STORIA – Covadonga come Cerami

Nel numero di Luglio 2015 abbiamo pubblicato su La Lampadina un articolo che parlava dell’inizio della riconquista del sud Italia dagli invasori mussulmani ricondotto alla battaglia svoltasi a Cerami, in Sicilia, tra un piccolo gruppo di normanni cristiani guidati da Ruggero di Altavilla, e gli occupanti saraceni.
La leggenda dice che la vittoria fu assicurata dall’intervento dell’Arcangelo  San Michele.
Anche alla origine della “Reconquista” della Penisola Iberica la tradizione pone un evento miracoloso: la Vergine Maria in persona sarebbe venuta in aiuto dei combattenti cristiani.
La storia ci ricorda come la penisola iberica, conquistata dai Romani con qualche difficoltà, era stata poi romanizzata al punto da dare i natali ad Adriano e Traiano e a Teodosio I, l’ultimo imperatore che ha regnato su un impero romano unificato. La stessa penisola poi, nel corso del V secolo, è stata occupata da diversi popoli germanici e alla fine conquistata dai Visigoti.
All’inizio dell’VIII secolo, in soli tre anni, i mussulmani che avevano occupato il Nord Africa, chiamati in soccorso da un potente per risolvere una bega locale, la conquistarono rapidamente, nella quasi totalità, senza incontrare  resistenza.
Secondo le cronache disponibili di parte cristiana – scritte circa un secolo e mezzo dopo i fatti e dunque di rigore storico discutibile ma certificanti qualcosa di realmente accaduto  – un gruppo di cristiani per difendere la propria identità e credo religioso non si sarebbe assoggettato agli occupanti che imponevano o di convertirsi all’Islam o di sottostare a pesanti condizionamenti economici e personali e avrebbe imbracciato le armi al comando di Pelagio, un aristocratico probabilmente di origine visigota.
I mussulmani, per schiacciare la rivolta, inviarono una armata costituita da – si dice – ben 180.000 uomini contro i quali i cristiani ne poterono schierare solo 300 (alcuni dicono 3.000 ma 300 o 3.000 sempre un numero estremamente esiguo).
Siamo nel 722. Lo scontro avvenne  a Covadonga (cueva de Nostra Señora, grotta di Nostra Signora) nelle Asturie, la estremità settentrionale della Spagna.
Contro ogni previsione gli islamici furono sconfitti sia perché il terreno montuoso e assai impervio impediva il dispiegarsi dell’esercito sia per un intervento miracoloso della Vergine che rivolgeva contro gli assalitori le pietre da loro stessi catapultate.
Nella grotta – luogo di straordinaria bellezza paesaggistica – a ricordo dell’avvenimento, è stata costruita una cappella, meta ancora oggi di pellegrinaggi e, a poca distanza, nel secolo scorso, è stato edificato un tempio monumentale.
Cosa hanno in comune e cosa dicono a noi questi due avvenimenti di Cerami e Cuevadonga?
Entrambi sono opera di un piccolo gruppo di persone. Entrambi, nel momento in cui sono accaduti, sono passati inosservati. In entrambi la vittoria, del tutto inattesa, è stata attribuita a interventi soprannaturali.
Interessante lo scambio verbale tra Oppas, il Vescovo di Toledo che aveva apostatato schierandosi a fianco dei saraceni dilaganti e che invitava Pelagio ad arrendersi: “L’intero esercito dei goti non ha potuto resistere alla forza dei musulmani, come puoi resistere tu su questo monte? Segui il mio consiglio, abbandona i tuoi sforzi, e vivrai felice con i tanti benefici che i mori ti daranno”.
Pelagio avrebbe risposto “Non hai letto nelle Sacre Scritture che la Chiesa del Signore è come il seme di senape che, piccolo come è, per grazia di Dio diventa più grande di tutti?” “La nostra speranza è Cristo; questo monte sarà la salvezza della Spagna e del popolo dei goti; la grazia di Cristo ci libererà da questa moltitudine”.
Sull’onda deI pensiero dominante anche noi siamo portati a ritenere che siano le cause economiche quelle che spiegano gli avvenimenti storici e scartiamo invece come fantasiose le ricostruzioni che pongono alla base degli eventi motivazioni diverse quali ad esempio quelle di difesa della propria identità personale (di cui la fede religiosa è parte ineliminabile).
Cerami e Cuevadonga ci mostrano come l’approccio “economico” sia, se non sbagliato, certamente insufficiente a dare conto della storia, la quale sovente prende delle pieghe inaspettate a seguito della azione di piccoli gruppi fortemente coesi e motivati.
Proprio per giustificare in qualche modo queste “anomalie” le tradizioni introducono nei racconti interventi soprannaturali non verificabili.
Sarà così anche adesso nel XXI secolo? È possibile che qualche avvenimento, del quale siamo ignari, accaduto ad opera di qualche piccolo gruppo che si oppone al dilagare del “pensiero unico” abbia già posto le premesse per un cambiamento della storia in una direzione inattesa? Potranno dirlo solo le future generazioni!

1 commento per “STORIA – Covadonga come Cerami

  1. Franca Pignatelli
    12 novembre 2018 at 11:33

    Questa storia molto interessante non ricorda la frase di Stalin: “Quante divisioni ha il Papa?” e cosa è successo dopo?

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