COSTUME/ARCHEOLOGIA – Tesori nascosti: i bronzi dorati di Pergola

Capita che passando per le vicinanze della strepitosa città di Urbino ci si trovi in un paese certo meno noto e certo più piccolo. PERGOLA.
Delle insegne invitano a visitare il museo. Entriamo. Non grandissimo ma molto curato.
Superate sale che ospitano tavole fondo oro, entriamo in una grandissima stanza. Bianca, grande, luminosa. Occupata da due grandi cavalli in bronzo dorato con un unico cavaliere fiancheggiati da due figure di donne: una visione maestosa, lucente; restiamo senza fiato.
L’unico dei due cavalieri, è un uomo maturo. L’abbigliamento fa pensare ad un militare di alto rango in tempo di pace e, di fatto, in segno di pace, porta il braccio in avanti. Immediatamente ripensiamo al Marco Aurelio. Ambedue i cavalli hanno una zampa anteriore alzata per incedere, le bardature ornate con nereidi, tritoni, delfini.
Del secondo cavaliere solo qualche frammento. Una figura di donna è tronca dal busto in su, l’altra, di età avanzata, vestita con una stola, invece, fa vedere perfino l’acconciatura di tipo ellenistico .
Come sono arrivati qui? Chi sono?
È il 26 giugno del 1946. Due contadini scavano in un fondo agricolo, e dallo scavo escono frammenti di bronzo dorato. Pensano forse di aver trovato oro. Il Canonico Vernarecci , avvisato, chiama subito la nipote, appena laureata in Storia dell’arte, che si reca sul posto e trova solo un piccolo frammento di bronzo dorato. Lo scavo è stato frettolosamente ricoperto, tutto è già sparito: nemmeno l’arrivo del canonico accompagnato dai carabinieri spinge a consegnare quanto trovato. Il canonico si rivolge allora al Museo Archeologico delle Marche. Duramente bombardato. Unico salariato rimasto è Nereo Alfieri che recatosi a Pergola con i carabinieri riesce ad ottenere i frammenti che sequestra a nome dello Stato.
Contemporaneamente i carabinieri allertano Roma: il proprietario del terreno è partito, forse, per contattare degli antiquari.
I frammenti, circa 9 quintali, sono stati trovati in un luogo isolato. Probabilmente il gruppo è stato rimosso dalla posizione originale, e accantonato. Il ritrovamento di frammenti contorti ha fatto pensare anche ad una “damnatio memoriae”, ma in seguito questa teoria è stata accantonata. Forse il gruppo era posto nel Forum Sempronii (Fossombrone) o a Sentium (Sassoferrato) dove esisteva una fonderia per grandi statue. O forse (Danilo Re) era posto sull’arco di Augusto di Rimini. Poi spostato in età bizantina. Si tratta comunque dell’unico gruppo scultoreo in bronzo dorato di epoca romana pervenuto fino a noi. Eseguito a cera persa con applicazione di doratura a foglia.
Quasi certamente i personaggi appartengono ad una unica famiglia senatoria.
Varie ipotesi si sono susseguite nel cercare di dare loro una identità storica. Stucchi pensava che fossero (fra il 20 e il 30) il figlio di Germanico, e Druso e le figure femminili Livia e Agrippina. Una altra teoria (Coarelli) li fa appartenere alla famiglia dei Domizi Enobarbi (30 e 50 a.C). Bohm pensa che il cavaliere possa essere Cicerone. Recenti attribuzioni parlano di gruppo di età repubblicana ma realizzata in età augustea collocato forse a Pisarum (Pesaro). Secondo Danilo Re i cavalieri rappresenterebbero Giulio Cesare e Ottaviano .
Il gruppo non ha avuto vita facile. Subito dopo il ritrovamento nel 1949 un primo restauro viene regalato dal fiorentino Bruno Bearzi. 10 anni di lavoro. Viene quindi portato al museo Archeologico delle Marche. Dal 1972 al 1988 viene riportato in Toscana per un secondo restauro dopo il quale viene riportato nelle Marche. Vengono assemblati ben 318 frammenti.
Nel 1988 viene finalmente consegnato a Pergola per una mostra. L’anno seguente la sovrintendente Lollini, che cerca di farsi riconsegnare il gruppo, viene assalita a Pergola da fischi, insulti e spintoni. Gli abitanti di Pergola arrivano a murare il gruppo nella scuola in cui era esposto per non farlo riportare ad Ancona. Continua senza sosta la lotta. Dove metterli? Nel luogo del ritrovamento? A Pergola? Al museo di Ancona? Nel frattempo i bronzi subiscono danneggiamenti che richiedono un terzo restauro.
Nel 2001 il ministero dei Beni Culturali stabilisce che il gruppo e la sua copia si alternino fra Ancona e il Museo dei Bronzi Dorati di Pergola, creato per questo scopo. Nel 2011 si decide di annullare il pendolarismo (sei mesi a Pergola, sei ad Ancona).
Nel 2012 Il ministero ha deciso di affidare definitivamente il gruppo al Museo di Ancona.
Il Comune di Pergola ha presentato ricorso. Sono passati 8 anni dalla decisione ma se volete andare a vederli sono ancora a Pergola!

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Carlotta Staderini Chiatante
8 Settembre 2020 10:36

Che meraviglia Lalli! Grazie. Avevo proprio programmato una visita ad Urbino in ottobre e non mancherò di visitare Pergola ed il suo museo. Indicazione preziosa la tua, scritta con la solita maestria.