La Lampadina/Libri – Dove si parla delle Confessioni, di Primavera che sa perdersi, e di quanto è bello perdersi

Maria Luisa Amendola ci racconta di una sera in cui Primavera Moretti (che insegna Storia delle religioni monoteiste alla Libera Accademia di Roma), parlava delle Confessoni di S.Agostino..

Va da se che parlare di Sant’Agostino non è una passeggiata, ma Primavera, quando ama un argomento, è un fiume, un torrente, e lei ama le Confessioni, le sue parole c’investono, è una cascata, e con piacere ci immergiamo …
Siamo a Roma nel 373 e Agostino, 19 anni, s’innamora di Cicerone, della retorica, della sapienza, dell’amore carnale e anche dei Manichei. Ma chi sono questi Manichei? Andiamo con ordine, adesso ve li racconto: I Manichei secondo quel che racconta Primavera, sono dei buonisti, dicono che ogni opera di Dio è buona, l’unica fonte del male è la libertà delle creature. (Anche i nostri governanti lo stanno pensando in questi giorni).
La religione dei manichei è molto pagana, in fondo siamo solo 200 anni dopo Cristo, gli dei pagani convivono con un Dio che è ancora tutto da scoprire. È una religione che ha origini in Oriente, viene dalla Siria, ha due divinità: una che è fatta di luce e si chiama Mazda (-Udite! Udite! Sì, proprio come la marca delle batterie) e l’altra divinità è fatta di tenebre, questa, della quale non ricordo il nome, dice che il peccato ha rotto l’incanto della Creazione, Mazda, invece, la dea della luce, gode della creazione, poi il suo sguardo si posa sull’uomo che se ne va via dal paradiso scacciato dall’angelo, Mazda è compassionevole, gli pare di vederla quella spada di fuoco e l’uomo che s’allontana con le spalle curve trascinandosi dietro la sua donna, la vediamo anche noi, il dio ha pietà di quel poverello e gli regala un po’ della sua luce. Che bella storia! È un’immagine fortissima. Per Agostino, Dio è luce: la luce è fatta di fiamma, di fuoco, di calore e di raggi, ed è indivisibile, (a questo punto Primavera ha acceso una candela con l’accendino e s’è scottata, e noi, con lei abbiamo avuto un‘esperienza non solo metafisica ma anche fisica). Quindi noi siamo fatti della stessa luce di Dio. Ahi! Bisogna stare attenti, la fiamma brucia, siamo fiammelle? La fiamma illumina, forse siamo raggi della luce di Dio? Agostino si pone il problema “Egli accese un fuoco dentro noi… e noi rifulgeremo”. Sembrerebbe tutto a posto.
Ma a questo punto Agostino, che è un aggressivo, attacca il pensiero manicheo perché è superbo, e sentite com’è poetico nel farlo: “I superbi Signore, non ti trovano, neanche se la loro curiosità è riuscita a contare le stelle, a misurare le plaghe del cielo, a seguire le vie degli astri… Con la forza dell’intelligenza e l’intuizione che Tu donasti loro, essi fecero scoperte e annunziarono molti anni prima, le eclissi del sole e della luna…. Uno di loro, il vescovo Fausto, predicava queste cose con una grazia infinita ma che servivano alla mia sete le tazze preziose di questo elegante coppiere?” Oso pensare che se Agostino avesse conosciuto Primavera si sarebbe convertito molto prima, magari per farla star zitta un minuto. Invece sta lì con il pentimento per i peccati che ha commesso, pare che insistesse a dire :”pecca fortemente!” E qui entra il concetto che i peccati sono utili perché ti obbligano a pentirti e a confessarti, e a ottenere il perdono, (lui è convinto del libero arbitrio dell’uomo, quindi l’uomo è perfettamente responsabile dei suoi errori, contrariamente a quel che sostengono i manichei). Agostino è un uomo maturo ormai, decide di scrivere un’autobiografia nascosta sotto la veste di una confessione al suo innamorato, che, questa volta è Dio, e lo fa intervallando pagine di invocazioni ripetute fino allo sfinimento, a pagine di pura lirica, specie quando analizza i sensi. S’incanta poi quando parla della memoria delle cose, la memoria che mi fa “distinguere, senza bisogno di fiutare, il profumo del giglio da quello delle viole, e senza bisogno di gustare e di toccare, solo con il ricordo preferisco il miele al vino cotto, il liscio al ruvido”. Vedete come è bello perdersi, ci si perde quando si fa buio dentro di sé e si lasciano entrare le  parole e i pensieri degli altri. Perdersi è una cosa che accade e basta.
Perdersi è una prerogativa di Primavera, e parlando di parole, ecco che la nostra amata magistra ci racconta ancora una volta la Genesi: E Dio disse sia fatta la luce, … questa volta parliamo di VOCE perché la voce è l’unica cosa insieme alla LUCE che varca i confini della materia, li attraversa e entra nel nostro io profondo, qui  io non sono d’accordo con lei, e sostengo che anche la PAROLA scritta, quella che leggiamo nel silenzio di un sole che muore, sprofondati nella nostra poltrona preferita, anche lei, la PAROLA, silenziosa varca i confini della materia, entra nei labirinti del cervello, saranno i neuroni poi, che con l’aiuto delle sinapsi, la metteranno in riga e nasceranno le idee. Non a caso la Genesi vista dai maomettani recita: e Dio prese il calamo e scrisse…
Già le idee: “Da dove viene la nostra esperienza?“ si domandano i filosofi dell’epoca,-  e ancora gli scienziati dei nostri giorni non sono riusciti a spiegarcelo bene- Platone addirittura dice che abbiamo già inseriti in noi i concetti di amore, di amicizia, di bontà e di male. Racconta anche il concetto di anima che Platone chiama spirito e poi quello del dualismo tra anima pesante e anima leggera e qui mi sono persa ed è finita lì. Quelli sono tempi nei quali i filosofi pensano che la donna non è dotata di anima. Bisognerà arrivare al 1547, al Concilio di Trento dove finalmente i vescovi ci restituiranno l’anima. E a proposito di anima, lo sapevate  che la parola anima ha in sé il concetto del movimento (cartoni animati)?
Agostino è affascinato da Platone e io sono affascinata dal Platone raccontato da Agostino, leggete se vi va il libro Decimo dal capitolo VIII al capitolo XVIII, quando parla della memoria; è poesia pura.
Molto bella e illuminante è l’idea che il Cristianesimo ha una visione del mondo Uomocentrica, mentre  i profeti dell’Antico Testamento avevano una visione Cristocentrica, ”Nascerà a Betlemme un uomo… le icone russe per esempio che sono piatte e senza prospettiva sono cristocentriche, qui passare dalle icone russe al Beato Angelico che invece dipinge l’Annunciazione piena di prospettive e dopo archi e colonne in fondo si vede La Madonna e l’angelo, per la funambolica Primavera, il passo è breve.
In puro stile Primaveresco parleremo anche di Lutero e di Erasmo che dice: ”Tornate in Voi e credete nel Vangelo”, dice proprio Tornate, come se tutto già fosse in noi. E parleremo di monachesimo di quei tempi, un movimento alimentato da una grande solitudine come gli stiliti, quelli che si appollaiavano su una colonna come Simeone, e lì restavano fino alla morte senza scendere mai, per avvicinarsi a Dio. Il monachesimo dei nostri tempi dimentica la solitudine: quando  San Francesco va a Roma, dal Papa, per fondare  l’ordine dei Francescani, ci va con Egidio e Leone e…
Erano tempi terribili quelli nei quali viveva Agostino, nel 410 i Goti di Alarico avevano invaso Roma, due anni prima Agostino aveva scritto le confessioni, un’opera gigantesca scritta in soli due anni! Agostino ha  56 anni ormai, pensa di dover mettere ordine e ripensare i rapporti tra la vita cristiana e il mondo romano. Negli anni precedenti ci sono stati vari movimenti religiosi tra cui quello dei donatisti e quello dei pelagi, dei quali la nostra maestra ci ha parlato, ma per questa volta ve li risparmio, perché vi voglio bene.
Penso però, come ha detto Papa Francesco, che “Senza inquietudine siamo sterili”, intendendo per inquietudine una certa ricerca interiore non necessariamente di tipo cattolico-romano, anche se sempre questo nostro papa progressista ha affermato una volta che: “Il vero credente deve essere sempre inquieto, solo così potrà raggiungere la pace”. Bell’ossimoro: la pace dell’inquietudine. Diceva sant’Agostino: “Signore il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

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Beppe Zezza
3 Maggio 2020 21:37

Ho letto le Confessioni di Sant’Agostino in gioventù. Ricordo poco del contenuto ma che molto mi aveva affascinato per la descrizione dei meccanismi psicologici e delle sue osservazioni sulla realtà del “peccato originale” che desumeva dal tipo di pianto del neonato che non “chiede” di essere nutrito ma lo “ pretende “. Ricordo anche di non essere riuscito a finirlo ” filosofico “ per le mie basi non specialistiche.
Devo anche dire che le impressioni che mi sono rimaste non concordano pienamente con quanto da lei scritto in alcuni punti ( su chi erano i manichei, sul cristocentrismo dello AT e l’antropocentrismo del cristianesimo…)
Comunque suggerisco a tutti di approfittare di questo tempo di confinamento per leggerlo