LA LAMPADINA/RACCONTI – Il sud e il nord in Italia e nel resto del pianeta

Non siamo poi così diversi tra di noi e da chi ci ha preceduto durante l’evolversi della storia dell’uomo, indipendentemente dalla sua origine.
Riflessioni di una notte di quasi primavera.

di Aloisio Gaetani d’Aragona
(Pubblicato da: MYRRHA – Il dono del Sud – Numero 1- luglio 2015)

Da secoli e secoli la fisionomia, i sentimenti, la forza e le debolezze dell’essere umano continuano ad essere essenzialmente sempre le stesse.
Quando ci fermiamo di fronte ad un busto romano, ad un calco di un corpo fermato all’improvviso dall’eruzione, un quadro rinascimentale o anche una foto in bianco e nero di appena cento anni fa e ci obblighiamo a guardarli respirando più lentamente e con l’attenzione di tutti i sensi uniti, incluso il sesto, non ci sono dubbi che quanto stiamo osservando siamo proprio noi stessi e non solo nella somiglianza delle espressioni del volto ma nel profondo, così come a sua volta tra mille anni lo intuirà chi avrà voglia di curiosare nelle testimonianze del passato, circondato da cose e tecnologie che oggi sarebbe meglio non provare neanche ad immaginare.
Quello che crediamo di percepire così diverso da come siamo adesso è solo il contorno, l’apparenza ma la nostra essenza non è cambiata nel tempo e, probabilmente non cambierà.
L’idea che il vestire, il comunicare, il modo intero di vivere ci faccia pensare di essere così diversi da chi ci ha preceduto, magari anche solo di poco, non vuol dire che tutto sia cambiato e che non abbiamo niente a che fare con le generazioni precedenti, tentati a volte di fare anche dell’ironia; tutto il contrario.
È un po’ come cliccare su Google, formulare domande complesse e scoprire che prima di noi c’è sempre stato qualcuno che si è chiesto esattamente la stessa cosa, ma solo con altre parole, vestito in un’altra maniera, nato in posti diversi e lontani, circondato da altre cose; nel fondo sarà comunque sempre la stessa identica domanda intorno allo stesso, identico concetto con la stessa risposta.
Mi viene un po’ difficile quindi accettare che esistano ancora nel nostro Paese, come nel resto del pianeta, delle differenze nel progresso e nei modi di vivere spesso limitanti legati soprattutto ad una posizione geografica particolare e sentirmi in qualche modo obbligato a confrontare, cercando di riscattarli, gli infiniti meriti legati ad un pezzetto di mondo sovrapponendoli agli altrettanti infiniti meriti dell’altro.
Musica, pensiero, arte, figure folgoranti in ogni campo, eccellenze e genialità, senso innato dell’ospitalità, amabilità, creatività e immaginazione le abbiamo lungo tutto lo stivale e forse varrà la pena di accennare invece al grosso del tessuto umano, quello che vive senza seguire “virtute e canoscenza”.
Le differenze vere sono quelle tra pensiero illuminato, aperto, creativo e libero che confini e radici esclusive in uno specifico territorio non ne può avere e l’ottusità, la ripetitività e la pigrizia di milioni di persone che a loro volta non possono essere esclusivamente legate ad un fattore geografico.
Questi limiti si riferiscono qualche volta a punti sul pianeta nei quali si presentano più frequentemente, ma ne sono tutti allo stesso tempo pezzi integranti, meravigliosi ed unici con una storia altrettanto ricca e complessa, fondamentale negli equilibri della storia universale che li riunisce.
Solo il pensiero illuminato e libero si intreccia però con gli altri, si innalza, crea e lascia il segno.
Nel nostro Paese le grandi differenze nel pensiero e nella scala dei valori corrispondono a sacche di stagnazione che non hanno casa a Milano anziché Palermo o a Roma invece di Napoli, nè le possiamo abbinare alla incapacità di saper odorare il vento, sfruttando le occasioni che a volte vengono depositate qui e domani lì, come spesso alcuni tendono a fare. Non sono le opportunità che fanno la storia o rendono un Paese progredito e diverso ma la capacità di saperle vedere, creare o intuire insieme alla fiducia in noi stessi, al coraggio e l’onestà intellettuale, le quali nascono quando si è ancora bambini dall’esempio, dai valori che altri ci hanno trasmesso, dalla conoscenza e dall’educazione ricevute nei nostri primi anni di vita.
Le grandi differenze a mio parere risiedono soprattutto nel protrarsi quasi infinito dell’accettazione, a volte quasi patologica, di tradizioni, dialetti ed usanze limitate o sbagliate, a prescindere dalla classe sociale di appartenenza; ne conseguono un rispetto diverso verso se stessi e gli altri e soprattutto la presenza o l’assenza di una solidarietà genuina verso ogni essere umano, sia nelle classi veramente umili che in questo modo continueranno inevitabilmente ad esserlo, sia in quelle privilegiate ma solo economicamente, che continueranno a credere di costituire per diritto acquisito la casta portante dell’ economia e del pensiero di un Paese, mentre non lo sono affatto e, al contrario, ne costituiscono il virus più pericoloso.
I limiti ed il danno che ne derivano per la società intera e per il mondo sono immensi.
Le dimostrazioni del potere, così come l’estrema povertà che è sorella dell’ignoranza, la fortuna e la sfortuna accettate come inevitabili, la salute o il suo contrario, gli sfarzi e le ricchezze spropositate o le ingiustizie sulle quali a volte esse si fondano, gli sperperi e l’arroganza a qualsiasi livello, la brutalità sia in alto come in basso senza distinzione, fanno capo soprattutto ad una educazione mancata proprio quando, poco prima dell’adolescenza, la mente era più aperta, pulita e generosa; il centro allora rischierà di non essere più l’uomo ma il potere da una parte e la rinuncia dall’altra, alcuni concetti di parte assoluti e indiscutibili versus l’ignoranza sterile e buia.
Uno spreco di esistenze di cui i più si rendono conto solo quando la clessidra è ormai vuota, che si perpetua nei tempo come il passaggio di un testimone di una staffetta infinita.
Mahatma Gandhi diceva che la massima espressione della saggezza è la gentilezza.
Nulla toglie a chi ne fa derivare la propria forza, il proprio intuito e la concretezza dell’intelligenza pratica e concludente.
Finché però in troppi continueranno a confonderla con la debolezza che è tutto un altro discorso, non capendo che è invece esattamente il contrario, fino a quando in troppi continueranno a seguire alcune mode stupide, invece di creare nuove tendenze intelligenti e fattive, fino a quando il pensiero elitario ed una certa intellettualità, spesso allineata e prepotente faranno la differenza, la spinta in avanti sarà irrimediabilmente ostacolata e tutto rimarrà sempre uguale.
A volte si può avere un’idea più accertata di un Paese o di una parte di esso, osservando semplicemente la qualità della pubblicità più diffusa, i luoghi comuni più accettati, i pensieri e le parole che più fanno presa sulla “gente”.
Nulla di tutto questo ha a che vedere né con il livello sociale ne’ con una regione o con l’altra, ma solo con il modo generale di vivere, di sognare o non, di sperare o non, di valutare a fondo le cose o non nella vita di tutti i giorni
I grandi spiriti sono stati sempre ostacolati dalle menti mediocri, lo pensava un uomo straordinario di nome Albert Einstein.
Una delle soluzioni a mio modo di vedere potrebbe essere quella di fare passare lentamente ma inesorabilmente le generazioni attuali che, francamente, valutate all’ingrosso lasciano poche speranze, cambiando allo stesso tempo il modo di combatterne i vizi senza alzare la voce, ma solo con la forza delle idee concentrandosi intanto su un educazione dei più “piccoli” decisamente diversa, sia a casa come nelle scuole.
Insegnanti ben pagati (perché non invertire gli emolumenti di alcuni funzionari pubblici con quelli degli insegnanti che potrebbero rappresentare la nuova elite) valutati e selezionati con estrema cura e attenzione sulla base della fusione di valori veri e senza età, aperti però allo stesso tempo ai grandi cambiamenti di oggi e di domani.
Un riferimento speciale lo darei all’informazione di massa ed alla maniera di esprimersi dei personaggi dello sport e dello spettacolo (i bambini più piccoli ascoltano tutto) che potrebbero diventare (se ci accordassimo con loro) messaggeri di principi semplici, sani, moderni senza per questo perdere appeal o glamour (ammesso che li abbiano davvero) a causa del passaggio dalla volgarità alla gentilezza, dai luoghi comuni a pensieri un po’ più elevati e senza che ciò possa intaccare credibilità e seguito; si tratta di alzare un pò il livello; prima o poi qualcuno dovrà farlo.
Un discorso a parte meriterebbe il linguaggio e la feroce combattività dei politici, ma la palla l’avrà sempre in mano il primo ministro ed il presidente del nostro Paese che dovranno dare l’esempio cominciando da come si dirigono agli italiani, pronti ad avere la mano di ferro quando il messaggio inviato agli azionisti (noi) dai politici in generale e dal sottobosco che gli sta intorno si faccia indegno e fomenti confronto e scontro.
Vorrei concludere immaginando un prato dove all’improvviso per uno scherzo del tempo e dello spazio che per un momento si siano distratti, si incontrino, solo per giocare e senza poter comunicare ed avere modo di percepire eventuali differenze sociali o di appartenenza, una decina di bambini di epoche storiche differenti, fino alla nostra.
Ma guarda, sono tutti uguali, si stanno divertendo, si intendono e si immedesimano nel gioco..
Ma allora perché crescendo sono poi tutti così cambiati?
Com’è possibile che il mondo sia andato avanti qualche volta proprio al buio, altre volte con guerre interminabili, ci siano state delle lunghe epoche oscure ed altre inondate di luce e creatività come svegliandosi da un lungo sonno, dove a volte sono prevalse guerre di idee e convinzioni diverse mentre in altre epoche sembrava che all’improvviso tutti si capissero e ritrovandosi su un piano comune..
Quei bambini sono ad un tratto cresciuti forse senza avere avuto una mano amica, continua, solidale e intelligente sulla spalla; per tante ragioni diverse quella scintilla di vita, quel pizzico di polvere di stelle si è andato perdendo e, per un motivo o per un altro, altre cose hanno preso il sopravvento. Le loro vite si sono andate in qualche maniera modificando e perdendo, lasciando che troppe volte le grandi mete infinite contenute nei rispettivi DNA venissero sostituite da brevi, leggerissimi e inutili lampi. Perché abbiamo continuato a guardare dall’altra parte e ci siamo dimenticati così spesso di noi, di quanto valiamo, della nostra unicità?
Perché oggi, pur essendone chiari e convinti nel profondo, lasciamo che intorno a noi in troppi si parlino addosso, discutano senza ascoltarsi e provino addirittura a spiegarci quello che dovremmo fare e pensare che guarda caso è quasi sempre con la corrente e poche volte contro, dando un’immagine della felicità, dell’ottimismo e del superarsi legata a qualcosa che è sempre esterna, che dobbiamo apprezzare e conquistare lottando e “pagando” e non alla semplice decisione di sentirci felici da oggi in poi, non importa cosa, in ogni momento della nostra vita?
Il resto seguirà; è un semplice meccanismo universale.
Non ho parlato solo del meridione come mi era stato chiesto ed ho divagato, perché credo che il centro di tutto sia sempre e soltanto quella scintilla divina che porta dentro ognuno di noi indistintamente (ma non tutti lasciamo uscire nella stessa misura) che a sua volta è il fine e la soluzione di ogni cosa: passione e intuizione le si avvicinano. Il problema vero è che in troppi casi si è persa lungo la strada e credo che sia arrivato il momento di fare ogni sforzo per ridarle vita e aiutare gli altri a fare altrettanto, a piccoli passi con un ritrovato senso di solidarietà, semplicità e speranza. “Madre Teresa”: vuoi davvero la pace nel mondo e la serenità dentro di te? Comincia stasera quando torni a casa, lascia le ansie fuori dalla porta e fai entrare nella famiglia solo pezzetti di allegria, serenità, affetto e luce, con tanti, tanti piccoli gesti. Non è difficile e funziona.
In bocca al lupo.

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