COSTUME – Immagini allo specchio

Non facciamo che dirci quanto, dopo anni in cui tutto sembrava muoversi con estrema lentezza, tutto ora abbia preso una velocità inaudita. Il tempo scorre velocissimo. “È già Natale!” (ci diciamo ad ogni 25 dicembre). “Mamma mia è arrivata l’estate!” (ci diciamo a giugno). Non è, come dicevamo, che non esistano più le mezze stagioni. Sono le stagioni tutte che scorrono talmente  veloci da scomparire. E tante cose col tempo, se non scompaiono, certo cambiano molto.
Guardiamo i ritratti. Il modo che si ha, e che si aveva, per tramandare una immagine di noi. Bellissimo il ritratto di Ludovico da Montefeltro di Piero della Francesca. Sullo sfondo, essenziale, senza fronzoli, le sue terre. Il evidenza il suo profilo, con un naso importante, delineato senza  pietà. Una dignità che si tocca con mano. Eravamo nel 1422.
Passiamo poi ai ritratti del Settecento di Gainsborough e Reynolds.
Cavalieri, vestiti con preziosa ricercatezza che offrono allo sguardo dei posteri certamente il loro meglio. Drappi di velluto ombreggiano uomini in arme con cimiero poggiato sullo sgabello vicino. Una mano ne indica i possedimenti e il castello di famiglia. Il cane fedele ai piedi. Elegantissime le dame: larghi cappelli piumati e crinoline.
Circondate da bambine in vestiti sontuosi: donne in miniatura e i bambini cavalieri lillipuziani.
Poi primi Novecento.
Fotografie color seppia. Tutti immobili non più in estenuanti pose davanti a un pittore ma rigidi per qualche minuto solo davanti alla macchina fotografica in attesa del lampo al magnesio. E questa volta lo sfondo dello studio è uguale per tanti e non richiama aviti possedimenti. Bambini  e cavallucci di legno ai loro piedi.
Nel tempo la macchina fotografica è giunta nelle nostre mani. Mettere a fuoco. Regolare la distanza. E l’emozione, giorni dopo, di vedere  il risultato. Si studiavano i negativi per decidere le migliori foto da stampare.
Istantanee ….ma non troppo. Alcuni non resistevano a mostrare il lato più fotogenico, inutile dire loro “Sii un po’ più naturale!”
Ed ora?
Selfie. Sotto ogni monumento eccoli tutti in posa per inviare, o per tenere con se, un ricordo di un bellissimo viaggio. Si ammucchiano in due, tre quattro e la macchina fotografica, anzi il telefonino da lontano spara la foto.
Passiamo alle loro spalle per non disturbare. Sorridono grati. Dietro di loro il Panteon, il Colosseo, la Fontana dei Fiumi. Pancia in dentro, sorriso e via.
L’ultimo selfie che ho ricevuto… Madre con figlia in lieta attesa. Un’attesa che dalla foto pare che non sarà ancora molto lunga. Ritratte dove? In posa in salotto? In una casa di campagna? Su un prato? No: si tratta di un interno. Sono riflesse in uno specchio .Non in una sontuosa specchiera veneziana (oramai relegata in cantina o venduta (nessuno la vuole). lo specchio è quello di un bagno. Si vedono l’accappatoio, il lavandino. Nessuna posa, nessuna crinolina. Sono così come le conosciamo ed è così che verranno ricordate per qualche tempo. Una famiglia, anzi parte di essa. Traspare l’affetto che le lega e la gioia per il prossimo nascituro. La pancia non è più, come una volta, nascosta da vestiti da mille arricciature che ci facevano sembrare enormi paralumi. Anzi è visibilissima, senza orpelli, chiusa in una maglia. È così che ci parlano di loro. Da un bagno… così…semplicemente.

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2 Commenti
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Carlotta Staderini
10 Dicembre 2022 15:51

Grazie Lalli. Hai colto come sempre l’essenziale. E la semplicità, il fatto di cogliere quest’attimo bello e poetico anche con un selfie, va proprio bene.

Gustavo delli Paoli Carini
10 Dicembre 2022 12:55

Forse mi hai fatto cambiare parere sui selfie, che ho sempre visto come un’inutile egocentrismo, in più spesso deturpante. La tua analisi indulgente invece, li colloca più giustamente nell’evoluzione dei tempi e dei costumi. Grazie