ABBIAMO OSPITI – ARCHEOLOGIA: Il culto del dio Mithra nella Roma imperiale

Articolo di Enrico Ricci – Autore Ospite de La Lampadina

Roma nel primo secolo dopo Cristo raggiunse l’apice del suo impero, sia come espansione territoriale, sia come magnificenza delle arti e della letteratura. La legge e il diritto di Roma venivano rispettati nelle isole Britanniche, in Spagna come in Mesopotamia, come in tutta l’Africa fino ad allora conosciuta. In quei tempi l’Occidente coincideva ancora con i territori abitati da popoli non particolarmente evoluti e civilizzati mentre l’Oriente e l’Asia Minore in particolare erano un crogiolo di razze, lingue o religioni più raffinato. L’attrazione per le usanze, i culti e i riti orientali si introdusse quindi facilmente in Italia tramite il mondo ellenistico e con esso anche il “mitraismo”, sebbene all’inizio solo con deboli tracce.

Shamash

Con iI II e III secolo d.C. invece, sotto la dinastia dei Flavi, degli Antonini e dei Severi, coincidente con un periodo storico travagliato e di forte crisi sia per il mondo economico e militare romano, come per la stessa religione pagana, i riti orientali si impongono con più facilità, anche per il solo gusto dell’esotismo, il più importante dei quali fu proprio quello per il Dio Mithra, un’antica divinità orientale, che ha origine geograficamente in India, viene riportato nei antichi libri sacri del mondo spirituale indiano, i Veda, come la “divinità della luce”.
Con nomi diversi oppure assimilato con altre divinità, viene chiamato allora Shamash in Mesopotamia, o Ahura Mazda in Persia, infine Mehios in Grecia, tutti in ogni caso si identificano e rappresentano la “divinità solare o della luce”, che combatte contro il male, ossia contro l’oscurità.

Taurobolio

La più comune rappresentazione del dio Mithra è sempre legata alla scena mitraica dell’uccisione del toro o “taurobolio”. Il dio, sempre raffigurato con sembianze giovanili, vestito all’orientale, con una corta tunica, un mantello ed un copricapo è nell’atto di uccidere un toro con una piccola spada mentre un cane, un serpente e uno scorpione si avventano sulle ferite dell’animale. La scena sta a significare che il dio Mithra, la Luce, dà la vita con il sangue del toro appena ucciso. Invano lo spirito delle tenebre Amriman tramite il cane, il serpente e lo scorpione cerca di evitare la fecondazione della terra con il sangue dell’animale ucciso.

Gli iniziati a questa religione assistevano nei “mitrei” all’uccisione del toro, il cui sangue serviva loro ad alimentare il processo di rigenerazione e di appartenenza alla nuova fede.
Roma nei primi due secoli dopo Cristo favorì molto il propagarsi di questa fede per chiari motivi politici: permetteva la coesione di un impero smisurato e l’amalgama di quell’esercito romano sterminato, composto oramai da soldati delle più diverse origini. Lo stesso Cristianesimo dovette scontrarsi con questa realtà che si era ben piantata e diffusa nel popolo romano, i cui riti in parte erano simili, come per esempio la nascita stessa del dio Mithra il 25 dicembre, lo stesso giorno di Cristo.
Quando Costantino incominciò a perseguitare i cultori del mitraismo, il Cristianesimo iniziò a poco a poco a soppiantare i mitrei con la sovrapposizione di nuove chiese in modo da far scomparire visivamente e per sempre i luoghi di culto del dio Mithra. Del resto si è a conoscenza che a Roma potevano esserci almeno 100 mitrei nei primi secoli dell’Impero, o forse addirittura 2.000, secondo altri, considerando
nel numero complessivamente anche quelli esistenti nelle vicine città portuali. Non ne sono sopravvissuti molti. La sovrapposizione dell’edificazione delle prime chiese cristiane proprio sulle rovine dei templi pagani ha così ben distrutto qualsiasi traccia degli edifici dedicati al dio Mithra, che se ne perse la memoria con i secoli.

Al contrario sono rimasti sino ai giorni nostri, quei mitrei sotterranei che erano rimasti celati nei sotterranei di alcune chiese protocristiane o di edifici pubblici dell’epoca imperiale. Si ricordano tra i più completi, quello di Santa Prisca, di San Clemente, di Santo Stefano Rotondo, di San Silvestro, del Circo Massimo e delle Terme di Caracalla.

Mitreo sotto Santa PriscaIl Mitreo di Santa Prisca è stato scoperto negli anni ’30 e quasi per caso, da parte dei Padri Agostiniani, che erano alla ricerca dell’antica “Domus ecclesiae”. E’ a pianta rettangolare con copertura della volta a botte e presenta i segni subiti dalla sua parziale distruzione, forse attuata durante l’Imperatore Teodosio da parte dei cristiani, soliti a distruggere in quei secoli tutti i templi pagani. Il Mitreo di Santa Prisca è composto, oltre dell’ambiente principale, di alcuni vani quali il “Vestibolo”, “l”Apparatorium”, ossia la stanza degli arredi sacri e il “caelus” la stanza dove avveniva la cerimonia di purificazione del nuovo adepto e la stanza delle iniziazione di cui ci parla Tertulliano: egli racconta la prova dell’immersione da parte dell’iniziato in una vasca gelida posta al centro dell’ambiente. Immersione che andava compiuta più volte, completamente nudi e con gli occhi bendati. Superata questa prova all’iniziato si procurava un ferita nella coscia con una spada che veniva tamponata con un ferro rovente.

La fossa sanguinis a CaracallaQuesta vasca, che si chiama “Fossa sanguinis” si trova invece nel più imponente ed ampio mitreo ritrovato a Roma, durante alcuni scavi tra il 1901 e il 1938, quello situato sotto l’esedra delle Terme di Caracalla. La stanza principale misura 200 metri quadri e presenta ai lati gli usuali banconi per i fedeli realizzati con marmi bianchi e neri e la famosa fossa dove veniva convogliato il sangue del toro sacrificato durante l’iniziazione.
L’enorme quantità di sangue, 50 litri circa, riempiva tale fossa e copriva completamente l’iniziando che veniva adagiato all’interno della fossa stessa.
Per saperne di più sui particolari di questa cerimonia e sull’abbigliamento adatto per assistere al tauro bolio, leggete Prudenzio!  Altro mitreo si è ritrovato nelle vicinanze del circo Massimo nel 1932 nascosto tra i resti di un edificio pubblico dell’età imperiale, e quanti ne sono andati completamente perduti o forse ancora semplicemente nascosti.

 

Il 19 aprile andremo a visitare il circo Massimo ed il suo Mitreo con Vannella Palombi Carrelli, contattateci se interessati!

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