LA LAMPADINA RACCONTI: un fido bancario

Da: “Otto limericks per Dorella e altre storie acide” – di Vittorio Grimaldi, edizione Clichy

Il giorno 11 agosto 2017 alle ore 15, presso questo Commissariato è qui presente, in stato di fermo, il sig. Mascheroni di anni 79, residente in Roma Via di Creta 11, architetto, che ha reso la seguente deposizione:
Questa mattina ho ricevuto una telefonata da un impiegato della filiale di via Veneto della Banca Intesa. Mi chiedeva di passare per sottoscrivere una dichiarazione di acquiescenza all’anatocismo applicato, in deroga ai principi generali, sul mio conto corrente. Ho risposto che da molti anni non ho più conti correnti bancari perché sono vecchio, mi sono ritirato dalla professione e sono diventato povero. Mi ha risposto che presso la sua banca c’è un conto corrente a me intestato con un saldo debitore di euro 80.000. Ha aggiunto di non preoccuparmi perché il conto beneficiava di un fido adeguato. Mi sono preoccupato, invece, e mi sono precipitato in via Veneto. Lì mi ha ricevuto la direttrice della filiale, una signora gentile ma seminascosta da uno schermo del computer. Così ho appreso che la faccenda riguardava la permanenza in vita di un mio conto corrente aperto oltre quaranta anni fa, che mai era stato chiuso. Sul conto corrente in questione, dormiente da quarant’anni, si erano accumulati i diritti della banca fino a superare il piccolo margine ivi depositato e a intaccare il fido. In conclusione – la direttrice me lo disse con grande dolcezza – per chiudere il conto avrei dovuto corrispondere alla banca circa ottantamila euro. Pare che l’equivoco della mancata cancellazione del conto fosse imputabile ad una sovrapposizione con un mio affidamento (allora ero ricco!) presso altra banca successivamente incorporata da Banca Intesa. Chiuso quell’affidamento si erano dimenticati di chiudere il conto di via Veneto addebitandomi di anno in anno gli interessi passivi. Ho chiesto alla direttrice che con tanta cortesia mi aveva spiegato tutto ciò, di emergere da dietro lo schermo del computer e di farsi conoscere perché la volevo ringraziare. Quella si è alzata tutta sorridente. Allora l’ho ringraziata di cuore per aver dedicato tutto quel tempo a un cliente ormai povero e perciò del tutto inutile per la banca. Lei ha risposto che proprio il mio caso dimostrava che nessun cliente era inutile dato che il mio affidamento di quaranta anni aveva reso alla banca un interesse del 10 % l’anno. Ho trovato la battuta spiritosa ma irresistibile e le ho sparato”.

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