LA LAMPADINA – RACCONTI: Archivi di famiglia: Volontari genovesi

La Lampadina – Racconti/Archivi di famiglia

“Volontari Genovesi”, di Luigi Corsi

Note Biografiche
Luigi Corsi nato a Savona nel 1815, aveva 33 anni quando si arruolò volontario per la Prima Guerra di Indipendenza. Al ritorno si dedicò alla professione forense e alla politica. Fu deputato al parlamento torinese, sindaco di Savona e fu nominato Senatore del Regno nel 1876. Morì nel 1897.

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Il clero incita il popolo
Genova, 23 Marzo 1848 Oggi, qui il popolo, appena avute le notizie di Lombardia, andò a far chiasso sulla piazza del palazzo ducale: ivi un Cappuccino salì sul piedestallo dove era la statua Doria, e con una bandiera tricolore in mano arringò il popolo, l’eccitò a partire per Milano, poiché perduta quella città, è perduta Italia.

L’animus alla partenza
Genova, 24 Marzo 1848 lo non ho mai fatto chiasso né fanfaronate, ma quando è tempo di battersi per la libertà ci sono con tutta l’anima; e se mi saprete morto, siate certo che sarò morto valorosamente e con fermo coraggio; se la scamperò potrò contarvi delle notizie esatte.

Acclamazioni
Voghera, 25 Marzo, Val più un giorno di vita di questi che cento di quelli monotoni di Savona.

Pavia, 26 Marzo Entrammo in Pavia mentre le trombe del battaglione suonavano la marcia Sorgete, italiani: Non vi potete immaginare che grande entusiasmo regni qui, e non si fa che gridare viva i fratelli, viva l’Italia, e viva i Piemontesi e Genovesi. Qui sembriamo tanti liberatori. Ci abbracciano, ci baciano le mani, donne, uomini, ci danno caffè.

Illusioni
Milano. 31 Marzo 1848  Si diceva che Mantova era libera, ma non è vero: lo sarà però fra poco, perché è del tutto sprovvista di munizioni da bocca e da fuoco. Gli Austriaci si vendevano perfino la polvere delle cartucce, per cui le loro palle non  ferivano, oltre a ciò quei fanfaroni avevano tanta paura che sparavano senza aggiustare il colpo; e allorquando sentirono che le truppe piemontesi erano entrate in Lombardia, si misero il capo fra le mani e piansero.

Il Governo provvisorio ha buonissime intenzioni per fraternizzare con Venezia, ma pare certo che tanto la Lombardia quanto il Veneto si organizzeranno a repubblica a Carlo Alberto resterà la gloria di avere soccorso i fratelli.
La Guerra è finita per i volontari! Non c’è che l’assedio delle fortezze di Mantova e Verona, e forse neppure. La truppa figurerà forse più strategicamente, che colle cartucce e il cannone solo sarà quello che deciderà la, questione, ormai. facilissima.
Oggi partiamo per Brescia e Chiari dove sono alcuni volontari, e se non troveremo più a sparare, ritorneremo pella strada ferrata a Milano, e in due o tre giorni sarò di ritorno a Savona.
Cremona, 4 Aprile 1848 lo scrissi a Mamà da Milano, dicendole che fra due o tre giorni sarei partito per Genova; le ho detto una bugia contro il mio solito, ma senza vedere il fuoco non vorrei rimpatriare.

Bozzolo, il 6 Aprile Non vi parlerò della vita che si fa qui; perché non ho tempo a dilungarmi, e sarebbero ciarle inutili; armi, soldati, cannoni, staffette a dritta e sinistra, ammalati e sani, e cose simili; si mangia come si può, all’ora che si può; e quando se ne trova: ieri pranzammo a undici ore di sera; ora voi, potrete misurare l’appetito.
Dovunque passiamo riceviamo sempre applausi, e segni non equivoci di simpatia. Io sto bene, e non ho sofferto dopo dodici giorni di marcia che dell’appetito, e un po’ di scorticatura ai piedi.
Il governo provvisorio come saprete si è obbligato a somministrare i viveri all’armata: e ho già gustato anch’io il pane di polenta e la zuppa del baracchino, e l’acqua torbida! E tutto era eccellente. Come è stupendo il letto di paglia.

E’ guerra. Difficoltà e atrocità
Pavia. 26 Marzo Fra le tante crudeltà Croate vi citerò questa.
Bucarono il ventre ad una donna, vi misero cartucce e poi vi diedero fuoco!
Goito, 8 Aprile Stamattina fu il principio della guerra. Ci battemmo come cani, e abbiamo messo in fuga il nemico: abbiamo preso per assalto il paese di Goito, dopo tre ore e mezzo continuate di fuoco vivissimo. Noi abbiamo avuto alcune perdite, ma non molte.
Sono due giorni che dormiamo nel fango, senza tende, senza carne, e non abbiamo che scarsissimo pane e siamo regalati quando abbiamo della polenta. Ieri dormimmo, ossia fummo tutti accampati alla distanza di otto miglia di qua; e piovette tutta la notte; e stamane ci siamo battuti tutti bagnati. da capo a piede, e non si aveva dormito sei minuti.
Goito. 17 Aprile  Non vi dirò che questi Lombardi siano poltroni. Che non ci provvedono del necessario, che non sanno organizzarsi, e che credono di aver fatto tutto; e che’ se noi torniamo addietro, guai ai Lombardi; i tedeschi sono radunati e minacciosi. Non si ha pane: siamo a mezza razione. I sigari ce li fanno pagare il doppio, ec.
Somma Campagna 29 Aprile l tedeschi commettono sempre grandi crudeltà. Ieri trovammo qui uno tutto mutilato, perché lo credevano piemontese, ed era invece qui del paese.
Una vanguardia tedesca di 12 uomini trovò una paesana con una bambina, vollero servirsene tutti dodici, e poi le ammazzarono la figlia: Io stesso udii raccontare il fatto da quella infelice. Tutti i volontari che prendono li fucilano, perché ci hanno contro una grandissima rabbia.

Vicino a Pozzolengo, distante 5 miglia da Verona. 2-3 Maggio Il nostro Re si espone troppo, e non vi faccia specie se un giorno o l’altro vi arrivasse la notizia che è ferito o preso. Ieri a Pozzolengo ha arrischiato la vita, e dovette lasciare il quartier generale di quel paese colla spada alla mano, sotto il tiro della moschetteria ed artiglieria nemica.
Si combatté per due giorni di seguito. Pozzolengo è un paese in riva all’Adige, che aveva un ponte in barche e che mette al Tirolo, alle falde delle colline che sovrastano il fiume. La vittoria però rimase totalmente alle nostre armi, e si fece una buonissima caccia: io vidi coi miei propri occhi 370 prigioni tutti ungheresi, 5 croati, e 5 ufficiali, fra i quali un maggiore; ieri sera ne contai altri 16 ungheresi, e un tirolese che era quello che a Goito caricava il fucile al suo padrone ufficiale, e che aveva ucciso alcuni nostri ufficiali.
Gli Austriaci commisero al solito, crudeltà da barbari. Un ufficiale tedesco capitò sopra un ufficiale di Savoia, ferito, e non rispettando la sua condizione si accingeva a fìnirlo a colpi di fucile, dalla parte del calcio. Sei o sette soldati savoiardi videro la scena, e corsero sul luogo; l’ufficiale tedesco, da vile, si mise in ginocchio gridando pardonart ma non era più in tempo, e la morte che destinava al nostro, se l’ebbe lui senza misericordia.
lo ritornerò più presto che potrò: ma adesso non tornerei se mi incoronassero: cosa mai potrei fare a Savona? Eccettuato il piacere di abbracciare mia madre e gli amici, mi, annoierei del resto, e farei quella vita monotona che feci per tanto tempo, e che dovrò fare se i signori Austriaci tirano come hanno tirato finora

Madonna del Monte di Somma Campagna. 7 Maggio  Ma i nostri generali, bisogna ripeterlo, non valgono niente affatto. Sono coraggiosi, bravi militari, personalmente, teorici, tutto ciò che volete; ma per Dio, un fanciullo li potrebbe giudicare. Figuratevi, che ci fanno sempre attaccare di fronte il nemico, dove è meglio fortificato: anche a Goito e a Mantova seguì lo stesso: figuratevi che ordinano alla cavalleria di andare innanzi, e non si accorgono che non l’hanno; fìguratevi che i capi dei corpi sono obbligati sempre a mandare a prendere ordini, cosa debbano fare! … Figuratevi che’ ai Bersaglieri non sanno ordinare che avanti, avanti, questo è il solo comando; e quando sorte la mitraglia nemica, ossia quando è tempo di far giuocare il cannone, ci lasciano là senza ricordarsene.
Se il nemico fosse meno pauroso, ci avrebbe fatto a pezzi: il nostro soldato in parte è coraggioso, e bravo; ma manca di capi abili; tutto ciò a mio credere.

Madonna del Monte di Somma Campagna. 13 Maggio Il colonnello del 16°, e il maggiore furono mandati a casa; il generale Vil.., egualmente, perché scapparono vergognosamente.
Stamane Gioberti venne al nostro campo, dove arringò le compagnie dei Bersaglieri (quella de’ studenti, quella di Lions, e la mia); fece colazione con noi (tutti gli ufficiali delle dette compagnie), e ci disse molte belle cose. Stasera parte per Genova, e seguiterà tosto per Roma.
Oggi vennero 40 Ungheresi a cavallo al campo ad arrendersi, armi e bagagli; gli parlammo latino, e Gioberti si trovava con noi, e mostrò una facilità straordinaria nella lingua del Lazio: questi disertori dissero esservi 8 mila Ungheresi, ma che non han voglia di battersi, e che alla prima occasione diserteranno (sic).

Somma Campagna, 15 Maggio 1848 Qui i militari hanno foraggi, viveri a razioni triplicate, e  tutti gli ufficiali hanno denari da mandare a casa.
I tedeschi però ne hanno più dei nostri e allorquando si ammazzano ufficiali austriaci si trova loro indosso molte centinaia di lire in oro; orologi, e cose di lusso; e sarete persuaso come i nostri soldati piemontesi siano pronti a liberarli dal peso metallico; in quanto poi ai miei militi, vi dirò che molti sono Genovesi… che non hanno paga, e se’ ci arrivano … il nemico è ben servito. Ho un bel gridare, castigare, ammonire (18); ma gli stessi sergenti ed ufficiali nostri non arrossiscono alle volte di appropriarsi oggetti del vinto …. e con tale esempio … non unico nelle storie, andiamo innanzi …

Somma Campagna, 26 Maggio 1848. I soldati sono animati anzi che no, e cantano ancora sulla bocca del cannone noi vogliam la libertà. Viva l’ltalia, ecc. Vi sono è vero certuni paurosi, ma poi non san molti: vi potrei piuttosto dire che nell’armata c’è lentezza, ma non freddezza. I soldati nostri sono stracciati, ma valorosi; l’ufficialità è generalmente buonissima, e brava. Per giudicare dei generali io non basto, e non ne parlo.

Dal campo presso Goito, 2 Giugno 1848  Il di 30, passammo pure la gran parte del giorno in un campo di grano, e cominciavamo a disporci a divorare un po’ di formaggio, erano già tre ore dopo il mezzodì, quando si sentirono alcuni colpi di fucile dei tirolesi che ci venivano ali ‘incontro. Lasciammo quindi il cacio, e una pentola che era al fuoco con del riso al lardo, e ricambiando a doppio i colpi, si impegnò un fuoco generale del più vivo che possa farsi in guerra; la nostra artiglieria cominciò a tuonare formidabile e bravamente al solito; ma questa volta gli austriaci mostrarono faccia, e ripostavano fortemente: fra i tanti casi lepidi che arrivano in queste azioni serissime, avvenne quello che una palla di cannone prese nel bel mezzo la nostra pentola, e a tutti noi venne da ridere! Gli austriaci ci avevano preso di mira: dopo due minuti un altro colpo di cannone mozzò la testa al cavallo che conduceva il carro del vino della compagnia: poco dopo, tre o quattro artiglieri caddero, ma imperturbabilmente si rimpiazzarono, e il fuoco nostro a forza di continuare respinse il nemico: erano già le sei ore e la battaglia stava indecisa: allora mettemmo la baionetta in canna, e gridando dei forti urtati andammo alla corsa contro il nemico; questi allora non tenne più, e si diede alla fuga, lasciando armi, uomini, viveri e due cannoni sul campo: se si continuava ancora per un istante l’armata tedesca era rovinata intieramente , ma un battaglione di Cuneo cominciò a tirare su noi, voglio dire sui Bersaglieri, perchè eravamo avanti, e quelli di Cuneo tiravano senza farne caso, per cui noi restavamo in mezzo a due fuochi, e un trombetto della nostra compagnia, cadde morto dai nostri Questo imbroglio fece indietreggiare questo battaglione per cui il nemico ripreso animo fece di nuovo fronte, e arrivò ancora a ripigliare i cannoni suoi. Subentrò allora un battaglione del 5° regg.to e due reggimenti di cavalleria, e respinsero di nuovo il nemico a tutta oltranza, e si finì il fuoco che la notte era già venuta a coprire d’un velo il campo di battaglia pieno di sangue. In questo mentre, quasi come scena teatrale venne il Re, e pochi minuti dopo una staffetta a briglia sciolta gli portò la notizia della resa di Peschiera; il re allora passò d’innanzi a tutti noi schierati in battaglia, e ci annunziò in persona la resa di questa cittadella. Un evviva generale invalse per tutto; un grido unanime di viva il Re, viva l’Italia, e queste grida fatte per molti minuti da 25 mila uomini, circa, io credo che si sentissero a molte miglia di distanza. Una tanta gioia fece subito dimenticare gli orrori della battaglia.

Il nostro esercito perdè alcuni ufficiali e soldati, ma in confronto di quello nemico fu un nulla; io credo che non avremo perduto che cinque o sei ufficiali morti e una sessantina di soldati: oltre ad un centinaio di feriti; i tedeschi ne ebbero più di mille morti, senza i feriti; notate oltre a ciò che questi sono assuefatti a ritirare a qualunque costo i cadaveri dei suoi, ma questa volta non ebbero tempo a tutto. I campi erano seminati di cadaveri, come di alberi: ve n’erano dei mucchi di 25, di 14 tutti vicini: e quello era effetto dei nostri cannoni: più di 50 cavalli restarono pure morti sul campo

Mozzecane, 30 Giugno 1848 .Perfino la messa ne’ giorni di festa che bisogna sentire col rispettivo corpo, oltre ad una seconda con gli ufficiali, per ingrossare il seguito del generale, l’abbiamo di giunta.
Un altro danno per l’armata è quello che vi sia il Re ad ogni fatto d’arme. Per la sua persona, volendo essere sempre ai posti avanzati, bisogna impiegare sette o otto mila uomini, e quindi (io credo) che da ciò derivi, un poco di quella tanta inazione che ci fanno soffrire..
Col  Re in pericolo non  si possono mai tentare colpi arrischiati, non si può spingere l’azione con forza, come accadde a Peschiera, e a Goito ultimamente,  perchè il Re non vuole si sparga molto sangue; e fa la guerra alla cavalleresca secondo Baiardo,  mentre gli Austriaci usano tutte le astuzie, le crudeltà, tutti i modi di cattiva guerra, che sia possibile.
Nei giorni scorsi seppimo qui agli avamposti da alcune spie che doveva sortire da Mantova una colonna: di due mila uomini che scortava i prigionieri toscani fatti a Curtatone con alcune centinaia di feriti ed ammalati tedeschi, e che dovevano recarsi a Legnago. Il generale Trotti andò in persona ad avvisare il Gen.le Bava domandando il permesso di andarsi ad imboscare coi Bersaglieri ed alcuni, battaglioni della di lui brigata, e si offeriva  garante colla propria persona dell’esito della fazione. In ispecie che nella colonna nemica vi erano molti soldati italiani che aspettavano quel momento per venire a noi. Era il dì del Corpo del Signore, e il Gen.le Bava non volle, disse che non poteva dar tale licenza e che anzi proibiva assolutamente al Trotti di muovere dal suo posto. Quando si opera così, cadono le braccia ai soldati i più animosi.
Il nuovo esercito Lombardo, è un’aggregazione di m…., e il generale Perrone non può fidarsene per alcun rapporto. I napoletani se la svignarono. I Modenesi e Parmigiani, pochissimi in numero, non sanno stare che in terza linea, e non rimane- in sostanza – a sostenere la guerra che l’Armata Sarda senza avere un generale di mediocre merito.
Del resto bisognerebbe che le Camere chiamassero a Torino il Re: che si nominasse un generale con molto potere, e illimitato; che alla prima bestialità che questo facesse, venisse fucilato; e così di seguito fino a che ne sortisse un valente

Mozzecane, 3 Luglio 1848  Le privazioni, i disagi e tutte le conseguenze della guerra non si sentono marciando contro il nemico, ed anzi accrescono la Virtù, e il valore del soldato; ma soffrire tutte le stesse privazioni colla noia di giunta e la sfiducia nei capi, la è cosa miseranda.

Delusione
Gazzoldo, 27 Luglio 1848.  Dopo i diversi successi favorevoli alla nostra armata, ne avvenne uno disgraziato, e fino adesso è assai tristo. Eravamo a Governolo un giorno dopo la nostra vittoria, quando ci pervenne l’ordine di partir subito a marcia forzata per Castellaro passando per Castellucchio e Goito. Dopo due giorni di marcia continua, spossati e affamati, seppimo che l’armata austriaca rinforzata di 40 mila uomini si era inoltrata sulla nostra sinistra tentando di passare il Mincio verso Peschiera, e infatti obbligò i nostri a retrocedere, e ciò accadde il 22,.. il 21 luglio.
Fu quindi necessario levare il blocco di Mantova, e dopo alcune ore che eravamo giunti a Castellaro stanchissimi, ci fecero partire per Villafranca, dirigendoci verso Somma Campagna onde rinforzare la nostra ala sinistra e chiudere colà il nemico fra noi da una parte, e i nostri di Peschiera dall’altra.
Marciammo tutta la notte, e la mattina susseguente; e arrivammo sul nemico verso le 4 p.m. Non ostante la fatica continua e il caldo fortissimo, battemmo il nemico su tutta la linea, e occupammo alla baionetta tutte le colline di Somma Campagna, Custoza, facendo tre mila prigionieri.
Il nemico restava chiuso da tutte le parti, e a un’ora di notte cessò il fuoco, e dormimmo nelle posizioni occupate, preparandoci alla giornata seguente.
Se il Gen.le Sonnaz, come credo avesse avuto ordine, avesse spinto il nemico verso noi, tutto era fatto e finito. Nella mattina pertanto si aspettava l’ora convenuta, sperando; di sentire il nemico attaccato alle spalle, ma invano. L’Austriaco tentò di andare oltre e passare il Mincio, e mentre ingannava Sonnaz verso Valleggio con molte cannonate, gettava un ponte verso Soglionze, su quel fiume. Il Generale Sonnaz fu avvertito che si gettava questo ponte, e non volle crederlo, nè impedire al nemico quest’operazione; e in seguito ai continui reclami mandò sul luogo due compagnie di Bersaglieri e una di cacciatori senza un cannone! Dicendo: “Meglio per noi se passeranno, perchè li suoneremo”. Ma  mentre gli Austriaci riuscivano a passare il fiume, andarono a bloccar Peschiera, e gli altri ci giravano la posizione verso San Giorgio e verso le 11 vennero ad attaccarci. Noi resistemmo sulle colline di Custoza fino alla sera con soli 4 cannoni e due battaglioni; per sei volte ci attaccarono, e per sei volte respingemmo le baionette nemiche. Avevamo con noi: il Duca di Savoia, coraggiosissimo giovine, ma forse incapace per essere generale in capo; oltre a ciò non avevamo rinforzi da parte alcuna. Le palle e la mitraglia ci piovevano come la grandine, e vi assicuro che la era una mischia caldissima e sul far della notte, quando ci vedemmo attorniati per tutto da continui corpi nemici che venivano di rinforzo, si ordinò la ritirata, ed entrammo ancora a Villafranca con poche perdite. Lo stesso seguiva sulla vicina collina di Somma Campagna, e in quel villaggio i nostri lasciarono rinchiusi nella chiesa ottocento circa prigionieri che si erano fatti il giorno innanzi. Il nemico se ne impadronì: gli altri prigionieri li abbiamo sottratti al nemico, e sono in viaggio verso Cremona.
A Villafranca pure si raccolse il Re coi suoi figli, ed eravamo otto o dieci mila uomini, a rischio di essere bloccati in quella città. Per buona sorte riuscimmo nella notte a sortir quasi tutti, avviandoci verso Goito. Ieri la nostra armata si concentrava in quella pianura, e il nemico era a Volta a poche miglia di distanza. Si ricominciò il fuoco verso le 4, ma non so ancora come finirà la faccenda.
Intanto tutti gli equipaggi si mandano coi feriti verso Bozzolo e Cremona, dietro l’Oglio, e Dio voglia che la vada bene; perchè la nostra armata è demoralizzata da questa specie di disfatta; e i nostri generali sono incapaci di un bel colpo ardito, o strategico.

Stradella, 3 Agosto Dopo una continuata ritirata, sull’Oglio, sull’Adda, valicammo il Po a Piacenza, e di colà partimmo per Stradella dove pernottiamo. Domani partiremo per Pavia.
lo non ho sufficiente forza per descrivervi l’abbattimento generale dell’armata: la è tutta sbandata, e la ritirata di Mosca fu meno trista di questa.
lo tengo per fermo che fummo traditi; e se non fucilano tre o quattro generali capi, finiremo peggio. Gli ufficiali e i soldati non vogliono più obbedirli, Oltre a ciò sono codardi .. temono tutti il fuoco, e fuggono come conigli. Che Dio li maledica.
Non vi parlo di morti e feriti, che per assoluta mancanza di chirurghi e di ambulanze restarono sul campo, o in mano al nemico. Quasi tutti i chirurghi scapparono. Le strade e le campagne sono piene di soldati e le file dei reggimenti, vuote.
Per commettere tutti gli sbagli occorsi nella nostra armata, è necessario e certo che Br … B … e Som…. fossero intesi col nemico. Il peggio è ancora quello che faranno. Povera, poverissima Italia!
Si dice che la Francia ci aiuterà. Si parla di un armistizio di 20 giorni. lo non credo più niente altro che all’infelicità dell’Italia.
E se non vedo male non trovo altra salute che nella repubblica; e chi sa neanche quella se ci sarebbe di salvezza.
Casteggio, 7 Agosto 1848 A forza di tradimenti, di scelleraggini diverse, e di disgrazie, eccovi la guerra finita, la nostra armata rovinata, le nostre finanze esauste, e la sorte d’Italia, peggiore di prima.
Tutti gli ufficiali hanno le lagrime agli occhi dal dolore e dal dispetto. Saprete la sospensione d’armi di 48 ore. Saprete che a Milano vi fu una rivoluzione e che tirarono sul Re, e sul Duca di Savoia e quest’ultimo ebbe il cavallo morto sotto di lui, e fu una compagnia di Bersaglieri che lo salvò dalla furia del popolo.
Però la guerra ormai pare finita. Si dice che l’Austria abbia domandato al Re 60 milioni .. e chi sa con quali condizioni!… La nostra armata era tutta chiusa per difendere Milano, e non aveva più alcuna ritirata meno la nostra divisione, che rimase tagliata fuori dal restante esercito. Mandarono via il generale Som … , perchè troppo codardo al fuoco, e in quella tremenda lotta di Volta non volle marciare in aiuto delle brigate Savoia e Savona. Oltre a ciò non ci fece occupare a tempo Pavia, poichè egli comandava tutta la divisione.  Ma Br… e compagni, conniventi col nemico, rimangono ancora.
La mia Compagnia ha finito la sua missione; e dopo avere sofferto la fame e la sete le mille volte, non può resistere all’onta di passare sotto le forche caudine, e domani partiamo dal campo, ed ognuno rimpatrierà per nuovamente combattere se si tratterà di libertà; ma non mai per andare al macello che appositamente viene preparato dai ….. e dalle preponderanti forze austriache. Onta alla Francia, e maledizione a tutto quel popolo che tradì più volte la Polonia e l’Italia, e il Belgio!

1 commento per “LA LAMPADINA – RACCONTI: Archivi di famiglia: Volontari genovesi

  1. Lorenzo Bartolini Salimbeni
    6 giugno 2018 at 12:40

    Testimonianza viva e toccante, di un interesse straordinario. La guerra vista fuori dai libri di testo, senza retorica… riesce a commuoverci ancora!

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