ATTUALITA’: Noam Chomsky: Nascita del linguaggio e uso (distorto) della comunicazione

Alcuni giorni fa, leggendo il mio quotidiano nazionale mi sono imbattuto in un titolo che mi ha solleticato: “Chomsky demolisce vent’anni di ricerche: non si sa come è nato il linguaggio”.

Che personaggio straordinario questo Chomsky uno che “non le manda a dire!”

Noam Chomsky, classe 1928, linguista, filosofo e commentatore politico di tendenze anarchico-libertarie, indicato come il “padre della linguistica moderna” e  votato  in un sondaggio del 2005 come il maggior intellettuale pubblico del mondo  (e io neanche ne avevo sentito parlare! Che figura!!! Mia figlia, per consolarmi, mi ha detto:”Papà ma non si può sapere tutto!”).

A proposito della nascita del linguaggio, Chomsky ridimensiona tutte i molti studi condotti nel corso del secolo scorso: i contributi degli studi sulla comunicazione animale sono irrilevanti: quella linguistica umana è radicalmente diversa, gli studi sui fossili e sui reperti archeologici non risolvono i problemi relativi alle origini e all’evoluzione del linguaggio secondo la pressione selettiva, della connessione tra genetica e linguaggio sappiamo pochissimo, poiché i modelli che dovrebbero mostrare la evoluzione del linguaggio si basano su presupposti che non hanno fondamenti reali, le conclusioni che se ne traggono sono prive di valore

In una memorabile “lectio magistralis” al Parco della Musica a gennaio di quest’anno, (riascoltabile da internet) due sono le affermazioni che mi hanno particolarmente impressionato: la prima è che la comparsa del linguaggio nella “specie” umana è molto “recente” – egli la pone in un intervallo compreso tra cinquantamila e centomila anni fa: un “battito di ciglia” se confrontato alla “storia” della terra e delle “specie” pre-umane – la seconda è l’ipotesi che la specie umana sia dotata di una “grammatica universale” innata, che rende ogni neonato in grado di capire e produrre un numero potenzialmente infinito di frasi nella lingua alla quale è esposto. Capacità “innata” ma non “genetica”: infatti, dice Chomsky, se prendiamo un neonato di una tribù aborigena del Mato Grosso, che non ha mai avuto contatti con la civiltà occidentale, e lo portiamo a Roma quando cresce parlerà italiano in modo assolutamente corrispondente a quello di un figlio di genitori italiani!

Come è nato allora il linguaggio, secondo Chomsky? Risposta: un MISTERO!

(Piuttosto rilevante l’uso di questo termine, che ha risonanze religiose, da parte di un uomo di scienza. Forse a questo non è estraneo il fatto che Chomsky sia di famiglia ebrea).

In sostanza, dice Chomsky, il linguaggio, è l’elemento che distingue la “specie“ umana da tutti gli altri animali – Darwin aveva affermato che l’uomo si differenzia dagli altri animali “solo per la sua capacità quasi infinita di associare i suoni e le idee più diverse”. Da allora, la definizione si è “evoluta”: è scomparso il “quasi” (la capacità di associazione E’ infinita) e la limitazione delle associazioni ai soli “suoni” è stata abbandonata (il pensiero si esprime in un linguaggio ma si svolge tutto all’interno della mente senza articolarsi in suoni) – si è presentato in modo subitaneo e sconosciuto non molto tempo fa.

E dell’uso del linguaggio, cosa dice Chomsky? (Argomento di una certa attualità: vedi lo “spin doctor” articolo pubblicato su La Lampadina nr ….).

NL29 - chomsky - pensoconlamiatestaaltanChomsky ha sintetizzato in 10 regole, i modi e le strategie con i quali le eminenze grigie del mondo (ci sono?) ci influenzano e possono condurci, attraverso i media, a pensare/agire nel modo da loro desiderato:

1 – strategia della distrazione: focalizzando l’attenzione su argomenti insignificanti le cose importanti possono “passare” inosservate. (Quanti grandi “casi” di cronaca nera riempiono le prime pagine dei giornali e ore di trasmissioni televisive);

2 – strategia del problema-soluzione-problema: si crea un problema, e lo si amplifica, ci sarà poi una “spontanea” richiesta diffusa di soluzione nella direzione desiderata. (es: paura di epidemie-vendita dei vaccini);

3 – strategia della gradualità: per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. (Eugenetica: fecondazione in vitro, indagine pre-impianto, fecondazione eterologa, commercio di gameti con cataloghi delle caratteristiche genetiche, uteri in affitto);

4 – strategia del differimento: una decisione impopolare “dolorosa e necessaria”, è accettata dall’opinione pubblica, se varata al momento, per un’applicazione futura (riforma Dini sulle pensioni);

5 – rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Per un meccanismo psicologico se ti rivolgi a un adulto come se parlassi ad un bambino, questo ti risponderà da… bambino;

6 – puntare sull’emozione più che sulla riflessione (in Italia tutte le modifiche di tradizioni consolidate sono state precedute da enfatizzazioni di casi particolari strappalacrime);

7 – mantenere il pubblico nell’ignoranza (quanti sono coloro che ad esempio conoscono il gruppo Bilderberg e la sua influenza sul mondo?) e nella mediocrità (livello culturale delle trasmissioni più seguite);

8 – imporre modelli di comportamento (la “moda”!);

9 – auto colpevolizzazione. Far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia (se un giovane non trova lavoro è perché è un “bamboccione”, “un choosy” o “uno sfigato”);

10 – sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate sui singoli individui (“il sistema” ti conosce meglio di quanto tu conosca te stesso! Se tu ed io facciamo la stessa ricerca su Google le risposte sono diverse, saranno ordinate secondo quello che Google conosce di noi).

Vi ricordate come concludevo l’ articolo sullo “spin doctor”?

“Dobbiamo riconoscere che nell’epoca della comunicazione globale diventa sempre più difficile difendersi da messaggi fuorvianti e formarsi un’opinione realmente libera personale e indipendente.”

Grazie, Chomsky, per l’aiuto!

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