PITTURA-Lorenzo Lotto, ritratto del genio tormentato di un artista originale e libero

L’anno appena passato è stato un anno particolare nelle celebrazioni del maestro veneziano decantato da Bernard Berenson, il noto storico dell’arte, che su di lui ha scritto pagine indimenticabili: «Per capire bene il Cinquecento, conoscere Lotto è importante quanto conoscere Tiziano» diceva Berenson che lo considerava un gigante del suo tempo.
Lotto è il grande protagonista di vari eventi dedicati a lui nel 2018 e ancora nei musei nel 2019.
In Italia, un importante mostra dal nome “Lorenzo Lotto Il Richiamo delle Marche”, diffusa sull’intero territorio marchigiano, dove numerose opere sono esposte sia nella sede del Museo Civico di Macerata, Palazzo Buonaccorsi, che nelle varie città di appartenenza originale delle opere. L’artista considera le Marche la sua terra d’elezione e ci passa periodi sereni e pieni di ispirazione tanto che decide di finire la sua vita a Loreto ed esservi sepolto.

  • In Spagna, con una mostra al Prado (già conclusa) si celebrava il pittore, con la prima grande monografica dedicata ai suoi ritratti.
  • In Inghilterra, a Londra, è stata ripresa la ricca mostra madrilena e riproposta alla National Gallery con il semplice nome di “Lorenzo Lotto Portraits”.

Il ritratto condensa in sé tre informazioni, che riguardano: la persona ritratta, l’ambiente in cui vive e l’artefice dell’opera”, spiega il professor Dal Pozzolo co-curatore della mostra di Madrid e Londra, “Lotto vive in un’epoca di transizione, ai primi anni del Cinquecento, in piena crisi del Rinascimento italiano: la sua arte cambia cosi come cambiano i costumi dei suoi committenti; il pittore riflette su un’Italia in trasformazione, ma spesso paga con l’insuccesso le sue scelte di libertà e la sua ansia di originalità”.

È impensabile pensare che Lorenzo Lotto sia stato dimenticato per secoli e, se non fosse stato per la monografia che Bernard Berenson gli dedica nel 1895, chissà quanto tempo ci sarebbe voluto per recuperare i suoi bei ritratti considerati dal grande storico americano come una prima forma di indagine psicologica. Sono introspettivi, rappresentano un’indagine profonda sulla psicologia dei suoi modelli a cui riesce a conferire un’anima viva e palpitante.
C’è un divertente ed irriverente dettaglio, che forse non tutti conoscono, nel sottofondo di uno dei suoi più famosi dipinti esposti a Londra ora. Nel ritratto di Andrea Odoni (1527), in alto a destra dell’opera, si nota una Venere intenta a lavarsi una gamba in una bacinella. Distratta dall’imponente statua dell’Ercole nudo che le sta accanto non si accorge della presenza di un impertinente putto intento a fare la pipì, che sembra riempire la stessa bacinella in cui lei si trova a fare il bagno. Un piccolo segnale dell’indipendenza e della libertà dell’artista oppure una meditazione sulla dignità e le umiliazioni della vita allo stesso tempo eroica e assurda, tragica e divertente? Questo dipinto di Lotto, con gli oggetti che circondano il personaggio, costituisce anche la più antica rappresentazione di un uomo accanto agli elementi della propria collezione artistica, metafora del suo stesso essere.
Scrive Carlo Bertelli: “Con gesto eloquente, Odoni ci mostra una statuetta di Artemide Efesia, che allora passava per un’allegoria della Natura. Le anticaglie raccolte sono un’evasione e un rifugio. Il volto non esprime il soddisfatto orgoglio del fortunato collezionista, ma una malinconia invincibile.
Lotto, fin da giovane, dimostra di avere una personalità indipendente, autonoma e controcorrente. I modelli dell’epoca sono Tiziano e Giorgione e lui viene visto come un originale eccentrico, quasi un emarginato. E una persona colta, lontana dalle mode, non solo interessato all’arte e alla letteratura ma anche alle tematiche religiose e alla politica.
La sua ricerca è anche tecnicamente innovativa; usa impasti cromatici inusuali per ottenere colorazioni “nuove”, pigmenti mai documentati prima. Sembra chiaro che, per colpa del suo carattere tormentato, il suo incredibile talento non trovi comunque mai pieno riconoscimento presso le grandi committenze del tempo. Infatti, incapace di cedere a qualsiasi tipo di compromesso, si trova ripetutamente in difficoltà economiche e la sua arte si esprime spesso in territori di provincia.
L’incredibile genio di quest’artista, così sorprendentemente poco riconosciuto a suo tempo, per fortuna, con l’arrivo del 2018, ha ricevuto pieno riconoscimento nelle mostre che lo vedono grande protagonista.

2 commenti per “PITTURA-Lorenzo Lotto, ritratto del genio tormentato di un artista originale e libero

  1. Marguerite de Merode
    7 Gennaio 2019 at 23:12

    Se il mio articolo fosse riuscito solo a portare La Lampadina nelle Marche, a Macerata, in futuro, magari sotto la sua guida, considero sarebbe già un gran successo. Per il resto ha già detto tutto. Grazie.

  2. Mario Belloni
    7 Gennaio 2019 at 19:55

    Caro Carlo
    mi è arrivata la Lampadina (che spero sia a led) dove ho letto l’articolo sul Lotto.
    Fosse che fosse la volta buona per farti venire a Macerata con la scusa del Lotto!!!
    A mio giudizio la mostra di Macerata fa un grosso torto all’artista, se ci si ferma ad ammirare le sole opere esposte. Infatti per motivi logistici non si è riusciti a portare nella mostra le opere più belle del Lotto. Sono otto le città che nelle Marche (di cui 4 in provincia di MC) che custodiscono sue opere.
    La Crocifissione di Monte S.Giusto è per me un supercapolavoro. E’ stata definita dal Berenson “la più bella rappresentazione del Golgota del rinascimento“.
    Quando io arrivai a MC per mesi portai amici forestieri in giro per i dintorni e rimasero tutti meravigliati della bellezza dei luoghi e delle opere d’arte. Il tutto condito con un mangiarino di tutto rispetto. All’interno anche nelle “bistrattate” zone terremotate, il maiale è uno di famiglia per tutte le cure riservate. Tanto è curato in attesa della “pista” e della “salata”.
    Fu oggetto di sorpresa ed ammirazione la visita di un piccolo pasesino (740 abitanti) con una chiesa che conteneva tre polittici dei fratelli Crivelli.
    Perché con i lettori della Lampadina non organizzate una bella gita di almeno due giorni a Macerata?
    Cari saluti
    Mario

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