La Lampadina Libri – “Gli anni” di Annie Ernaux

Questo mese Simona Massenzi, del Circolo Letterario “Un Mercoledì Da Lettori”, commenta il libro della Ernaux.

“Gli anni”
Autrice: Annie Ernaux
Editore: L’orma
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 276

Gli Anni (struggenti e sfuggenti) di Annie Ernaux.
L’avvio epigrammatico mi ha lasciata perplessa, un catalogo di lampi descrittivi che non sviluppa narrazione, poi mi sono lasciata avvolgere (un po’ ipnoticamente) nel lungo filo di memorie e vissuto dell’Autrice. Ho apprezzato l’intensità della scrittura e della lingua (letto in originale, ma ho riscontrato che la traduzione di Lorenzo Flabbi le rende merito); il modello dichiarato era Proust, il risultato raggiunto è una lingua che ha il ritmo della “ballade”, e che fa pensare a molti dei cantautori francesi citati nel testo (e ad alcuni italiani, non citati).
Il successo maggiore, il merito di quest’opera, sta nell’equilibrio raggiunto tra analisi sociologica a tutto tondo ed il tempo nella vita dell’Autrice, scandito –come fossero marcatori di paragrafo e contemporaneamente di esperienze vissute – dalle sue foto.
Le citazioni da Ortega y Gasset e Cechov poste in epigrafe, e come tali programmatiche, ci annunciano una resa personale ed universale al Tempo ed alla Storia, unica possibilità che la Ernaux ravvisa e si concede, prima della incombente naturale conclusione del suo percorso, (“c’est maintenant qu’elle doit mettre en forme par l’écriture son absence future”), è un lavoro di profonda ed umanissima rendicontazione, in cui elenca e riunisce tutti coloro che sono scomparsi dalla sua vita ma che ne hanno tracciato la direttrice. Lavoro che conduce anche a riflessioni esistenzialmente liquidatorie (“elle a perdu son sentiment d’avenir, cette sorte de fond illimité sur lequel se projetaient ses gestes, une attente de choses inconnues et bonnes qui l’habitait…”).
Restano – ponti e sguardi verso un futuro che non ha più il sapore dell’appartenenza- quanti le sono ancora intorno ma che si troveranno, come lei oggi, a tirare le somme dei propri bilanci (“traquer des sensation, encore sans nom, comme celle qui la fait écrire).
Fluidamente la narrazione riporta alla memoria vicende che hanno stretti legami e forti analogie con quelle accadute nel nostro paese, una per tutte l’esperienza Coluche, il comico/politico che molti francesi avrebbero visto pure alla Presidenza – non di un ente teatrale – della Repubblica. Ho scoperto che girò un film, diretto da Risi, con Beppe Grillo …”Le Fou de guerre”!
Infilarsi nel labirinto delle esperienze e dei ricordi comuni, molti dei quali fondamentali nella nostra crescita personale (famiglia, politica, scuola, università, miti, ideologie, consumismo etc ), sarebbe troppo lungo ma una cosa la debbo proprio commentare.
Le donne francesi hanno chiarito un’infinità di problemi però, come noi, hanno lasciato aperta una discussione generazionale, “ le pliage des draps-housse” – come piegare le lenzuola con gli angoli- che diamine, parliamone, anche per il futuro!

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