ABBIAMO OSPITI – ROMA: le avventurose vicende di un obelisco di Roma

Piazza San PietroArticolo di Carlo Munns – Autore Ospite de La Lampadina

Pochi sanno che, se oggi un grande obelisco in stile egizio, si alza nel cuore di Piazza San Pietro, ciò lo dobbiamo, alla megalomania di un discusso imperatore romano della dinastia Giulio Claudia: Caligola.
Figlio di Germanico, il grande generale romano che si distinse per aver domato le rivolte dei Germani, e pronipote di Tiberio, alla morte di quest’ultimo nel 37 d.C., divenne il terzo imperatore di Roma e regnò per meno di quattro anni fino al 41 d.C., quando fu ucciso per mano dei suoi pretoriani.

Caliga di un rilievo della colonna traianea (Museo della civiltà romana – Roma)

Il suo vero nome era Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, ma sin da piccolo, i soldati del padre lo chiamavano Caligola, diminutivo della parola Caliga, la tipica calzatura di cuoio dei legionari romani, che il figlio del generale amava indossare spesso, quando frequentava gli accampamenti.
Durante il suo regno ebbe modo di compiere atroci delitti, e cose strane e stravaganti. E proprio l’obelisco di Piazza San Pietro ne costituisce ancora oggi un’impensata testimonianza.
Desideroso di legare la sua figura a quella dei grandi faraoni dell’Antico Egitto, volle erigere un obelisco a Roma in proprio onore.
Ma egli non volle un obelisco “di seconda mano”, ovvero già dedicato a un faraone di qualche dinastia egiziana, e mandò i suoi emissari in Egitto, perché ne facessero, o ne trovassero, uno di determinate misure e senza geroglifici.
E così fu. Una volta realizzato, nacque il problema di come trasportarlo via mare a Roma.

La lunghezza del monolito, 25 metri, e il suo peso di 350 tonnellate, era superiore alla capacità di carico di qualunque nave romana del tempo. La soluzione fu di costruire una nave ad hoc, per caricare l’enorme passeggero.
Ma poi, come salvaguardare l’integrità dell’obelisco nella stiva della nave, dalle oscillazioni provocate dal mare? Qualcuno ebbe l’idea geniale: riempire la stiva di lenticchie e seppellirvi dentro, ben legato, il monolito.
Il saporoso legume avrebbe ammortizzato tutte le oscillazioni, ed evitato che il prezioso carico si rompesse, anche in situazioni di mare cattivo. Così l’obelisco traversò il Mediterraneo, arrivando sano e salvo al porto di Ostia, dove nel frattempo era stato allestito uno speciale attracco per una nave così fuori misura.

Stratificazione archeologica nell’area vaticana rosso: Circo di Caligola e Nerone viola: Necropoli vaticana grigio: attuale Basilica di San Pietro verde: Sagrestia Vaticana

Alcune chiatte, risalendo lentamente il Tevere, portarono il pesante monolito in un’area vicino al Colle Vaticano di proprietà della famiglia Giulia, dove era in costruzione un circo per le corse dei cavalli.
L’obelisco fu quindi posto a metà della spina, la balaustra centrale che divideva il campo di corsa.
Rimaneva da decidere cosa fare della nave straordinaria e di quel carico incredibile di lenticchie. Caligola lasciò magnanimamente le lenticchie al popolo di Roma, che poté abbuffarsi allegramente con il prezioso legume. Per la nave, la corsa finì a Ostia, perché non esistevano altri porti che potessero accogliere la sua stazza. Si decise di affondarla in loco, riempita di calcestruzzo, per diventare parte dei moli del nuovo porto. E da qualche parte, forse sotto l’aeroporto di Fiumicino, giacciono ancora i resti di quell’incredibile bastimento.
Tornando a parlare del circo, che sarà poi completato da Nerone, questo si estendeva diagonalmente dalla sinistra dell’attuale Basilica in direzione del Tevere, per 540 metri e ne era largo ben 100.

“Aigua ae corde!” Disegni di Domenico Fontana

Questo sarà il luogo del martirio di San Pietro e di tante migliaia di cristiani nel 64 d.C., durante la prima persecuzione di Nerone, seguita all’incendio di Roma.
Quando Costantino, intorno al 320 d.C., decise di costruire una grande basilica sul Colle Vaticano, dove San Pietro era stato sommariamente sepolto dai primi cristiani, l’obelisco, ancora in piedi, si ritrovò sul fianco sinistro della Basilica e lì vi rimase per dodici secoli.
Nel 1586, papa Sisto V, volendo dare un centro ideale alla piazza antistante alla nuova basilica di San Pietro, decise di far spostare l’obelisco nell’attuale posizione.
L’operazione di trasferimento fu complessa e non priva di pericoli: durante il sollevamento, le grosse funi che lo imbragavano furono sul punto di cedere. Un genovese che partecipava all’operazione, da buon marinaio qual era, contravvenendo all’ordine tassativo di silenzio, urlò di bagnare le corde con acqua, perché potessero resistere all’enorme trazione. Domenico Fontana che dirigeva i lavori, seguì immediatamente il prezioso suggerimento e l’obelisco fu salvo. Oggi, dopo tante avventurose vicende, l’obelisco si staglia maestoso al centro del colonnato del Bernini, e sulla sua guglia svetta una croce, che al suo interno conserva una reliquia della Santa Croce portata da S. Elena, la madre di Costantino da Gerusalemme a Roma.

2 commenti per “ABBIAMO OSPITI – ROMA: le avventurose vicende di un obelisco di Roma

  1. Alex di Bagno
    8 Gennaio 2017 at 16:39

    Ho trovato l’articolo molto interessante e ben scritto. Non avevo idea della storia di questo obelisco, e l’ho trovata davvero affascinante. Complimenti per la ricerca e grazie per questa bellissima storia che utilizzerò presto, dato che vivo in Texas e ogni tanto vado nelle scuole di Houston per parlare dell’Italia e di Roma agli studenti di Italiano. Mi ha dato un bellissimo spunto per una prossima conversazione con gli studenti. Grazie.

  2. Marilena Francese
    2 Gennaio 2017 at 16:15

    Voglio complimentarmi per le annotazioni storiche sull’obelisco di Caligola. Esaustivo e molto ben scritto.

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