COSTUME – Si parte!

Si parte! La gioia di aver forse parzialmente superato il Covid è sbilanciata dalle terribili notizie di guerra. Abbiano veramente bisogno di staccare per qualche giorno, di allontanarci mentalmente da quanto ci sta addosso implacabile, tre giorni colmi di cose bellissime da vedere e ignote ai più.
Non siamo un gruppo tecnologico. La cosa è chiara da subito. Già alla stazione una di noi lotta furiosamente davanti al tornello (sì, si chiama così!) cercando di spiaccicare sul visore il suo biglietto con il codice QR. La sbarra (io la chiamo così) resta ferma. Noi di qua dal vetro, noi, che ce la abbiamo fatta, ci sbracciamo cercando di darle indicazioni. Finalmente via libera al treno.
Si scende a Rogoredo ed io mi perdo. Prontamente ripescata dall’organizzazione di Carlo.
Visita a Bergamo, splendida città e magnifici palazzi. Arriviamo a Varese in un albergo a due passi dal centro, scelto con la solita estrema cura, raggiungibile a piedi come pure Villa Pansa dove andremo il giorno seguente a visitare una raccolta di arte contemporanea nota in tutto il mondo.
Anche l’albergo ne è pieno. Tutto tecnologico. Le porte si aprono in automatico, da uno schermo touch otteniamo di fare il check-in e la chiave QR della porta delle camere. Wow siamo brave!
Brandiamo la chiave di carta e procediamo. Il corridoio, meno tecnologico, resta, però, inesorabilmente buio. Avanziamo a tentoni e.… viviamo nel pieno di un’istallazione: camminiamo sull’acqua?
Il corridoio è una lastra di vetro. Trenta centimetri sotto i nostri piedi non nuotano pesci ma compaiono delle specie di rovine. Paura di caderci. Il cristallo dà un’impressione di assoluta precarietà. Strisciamo contro le pareti. Alcuni di noi camminano senza sollevare i piedi, come pattinatori. Pochi, spavaldi al centro del lastrone con il trolley e lo sguardo da “Io non ho paura!”.
Arriviamo finalmente alla lucina della porta e ripetiamo la danza della nostra amica a Termini. Ci chiniamo sul sensore, lo carezziamo, gli sbattiamo il QR addosso, lo passiamo dolcemente. Né con le buone né con le cattive. Solo dopo disperati tentativi varchiamo la porta della camera. No, dello stagno. Nella stanza prosegue il cristallo del corridoio. Stessa impressione di sprofondare nel nulla o nell’acqua. Camminiamo con cautela. Per i due giorni di soggiorno sarà un sussulto nel mettervi sopra un piede, scendendo dalla stanza da bagno o dal letto. Pensiamo persino di coprire il pavimento con gli asciugamani ma ci rinunciamo. Dobbiamo abituarci a vivere l’arte contemporanea. Scopriremo in seguito che solo noi del primo piano abbiamo vissuto questa esperienza.
Ci sistemiamo… Una grande TV. Cerchiamo notizie dell’Ucraina. Vediamo solo le figure. Non parla. Alla fine ottiene il dono della parola per colmarci di orride notizie. Meglio se rimaneva zitta. Ma zitta la TV ci sta quando vuole. Per due mattine di seguito alle 7 e 30 subdolamente, a schermo spento, facendo finta di essere la radio attacca a parlare. Lotta feroce col telecomando per guadagnare un po’ di sonno extra.
Quando la sera si torna, tutto automatico. Ho nostalgia del vecchio portiere di una volta che ci accoglieva con un bel “buonasera!”. Ci si dice che così sarà il nostro futuro. Che così si abbattono i costi…e i portieri, ahimè. Prima di essere abbattuta, una receptionist ci consegna una VERA chiave: quelle che girano nella vecchia toppa. Magnifico regalo!
Non si va mai a dormire senza che Isa dia a tutti noi un saluto insieme all’appuntamento per la mattina seguente. Così sul suo telefonino BIP BIP si scatenano 21 buona notte di risposta.
Il giro è bellissimo. Il sedersi a tavola ha lo scopo non solo di nutrirci ma anche di farci un pochino riposare e condividere fra di noi le impressioni di quanto stiamo vedendo. Spaziamo da affreschi longobardi ad arte contemporanea. E qui si mangia benissimo. La prima sera “guancia”, per me assoluta ottima novità, per cui accogliamo il terzo (per alcuni il quarto, se si considerano gli arancini di Bergamo) piatto di riso del tour con il SORR-RISO (so che è una battuta demenziale ma non resisto!). All’ultima colazione è stato accolto con un FINALMENTE RISO!! E da uno scroscio di divertiti applausi. Comunque TUTTI i risi erano buonissimi.
Una telefonata gentile per accogliermi.
“Vuoi che venga a prenderti?”
Declino. “No grazie non ti preoccupare torno da sola.”
Mi piacerebbe ma so che sarebbe in motorino piazzata dietro con la valigia tenuta precariamente sotto braccio.
“Allora almeno ti farebbe piacere una minestra di riso?”
Come dire di no al QUINTO riso del fine settimana?
Lo accetto con un SORR-RISO (perdonatemi! Di nuovo non resisto!)

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