romana pone un gigantesco confronto tra le sculture del passato recuperate dal Museo Nazionale Romano e le sue che hanno subito metamorfosi adattandosi al tempo odierno e alla forza dei messaggi pubblicitari. Si serve anche del grande cinema nostrano e hollywoodiano per sottolineare la vita al tempo dei romani nell’intento di mostrare il corso e il ricorso della storia. Non si tratta di citazioni ma di osservazioni sulle trasformazioni dovute al passare del tempo su tematiche che hanno da sempre, con diversi approcci, turbato l’opinione pubblica. La leggerezza e l’ironia della sua visione hanno una grande forza comunicativa.

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"L'arte contemporanea è uno strumento per indurci a riflettere sul nostro presente, e un po' sul nostro futuro. È uno stimolo a comprendere che il solo fare non basta."

Francesco Bonami

EVOLUZIONE – La narrazione
Articolo di Beppe Zezza

Chi mi legge su “La Lampadina - Periodiche Illuminazioni” saprà bene che una delle questioni contro le quali combatto (purtroppo invano, ma io ho un po’ lo spirito da ultima guardia che ‘muore ma non si arrende’) è quella della ‘manipolazione del consenso’: tecnica messa in atto da sempre dai detentori del potere ma utilizzata soprattutto nei tempi moderni e, ahimè, anche nei regimi democratici che hanno nel consenso la loro legittimazione.

Oggi si parla molto di ‘narrazione’, del modo cioè nel quale un argomento viene presentato. Se un argomento è ‘narrato’ efficacemente in modo ‘credibile’ viene assimilato dalla generalità della popolazione e assunto come ‘base indiscutibile’ (letteralmente: che non può essere discussa! Chi si azzardasse a farlo avrebbe buone possibilità di essere messo al bando dalla comunità. Se ne potrebbero citare diversi esempi attualissimi, ma non lo faccio perché ….non voglio essere messo al bando!).

Mi occuperò di una ‘narrazione’, ormai datata – perché vecchia di un paio di centinaia di anni – ma che si è imposta ed è alla base della nostra cultura.
Parlo dello sviluppo della vita nel nostro pianeta.
Quale la storia della vita nel nostro pianeta e in particolare dell’uomo? In origine c’è stata una prima cellula vivente, formatasi  per il tramite di una qualche scarica di energia su di un insieme di elementi chimici. Da questa cellula iniziale sono derivate tutte le forme di vita. Il motore di questo sviluppo è stato il caso che ha provocato nella sostanza vivente delle mutazioni, le quali si sono progressivamente affermate e consolidate attraverso una selezione – la selezione naturale - che ha privilegiato quelle più idonee alla sopravvivenza nel particolare contesto nel quale si sono prodotte. Tutte le forme di vita derivano da quella prima cellula; le diverse specie si sono differenziate nel tempo divenendo sempre più complesse. L’essere umano è il frutto maturo di questa evoluzione ed è una evoluzione della scimmia.
Questo è più o meno quello che vi direbbe una “persona qualunque” che venisse interrogata sull’argomento: è la NARRAZIONE che si è imposta, una volgarizzazione estrema della teoria dell'Evoluzione.
La teoria dell’Evoluzione nasce dal desiderio di fornire una risposta alla constatazione della esistenza nel pianeta di una grandissima varietà di specie diverse, le quali presentano tra loro delle innegabili similitudini. Alla base della teoria sta il fatto che, poiché la realtà sotto i nostri occhi è “fisica”, la ‘risposta’ alla domanda DEBBA anch’essa essere puramente ‘fisica’ (cioè prescindere da qualunque ipotesi ‘metafisica’).

La teoria dell’Evoluzione nasce dal desiderio di fornire una risposta alla constatazione della esistenza nel pianeta di una grandissima varietà di specie diverse, le quali presentano tra loro delle innegabili similitudini. Alla base della teoria sta il fatto che, poiché la realtà sotto i nostri occhi è “fisica”, la ‘risposta’ alla domanda DEBBA anch’essa essere puramente ‘fisica’ (cioè prescindere da qualunque ipotesi ‘metafisica’).
I padri dell’Evoluzionismo sono stati due: LAMARCK e DARWIN.
Alla base del pensiero di Lamarck ci sono fondamentalmente due leggi:
‘La funzione sviluppa l’organo’, per esempio, il desiderio di volare ha fatto sviluppare le ali ai serpenti;
‘la legge dell’uso e del non-uso’: un organo presente in embrione quando utilizzato si sviluppa, uno già maturo ma che non si usa si atrofizza e scompare.
(Da notare che queste due leggi risultano essere verissime negli organismi creati dall’uomo: in una organizzazione umana, quando si manifesta la necessità di disporre di una nuova funzione, si crea un ufficio o un dipartimento apposito, se nel tempo, viceversa, una certa necessità viene meno l’ufficio o il dipartimento vengono soppressi).
In questo scenario i caratteri acquisiti si trasmettono e Il progresso è continuo.
Alla base del pensiero di Darwin ci sono invece ‘il caso’ e la ‘selezione naturale.
È ‘il caso’ a determinare un qualunque cambiamento e la ‘lotta per la vita’ –alla base dell'esistenza – è quella che determina che una specie sopravviva – perché più adatta alle circostanze – e un’altra invece scompaia.
A quanto trovo scritto, perché io il libro non l’ho letto, il titolo stesso della opera di Darwin: “The origin of species by means of natural selection or the preservation of favoured races in the struggle of live“ è in realtà ‘manipolatorio’ perché nel testo dell’opera non si parla mai dell'ORIGINE delle specie – di come cioè una nuova specie sia potuta apparire sulla faccia della terra - ma solo della loro MODIFICAZIONE nel tempo e le due cose non sono equivalenti.
Lamarck è stato dimenticato. Darwin invece è sempre all’ordine del giorno: ogni anno si celebra il Darwin Day per commemorare la sua data di nascita!
La teoria dell’evoluzione è stata continuamente sottoposta a critiche e aggiornata man mano che venivano fatte nuove scoperte scientifiche. Oggi infatti tra gli scienziati non si parla più di Darwinismo ma di Neo-darwinismo.
Il neo-darwinismo si è dimostrato utile come quadro di riferimento nello studiare la micro-evoluzione cioè nell’evoluzione all’INTERNO di una specie, diversa è invece la situazione per la Macro-evoluzione: il come, quando e perché si siano formate ‘nuove’ specie rimane qualcosa di inspiegato.
Come si è passati dalla non-vita alla vita (un organismo unicellulare che è costituito da una certa quantità di elementi chimici definiti è cosa ben diversa dall’insieme di quella stessa quantità di elementi chimici)? Come è accaduto che a un certo momento (circa 600 milioni di anni fa) è apparsa improvvisamente sul pianeta una miriade di specie diverse delle quali precedentemente non si è trovata traccia? Come è stato che sul pianeta sia comparso il linguaggio e il pensiero razionale? (il fisico Antonino Zichichi li chiama il secondo e terzo big bang della creazione). 

Si sono fatte alcune importanti scoperte, ad esempio, che i geni del DNA – la struttura alla base di tutti gli esseri viventi - non hanno tutti la medesima importanza: mutazioni nei geni regolatori di alto livello possono determinare grandi novità evolutive. Questo potrebbe aver provocato l’apparizione di ‘nuove specie’ - secondo il nostro modo di classificare la realtà in ‘specie’.
Ma come e perché si sarebbero verificate queste mutazioni nei geni regolatori di alto livello? La risposta è, naturalmente: per caso.
La Treccani dice: “Nella descrizione dei principali eventi evolutivi con il passare degli anni lo spazio esplicativo dedicato al caso è aumentato, e non diminuito”.
Ma cosa è il Caso? È qualcosa della quale non sappiamo spiegarci la causa!
Per questo sempre la Treccani aggiunge: “Non vi è però ragione di ritenere che i principi biologici necessari per la comprensione di questi eventi non siano assolutamente gli stessi di tutti gli altri fenomeni evolutivi”.
In sostanza la Treccani dice: Riscontriamo in biologia (scienza della vita) la presenza di eventi evolutivi dei quali non sappiamo spiegarci bene il perché, siamo però convinti che prima o poi li potremo comprendere utilizzando i principi scientifici.
(L’affermazione che la spiegazione scientifica di un fenomeno fisico utilizzerà dei principi scientifici è in realtà una ‘tautologia’: è ovvio che una spiegazione “scientifica” cioè fondata sulla scienza - le leggi della fisica - non può includere qualcosa di estraneo alla scienza stessa!).
La controversia sull'evoluzione è molto accesa perché maschera un dissidio filosofico che sta alla sua base. La scienza cerca costantemente di scoprire la ragione del funzionamento della natura ma può esimersi dal considerare perché mai la natura sia razionale?
Ma torniamo all’inizio. Perché si è imposta questa narrazione che si vuole ‘scientifica’ ma non lo è e, in alcuni suoi aspetti, è perfino falsa? (È dimostrato ad esempio che l’essere umano NON discende dalla scimmia, al massimo uomini e scimmie hanno un antenato comune).
La risposta che io mi do, ma altri potrebbero darne una diversa, è questa: l’evoluzionismo è una teoria nata per contrastare il ‘deismo creazionista’ fornendo una spiegazione ‘scientifica’ della realtà nella quale siamo immersi. Dimostrato che questa spiegazione ‘scientifica’ fa acqua non resterebbe altro che dire: "Al perché e al per come del sorgere e dello svilupparsi della vita non siamo in grado di dare risposte valide, (sarebbe un soprassalto socratico dire: la sola cosa di cui siamo certi è che sappiamo di non sapere), quanto al credere che l’uomo un giorno ci arriverà con la Scienza o al credere che la spiegazione sia extra-scientifica, questo è questione di “credere”, dunque di ‘fede’".

Ma questa strada non è praticabile perché metterebbe in dubbio la onnipotenza della “Scienza”[1]: è l’ultimo “mito” al quale ci si può riferire per ‘manipolare il consenso’!
Conclusione: attenti alle ‘Narrazioni’, sentite sempre più ‘campane’ per farvi una opinione sulla realtà delle cose che sia realmente vostra.

Evoluzionismo (Treccani) È quella concezione filosofica che spiega la formazione del mondo fisico, delle specie viventi, della coscienza e della società umana con uno stesso processo di sviluppo naturale e si deve perciò distinguere dalle altre teorie che, pur ammettendo una formazione storica graduale, riconoscono in essa l'attuarsi d'un piano divino; e tanto più da quelle che considerano il processo, non come un succedersi di fasi nel tempo, bensì come un ordine logico di momenti dialettici, alla maniera del Hegel. L'evoluzionismo si contrappone a tutte le spiegazioni finalistiche, in quanto pretende di dar ragione di ogni sviluppo con cause puramente naturali; e nega l'immutabilità dei tipi, così per le specie chimiche e biologiche, come per le forme della vita spirituale e sociale.

Creazionismo (Treccani) Concezione filosofica o religiosa che attribuisce l'origine del mondo a un libero atto creativo compiuto da Dio.

[1] Ovviamente parlo della “Scienza” come presentata dai media, non di quella vera, che è oltremodo seria!

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"L’evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi".

Edgar Morin

TECNOLOGIA – L’intelligenza artificiale se ne parla tanto, forse per esorcizzare i nostri timori o per capirne confini e prospettive?
Articolo di Carlo Verga

Al momento il timore è di ricadere nei filoni fantascientifici dei tanti libri e film che ogni giorno da anni ci hanno “anticipato” il nostro futuro preannunciandoci difficolta, traumi, catastrofi. Forse, esisterà un antidoto per quel senso di angoscia che ci prende quando parliamo dei grandi temi così come per la pandemia?
L’ultima che leggo a proposito dell’I.A., è il risultato delle tante ricerche sulla lettura del pensiero. Se si arrivasse ad una lettura completa e alla portata di tutti, ahimè dove nasconderemo i nostri segreti?
Gli scienziati della University of Texas, ad Austin, dopo attenti studi, hanno pubblicato il risultato delle loro ricerche sulla rivista “Nature Neuroscience” dal titolo «Ricostruzione semantica di linguaggio continuo da registrazioni cerebrali non invasive».

Il tradurre questa frase già mi sembra arduo, in altre parole i ricercatori hanno dimostrato che la I.A. riesce a tradurre i pensieri privati degli esseri umani analizzando risonanze magnetiche funzionali (fMRI), che misurano l’afflusso di sangue in differenti regioni del cervello.
Ma come l’hanno ottenuto? Scelto un gruppo di volontari, li hanno messi di fronte ad una proiezione di un film e sottoposti a test registrandone le reazioni celebrali causate dalla serie di stimoli visivi e narrativi che sollecitavano nel cervello di ciascun individuo, nel corso del filmato.
Gli studiosi sono quindi riusciti a decodificare i pensieri controllando l’ossigenazione del sangue nelle varie aree del cervello, riuscendo così a seguire, ancora per sommi capi, quale fosse la trama della visione.
L’attività celebrale sembrerebbe un segnale in qualche modo criptato e l’intelligenza artificiale, potrebbe essere la sua chiave…in definitiva l’intelligenza artificiale è vicina a leggere il pensiero. Lo fa già, in qualche modo, ma ancora in maniera, approssimativa.
La nostra vita ne subirà le conseguenze, I vantaggi probabilmente tanti ma ancora non riusciamo a convincerci se minori o maggiore degli svantaggi, dovremmo però renderci conto che questa rivoluzione va gestita senza inutili drammi.
Tra le varie combinazioni positive di questo mondo pensiamo, ad esempio, che la lettura dei pensieri può ridursi in parole comprensibili. Obiettivo? Fornire uno strumento di comunicazione a tutti quei pazienti vittime di gravi traumi o problemi di parola, così che potranno utilizzare la scrittura o il linguaggio dei segni. Di questi esempi ne avremo a migliaia e in ogni campo.
D’altra parte come non mostrarsi preoccupati per i rischi di un uso improprio di I.A.?
Un esempio per tutti, il cosiddetto «exploit della nonna»: che, se richiesto e nonostante i filtri, può dare istruzioni per costruire una bomba non chiedendole direttamente all’AI, ma, mascherandole da favola raccontata dalla nonna ai propri nipoti! 
I timori quindi tanti, anche per chi ha pensato e fatto nascere un progetto di tale portata, con l’obiettivo positivo di principio, di creare un sistema senza segreti. Il problema è che sembra invece palesarsi come possibile potente, pericoloso, facilmente manipolabile.
Come quindi contrastare l’uso improprio di questo sistema? Si è deciso di dare in mano, ad un numero veramente consistente di hackers, i codici di accesso così da testare i sistemi sotto ogni punto di vista e trovarne falle, incompatibilità e/o facili manipolazioni.
Non facile convincere i giganti del web a mostrare i propri codici segreti, ad un popolo così a rischio, ma nel corso di un recente vertice di qualche giorno fa alla Casa Bianca, i capi delle aziende più avanzate nel campo dell’AI, hanno dato il loro assenso, essendo ben preoccupati proprio per un possibile uso malevolo di questo nuovo mondo.
In conclusione, la comprensione delle rivoluzioni tecnologiche e delle grandi invenzioni non è mai stata immediata. La storia è piena di esempi di ogni tipo di incomprensioni, timori ai quali sono poi successi amore e piena accettazione/necessità. Pensate al miracolo dell’elettricità, la trasmissione suoni e musica della radio, l’utilizzo del vapore. Internet, Il cellulare quanti di noi all’inizio lo credevamo inutile e lo abbiamo perfino rifiutato, oggi non ne possiamo fare a meno, e il mappale sul telefonino poi...?
L’impressione è che stia succedendo la stessa cosa con l’intelligenza artificiale che però è un fenomeno ben più pervasivo e di una portata tale che la nostra comprensione al momento divaga fra le tante fantasie. Quindi è bene parlarne e anche confrontarci con le cose le più positive e non solo negative, che ne potranno derivare.

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"Esistono due tipi di ignoranza, che potremmo definire naturale e artificiale. Al momento attuale potrei dire che l'ignoranza artificiale è all'incirca l'ottantacinque per cento."

Ezra Pound

COSTUME – Che cosa è successo a maggio
Articolo di Lalli Theodoli

Da sempre mese di cresime, di comunioni, ora anche di matrimoni. Secoli fa, a maggio, non ci si sposava. Era il mese della Madonna e non bisognava appropriarsi di giorni a Lei dedicati. Mese anche in cui con numerosi saggi si conclude l'attività dell'anno. 

Dalla prossima settimana chiusura del corso di recitazione. Serata con affitto di teatro e amici e parenti in platea. Si recita Aristofane. I suoi argomenti non sono in genere adatti ad una platea giovane...ma va bene così dato che a recitare… sono i nonni.
Figli e nipoti assistono. Un po' vergognosi e un po' orgogliosi della vitalità dei loro parenti che durante tutto l’inverno non hanno saltato una lezione del severissimo regista che li istruiva a ore improbabili della sera. Ora si raccoglie il risultato di umiliazioni (non si ricorda facilmente il testo) e fatiche (a volte poca voglia di uscire dopo una giornata pesante) ma anche di tantissime risate. Ma 
Ed anche. Ci sarà un saggio di ballo. Sempre di nonni parlo.
Allenati per tutta la stagione in un parco richiamando le sghignazzate ed i commenti dei passanti. Passeggiate del cane e dei nipotini sospese per assistere alle prove. Molto più divertenti. Musica  maestro e… tante nonne a ballare. Una anticipa. Un'altra parte dopo. Ha i suoi tempi particolari cui non rinuncia. Saltellano, non proprio allineate, ma hanno l'aria molto divertita e festosa...
Nessun saggio finale ma la soddisfazione di muoversi ancora con una certa precaria elasticità per la lezione di ginnastica. Una giovane saltella incitando un gruppo di anziane. Forza ragazze. Uno due. Si muove atletica e non altrettanto la sua scolaresca. Niente di scattante. Le braccia si alzano e ricadono lente. Le gambe si sollevano con difficoltà. La gente le guarda perplessa.
Che succede?
Da dove questa tanta voglia di fare?
Alcune, più intellettuali e sedentarie. si danno alla lettura e una volta a settimana commentano quanto letto. Altre trottano instancabili per le strade della città per visite a luoghi sconosciuti a chi la abita  da sempre.
Le sale conferenze sono strapiene. Occorre prenotarsi per tempo.
I viaggi organizzati hanno un enorme successo. Fantastici. Non bisogna pensare a nulla. Solo ad avere l’energia sufficiente per correre da un museo ad un monumento.
In tutto questo… uomini... assenti. Raro che ballino o che facciano ginnastica all’aperto offrendosi al ludibrio del popolo. Ma anche nei viaggi o alle conferenze manca la loro presenza.
Non si oppongono alla frenetica attività delle mogli, anzi le incoraggiano con tale veemente altruismo da domandarsi se non siano totalmente felici di non averle, per un po' di tempo, fra i piedi.
Ma forse sono solo molto generosi.
Intanto i bambini guardano nei libri l'immagine della vecchina con la crocchia che sferruzza sulla sedia a dondolo con il gatto sulle ginocchia.
La loro nonna è molto, molto diversa! La trovano un po' strana, a volte, ma la adorano, tuttavia!

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Freschi è meglio! - L'abbassamento della temperatura corporea sembra possa avere dei benefici. Da uno studio si evince che quando questa si riduce viene a ridursi anche l'anormale accumulo di proteine che appare come la causa prima dell'invecchiamento e di alcune malattie.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione costante della temperatura corporea, di 0,003 gradi ogni 10 anni.
È forse questa la ragione per la quale l'aspettativa di vita è aumentata negli ultimi 100 anni?
CV

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I vestiti intelligenti - Lo smart clothing è l'utilizzo della tecnologia nei tessuti al servizio della nostra salute. Si tratta di un abbigliamento intelligente, cioè in grado di  raccogliere, memorizzare e trasmettere informazioni dal nostro corpo all'ambiente circostante e viceversa: un interfaccia intelligente che monitora battito cardiaco, pressione, temperatura corporea. 
In futuro avremo tessuti che rileveranno ogni momento della nostra giornata. Monitoreranno l’innalzamento dei raggi UV per dare un avvertimento e proteggerci dai raggi solari. Indumenti intimi e reggiseno, che a contatto con la pelle potranno rilevare le cellule tumorali, e controllare il battito cardiaco. Una vera rivoluzione tecnologica, forse non sarà più un sarto a farci i vestiti ma una robot dotato di intelligenza artificiale pronto a darci ogni avvertimento per preservare la nostra salute.
CV

*

Metti il tempio sul tetto... - Il progetto di Lauren Halsey: realizzato un tempio egizio, visitabile, che rimarrà su The Met's  Cantor Roof Garden, il tetto del MET di New York, fino al 22 ottobre 2023.
Notevole realizzazione, guardate il video.
CV

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina.

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30 settembre - 1 ottobre 2023
COPENHAGEN

Saremo nella capitale danese per quattro giorni: visiteremo la città monumentale e fuori porta il Louisiana, splendido museo di arte contemporanea, poi il castello di Kronborg a Elsinore, dove Shakespeare ambientò la storia di Amleto, e ancora il villaggio di Dragør e...
Curiosi? Contattateci!

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Sabato 14 ottobre 2023
CASTELLI  ROMANI  FRA  SPLENDORI DEL BAROCCO, ANTICHITA' ROMANE E MONASTERI MEDIEVALI

Una giornata piena di bellezza nella quale ci guiderà Alessandro Mazza, storico dell'architettura. Visiteremo a Frascati Villa Falconieri, con le sue architetture e i cicli pittorici barocchi, poi il Torrione di Micara, villa edificata sopra il sepolcro circolare di Lucullo, con la torre campanaria romanica del convento medioevale e lo spettacolare panorama della campagna e delle vigne. Ancora, la visita dell'area archeologica di Albano, con il notevole Cisternone, l'Anfiteatro Severiano, e la chiesa di S. Maria della Rotonda. Chiuderemo con la cinquecentesca villa Mergè, una residenza abitata e vissuta, con le sale decorate da cicli pittorici con paesaggi e scene marine, intervallati da putti e figure allegoriche, di recente attribuiti ad Agostino Tassi.

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Venerdì 27 ottobre 2023
ore 10.30
EUR MONUMENTALE E IMPERIALE: L'ALTRA ROMA SUGLI ALTRI COLLI

Alessandro Mazza ci guiderà a scoprire un'EUR come non l'avete mai vista: i Colli, il fiume, le valli fra i colli, il Colosseo, S. Pietro, il Pantheon come simboli e archetipi centrifugati e liberamente riassemblati nella trasposizione onirica di una nuova città di fondazione. Uno spazio metafisico, dove proprio come in un sogno ricorre, deformata, dilatata, stravolta e ricomposta la realtà della vita diurna: i monumenti romani, gli obelischi, i colonnati, l'incedere solenne dei viali, trasformati in uno spazio fuori dal tempo, eppure singolarmente sereno, nella sua perfezione trascendente. La nostra passeggiata toccherà alcuni luoghi-cardine di questo singolare quartiere, partendo dalla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, per concludersi al Museo della Civiltà Romana: dalla perfezione del cubo (la Chiesa) all'imponenza, quasi "egiziana", della piazza racchiusa dal Museo.

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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a

appuntamenti@lalampadina.net
 

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Facce di pietra - Un museo incredibile si chiama Chinsekikan («galleria di pietre curiose») vi sono esposti 1.700 sassi con sembianze umane.
Il museo è in Giappone, nella cittadina di  Chichibu, a due ore da Tokyo e l'uomo che ha creato il museo si chiama Shozo Hayama cercando e collezionando pietre per 50 anni.
Le pietre sono dette jinmenseki, e tramite il processo mentale della pareidolia, in esse riconosciamo volti, espressioni e sentimenti umani.
Ci sono tanti volti che ricordano personaggi famosi, attori, politici ed anche protagonisti dei videogiochi. E molte pietre sono ancora in cerca di alias!
CV

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APPUNTI DI ECONOMIA E FINANZA
a cura di Carlo Verga

 Cosa vuol dire “Industria 4.0”, definizione molto usata
di questi tempi?

L’espressione Industria 4.0 è stata usata per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania.
È la quarta rivoluzione industriale, possibile grazie ad un cambiamento epocale della trasmissione dati. Investe tutti gli aspetti del ciclo di vita delle imprese che vogliono aumentare competitività, offrendo un supporto negli investimenti, nella digitalizzazione dei processi produttivi, nella valorizzazione della produttività dei lavoratori, nella formazione di competenze adeguate e nello sviluppo di nuovi prodotti e processi.
Le rivoluzioni industriali fino ad oggi sono state tre:

  • nel 1784 con la nascita della macchina a vapore.
  • nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica.
  • nel 1970 con la nascita dell’informatica, dalla quale è scaturita l’era digitale.
  • siamo all’inizio della quarta rivoluzione industriale, grazie all’uso sempre più invasivo degli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale.

Tutto questo comporta da parte della società di una approfondita ricerca e quindi adozione di un insieme di provvedimenti a difesa dagli attacchi informatici che va sotto il nome di cyber security. La cyber sicurezza, consiste quindi nell’adozione di protocolli crittografici per messaggi, e-mail, file e ogni tipo di documento progettati con tecnologie, processi e misure di protezione per ridurre il rischio di intrusione e attacchi nei sistemi informateci dei governi delle industrie e dei privati.

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WE LOVE ROMA
di Lucilla Laureti Crainz


Noi de La Lampadina abbiamo pensato di creare una nuova rubrica dove tutti possano partecipare. Come?
Proponendo piccole iniziative e progetti e suggerimenti per migliorare la nostra vita in questa città un po' caotica. La proposta di questo mese?

Andiamo al cinema!

Quante sale hanno chiuso in questi ultimi anni? Decine. Gli amici dei Parioli piangono ancora per il Roxy!
Basta con le serie di Netfix! Basta stare a casa e vedere la TV con programmi spazzatura e pieni di pubblicità.
A Roma molte sono le offerte allettanti. L'ultima è la riapertura della casa del Cinema a villa Borghese gestita dal Festival del Cinema.
La ristrutturazione è partita a febbraio e il 5 maggio hanno inaugurato.
Nelle tre sale completamente rifatte una grande offerta di films. Il tutto spesso gratis. Iniziano con le serie: Claudia Cardinale, le palme a Cannes, Passeggiate romane ecc ecc
Spesso i film sono restaurati dal Centro di restauro di Bologna.
Questa estate ha aperto l'arena "Ettore Scola", 300 posti e un bel freschetto! Anche il bar ha cambiato gestione.

Altra bella iniziativa al cinema Troisi a Trastevere. Certo non è proprio facile raggiungerlo ma siate certi che ne vale la pena. Una bellissima sala super moderna, un foyer studio e un bar, una bella terrazza. Hai a disposizione una videoteca dove puoi prendere in affitto film GRATIS!

Per non parlare delle 6 sale al Barberini. Poltrone e divanetti così comodi che spesso rischi di addormentarti. Proiezioni di opere e balletti in diretta dalla Royal Opera House. In apertura un bar e ristorante e anche qui bellissima terrazza.

Quale è il problema? Che spesso di queste proiezioni speciali non se ne parla nei giornali. Allora abbonatevi a Circuito Cinema, ogni fine settimana vi inviano il programma e vi informano delle proiezioni matiné e quelle con i registi e gli attori e in lingua originale. Vi assicuriamo che è tutta un'altra cosa vedere il film dopo la spiegazione! Spesso ci sono anche docenti di storia del cinema che illustrano il dietro la scena. Noi siamo andati a vedere Babylon al Giulio Cesare. La sala era strapiena, cosa che ormai capita di rado e la presentazione è stata un plus. Il film non è piaciuto a nessuno, ma noi che avevamo assistito all'antefatto ne siamo usciti entusiasti.

Anche l'hotel Eden ha pensato di offrire ai suoi clienti uno spazio cinema. Il mercoledì, quando la temperatura sarà più fresca, con una cioccolata calda dell'ottimo SAID (sicuro lo conoscete!) vi proiettano un film! Così pure lo spazio Etoile Luis Vuitton in piazza San Lorenzo in Lucina, si pubblicizzano come l'unica sala cinematografica in un negozio ma se andate sul sito vi dicono che attualmente non è disponibile. Furbetti!

Ma l'estare romana è iniziata e oltre all'arena di Villa Borghese ci sono anche:

le Notti di Cinema a Piazza Vittorio dal 23 giugno al 16 settembre (P.za Vittorio Emanuele II – Esquilino), (qui la programmazione)

l'Arena Cinevillage Monteverde, dal 28 giugno al 10 settembre (Largo Alessandrina Ravizza – Monteverde).
(qui la programmazione)

il Cinema alle Mura, dal 24 giugno al 3 agosto all'interno del Parco Lineare delle Mura Latine (Porta Metronia (qui la programmazione).

E se invece di cinema parliamo di letteratura, il 12 luglio inaugura la 21esima edizione di 'Letterature, Festival internazionale di Roma', allo Stadio Palatino con lo scrittore spagnolo Javier Cercas, seguito dal tre volte finalista al Booker Prize Andrew O'Hagan, dalla vincitrice del Premio per l'Unione europea per la letteratura Emmanuelle Pagano e dal vincitore del Premio Strega 2022.
e poi ancora continuerà nelle serate del 14, 18, 19 e 21 luglio, con ospiti quali Colson Whitehead, Petros Markaris, David Leavitt, Guadalupe Nettel, Mircea Cartarescu.

Scriveteci e segnalateci che cosa si muove a Roma!

redazione@lalampadina.net
o da qui

 

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LIBRI/GLI AMICI CONSIGLIANO...
Gabriële
Un libro letto e consigliato
da Carlo Verga


Gabriële
di Anne e Claire Berest
Neri Pozza - Collezione i Narratori delle tavole
Edito nel 2022
pp. 336

Tra i tanti libri donati in varie occasioni, c'è anche Gabriële, iniziato e finito nel giro di qualche giorno.
Gabriële è un romanzo biografico, scritto dalle sorelle francesi Anne e Claire Berest, Gabriële era la loro bisnonna di cui mai avevano sentito parlare.
La scrittura è piacevole e scorrevole.

Un libro che si legge tutto d'un fiato, mille colpi di scena e sembra quasi impossibile che una persona possa aver vissuto una vita così intensa. Un tuffo nella Parigi dei primi del '900.
Le autrici, non hanno conosciuto Gabriële, ma grazie a testimonianze dirette con parenti che l'hanno frequentata, dalle fotografie recuperate, dalle sue stesse memorie e lettere, hanno potuto descrivere con dovizia di particolari la vita di questa donna straordinaria. 
Gabriële Buffet è vissuta a Parigi a cavallo tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Moglie di Francis Picabia, e amante di Marcel Duchamp, amica intima di Guillaume Apollinaire e di tanti altri personaggi, quali Mirò, Sisley e altri.
La sua indole era musicale ma il matrimonio con un artista folle, imprevedibile e fascinoso come Francis Picabia ha cambiato la sua vita. Viaggeranno in tutto il mondo, intesseranno relazioni con i potenti dell’Europa e Americhe, modelleranno il presente con le idee di Gabriële, di cui lui, Francis Picabia, non potrà fare mai a meno. Un uomo infedele, nevrastenico, disinteressato ai quattro figli (così come Lei) che nasceranno, preferendo sempre l'arte, la pittura. 

La loro è un’avventura continua, un tuffo nell'ambiente artistico parigino con la conoscenza di poeti, scrittori, musicisti, artisti d'ogni tipo, tutti legati tra loro grazie a Gabriële e l’energia incredibile di Francis Picabia. La loro vita scorre tra viaggi improvvisati, dalla  costa Azzurra, a New York a Parigi a Berlino Barcellona e in ognuno di questi posti affrontano nuove iniziative e avventure con nuove conoscenze a amicizie.
Le conversazioni, sempre intense e coinvolgenti, andavano avanti anche per notti intere sempre rivolte alla pittura e al nuovo mondo dell’arte che stava nascendo.

Commenta da qui...

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode

ROMA
Palazzo della Civiltà Romana: Arnoldo Pomodoro. Il gran teatro delle civiltà

Non sono una fan di Arnaldo Pomodoro, ma mi accorgo che il mio parere non è spesso condiviso.
Allora vi voglio ricordare di questa importante mostra a cui lo spazio delle Fendi dedica un'importante mostra. Saranno esposte circa trenta opere realizzate da Pomodoro tra la fine degli anni Cinquanta e il 2021, insieme a una serie di materiali d’archivio – fotografie, documenti, bozzetti, disegni, molti dei quali inediti – che evocano lo spirito e l’atmosfera dello studio e dell’archivio dell’artista.
Fino al 1 ottobre 2023
 

Occasioni del tempo. Collezione di Filiberto e Bianca Menna.
Attraversando la doppia mostra Occasioni del tempo, si entra nel vivo delle Avanguardie storiche.
e dei grandi movimenti del primo Novecento grazie a un gruppo di opere proveniente dalla Fondazione Filiberto e Bianca Menna.
L'intenzione è di esporre tutte quelle opere che Tomaso Binga (al secolo Bianca Pucciarelli Menna) ha deciso di donare alla Fondazione, così da far nascere un museo d'arte contemporanea a Salerno, la sua città natale.
La mostra, a cura di Antonello Tolve, si divide in due sedi espositive della Capitale.
Fino al 10 luglio

- Lavatoio Contumaciale: A piazza Perrin del Vaga
- Fondazione Filiberto e Bianca Menna: Occasione del tempo.
Via dei Monti di Pietralata

Nuova Pesa centro per l’arte contemporanea: Sveva Angeletti – Di poche parole
Una giovanissima artista a via del Corso che presenta pochi lavori, molto indovinati, tra fotografia e istallazione.
È una delle artiste dello spazio In Situ di Torre Bella Monaca il cui lavoro si concentra su l’interpretare le mediazioni emotive e la relazione tra l’essenza del paesaggio e la sua rappresentazione visiva.
Fino al 23 giugno 2023

Palazzo Cipolla: Ipotesi Metaverso
Ecco una mostra che tiene insieme passato e presente, reale e virtuale, analogico e tecnologico.
Cioè nei 15 ambienti espositivi, 16 opere digitali sono regolarmente accostate ad altrettante opere storico-analogiche, ed è avanzata la tesi che le sue radici possano affondare nell’arte immersiva nel barocco.
Un interessante collegamento tra una nuova realtà e le sue fondamenta nell’arte di sempre.
Fino al 23 luglio 2023

Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei: Rara Herbaria. Libri e natura dal XV al XVII secolo: dagli incunaboli della Collezione Peter Goop ai volumi botanici della prima Accademia dei Lincei
La mostra dell’Accademia dei Lincei ricostruire la storia del nuovo sapere botanico «Che nella prima età moderna e all’alba della “nuova scienza”, si va affrancando dalle finalità medico-farmacologiche che lo avevano caratterizzato in età medievale». Saranno esposti non solo, per la prima volta, la Collezione Peter Goop, la più importante raccolta privata di erbari a stampa, ma anche straordinari manoscritti, libri a stampa e documenti conservati nella Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana di Roma.

Fino al 3 luglio 2023

La Lampadina/Racconti

A scuola come in una favola
di Paola Maddaluno

Settimo giorno di viaggio ed Elisa era molto stanca. Aveva scelto un viaggio organizzato perché pensava che fosse più riposante. Il risultato atteso invece era diverso. L’itinerario era molto interessante, partenza da Napoli con tappa a Paestum per raggiungere Vibo Valentia ed imbarcarsi per la Sicilia. Qui in questa isola ricchissima di storia, arte e bellezze naturali, ogni giorno si raggiungevano luoghi bellissimi ma anche poco conosciuti. Sarebbero stati portati sino ad Agrigento per vedere la Valle dei Templi.
Il punto è che gli spostamenti erano così fitti che si camminava poco e questo a Elisa non piaceva e poi tutto con un orario ben preciso, lei si sarebbe fermata volentieri a fare un bagno su qualche spiaggia e a mangiare il pesce, invece solo guide e spiegazioni su ogni dettaglio. L’unica cosa che era riuscita ad ottenere grazie alla sua taglia forte era un posto da sola sul pullman senza quindi un vicino. Almeno così si poteva muovere e a volte tirava su le gambe e le allungava un po’ sul sedile attiguo. Non era molto alta e quindi riusciva a raggomitolarsi su entrambi i sedili del pullman da lei maldestramente occupati. Che dire?! Dopo sette giorni, voleva cercare una scusa per potersi fermare e tornare indietro.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ludovica Nievo Coni, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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