LA LAMPADINA/RACCONTI – WhatsApp dalla terapia intensiva

WhatsApp dalla terapia intensiva
di Anita Cocciante

Anita Cocciante, maestra per molti anni alla Chateaubriand di Roma, sorella di Riccardo Cocciante, è stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva del Policlinico a dicembre del 2021 per un aggravamento delle sue condizioni dopo aver contratto, da vaccinata con due dosi, il Covid-19. Oggi sta bene, è a casa. Abbiamo scelto di pubblicare alcuni brani della sua chiara ed incredibilmente ironica testimonianza, perchè ci permette di meditare e ripensare alle possibili conseguenze di una malattia di cui ancora molti negano l’esistenza.

27/12/2021. Oggi mi hanno messa seduta. Una goduria dopo 20 giorni immobile nel letto. Immobile capite? Ferma come un baccalà. Le gambe sono elegantemente imprigionate in calze costrittive per la circolazione sanguigna. Sexyssime. Per l’immobilità forzata, la schiena si paralizza, le chiappe si tetanizzano e sembri un blocco di legno.
I letti sono eccezionali: puoi regolare schienale, gambe, altezza dal suolo ecc. Delle Ferrari da riposo.
Ho imparato a gestire questo letto e prenderò la patente da letto di ospedale. Voglio il diplomino. Ancora dormo seduta (quando dormo) ma mi ci sono abituata. Per i vestiti, mi mettono dei camici ospedalieri verdoni trasparenti e anche qui sexyssimi perché sporco troppo velocemente le mie camicie da notte normali. Ci si abitua. La classe non è acqua. Si salvi chi può.
Le mie vene fanno storie. Si spaccano. Ogni 24 ore si rifà un buco, dopo esame attento delle braccia. E l’ago va fuori vena dopo un po’. Esercizi zen per le infermiere.
Oggi in arrivo un codice rosso Covid… tutto il personale corre ad aiutare. Ormai quasi solo No Vax ricoverati. Beh non li compiango. Resta a sapere come se la caveranno. Auguro loro casco ad ossigeno ed immobilità. Dai, una sana cattiveria ci vuole. L’unico contatto col mondo esterno rimane il telefonino. Una sicurezza alla quale mi aggrappo. Non tutto il male viene per nuocere. Ho ritrovato così vecchi amici e conoscenze. Un catena di amici che mi spronano a combattere. Mi riscalda il cuore. Non mi sento più sola e abbandonata. Un bacio a tutti!

27/12/2021. Il reparto intensivo Covid è perlomeno “ dinamico”. Infermieri oberati di lavoro. Assistenti su e giù a correre per le camere e i corridoi. Pazienti Covid con patologie annesse gravi e meno gravi. Insomma è bello attivo.
La mia compagna di stanza è arrivata con un bagaglio da vacanze a Gstad! Non entra più niente nel suo armadietto.  Patologie complesse e covid. Io esattamente il contrario. Sacchetto con 2 cambi. Campeggio ospedaliero!!!
Di fronte ho una camera di uomini che mette musica di Gigi d’Alessio grazie ad una cassettina Bluetooth. Senti le infermiere cantare. Uno di loro chiama le infermiere con dei potenti “aoooooo, oooooo, aooooooooooooooo“ .
Mezz’ora d’urla finché arriva un operatore che lo zittisce: “Senti nun poi urla’ de sta magneraaaa. C’avemo da fa’. Devi chiama’ cor pulsantino“… quello non sente ragioni.
C’è una camera calma calma, quella degli intubati. E c’è Anita che tutto sommato sta meglio di altri. Sta buona buona e vive di questi suoni e rumori. Viene un po’ dimenticata perché non urla né si lamenta a voce alta. Vive col telefonino la sua vita ospedaliera. Saluta.

15:50, 31/12/2021. Stanotte scena di disperazione in reparto. Alle 2 sento le urla “soffocate” di chi sta sotto un casco. Un uomo urlava aiuto. Non doveva più riuscire a sopportare la sua immobilità forzata accoppiata con il dovere sopportare il casco. Urlava la sua sofferenza ma il suono che usciva era invece molto debole, straziante. Urlava urlava aiuto. Un urlo appena percepibile da noi. Questo è l’orrore del casco ad ossigeno.
Oggi ho chiacchierato a lungo con la mia compagna di camera , un architetto. Persona interessante e colta. Mi si confà come carattere. All’inizio era sulle sue. E poi si è sciolta. L’hanno messa con me per ritirarle su il morale. E così è stato. Di tanto in tanto le canto una canzone (zitti voi, non fate le spie).
Non c’è niente di peggio della vigilia di Capodanno in ospedale!!!
Tanto personale vorrebbe avere libera la notte di San Silvestro. Tanti altri hanno il covid (il tampone molecolare deve essere negativo per tornare). Il personale che rimane… non vi dico quanto lavora…. Ma da noi in camera si vede poco. Vuol dire che non siamo più casi critici. Mancano anche i pannoloni!!! Messi bene eh la vigilia, immagino domani. È il primo! Che orrore !!!

15:50, 31/12/2021. Come previsto da copione il 31 dicembre è al limite della catastrofe. Personale ridotto e cure in ritardo. Colazione e pranzo in ritardissimo. Niente termosifoni. Fa freddo! Dulcis in fundo debbo cambiare ancora vena perché l’ultima si è spaccata. Da ieri sera sto senza liquido fisiologico. Aspetto che mi trovino una vena.
Il primario sta fuori fino al 2 gennaio. Si salvi chi può sulla nave che affonda. Quando il gatto non c’è i topi ballano… Abbiamo un medico di guardia molto scrupoloso ma …non può decidere di spostarmi in un altro reparto senza il consenso del primario. Non voglio essere abbandonata in un altro reparto. Non faranno niente di più, neanche la  fisioterapia della quale ho tanto bisogno. Qui conosco tutti. Sto bene. Non cambiatemi reparto vi prego, vi supplico.

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Carlotta Staderini
4 Febbraio 2022 21:46

Cara Anita, mi auguro lei sia tornata a casa ! La ricordo con un gran gran piacere; lei era un MITO a Chateaubriand e tutti i nostri figli la hanno adorata e pure noi genitori ! Auguri per tutto. Grazie per la testimonianza non facile della vita in ospedale raccontata con la leggerezza di chi sa prendere la vita per il verso giusto. Grazie.