LETTERATURA – Il fiduciario, la seduzione del potere e la liquidità

Un pomeriggio del tardo luglio 2021, Lucilla ci avvisa che Emanuele Ludovisi avrebbe presentato il suo nuovo romanzo alla Libreria Eli a Roma. Emanuele è graditissimo Autore Ospite de La Lampadia da qualche tempo; Sue le riflessioni sulle “rovine eterne”, sul tramonto dell’Occidente di Spengler e per ultimo, il ritratto di Maurizio Serra, italiano Accademico di Francia…
Il calore della giornata che volge al termine non ottunde i sensi e la presentazione va via rapida, chiara, ficcante. D’altra parte, non potrebbe essere che così, siamo alla presenza di Marcello Ciccaglione, anfitrione, e dell’editore Francesco Palombi, e il volume è commentato da Maurizio Serra, diplomatico, scrittore e da Marco Follini, giornalista, scrittore e politico di lungo corso.
Di cosa si tratta? della seduzione del potere. Che coinvolge tutti, a tutti i livelli.
I mutamenti dell’imprenditoria italiana del secondo novecento, il sottile confine che nel mondo degli affari divide il lecito dall’illecito, la lunga stagione della crisi della magistratura, il degrado delle relazioni affettive dell’epoca contemporanea: sono questi i principali temi affrontati da Emanuele Ludovisi in  “Il fiduciario”.
Il romanzo è incentrato sulle vicende della famiglia di un importante gruppo industriale del nord Italia alle prese con uno spregiudicato arrampicatore sociale, Pietro Biennotz, che con cinismo e astuzia riuscirà a impadronirsi delle sorti del gruppo e della stessa famiglia proprietaria.
L’attività corsara di Biennotz finisce per suscitare l’attenzione di un magistrato, Tore Tannu, che indagandone le spericolate iniziative imprenditoriali ne scoprirà i lati più oscuri.
Il romanzo analizza una parte importante della storia del nostro tempo, soffermandosi sul complicato equilibrio che regola l’economia tra etica individuale ed etica collettiva, approfondendo i profili psicologici dei protagonisti della vicenda, richiamando il lettore a una riflessione sulla seduzione del potere.
Una seduzione che implica scelte morali e la capacità di saper pronunciare dei “no” per non farsi travolgere.
Non a caso, la frase posta dall’autore a epigrafe del romanzo, tratta dal Faust di Goethe, recita “…va a cercarti un altro servo…”
Come commenta Marco Follini, “La scrittura è limpida, c’è fantasia…Il romanzo parla del futuro al quale andiamo incontro… è una storia italiana, nella quale sono descritte alcune caratteristiche del potere italiano, ma i protagonisti sono persone di periferia…Un valdostano e un sardo, che non appartengono ai luoghi del potere manifesto sull’asse Roma/Milano. Il Fiduciario/faccendiere è colui che si impadronisce delle leve di potere di un’azienda di Genova. Nelle aziende delle nuove generazioni, comanda il manager, non l’imprenditore, come nel triangolo Romiti/Cuccia/Agnelli di qualche anno fa…
In questo romanzo la politica non c’è. Ha lasciato il campo al sistema economico che l’ha colonizzata. Ma la politica è una risorsa preziosa per un Paese che vuole tenere fede alla sua civiltà perchè la politica nel bene e nel male è un’occasione di riscatto, di sfida  con la quale persone marginali acquisiscono la consapevolezza del loro tempo, dei loro doveri, e delle loro possibilità.. e tutto questo è un valore che va difeso con le unghie e con i denti. Va promossa la cultura perchè dove c’è consapevolezza, laddove c’è un’intelligenza che illumina e una conoscenza delle cose, lì c’è un grado di civiltà più alto che rischiamo altrimenti di smarrire.”
Emanuele Serra aggiunge che “il romanzo di Ludovisi è libro versatile e multiuso. Un romanzo-verità, poichè è la verità che rende un romanzo autentico e vibrante.” Serra sottolinea e riprende da Follini “la nozione del vuoto culturale, politico e civile che emerge in questo romanzo.”
E continua, “Due elementi che colpiscono: opacità dell’ambiente descritto, della coscienza dei personaggi, e del loro agire, del loro muoversi come se vi fosse una sorta di cortina fumogena, di nebbia intorno alla quale i loro gesti, i loro pensieri, nella quale le loro attività sono poche chiare a loro e agli altri e poi c’è il taglio illuministico della scrittura di Ludovisi, che vuole andare al centro di una verità che continua a sfuggire sia all’autore che ai suoi personaggi ma che è il vero tema dell’inseguimento di questo libro e che è una necessità che, come diceva Marco Follini, è contemporaneamente letteraria e civile. Questo secondo romanzo di Ludovisi, meno romano del precedente, meno individuato su una certa realtà borghese, mantiene però la stessa impostazione, e riflessione sulla debolezza della classe dirigente di questo paese. Vi è un punto all’interno del quale le tematiche confluiscono in fluidità gassosa e nebbiosa….è l’ideologica fluidità di oggi. Il libro di Emanuele, spietatamente descrive come dei meccanismi di potere, o di sottopotere o di contropotere, la nozione di potere è molto discutile, fondamentalmente vadano al di là di quello che dovrebbe essere la coscienza individuale e la capacità di avere una legge morale in se stessi e di seguirla. Potrebbe essere una lettura dolente ma non lo è poichè è viva, è dolente la  morale perchè è quella di un’intelligenza lucida e quindi esigente e rigorosa che si urta contro qualcosa di indefinibile, che è intorno a noi ma che è, ed è questo forse l’elemento kantiano di morale forte che possiamo trarre, al tempo stesso in noi come esigenza di superarlo e di superarsi”.

Al termine della conversazione, ho ripensato alla nozione di cultura liquida di Zygmund Bauman, asservita alla libertà individuale di scelta, a una società liquida nella quale i confini si perdono, i riferimenti, politici e sociali, si fanno labili, e tutto risponde al politically correct che conviene di volta in volta, un vestito per tutte le occasioni, un vestito per ogni occasione. Quante scelte comode, tutte drammaticamente individuali.
La tecnologia fa la sua parte, ormai divenuta un incredibile strumento di marketing push&pull, ci sopravanza, rendendo necessario il superfluo sconosciuto a stretto giro temporale. E ciò non permette la sedimentazione del nuovo sia nelle coscienze, che nei rapporti umani.
L’indeterminatezza della nostra attuale condizione allontana con decisione il principio identitario, fondante della nostra cultura. Se sostengo la mia identità, posso dialetticamente comunicare con l’altro per trovare elementi complementari della mia condizione ma se accetto che tutto possa essere anche il contrario di tutto, in una specie di realtà quantistica, dove si tratta di valori, principi, norme, assiomi, allora, questa liquidità nella quale ci muoviamo somiglia sempre più al camminare sulle sabbie mobili dell’indifferenza e dell’individualismo di comodo.

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Giulietta Micara
6 Agosto 2021 16:18

Ottima presentazione Isabella, ora non mi rimane che leggere il libro di Emanuele, che mi aspetta in valigia e poi sapro’ darvi la mia opinione !

Marina
4 Agosto 2021 10:19

molto interessante!