VIAGGI: Pechino-Parigi 2016: dalla Siberia a Parigi (seconda parte)

Una coloratissima casa siberia

Una coloratissima casa siberia

(Qui la prima parte di questo articolo) – Il 24 giugno lasciamo Aya (Repubblica di Altai, Russia) per dirigerci verso Novosibirsk, capitale della Siberia. Le campagne sono sterminate, piccoli villaggi con case di legno dagli infissi colorati. La gente per strada ci guarda e ci sorride! Tutti hanno in mano un telefonino con il quale ci fotografano. Quando ci fermiamo per strada sono tutti molto gentili e sembrano felici e di buon umore, ci sembra di essere nella nostra Italia degli anni ’50. Superiamo e attraversiamo grandi fiumi in piena. La prima prova speciale è su sabbia, alcune vetture devono essere trainate. Arriviamo a Novosibirsk, la più grande città della Siberia sul fiume Ob. È una città giovane, sorta nel 1893 intorno al cantiere per la costruzione del ponte ferroviario sulla Transiberiana.

Passiamo una delle quattro giornate “di riposo” dei 36 giorni di rally in una officina meccanica: 5 Giulia issate sui ponti e dieci italiani che passano tutta la giornata a stringere bulloni! La sera cuciniamo una amatriciana davvero indimenticabile con un guanciale locale! Il mattino seguente delle majorettes ci salutano e via per i 700 km che ci separano da Omsk, il giorno successivo altri 700 e siamo a Tyumen. Allo scoppio della guerra civile russa era controllata dall’Armata Bianca fedele all’Ammiraglio Aleksandr Kolčak che instaurò una Repubblica Siberiana con capitale Omsk. La città cadde in mano all’Armata Rossa il 5 gennaio 1918. Tyumen divenne anche il rifugio per la salma del padre della rivoluzione russa Vladimir Il’ič Ul’janov, meglio conosciuto con il soprannome di Lenin, che fu segretamente trasferito dal suo mausoleo in una tomba nascosta situata in quella che oggi è l’Accademia Statale dell’Agricoltura.

La famiglia Romanoff

La famiglia Romanoff

Il giorno successivo arriviamo a Yekaterinburg. Poco dopo la rivoluzione russa, il 17 luglio 1918, lo Zar Nicola II, la Zarina Aleksandra Fëdorovna, i loro figli, le Granduchesse Olga, Tat’jana, Marija, Anastasija, lo Zarevič Aleksej Nicolaevič vennero fucilati dalle guardie della Čeka a Yekaterinburg dove erano stati trasferiti da Tobol’sk nel maggio 1918.
In quelle settimane le truppe bianche, fedeli allo Zar, sembravano in grado di avvicinarsi alla città per liberare la famiglia Imperiale. La decisione di eliminare l’intera famiglia venne presa dalla Čeka che temeva che i Romanov  potessero rappresentare un pericoloso simbolo intorno a cui avrebbero potuto eventualmente raccogliersi i diversi eserciti che si opponevano all’appena instaurato regime bolscevico. Lorenzo ed io andiamo a visitare la “Cattedrale sul Sangue”, edificata nel 2003 sul luogo dove fu trucidata tutta la famiglia dello Zar.

La cattedrale sul sangue

La cattedrale sul Sangue

La Cattedrale è circondata da grandi fotografie della famiglia Imperiale. Assistiamo ad una messa permeata dall’incenso e dalle bellissime icone.

Lasciata Yekaterinburg ci dirigiamo verso Perm, chiamata  Molotov dal 1940 al 1957. E’ la città dove Boris Pasternak è vissuto e ha scritto “Il Dottor Zhivago”.

L’indomani mattina lasciamo l’Asia ed entriamo in Europa passando per gli Urali. Sulla strada ci fermiamo a Chusovoy dove nello stadio del posto siamo calorosamente accolti da una moltitudine di locali desiderosi di stringerci la mano e di fare un “selfie” in nostra compagnia. Il giorno seguente abbiamo una prova speciale nel circuito automobilistico di Kazan, uno dei più famosi della Russia. Poi a Kazan giornata “di riposo” e tutti come sempre alla ricerca di un’officina meccanica dove mettere la macchina sul ponte e ristringere i bulloni!

Prova speciale a Kazan

Prova speciale a Kazan

Kazan è un importante centro commerciale, industriale e culturale, e rimane il più importante sito della cultura tatara. Si trova alla confluenza del fiume Volga con il fiume Kazanka, nella Russia europea centrale. Il Cremlino di Kazan comprende molti vecchi edifici dove moschee, chiese e sinagoghe hanno convissuto pacificamente. L’edificio di culto più antico è la Cattedrale dell’Annunciazione (1554) e come altri edifici di Kazan dello stesso periodo, è costruito con arenaria locale invece che con mattoni. Il campanile venne eretto su cinque piani secondo gli ordini di Ivan il Terribile, e venne studiato per somigliare al campanile di Ivan il Grande a Mosca. Venne abbattuto dai sovietici nel 1930.

Da Kazan andiamo a Nizhny Novogorod e il giorno seguente a Zavidovo,120 km al nordest di Mosca. Abbiamo una prima prova speciale nel circuito di Formula Uno e poi altre due sullo sterrato in una vecchia base militare di Nami.

Zavidovo dal 1966 è divenuta sede di caccia e di svago per i capi di stato. Da Zavidovo andiamo a  Smolensk con direzione Bielorussia. Citata in documenti che risalgono al 862, Smolensk è una delle più antiche città russe ed ha subito molti assedi, tra i quali va ricordato quello conosciuto come Difesa di Smolensk, durato 20 mesi dal 1609 al 1611. Nella sua lunga storia fu distrutta svariate volte, anche durante la campagna di Russia di Napoleone Bonaparte e l’avanzata dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Facciamo una passeggiata e andiamo a visitare la Cattedrale dell’ Assunzione, celeste, barocca e a suo modo molto bella.

In Bielorussia

In Bielorussia

La frontiera Russia-Bielorussia praticamente non esiste. Il paesaggio è splendido; piccoli villaggi e campagne con sterminati campi di granturco. Gli organizzatori ci avvertono di una polizia stradale molto attenta e pronta a punire chi non si attiene scrupolosamente alle regole, alle strisce pedonali ci si ferma 100 m prima per fare passare i pedoni! E’ un paese molto ordinato e la gente ci saluta per strada nei piccoli e grandi villaggi. Prima di arrivare a Minsk ci fermiamo per colazione a Polatsk dove in un grande viale alberato due statue si guardano, da un lato un Arcivescovo e dall’altro Lenin. Veniamo avvicinati da una coppia francese che da qualche anno ha lasciato Marsiglia per la Bielorussia e ci dicono che la qualità di vita è talmente migliore che hanno deciso di restare con i figli in Bielorussia e di non voler più tornare in Francia! Ultima tappa in Bielorussia è la città di Brest al confine con la Polonia, sede di un Monumento ai Caduti veramente impressionante.

Il memoriale di Brest in Bielorussia

Il memoriale di Brest in Bielorussia

Lasciata Brest entriamo in Polonia per pernottare a Rzeszow. Facciamo una passeggiata e appena entriamo nella Cattedrale, ecco Papa Wojtyla che ci sorride da un bellissimo dipinto. Anche in questa città si alterna una parte modernissima con grattacieli, grandi magazzini e modernissimi alberghi con la parte antica ricca di fascino e di tradizioni.

Il giorno seguente arriviamo in serata in Slovacchia, a Kosice, e andiamo nel corso principale a mangiarci una pizza con un gruppo di altri piloti. Ci sediamo e ci rendiamo conto della bellezza delle ragazze locali tutte accompagnate da giovani palestrati! Ci sembra di essere nei quartieri della “movida romana”.

Il giorno successivi dopo alcune prove speciali la nostra Giulia fa degli strani rumorini per cui prima di arrivare a Budapest telefono ad un amico ortopedico ungherese che ci manda a prendere all’arrivo da un gigantesco meccanico  ungherese di nome Attila. Passiamo, come al solito, tutta la “giornata di riposo” assieme ad altri due equipaggi nel suo garage alla periferia di Budapest. La sera con tutto il gruppo italiano decidiamo per un ristorante italiano raccomandato dall’albergo, ed andiamo incontro non solo ad un disastro culinario ma ad una vera “sola”!

Il mattino seguente andiamo a colazione in un ridente ristorantino sul lago Balaton, bello ma tutto verde, saranno le alghe?

Croix de Coeur a Verbier

Croix de Coeur a Verbier

Dall’Ungheria arriviamo in Slovenia, a Maribor e poi a Lubiana, paesaggi bellissimi e persone molto gentili e divertite al nostro passaggio. Finalmente entriamo in Italia. Tempo spaventoso, facciamo una prova speciale in montagna a 2500 metri, strada molto sterrata e prova molto impegnativa vista la pochissima visibilità. Arriviamo a San Martino di Castrozza dove pernottiamo. Il giorno seguente entriamo in Svizzera a Verbier e facciamo una prova speciale su sterrato, molto difficile, (Croix de Coeur) con circa 1700 metri di dislivello per una distanza di 22 chilometri.

Si dorme a Sankt Moritz, il giorno successivo a Losanna e finalmente la notte prima dell’arrivo a Parigi a Reims dove siamo accolti come i protagonisti di una grande avventura!

Da Reims a Parigi percorriamo strade e stradine nella regione dello Champagne.

L'arrivo a Parigi

L’arrivo a Parigi

Il 17 luglio, 36 giorni dopo la partenza da Pechino, entriamo a Parigi affiancati dalla polizia e da un gruppo di belle ragazze sui pattini.

Arriviamo finalmente all’arrivo a Place Vendôme dove ci aspettano le nostre famiglie. Passiamo sul podio, Lorenzo ed io ci stringiamo la mano e la grande avventura attraverso metà del mondo finisce. La sera premiazione; noi siamo al numero 19 in classifica e medaglia d’oro avendo sempre rispettato i tempi sia dei controllo giornalieri che delle prove speciali. Grazie Giulia, evviva la Giulia!!!

3 commenti per “VIAGGI: Pechino-Parigi 2016: dalla Siberia a Parigi (seconda parte)

  1. Filippo Gammarelli
    24 Dicembre 2016 at 17:15

    Leggo solo oggi La Lampadina (24 dicembre) e credo che l’articolo e l’avventura sono entusiasmanti. Sono invidioso.

  2. Alberta Fabbricotti
    7 Dicembre 2016 at 12:00

    Divertente! E interessante: mi ha ricordato lo scalo in piena notte all’aeroporto di Novosibirsk nell’ottobre 1992 per fare rifornimento di carburante prima di raggiungere Pechino. Al “bar” dell’aeroporto una donnona che tagliava fette di salame da mettere su tozzi di pane… commovente

  3. Saverio Brenciaglia
    6 Dicembre 2016 at 17:49

    Interessante e sintetico.

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