Commento Macroeconomico del momento

di Giuseppe Fusilli, Autore Ospite de La Lampadina

Il mese di gennaio è terminato con una netta inversione dell’andamento rispetto alla prima metà del mese.
All’inizio dell’anno tutto sembrava andare per il meglio: la trade war e la Brexit sembravano finalmente non essere più al centro delle discussioni, i dati macroeconomici mostravano i primi segni di stabilizzazione e miglioramento e le banche centrali erano impegnate a rimanere accomodanti. Anche le valutazioni, che sono ai massimi livelli degli ultimi due decenni, non sono state percepite come una minaccia immediata. Tutto sommato un mix perfetto per sostenere un momento di risk-on con nessuna minaccia nell’immediato.
Lo scenario è improvvisamente cambiato con l’arrivo del Coronavirus in Cina. La malattia, nonostante lo sforzo massivo da parte delle autorità cinesi per contenerla, ha iniziato a diffondersi da Wuhan (da dove è nata) verso la Cina continentale e poi in diversi Paesi. Anche se il tasso di mortalità è abbastanza basso, il numero totale di decessi ha raggiunto già un terzo del bilancio delle vittime della SARS in tre mesi.
Per prevenire un’espansione ulteriore del virus, che ha un’incubazione di 14 giorni nei quali non si presentano sintomi, la Cina ha implementato diverse misure di blocco sui viaggi sia nazionali che internazionali e ha imposto la chiusura per giorni/settimane di diversi uffici pubblici, scuole e aziende.
Molti paesi hanno iniziato a chiudere i confini ai passeggeri provenienti dalla Cina e società come Apple, Starbucks, McDonalds, ecc. hanno annunciato la chiusura momentanea di diversi punti vendita nella Cina continentale.
Queste misure sono molto più drastiche di quelle adottate durante la SARS e potrebbero portare ad un abbassamento della crescita PIL cinese e globale. Se la storia insegna, durante la SARS il PIL cinese ha subito un rallentamento temporaneo in termini di tasso di crescita annua dal 12% al 9%. Poiché la Cina attualmente costituisce la maggior parte della crescita globale del PIL, le conseguenze di questa pandemia potrebbero avere vasta portata sui mercati finanziari.
Improvvisamente le valutazioni e gli indicatori di over-bought (iper-comprato) hanno ricominciato a «contare» nelle analisi. Abbastanza spesso i mercati non subiscono una correzione a causa dei fattori interni, ma attendono che un catalizzatore esterno inneschi la correzione.
Potrebbe questo portare ad un cambiamento drastico nell’asset allocation? La risposta dipende da quanto il contagio sarà diffuso, ma ci sono un paio di punti che potrebbero supportarci in questo momento.
Il primo è che a causa di questi sviluppi, le banche centrali manterranno le loro politiche monetarie accomodanti più a lungo del previsto. Alcune banche centrali potrebbero abbassare ulteriormente i loro tassi benchmark. Ci si aspetta per esempio che la FED tagli almeno un’altra volta i tassi nel 2020. Tassi risk-ree più bassi e/o più QE potrebbero sostenere i prezzi dell’equity.
Un rallentamento nella crescita globale potrebbe portare a una prolungata correzione nei settori energy e industrial commodities. Da una parte, questo potrebbe facilitare un ulteriore easing delle banche centrali, d’altra parte potrebbe contribuire ad abbassare i prezzi dei per i settori ciclici così come per i mercati emergenti esportatori di commodities. Analogamente, a causa delle strette relazioni commerciali tra Cina e UE, un rallentamento in Cina potrebbe ritardare o arrestare temporaneamente la ripresa dell’Eurozona. Alla luce di quanto sopra, tatticamente le azioni dei mercati emergenti e europei sono state ridotte da sovrappeso a neutrali.
È tutto così negativo? Certo che no. Una volta chiarito il numero di nuovi casi, ci si aspetta un rally di mercato. Il rimbalzo sarà probabilmente guidato dai mercati emergenti e dai settori ciclici, che in fondo potrebbero beneficiare di valutazioni a livelli molto interessanti (grazie anche a una stagione di rendicontazione finora abbastanza buona), ampia liquidità e elevato premio al rischio (differenza tra rendimento atteso da capitale proprio e tasso risk-free).
In termini di tempo, questo potrebbe avvenire in un periodo nel quale tipicamente le azioni ad alto dividendo tendono a sovra-preformare il resto del mercato poiché fondi pensione acquistano tali titoli per incassare i dividendi e diversi titoli ciclici presentano rendimenti dei dividendi elevati.
Per quanto riguarda i mercati emergenti, i mercati azionari europei e I ciclici non sono sovra-pesati negli indici azionari, rientrare in questi mercati/settori al momento giusto potrebbe rappresentare un ottimo trade nell’anno che è iniziato con valutazioni abbastanza alte e ritorni attesi modesti.
Il tempo farà la differenza.

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