ABBIAMO OSPITI – ARTE: lo scienziato appassionato

Articolo di Ilaria Dagnini Brey – Autore ospite de La Lampadina

La prima impressione, entrandoci, è quella di un qualunque magazzino, se non fosse per i cartelli agli angoli dei corridoi che dichiarano, a caratteri neri su fondo giallo, “Dare sempre la precedenza al passaggio delle opere d’arte.” Una gran bella frase in assoluto, che nel contesto specifico del luogo indica che ci troviamo nel sottosuolo del Metropolitan Museum di New York. Qui, lontano dagli occhi del pubblico, restauratori e tecnici della conservazione si prendono cura dello stato di salute fisico delle opere d’arte del museo.
Come ogni sotterraneo che si rispetti, il basement del Met non è avaro di sorprese: una porta aperta rivela due Velazquez su cavalletto, in attesa di pulitura. E nei corridoi si sente parlare molto italiano: “ci sono molti tecnici bravissimi qui, italiani di prima generazione, anche se oggi l’emigrazione italiana è di livello post-universitario,” commenta Paolo Dionisi Vici con un sorriso tra l’ironico e l’amaro. NL30 - Paolo Dionisi Vici
Laureato a Firenze in scienze forestali e un dottorato di ricerca in scienza del legno, da studente Dionisi Vici sognava di salvare la foresta dell’Amazzonia; oggi invece applica la tecnologia del legno alla conservazione dei beni culturali. Sempre di legno si tratta, un materiale che, come appare fin dalle sue prime parole, non smette di affascinare questo scienziato che nel suo, poco, tempo libero suona il sassofono.

Che si tratti delle navi vichinghe del museo di Oslo o del supporto ligneo della Madonna d’Ognissanti di Giotto agli Uffizi, Dionisi Vici misura e analizza gli effetti a lungo e medio termine delle condizioni ambientali sugli oggetti lignei. L’obiettivo è quello di ottenere una banca dati che permetta di arrivare a capire come si comporta strutturalmente un dipinto su legno, per esempio, quando è sottoposto a variazioni di temperatura o di umidità relativa.
“Il clima del museo è costante,” osserva Dionisi Vici, “ma come replicare il clima mutevole di una chiesa di Firenze, per esempio?” Nel caso di trasporto di opere d’arte, poi, “non sappiamo,” aggiunge, “a quanto stress è sottoposto un quadro quando viaggia o cosa succede quando è chiuso in una cassa o in un aereo.”

Il LABMoB, messo a punto da Paolo Dionisi Vici con gli ingegneri Stefano Lucchetti e Massimo Liggio, è, agli occhi del profano, un “aggeggio” costituito da quattro sbarrette metalliche: collocate sul supporto ligneo del quadro, e quindi invisibili al pubblico, queste sono costituite da trasduttori, che rilevano le reazioni dell’opera d’arte alle condizioni di temperatura e umidità dell’ambiente in cui si trova e le trasmettono, attraverso una tecnologia wireless, a un registratore di dati. Il più celebre intervento rimane quello sulla Gioconda che dal 2007 porta sulla sua tavola di pioppo il dispositivo che rileva e comunica all’esterno lo stato di benessere, o malessere, del dipinto.

Se l’orgoglio di vedere associato il proprio nome a un simile capolavoro è più che comprensibile, il lavoro che Dionisi Vici svolge nel Dipartimento per la Ricerca del Met – il cui direttore è l’italiano Marco Leona – ha obiettivi di ampia portata. La conoscenza approfodita dei comportamenti del legno permette di fornire indicazioni scientifiche ai restauratori il cui lavoro fino a oggi si è fondato principalmente su istinto ed esperienza. E su questo particolare aspetto del suo lavoro che erompe la passione di umanista di Paolo Dionisi Vici. “Quando mi chiedono di predire l’aspettativa di vita di un’opera d’arte in restauro, io non voglio rispondere cento o duecento anni. Io voglio che duri per sempre… Forever!”

Ilaria Dagnini Brey

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