CULTURA – Wikipedia, la nostra nuova enciclopedia

Siamo a metà del ‘700, il grande filosofo Diderot scrive: “Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. Vorrei che la mia opera potesse assemblare tutta la conoscenza sulla faccia della terra.”
Diderot, fu il direttore editoriale dell’Encyclopédie, un’opera che comprendeva oltre 1500 voci, e che portò avanti grazie a finanziamenti privati. Nel 1752, l’abbé de Prades, uno dei primi redattori dell’Enciclopedia, venne accusato dalle autorità ecclesiastiche di promuovere il materialismo ateo e dare adito ai sovvertitori della società. Una sentenza del Consiglio del Re condannò al macero i primi volumi pubblicati.
E oggi dopo tutto il suo lavoro e la sua ampia visione illuministica, cosa penserebbe il grande filosofo francese di Wikipedia? Obbiettivo raggiunto?… obbiettivo che quell’epoca non avrebbe neanche potuto sognare.
Nel gennaio 2021 Wikipedia ha compiuto vent’anni. In questi anni sono state pubblicate 52 milioni di pagine con 40 milioni di scritti in 300 lingue differenti, e 1,5 miliardi di visitatori mensili, oggi occupa le primissime posizioni tra i siti più cliccati al mondo.
Wikipedia è stata “fondata” da due giovani, Jimmy Wales e Larry Sanger il 15 gennaio 2001, la parola starebbe a significare “cultura veloce”, dal termine hawaiano wiki (veloce), con l’aggiunta di -pedia (dal greco antico παιδεία, paideia, formazione).
Gli articoli sono scritti da volontari in più di trecento lingue ed ha poi una particolarità importante: tutti gli articoli possono essere rapidamente modificabili e aggiornabili da chiunque, naturalmente con le dovute cautele e controlli. Le modifiche sono archiviate in una cronologia di versioni accessibile a chiunque. Le voci aggiunte o modificate vengono monitorate dalla comunità di Wikipedia per controllare dei contenuti controversi, controllare le correzioni apportate e impedire il proliferare di spam e di false informazioni.
Ma la cosa stupefacente è che è nata in un mondo nel quale la finanza, la pubblicità, l’informazione, ne facevano e ne fanno da padrone, non ha azionisti, niente miliardari, governi etc. che possano decidere o influire su certe scelte. Insomma una reputazione “pura”, solida e nulla a che vedere con le tante piattaforme disponibili sul web. Perfino l’OMS l’ha scelta come veicolo per contrastare le tante sciocchezze all’ordine del giorno che appaiono sui vari social sul difficile periodo che stiamo attraversando.
La lingua più diffusa su Wikipedia è l’inglese con l’11,2% degli articoli, e, cosa stranissima, nella seconda posizione c’è il cebuano, lingua parlata in una zona delle Filippine (9,8% degli articoli), poi tutte le altre lingue lo svedese (6,2%), tedesco (4,5%), francese (4,1%), olandese (3,7%), russo (3%), italiano (3% con 1,6 milioni di articoli), spagnolo (3%), e tanti altri.
L’Economist ne ha scritto un lungo editoriale e ne attribuisce il successo «alla cultura creata dai propri utenti» e di quanti hanno partecipato al suo sviluppo. Il tutto favorito dalla natura e curiosità umana, «alla gente piace mostrare la propria competenza e cultura».
Verissimo, pensiamo a noi semplici utilizzatori, fantastico quando non sappiamo o non ci ricordiamo qualcosa, sfoderiamo il nostro telefonino e tic tic tic ecco la risposta ai nostri dubbi, incertezze o ignoranza così da fare la nostra figura con gli amici vicini. Non ultimo, tenderemo sempre meno ad arrampicarci sulle nostre librerie, tirar giù e consultare quei pesanti volumi enciclopedici che ancora sono in bella mostra nelle nostre case.
Ma come vive e si finanzia Wikipedia?
L’80 per cento dei finanziatori sono grandi e piccoli utilizzatori che vivono principalmente in nord America ed Europa: con pochi spiccioli ciascuno, riescono a far sopravvivere la grande realtà di Wikipedia.
Tra il 2018 e il 2019 Wikipedia ha incassato 120 milioni di dollari spendendone altrettanti per il supporto web, formazione, strumenti, paghe del personale e iniziative per raccolta fondi.
Io stesso, come immagino tutti Voi, al ricevimento, di tanto in tanto, di una mail da parte del ceo Katharine Maher con la richiesta di supporto, rispondiamo positivamente con delle piccole cifre.
Una bella realtà che piace a tutti speriamo possa continuare ad espandersi, è una placida pausa in un mondo tecnologico che spesso ci dà ansia e ci travolge.

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Renata Ferrara Pignatelli
17 Maggio 2021 16:27

Benedetta Wikipedia, anche se qualche volta vi si riscontrano piccoli errori! Siamo tutti esortati a donare anche una piccolezza a questa benemerita istituzione.