COSTUME: Vestiti usati

Dopo aver preparato, come richiesto dalla Caritas, i vestiti  da regalare ben chiusi in sacchetti, chiedo a mia nipote Lavinia se mi vuole accompagnare: in genere le diverte azionare la maniglia dei contenitori che aziona lo sportello che inghiotte gli indumenti.

Sta pedalando in lenti giri svogliati sulla sua nuova bicicletta e mi risponde che no ,ora non ne ha proprio voglia.

Mi avvio al cancello, la saluto, ma lei butta per terra la bicicletta e corre verso di me. Penso che voglia, tutto sommato, seguirmi. Mi dice di no e aggiunge trafelata:”Ma nonna, sei sicura che il povero sia contento con i tuoi vestiti? Ieri ne avevi uno nero tanto brutto!”

Pare sinceramente preoccupata. Io so che non le piacciono i miei vestiti. Mi suggerisce in continuazione scarpe e vestiti con lustrini e con colori improbabili…ma la sua preoccupazione ora è per altri, per chi dovrà secondo lei indossare abiti tanto brutti.

Mi viene da sorridere. Ma poi rifletto un po’.

Quando preparavo per mio figlio i pacchi di vestiti da portare a scuola per la raccolta per i poveri l’unica o senza altro le maggiori preoccupazioni erano che fossero caldi per l’inverno, in ordine, puliti e senza strappi.

Ma sinceramente non mi ero mai domandata se colei e colui che avrebbe ricevuto gli abiti sarebbe stato “contento”. Mi sembrava che la protezione dal freddo e una decente copertura estiva fossero sufficienti. Non ho mai pensato alla felicità o almeno alla contentezza del povero che avrebbe ricevuto i miei abiti usati. Quando eravamo piccoli noi poi i vestiti da dare erano veramente per lo più oramai immettibili, non solo fuori moda, ma roba veramente bruttissima. Con mio orrore alcune donatrici levavano i bottoni dalle giacche e dai cappotti. Certo che regalare per l’inverno una giacca o un cappotto che non si possono chiudere… ma se i bottoni erano troppo belli….via…o venivano sostituiti da bottoni più brutti.

I poveri di allora erano poveri, per così dire tristemente stabilizzati, forse da sempre in una condizione di miseria o comunque forse in tale condizione da tanto tempo. Tristemente abituati a tendere la mano.

I poveri di adesso sono spesso arrivati a questa terribile realtà da pochissimo tempo.

Tanti, troppi signori alle mense della Caritas,arrivati in questa triste condizione all’improvviso, per la perdita di un lavoro, malattia, separazione. A volte i loro più stretti familiari ignorano la loro situazione, a volte dormono in macchina, a volte fingono ancora di andare a un lavoro che non c’è più.

Sperano che questa terribile realtà sia una realtà temporanea da cui riusciranno a fuggire a breve. La loro apparenza non denuncia la loro situazione. I loro abiti sono ancora in ordine. Sono quelli della recente ma perduta agiatezza.

Questi signori non sanno domandare, ne hanno vergogna. Vergogna di questa nuova terribile realtà che li spinge alle mense lontane dalla loro vecchia abitazione per timore di essere riconosciuti. A volte stanno fermi per strada, non osano tendere la mano e noi spesso abbiamo paura di offenderli dando un piccolo aiuto. Sono talmente decorosi e pieni di dignità.

Come non ricordare quel vecchio film di De Sica: “UMBERTO D” in cui l’anziano signore bisognoso cerca di chiedere l’elemosina ma all’ultimo ritrae la mano e finge di averla tesa solo per controllare se piova.

Si può fare di più. Tornata a casa apro gli armadi e scelgo i vestiti che metto ancora volentieri, che mi hanno fatto essere “contenta” sperando che una briciola di gioia passi a chi li metterà.

Lavinia ,che mi ha seguito incuriosita, sorride contenta.

Che lezione da questa piccoletta.

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2 Commenti
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Pietro Zezza
2 Luglio 2013 16:39

La povertà, rispetto a quando eravamo ragazzi noi (a guerra appena finita) é molto cambiata.
Attenzione che i raccoglitori gialli per la strada non sono messi dalla Caritas ma dall’ AMA.
In effetti anche se a Roma oggi dormono per strada oltre 10.000 (diecimila) persone per notte, é molto difficile che prendano vestiti usati, che peraltro vengono raccolti da alcune Caritas parrocchiali.
Verissimo quello che dice Lalli sulla “povertà nascosta”; in verità la cosa più difficile é individuarla ed entrarci in contatto.

Desideria
30 Giugno 2013 23:41

Riflettere:spesso non si centrano i problemi veri e gli aiuti finiscono per essere nostri tornaconti per – in questo caso – svuotare gli armedi; i piccoli non hanno sovrastrutture e fanno capire spesso il vero punto della questione.