ABBIAMO OSPITI/MUSICA – La “musica dell’universo”

Articolo di Gian Carlo Ruggeri, Autore Ospite de La Lampadina

Nella bella trasmissione televisiva “Via Dei Matti n° 0” condotta da Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni, nella puntata mandata in onda da RAI 3 il 9 aprile di quest’anno, i conduttori hanno accennato – in modo semplice ma efficace –al rumore che è stato generato nel momento dell’espansione dell’universo, altrimenti noto con il termine poco scientifico, ma noto a tutti: “Big Bang”, operando un piacevole parallelo fra quest’ultimo e una sua ipotetica struttura musicale. La teoria della “Grande Esplosione”, che considera l’universo nato da un punto in cui sono concentrate sbalorditive, enormi quantità di energia e massa, ovvero un sistema denso e caldo che si espande in maniera impetuosa, era agli inizi contrapposta all’idea di un universo eterno, perenne, sostenuta in primis da Aristotele: quest’ultima conquistava molti astronomi, fra i quali Fred Hoyle, britannico, fra i più noti: egli, in una trasmissione radiofonica del 1949 creò – con intento denigratorio – l’espressione “Teoria del Big Bang”. Con effetto contrario, questa formulazione penetrò così a fondo nella figurazione collettiva da rimanere tale fino ai nostri giorni.
Quindi, si diceva, del “rumore” originato dall’espansione succitata: frastuono che dura fino ad oggi, una radiazione diffusa nell’intero universo, onde elettromagnetiche molto deboli, una sottile energia…
Questa scoperta fu effettuata nel 1964, da due ingegneri della Bell Telephone Company, Arno Penzias e Robert Wilson: essi stavano lavorando alla sistemazione di un’antenna che doveva essere usata per una ricerca di astronomia nel campo delle microonde.
Nel provare il ricevitore si resero conto dell’esistenza di un consistente rumore di fondo. Dopo numerosi controlli si accorsero che il segnale non spariva e fu un ricercatore dell’Università di Princeton, Robert Dicke, che spiegò l’importanza di quanto i due ricercatori avevano scoperto: il fondo cosmico di radiazione a microonde (Cmb, Cosmic microwave background), proveniente da tutte le direzioni, ovvero la prova dell’inizio del nostro Universo.
Ma torniamo alla musica. Com’è questo rumore di fondo?
Alcuni ricercatori l’hanno assimilato ad un oggetto vibrante, con dei fondamenti armonici: il suono reale è di 50 ottave di pianoforte più basso per essere udito, quindi è stato trasformato; anche dopo queste trasformazioni, però, risulta ruvido e gracchiante, lontano dall’essere sottile e melodioso. Forse, non fatto per essere udito dalle orecchie dell’uomo, ma per un piano molto più vasto, ovvero per un Universo che doveva essere popolato da stelle, galassie, atomi e varia fauna? Alla fine, dopo altre ricerche, questa radiazione è stata assimilata ad un suono di flauto. Ma, appunto, con riferimento alla trasmissione succitata ed alla citazione del “suono dell’universo”, l’aspetto simpatico e più profondo di quello che di primo acchito possa apparire, consiste nella menzione fatta da Stefano Bollani sulla ricerca di un accordo di pianoforte che si conformi all’eufonia dell’Universo e che ci metta “in pace” con quest’ultimo: il musicista ed un suo amico ricercatore sono giunti a proporre che tale accordo sia strutturato in un ”La bemolle, Do, Sol, Mi”: seducente, questo “cammino musicale” che ci possa aiutare nel faticoso percorso di metterci in accordo con l’universo che abitiamo…Avendone la possibilità, potreste provarlo: ne abbiamo bisogno…

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